Ondeggio come una barca su un mare calmo
riscaldata dal sole del mio cuore
sulle onde dei teneri sospiri
in lontananza la musica di un violino
le cui corde vibrano d'amore
eternamente la stessa melodia
annego dolcemente in queste acque
perduta nel ricordo dei tuoi occhi
mi ritrovo aggrappata alle scogliere
di una poesia scritta in fondo all'anima.
Voltare le spalle... come è giusto che sia
allontanarsi e sentire una fitta indescrivibile
come un vuoto incolmabile
capire che il cuore è rimasto lì
e sapere di non poterlo riavere ...
per farlo bisognerebbe tornare...
non resta che rinunciare e vivere senza
con il passare degli anni ...
si continua a vagare per strade note
in cerca di quel cuore arreso
tra felicità invidiate e sorrisi appagati...
cogliere una rosa e accarezzare un gatto
per tentare di riempire di tenerezza quel vuoto
un'anima assetata e affamata di emozioni
seduta ad una tavola vuota
nel buio di un pianto muto ...
Sapessi quanto tempo t’aspettavo,
solo e pensieroso in questo mondo silenzioso
fatto di vedute con lo sfondo corroso
senza che ciò m’avesse mai dal tuo pensiero allontanato.
Or che a me davanti tu sei giunta fiera
con la tua beltà, per la mia mente inebriante
felice son della vita, che mi regalò questa chimera
e se sol, fossi qui, per un istante
perduto, ritroverei il mio cammino.
Sapessi da quanto tempo te bramavo!
Ne’ sogni miei tu sempre m’apparivi
ma quando t’allontanavi e io, flebilmente, ti chiamavo,
voltandoti a me diretta, teneramente il cor m’aprivi.
Sei tu quel sogno che d’altro onde mi stregasti
come fata buona, m’innamorasti
e, portandomi teco teneramente nel tuo cor,
tu mi offristi la tua vita e io conobbi il vero amor!
Noi, piccola processione
ancora incredula
per labirinti bui e inanimati
gelo nel cuore
vuoto nei pensieri.
Tutto è irreale.
Solo i nostri passi
risonanti come un'eco di tristezza
disturbano
il rumore del silenzio.
E si affrettano a portarci fuori
quasi potesse cancellar la pena
l'aria fredda di quest'assurda notte.
Il dolore
per il distacco estremo
verrà più tardi
quando saremo soli.
Per ora, si avverte in noi
quasi un sollievo
riflesso di quello
letto sul suo volto.
Per una lunga sofferenza
ormai finita
per un'angoscia
che più non proveremo
varcando
quella maledetta porta.
Corri ragazzo spericolato
la moto, un rombo
che intona la vita
dai ragazzo!
Un’ultima sgasata
vincerai la corsa
sarai il migliore
lassù... In alto sul podio
caro ragazzo...
La tua ultima corsa
nemmeno pensavi
come andava a finire
adesso quel podio
che tanto sognavi.
È su nel cielo
non te lo porteranno via.
e mi lascia senza fiato
guardandomi negli occhi
in un bacio travolgente
come se fosse la prima volta
che ci siamo baciati
nell'ombra di un pomeriggio
invernale
nei tuoi, nei miei segreti
che sapevamo io e te
nelle nostre lunghe passeggiate
tenendoci per mano
liberi
respirando
aria
pulita
nella quiete
sempre cercata
e trovata
sussurrando
ti amo
tra le mura della sera
nei meandri del cuore
appeso a un delicato profumo
inebriato di te
che mi cerca
su queste altre finestre
nuove, con altri colori
di vite segrete
appoggiate al silenzio
abbandoni giustificati
dove finivano le voci
in stanza solitaria
di occhi
che sfidavano
l'inverno
l'attenzione del padrone
intento a scrivere
sulla sua scrivania
al centro di un salone
dalle grandi dimensioni
che intimoriva la fragilità
di una fanciulla sfortunata
lasciata e adottata
in tenera età
cresciuta e innamorata
di un uomo
figlio
del padrone
incidono nel presente
che se ne andrà
a pascolare
sulle alture
del ricettario
scaduto
munito di agende
segrete
assillanti
interruzioni
dibattiti
instancabili
forzati
dagli scontenti
amanti del piacere
rivestito
in un bicchiere
svuotato
nei teatri
di cose perdute
sfiorando il pensier
e audace sale
nel suo labirinto
infernale
che s'innalza
abbandonando la nave
degli allori
costernati
a ridosso del mare
del divagare
proiettato
dal tempo
tiranno
con un solo desiderio
di essere bello
seduttore
clandestino
impregnato
d'amor
fantasioso
tra braccia
insaziabili
avvolte in vestaglie
trasparenti
profumate
di intense sensazioni
destinate
a evaporar
Credimi
se dico spesso
che sono stanco.
I miei occhi vedono
quanto e più di anni fa
ed è per questo
che si socchiudono
come a creare
fotogrammi unici,
adesso.
Le mie gambe
corrono meno
eppure sostengono
storia minuta,
quindi eroica
come quella di tutti.
Personale.
Colonne nate deboli
come palafitte
evolvendosi,
rafforzandosi poi
nel viaggio.
Credimi
se dico spesso
che sono forte.
Mi sono preso per mano
in tempi lontani
ed in luoghi ieri noti
e oggi dimenticati
e ti garantisco
che è stato faticoso
camminare a lungo
nella sabbia incerta
del credersi uomo,
costringersi a proseguire,
e poi proseguire ancora
fino ad esserlo.
Non credo esista
un viaggio più denso
di incognite
e trappole,
più intimo e
ferocemente mai concluso.
Un viaggio.
Nella più completa assenza
di istruzioni,
sicuri esempi,
indicazioni
almeno rassicuranti,
se non certe.
Credimi infine
se ti dico
che sono felice.
E perdonami
se sono privo di pudore
nel dirlo:
so che “non sta bene”
affermarlo
così esplicitamente.
E chiedimi,
momento per momento,
di regalarti
tutte le età della mia vita.
Io, adesso, le possiedo tutte
e sono rapidissimo,
finalmente,
nel passare da una all'altra.
Senza alcun vincolo di tempo
o di pensiero...
con te.
Abner Rossi
(25 Dicembre 2011)
questa vita
percorriamo
i nostri destini
e involontariamente
ci facciamo travolgere
dalla furia degli uragani
che aggrediscono gli occhi
distruggendo ogni cosa
stelle di cartone
che non valgono più
niente
nel bel mezzo della recessione
dello spartimento
delle acque
lasciate scivolare
sulle scogliere
asciugate
dagli amori
che ammirano
le gocce spensierate
in un viaggio
immaginario
Potrei possedere l’inverno viennese,
infiltrato fra pietre e prigioni barocche,
potrei vincere il gelo con lana e mantelli
respirare sapori che valgono storia
potrei cuocere zuppe e guardarti dormire
sorella gemella e ipnotica amante
potrei stringere in tasca un pezzo di te
vederlo brillare dopo i tanti natali
contare le auto avvezze alla neve
e stringer le spalle alle ombra malvagie.
Ma a Vienna non siamo mai stati
e il freddo è impiccato sul molo di Kingston.
Ti amerò di fronte al tango delle nuvole e al bolero delle stelle
o sotto il sole dei Caraibi, con il sapore della parchita.
Ti amerò sempre, con l’aggravante di una lucidità europea.
Potrei appoggiare l’orecchio sul cuore di Bach
sentire il calore di un rogo di streghe
potrei leggere favole curando l’accento
parlare da uomo e incantare i bambini
potrei prendere i treni che fuggon la notte
amore segreto, amore sfrontato
potrei essere in tema geografico
in luna scientifica e di umore pittorico
stappare bottiglie di vini d’annata
e lasciare cadere il cappotto.
Ma a Vienna non siamo mai stati
e il raspo è lontano dal sole di Haiti.
Ti amerò di fronte al “din don” delle campane e agli addobbi di natale
con le treccine di Tobago, come le capanne di Bridgetown.
Ti amerò sempre, con l’aggravante di una sensibilità ligustica.
Carlo
Tra le lacrime, posi un sorriso
colmando lo scenario di stelle felici
letto devoto di folle beltà
arricchito di parole d’azzurro.
Così, si affacciò lieta la vita
dimorando sull’erba l’ebbrezza
di giorni, affamati d’amore
scanditi scrivendo la passione
e legato ai tuoi giochi
avvolti da dolenti silenzi
tremante soffocai il pensiero
avvolgendo il vuoto, con un “TI AMO”.






