Riempiti di sole amore
come vento
soffiami parole
parlami d'amore
come solo tu sai fare
prendimi il respiro
saziami di baci
lasciami sognare una notte ancora
prima che la luna
lasci posto al sole
prendi questo cuore
fanne ciò che vuoi
lasciami sognare appassionate voglie
solo tu puoi dire
se quest'uomo vale
provo a respirare
ancora un po di te
dammi un segno amore
aprirò il cielo
che separa il sogno
dall'infinito sentimento
Càdice ha le sue figlie più belle
su una curva del mare,
sono vestite di confetto,
più rosa, più azzurro,
più oro...
Un thè con il ghiaccio mi porta
dall'ombra una bayadera,
ed ecco la piazza che precipita da un lato,
e le vertigini,
a chi non è abituato
all'amargo sole sfrontato di quegli occhi!
(2011)
Mieto ciascun domani
vidimando la via del trascorso
per non far perire il respiro
curando ogni palpito
L’immenso regala calma
sono calore e luce gli sguardi
che vivono nel mio inferno
sognando la vita ogni mattino
Lascia infiniti segni la felicità
l’oscurità brilla nell’eden
mentre unisco i passi
tenendo per mano la vita
a gustare il tempo
che se ne andrà
ripensando agli umori
sbagliati
al rivedermi bambina
a proclamare un cambiamento
con la voglia del medesimo punto
di fronte a virgole e punti
dove mi perdo
assorta nel panorama
su uno sfondo bianco
fisso e ricorrente
come un cavaliere
e la sua sposa
che corrono insieme
splendidamente complici
sullo strascico
sospeso
e trepidante
in liquide distanze
Pensando al Nuovo Anno
Un sibilo tra le onde del mare,
un sordo tonfo ed un urlo per chiamare
a raccolta l’equipaggio ad aiutare:
“L’ho preso!” disse il Capitan Giovanni,
“L’ho preso, lo aspettavo da anni!”.
Un tonno dalla stazza impressionante
fu a scaturire quell’orgoglio emozionante.
Per lunghi anni egli lo attese
tra spigole e orate che sempre prese.
Tanti anni a cavalcar quell’onde,
lo tennero quei pesci amici suoi,
che andaron a deliziare i banchetti poi,
di feste, sagre e baraonde.
Prima, Romolo fu il nome della sua bella imbarcazione,
ma come in ogni Regno ci fu una seconda incoronazione.
Il secondo Re dei mari fu così chiamato Romolo Uno
ed una nave così operosa non l’ebbe mai nessuno.
Dominò i mari per molti anni
ed il suo Comandante fu sempre l’instancabile Giovanni.
Quando poi decise di ritornar dai mari tutti sorprese,
ma egli non lasciò che per poco tempo,
perché a governar la campagna egli intraprese.
Fu così che ancor oggi tiene a galla la chiglia
di una più grande nave che si chiama Famiglia.
Nella nebbia di latte
Buda sospesa nel vuoto
La Fortezza a guardia di Pest
Nel Duna si specchiano i grandi castagni
La nebbia dirada
su ampi viali
e sontuosi palazzi
Su note tzigane
Sulla Puszta
e i cavalli al galoppo
Bianchi cani conducono greggi
grigie mucche si muovono lente
Pennellate di piccole case
Tetti di paglia tendine di pizzo
fiori ai balconi
Il sole sorge in un’avanguardia di Est
di steppe e di boschi
di laghi di fiumi d’immense pianure
Dei tanti Est
Oltre
Manca così poco a un mattino di neve,
l'occhio è già bianco e i rami
affondano nella terra gelata,
le dita dei giorni andati
trattengono rigide l'ultima foglia.
L'amore è una rosa di ghiaccio
e le spine feriscono sempre,
sangue d'estate,
silenzio d'inverno.
(2011)

Sento nel vento un richiamo lontano,
una voce sottile che chiede di me
e tra le fronde mi afferra per mano,
leggera e gentile mi porta con sé.
Mi lascio cullare, so bene il perché:
è giunto il momento di andarsene via…
E’ solo un istante, paura non c’è
svanisce la linfa della vita mia.
Si apre allo sguardo un paesaggio diverso
e gli occhi si saziano della realtà.
Proprio ora che sono nel fulcro mi sento perso,
è come svanita la mia volontà.
Volo via ed il mio volo è leggero:
è un tintinnio di nuvole
che si disperde nel cielo.
E’ l’attimo quando trattieni il respiro:
è un’impressione di libertà,
è l’incoerenza della realtà.
Rallenta il respiro, c’è una voce lontano...
Si chiudono gli occhi mentre penso a te.
Vedo un bagliore, è fredda la mano…
Il canto d’autunno sta chiamando me…
E’ dolce il riposo, il sentiero è battuto
mi conduce nel vuoto del tempo e così
è giunto il momento del mio saluto.
Rimane il pensiero che dice
"Son stato qui…"
Palazzi imponenti
Alberghi di lusso
Vento che taglia la faccia
come fosse ancora l’inverno
Trabant modeste
Mercati nascosti alla vista di chi va di fretta
mete di vite normali
in lotta con magri stipendi
Donne private del loro lavoro
ombre dolenti
controllano spente dentro musei
per pochi rubli le sale
Ma il freddo frusta la faccia di notte
col sole che non s’arrende
Nuove speranze lungo la Neva
Occhi nel golfo dove il fiume finisce
vanno al di là delle steppe e dei boschi
delle misere case tra tronchi d’argento
La Siberia non è un luogo lontano
Scenderà neve su povere vite
dietro lussi ostentati
Col gelo scorrerà vodka dopo zuppe di borsch
per non pensare
ballare la troika
e fare l’amore
andava oltre
i confini
del margine tracciato
del suo povero destino
stagioni
affamate
di storia
sicura
che arrivò
sul pelo
dell'acqua
in un'abile mano
su tela
dipinta e incantata
da forme generose
che baciarono
sulla prua
di una nave
affondata
rimanendo sole
a piangere
nel ghiaccio
assassino
e ripide salite con occhi dolenti
dietro le sbarre incise sul marmo
di sangue seccato
che lambisce nera esistenza
colpita duramente
da destini segnati
stelle cattive
che lacerano dentro
non cicatrizzano mai
morendo
negli stormi di uccelli
che migrano
e l'anima
rimane
nelle sponde
della terra
la sua voce era delicata
sentiva nel silenzio
il suo tormento
che nasceva
la paura
assalire
forse ricordando quell'attimo
sfuggente
capitato per debolezza
o confusione
in un buio creato
per gli spifferi
d'aria
che imbarazzavano
preparandosi
e salutando
con un arrivederci
pensato al suo ritorno
il suo fuoco arde
e ci riporta all'origine
di polvere che eravamo
e ritorneremo
a coprire la pace
dell'oltretomba
fiorita
e innaffiata
inondata d'amore
cosparso
di pianti raccontati
al cimitero
la casa dei sogni perduti
speranze invocate
invano attese
in fiammelle che si spengono
sciogliendo i ricordi
nei freddi attimi
scaldati, dal lume
della ragione








