Prima che la verde collina
diventi scogliera
per tuffarsi con fragore in mare
s'alza improvviso verso il cielo
come un leggendario guerriero
immobile e fiero
un maestoso e candido faro.
Così m'appare al tempo chiaro
il faro, la scogliera, il mare
e il volo disperato di un gabbiano
sospeso nell'infinità del cielo.
Poi tutto immutabile resta
al calar della sera
seppur nascosto dalla nebbia nera.
Me lo ricorda il faro acceso
nella notte scura
e la collina un attimo prima
di precipitare in mare.
immobile e fiero
un maestoso e candido faro.
Così m'appare al tempo chiaro
il faro, la scogliera, il mare
e il volo disperato di un gabbiano
sospeso nell'infinità del cielo.
Poi tutto immutabile resta
al calar della sera
seppur nascosto dalla nebbia nera.
Me lo ricorda il faro acceso
nella notte scura
e la collina un attimo prima
di precipitare in mare.
2 commenti
Mio sensibile
sei una fede in me
potrei svanire in anni
di tedio e inerzia
avrei le braccia monche
e saprei carezzarti
come se fossi viva.
Sarei più tenue
dell'accenno di un canto
-docile, e non come il Tempo.
Tornerei dove il prato è arido
solo a veder quel fiore
ch'è maturato
senza curarsi d'essere visibile.
sei una fede in me
potrei svanire in anni
di tedio e inerzia
avrei le braccia monche
e saprei carezzarti
come se fossi viva.
Sarei più tenue
dell'accenno di un canto
-docile, e non come il Tempo.
Tornerei dove il prato è arido
solo a veder quel fiore
ch'è maturato
senza curarsi d'essere visibile.
Quando io sento
il calpestio di un bastonecercare il solido appoggio
quando lo sento
sfiorare la terra arsa
oppure un prato erboso
cosparso di tenere foglie
salire una scala
dal marmo sempre più freddo
quando lo vedo
stretto tra due mani
ruvide e stanche
cercare un passo sicuro
io mi chiedo
come può
un piccolo pezzo di legno
sostenere il peso degli anni
e la tristezza del cuore.
Adoro i tuoi sorrisi saggi,
da dietro i tuoi occhiali da vista;
le tue frasi di circostanza sempre azzeccate,
mai fuori luogo.
Mi piace come prendi ogni cosa che la vita ti presenta,
non come qualcosa di dovuto, oppure di inaspettato;
ma semplicemente come un dono.
Sorridi in modo gentile e beffardo al mondo che ti circonda,
ma sempre senza rancore;
ed anche quando sei stanca,
resti sempre affamata di vita.
Il tuo aspetto è lo stesso, da sempre;
e la tua intima essenza è cangiante,
ma solo nelle sfumature:
perché piaci al tempo
ed esso ti carezza in modo delicatissimo.
Sei la cosa più vera che somigli ad una leggenda;
qualcosa di arcano e di fatato,
devi venire per forza dal mondo dei sogni,
altrimenti come spiegare tutto ciò?
Sei perfetta come sei:
sei la mia Fata-Strega.
Continuo la strada
da lupo solitario
lontano dai legami
senza una meta
Lungo il sentiero
intravidi un viso
delicato e soffice,
un zucchero filato
Due occhi vistosi
come il tramonto
mi resero ostaggio
di tale belezza
Ne apprezzai
tutti i lineamenti
come un ape
gusta il suo miele
da lupo solitario
lontano dai legami
senza una meta
Lungo il sentiero
intravidi un viso
delicato e soffice,
un zucchero filato
Due occhi vistosi
come il tramonto
mi resero ostaggio
di tale belezza
Ne apprezzai
tutti i lineamenti
come un ape
gusta il suo miele
Cos'ho da dirti ancora
Che non ti ho detto ?
Dove te ne sei andata
Che non ti vedo ?
Dietro le colline
Il cielo si fa infinito .
Qual è lo scopo della tua partenza
Se gli addii son andate senza ritorni e io mai potrò dirti che ti ho amato tanto ?
E se qualcosa mi accade tu , custode di memorie ,dove sarai
ad attendermi ?
Questi mutamenti che tutto dissolvono cosa avranno da dirci ?
E tu li ascolti ancora ?
Ci provi a veder la verità come io a guardar le stelle ?
Cos'ho da dirti ?
Che t'amo
E in me , il tuo passo,
Lo riconosco
Mentre le foglie cadono ai miei piedi
E i venti marini mi sollevano
Fino a te .
Che non ti ho detto ?
Dove te ne sei andata
Che non ti vedo ?
Dietro le colline
Il cielo si fa infinito .
Qual è lo scopo della tua partenza
Se gli addii son andate senza ritorni e io mai potrò dirti che ti ho amato tanto ?
E se qualcosa mi accade tu , custode di memorie ,dove sarai
ad attendermi ?
Questi mutamenti che tutto dissolvono cosa avranno da dirci ?
E tu li ascolti ancora ?
Ci provi a veder la verità come io a guardar le stelle ?
Cos'ho da dirti ?
Che t'amo
E in me , il tuo passo,
Lo riconosco
Mentre le foglie cadono ai miei piedi
E i venti marini mi sollevano
Fino a te .
Cosa vuoi che sia
Se scopre il sesso e non mostra metafore?
Ecco, la bella di notte si strofina sui gerani
trasmette peste a stami innocenti
Troppo sapere incombe nelle strade
la conoscenza abita i soliloqui dei terrazzi
Recita l’assalto ai valori- c’è mai stata una scorta efficace?-
L’estate in fondo è un alibi per mostrare la lingua dell’universo
Magma che ribolle in corolle bianche di stramonio
Aspettate che sia novembre per le sue esequie
Adesso però non avvicinatevi ai fumi bianchi
In questo tempo non è necessario nascere
si è canto di gabbiano in un becco d’ usignolo
la luce che trabocca dai tombini
traduce volontà oscure
Se scopre il sesso e non mostra metafore?
Ecco, la bella di notte si strofina sui gerani
trasmette peste a stami innocenti
Troppo sapere incombe nelle strade
la conoscenza abita i soliloqui dei terrazzi
Recita l’assalto ai valori- c’è mai stata una scorta efficace?-
L’estate in fondo è un alibi per mostrare la lingua dell’universo
Magma che ribolle in corolle bianche di stramonio
Aspettate che sia novembre per le sue esequie
Adesso però non avvicinatevi ai fumi bianchi
In questo tempo non è necessario nascere
si è canto di gabbiano in un becco d’ usignolo
la luce che trabocca dai tombini
traduce volontà oscure
Lo sguardo si riposa entro una cresta
in bagno d'aria, ove arde triste il pianto
d’ultimo raggio torvo che ti desta
e si nasconde. Sulla mano ranto-
lo estatico di un cenno soffocato.
Pulsano vene al collo perché s'oda
il tremito lontano - un verso lato -
come mozzata s'agita una coda.
Di là s’attende in fremito la terra
e frana che disciolga l’oasi al nulla.
Ma tutto è lento andare e appena un fiato
dichiara a lunga notte la sua guerra
ogni legaccio sradica alla culla
e dà sollievo al sangue del dannato.
in bagno d'aria, ove arde triste il pianto
d’ultimo raggio torvo che ti desta
e si nasconde. Sulla mano ranto-
lo estatico di un cenno soffocato.
Pulsano vene al collo perché s'oda
il tremito lontano - un verso lato -
come mozzata s'agita una coda.
Di là s’attende in fremito la terra
e frana che disciolga l’oasi al nulla.
Ma tutto è lento andare e appena un fiato
dichiara a lunga notte la sua guerra
ogni legaccio sradica alla culla
e dà sollievo al sangue del dannato.
Adagiato sul gelido riflesso delle onde
Un uomo di sabbia rideva
Rideva,rideva,rideva
Rideva delle onde
Impegnate a cercare la terra
Ignoranti della loro fine
Rideva del cielo altezzoso e narcisista
Impegnato ad ammirare la sua assenza
Nel suo schiumoso specchio
Rideva delle montagne e dei grattacieli
Impegnati a farsi la gara
A chi raggiunge per primo la nuvole
Per poi annoiarsi del cielo
E scomparire nel vento
Rideva della tecnologia
Che prende l'anima
La comprime
E la condivide
Rideva della luna, dei tuoni,delle stelle
Impegnati a cercare di essere osservati
Infantili bagliori, soli nella notte
In cerca di compassione
Rideva della vita
Simile alle onde
Noiosa e ripetitiva
Rideva della morte
Simile agli scogli
Che rendono poetiche le onde
Rideva dell'uomo
Indeciso e indaffarato
Subdolo e distratto
Inutile e dimenticato
Rideva di se stesso
Metafora giocosa dell'umanità
Manciata di sabbia
Affogando nel mare
Neanche
un pesce corto
in questa lunga notte
per attenuare la mia noia.
Niente vento, niente rumore,
solo il cauto frinire del piombo
sul fondale di sabbia
e l'improvvisa
bestemmia
dell'uomo coi baffi.
Lui ci vive qui nel mare,
come l'angoscia nel cuore,
come lo stupore negli occhi;
ed io mi sento un estraneo
in questo quadretto
di vita altrui.
Sono
molto
più imperfetto io
delle mille mosche
che fanno inveire
quel povero
vecchio
Onde di passione e baci dannati,
si muovono sul nostro corpo esplorandolo,
in attesa di diventare caldo eros.
I nostri occhi pieni di desiderio,
incendiano i nostri passi,
incendiando la sabbia più calda.
I nostri morsi,
sono scintille pronte ad esplodere,
pronte a disegnare
la loro dannazione.
Un bacio intenso
e un altro ancora,
una carezza, un brivido...
i vestiti scendono...
I nostri sospiri
sono sempre più forti!
Come calamite ci attraiamo,
come due oceani selvaggi,
ci guardiamo.
Come dinamite
diventiamo questa estate calda!
si muovono sul nostro corpo esplorandolo,
in attesa di diventare caldo eros.
I nostri occhi pieni di desiderio,
incendiano i nostri passi,
incendiando la sabbia più calda.
I nostri morsi,
sono scintille pronte ad esplodere,
pronte a disegnare
la loro dannazione.
Un bacio intenso
e un altro ancora,
una carezza, un brivido...
i vestiti scendono...
I nostri sospiri
sono sempre più forti!
Come calamite ci attraiamo,
come due oceani selvaggi,
ci guardiamo.
Come dinamite
diventiamo questa estate calda!
Al primo chiarore dell'alba
son di nuovo in partenza
ripartito fra spigoli di rabbia
ed emanazioni d'indifferenza
Sbircio l'immagine inimmaginabile
di me stesso presente in un posto
e nel contempo assente in altro
ricordato o forse dimenticato
Taglio strati di mondi sovrapposti
emergo in un sol corpo e non mi basta
irrompere vorrei in altre erranze
racimolare bocconi di speranza.










