quando non ci sei dentro,
è tutto chiaro nella testa
una vita completa fatta di certezze
e non rispondi, ti chiamano, pensavi fosse semplice
ma i due mondi non si attaccano.
Se esci poi
chi l'ha detto?
Oltre la soglia ti senti libero
tra i limiti
e quello che c'era prima
in quel piccolo inferno che tieni al sicuro
in tutte quelle sensazioni che fanno parola
non coincide
hanno detto
a quel puzzle mancano i pezzi.
Sembrava andasse tutto alla perfezione
che ogni cosa fosse al posto giusto
tassello più, tassello meno.
Qualcuno lo sapeva, lì in fondo
quel prurito sotto ai piedi
di cose già sentite, sottovoce
hai tagliato a pezzi le verità per farle incastrare a dovere,
ma è un minuto poi passa
e scendi giù, col cuore in gola per ambientarti.
Qual è il mondo vero?
Ci vuole coraggio
una parola, una canzone, un passo
e tutti i ricordi pensano di essere adatti alla situazione
cosa posso dirti, si accalcano lì fuori, oltre quella sbarra.
C'é qualcosa che non funziona
non sei tu a decidere di te.
Quanto è bello lì dentro
quando tutto fuori ti dice che è vero
non puoi non darmi ragione
dice
hai già visto tutto, hai sentito ogni cosa lo vedi?
Tu vieni dal futuro
Una volta tremavi alla fine del viaggio.
Ti manca il coraggio.
So quello che sono,
in fondo minuto più, minuto meno.
finchè la vita renderà il mio cuore ulcera,
colerò ancora rivoli d'amore
e forse qualche goccia amara d'odio
anche sulla tua pelle così pura e chiara
poi mi pentirò forse d'averti mostrato il dolore
così' vivo e cattivo, perfino spietato talvolta
Sanguinerò ancora pure per le mie stesse colpe
senza però ammetterle mai davvero
come quando ti mordi le labbra e scopri il sale
sulla bocca e non incolpi mai l'arma dei tuoi denti
Verserò stille dense e mi comprimerò il petto
macchierò la candida veste, che si bagnerà
Non sarà la prima nè l'ultima volta
Una parola velenosa si sta già facendo piaga
Si, sanguinerò ancora nel tempo a venire
ma chiuderò la vena con dita coraggiose
e l'ardore di chi resiste al martirio
T’avevo fatto recita
Corpi non più intralciati
Come favole della mia età
s’imperlano d’oblio
ed io danzo nel grano,
mi accendo d’accenti,
annodo carezze di vetro
al naufragio dei pensieri
e son quel raggio di nebbia
fra l’oriente e la sera,
porto di stelle cadute,
giovane pianto d’orchidea.
Bussa la notte al mio petto
ed io danzo nel grano,
mi accendo d’accenti,
coloro frammenti d’anima
perduti nel mar dei silenzi.
Ricordo un tempo
di strade bianche
e lenzuola stese.
Di corse nei prati
accarezzando i fiori.
Ricordo il tempo
quando il mare
mi sembrava immenso,
lo guardo adesso...
Ricordo quel tempo
che mi sfiorava lento.
Tutto è cambiato,
eppure il mare...
mi sembra ancora immenso!
Arrivò un tempo, in cui minuziosamente costruii uno spazio bianco
tra le urla e le lacrime.
Bianco come il latte, offuscato appena da una patina trasparente di malinconia.
Così, cocchiere della mia imbarcazione, mi lasciavo cullare dalla volontà del fiume.
Non avevo meta. Questa è la malinconia: vagare senza vedere rive all'orizzonte.
Così, il vento leggero della nostalgia, carezzava i miei capelli,
ampliando il silenzioso scenario a cui mi ero dedicato giorno e notte.
Ero lì da poco, ma l'arredamento era così preciso e curato nei particolari,
esattamente come lo volevo, esattamente come lo avevo immaginato,
che non potevo non esserci già stato.
Uccelli disegnati, immobili sullo sfondo bianco, spezzavano quel candore.
Inciso nella mente avevo un pensiero: "Il mondo è una bugia."
Non una nota, non un sospiro, interrompevano quel laconico, secco silenzio.
Così mi innamorai della danza dei miei pensieri,
acquietai i battiti del cuore
e osservai il cielo bianco come latte
diventando lentamente parte di quel luogo.
si metton a tacer le parole,
non c’è più tempo per l’amore,
allorché chi spara mira al cuore,
alimentando il mondo di dolore.
L’eroe lotta con ardore per salvar l’anima,
tenendola con i denti ben stretta,
difendendo la vita con veemenza,
pur di viverne tutta la sua bellezza
con candor e saggezza.
Allorché il poeta al glorioso,
con la penna, su di un foglio bianco
verga le sue nobil gesta,
elevandolo all’imitar esempio,
per sconfiggere il vil indegno.
ciò sembra invece così innaturale:
In realtà dovrei girare l’angolo
e fare a meno dei poeti, dissalare acciughe
e sbattere un calzino sullo scoglio
-Per amor di polpo e sua polpessa, dico-
L’amore è stato buono con me
e io non lo svendo in piazza
parlarne a bottiglie vuote, che serve
sciuparlo in tintinnii inutili
come rotolare su mattoni e rompersi il collo
Cosa piace dell’amore altrui
e chi ha da aggiungere un verso all’amore di Petrarca
o a quello di Bukowsky
E per quale sortilegio trasformare
in noia uno spartito di creazione
I poeti dovrebbero stare zitti, se sono in vena
scendere a patti con idee di fusione
Come il nocciolo trasforma Chernobyl
entrare nel silenzio che calca un bacio
di due millenni
canti tue periferie
dove si spazia
un’avventura d’anima.
I versi tuoi
percorrono orizzonti
- tutti quanti -
che supera la grazia.
Ma a te poeta mio
poi chi ti canta?
Poeta chi ti canta
dei quindici gradini
di spole tra due fari
di mille volti al giorno?
Chi canta dei tuoi incanti?
Chi canta del tuo passo, del tuo fondo?
Chi grida che non sei di questo mondo?
Baciate queste rime
da sole piante gore
son baci sui capelli
per mille ciocche more
senza orpelli
solo labbra
in balìa di sete.
E canta poeta ancora
canta tue periferie.
Non senti l’odore dei gelsi
e lo stormire delle fronde
carezzate dal vento caldo
della nuova stagione?
E’ un gioire di bambini
ch’elevano al cielo il loro tripudio
colmo di grida e di risate
in una festa che battezza
l’inizio dell’estate.
L’aria adorna di profumi e voli
induce all’ardore
accendendo la tavola del mondo
apparecchiata ed ospitale
verso noi fragili esseri
che siamo qui a godere
di questa splendida natura
e dell’abbraccio
impercettibile dell’aria.
Osservo bene ombra e luce
che si posa sulle creature e sulle cose
e penso che siamo noi
seme e zolla
al timone dell’universo.
Non so piu' scrivere d'amore
ho chiuso il petto a chiave
l'ho allontanato.
l'anima mia si e' congelata
sotto un manto di neve.
vago e' il ricordo
di dolci carezze
e baci come violini da suonare.
nessuna vibrazione
come campana a festa
regge la mia mano
nelle carezze della sera.
né fremiti, né palpiti
né tumultuosi istinti.
ora giace questa mano
incapace
triste e senza stimoli
produce note sterili
e ritmi sincopati
come un sax
che dice nells notte
preghiere vane.










