Quell'anno le rose non schiusero maggio
Sedettero in grembo ad un muricciuolo
su caduchi ombreggi di frasche pungenti
In carne le spine intinsero dita
su cirri a bambagia tremando perchè
Sudarono nomi
li piansero al cielo
-fiori in corolla le nuche adornò-
4 commenti
Gocce d’amore
fra arabeschi di cielo
e nei tuoi occhi l’infinito,
petali di diamante socchiusi.
Rugiada lunare sulle labbra
confonde il raggio del tempo,
pagine di vita sulla sabbia,
steli d’orizzonte nell’aria
e tu, accanto a me,
in questo volo di sguardi
che la notte conserva
nel cuor dei nostri sbagli.
fra arabeschi di cielo
e nei tuoi occhi l’infinito,
petali di diamante socchiusi.
Rugiada lunare sulle labbra
confonde il raggio del tempo,
pagine di vita sulla sabbia,
steli d’orizzonte nell’aria
e tu, accanto a me,
in questo volo di sguardi
che la notte conserva
nel cuor dei nostri sbagli.
…ed ella si sedea
umile in tanta gloria…
(Chiare, fresche e dolci acque.
Petrarca, Canzoniere)
----------
Sai?
Si sta bene dall’altra parte del fiume
grida e strazi non ne vedo
E Caronte è stato gentile nel farmi accomodare
persino Cerbero mostra un gran cuore
nel sopportare le dicerie
Dolci suoni fanno le arpie su peschi e ciliegi
e Medusa ha lo sguardo di Laura:
Bella che non ti dico
Meraviglie del terrore dunque
Chissà perché di là si raccontano bugie
So adesso che il buon dio non c’entra niente
Con i traffici che avvolgono le città
le ruberie ed il cloro nei respiri
Un sorriso che ti fa a dirgli i peccatucci di periferia
Un saltar su tutte le furie
Se Gli ricordi che l’Inferno l’hanno rubato i vivi
E lo tengono acceso ventiquattr’ore su ventiquattro
umile in tanta gloria…
(Chiare, fresche e dolci acque.
Petrarca, Canzoniere)
----------
Sai?
Si sta bene dall’altra parte del fiume
grida e strazi non ne vedo
E Caronte è stato gentile nel farmi accomodare
persino Cerbero mostra un gran cuore
nel sopportare le dicerie
Dolci suoni fanno le arpie su peschi e ciliegi
e Medusa ha lo sguardo di Laura:
Bella che non ti dico
Meraviglie del terrore dunque
Chissà perché di là si raccontano bugie
So adesso che il buon dio non c’entra niente
Con i traffici che avvolgono le città
le ruberie ed il cloro nei respiri
Un sorriso che ti fa a dirgli i peccatucci di periferia
Un saltar su tutte le furie
Se Gli ricordi che l’Inferno l’hanno rubato i vivi
E lo tengono acceso ventiquattr’ore su ventiquattro
Interminabili giornate a guardare
l’orizzonte del mare,
aspettando l’onda
che sta per arrivare, ...
mentre i gabbiani incuranti
continuano a volare,
cercando tra gli scogli un nido
dove riposare.
Terra bruciata e arsa dalla sete,
gente che cammina priva d’amore,
si ribella persino al loro cuore
che sanguinante forte duole.
Anima e vita, destini incrociati,
di sogni mai realizzati,
ma con perseveranza continuamente cercati.
Viaggia la mente portata dal vento,
superando tutti i confini del tempo,
vola lontana e nulla la può fermare,
perché alla sua meta vuole arrivare.
Si svegliano passioni che pensavi sopite,
guardi negli occhi chi ti ama
e scopri che tutto quello che non vedevi,
era sempre stato lì, vicino a te
che ti aspettava..
l’orizzonte del mare,
aspettando l’onda
che sta per arrivare, ...
mentre i gabbiani incuranti
continuano a volare,
cercando tra gli scogli un nido
dove riposare.
Terra bruciata e arsa dalla sete,
gente che cammina priva d’amore,
si ribella persino al loro cuore
che sanguinante forte duole.
Anima e vita, destini incrociati,
di sogni mai realizzati,
ma con perseveranza continuamente cercati.
Viaggia la mente portata dal vento,
superando tutti i confini del tempo,
vola lontana e nulla la può fermare,
perché alla sua meta vuole arrivare.
Si svegliano passioni che pensavi sopite,
guardi negli occhi chi ti ama
e scopri che tutto quello che non vedevi,
era sempre stato lì, vicino a te
che ti aspettava..
La sera, quest’ora immateriale
che dilata il tempo
l’iride luminosa cerca il valico,
telepatia delle candele.
Quest’ora che si sta stretti
tra corpo e mente
restiamo ancora un poco
immagine e riflesso.
Qui metto in fiore la tua voce
la recito in una sospensione
che il chiaro del mattino
irrora d’algide ventate.
Qui tendo a lungo il fiato
al timbro, solco indelebile alla gola
chiuso dove perdura, graffiante e dolce,
quasi dolore fisico trattenuto al bacio:
mai potrò, amore, venirne fuori illesa.
Ma ora ti amo
Ora che ti vedo lontana da me
Ma ora ti amo
Ora ch'ho il muso e le lacrime
Ma ora ti amo
Ti amo come un diavolo
Ti amo come il vento
Ti amo in ogni singolo momento
Ti amo come folle, come angeli
Divi che spruzzano follie
Ti amo
Questo so farlo da me
Ti amo nel giorno nell'alba di albe
Ti amo nel giorno nell'alba di albe
Ti amo in stelle che brillano morte
Ti amo in respiri di vita corazzati
Ti amo in gemiti impazziti
Ti amo in lune, martiri, spasmodici,
Ti amo nel mare
Ti amo come supplica, come parola in fuliggine
Ti amo, te lo dico, perché so farlo da me
Ma ora ti amo
Con spirito di sobrietà
Ma ora ti amo
Ma ora ti amo
Non voglio stigmate, per carità!
Ma ora ti amo
Ora che vedo ricordi, te e me
Ma ora ti amo
Ora ch'ho la nausea ma non le lacrime
Ti amo
Ti amo
Ti amo
Ti amo
Ti amo
Questo so farlo da me
Questo so farlo da me
torna di limbo grazie all'illustre verso
urtandomi nell'acqua
fra un sasso e un tonfo
Salto gli spazi e il verbo teso
che l'ugola vede solo là dal colle
cirri di passato e conturbanti velli
Ancora dorme l'amaca al risveglio
nell'osservarmi viola sotto il giunco
che mai potrà ingiallire di mimosa
Steppa il frastuono delle chitarre e fiati
che il tuo s'allunga tondo
e di jazz muore
urtandomi nell'acqua
fra un sasso e un tonfo
Salto gli spazi e il verbo teso
che l'ugola vede solo là dal colle
cirri di passato e conturbanti velli
Ancora dorme l'amaca al risveglio
nell'osservarmi viola sotto il giunco
che mai potrà ingiallire di mimosa
Steppa il frastuono delle chitarre e fiati
che il tuo s'allunga tondo
e di jazz muore
Che bel vuoto,
disponibile vuoto,
e vivissimo,
che accetta sempre volentieri un sacco
bello pieno sulle spalle
di boccioletti assai
striminziti per il poco sole,
e se lo porta in là, non so dove,
fuori dalla mia vista.
N'esce qua una storia quieta -
una storia che esulta stranamente quella
dei poveri petali: paiono anime
che avrebbero dovuto esser liete
come bimbi con la trombetta di carnevale.
una storia che esulta stranamente quella
dei poveri petali: paiono anime
che avrebbero dovuto esser liete
come bimbi con la trombetta di carnevale.
Si è scritto qui
l’ha scritto il vento
era nell’oltre
fra mille spie
- ed io lo sento –
come una lucciola
che sortì scie.
Trovato appiglio
su foglia al mirto
sollievo intorno
dal rovo irto,
se mi pungevo
spandeva fiato.
Rinata stella
ferita in viso
da ruga eterna
donava attesa.
Di tal paura
sazio il sorriso
che poi s’è spento
come lanterna.
La notte chiara
sopiva l’urlo
e qui ch’è scritto:
l’ha scritto il vento.
l’ha scritto il vento
era nell’oltre
fra mille spie
- ed io lo sento –
come una lucciola
che sortì scie.
Trovato appiglio
su foglia al mirto
sollievo intorno
dal rovo irto,
se mi pungevo
spandeva fiato.
Rinata stella
ferita in viso
da ruga eterna
donava attesa.
Di tal paura
sazio il sorriso
che poi s’è spento
come lanterna.
La notte chiara
sopiva l’urlo
e qui ch’è scritto:
l’ha scritto il vento.
Il cielo della notte
è un'alcova perfetta
dove far sdraiare
corpi e voglie
Tu, dentro la mia luna
bruci come sole
scampato al tramonto,
fondi il mio argento
bagnato d' acque probite
ed essenze d'amore
raggio cocente
penetri nel ventre
irrorando d'alba
la mia pelle bianca
Tu, dentro la mia luna
semini nuda calda luce
Io sono perché noi siamo.
Non sarei, altrimenti,
che quel che ero
nelle vetrine luccicanti dell'apparire
nelle feste del finto tempo.
Io sono il mio e il tuo silenzio
gli occhi e la voce di tutto ciò che ha cuore
e commozione per le povertà
e l'inutilità
di chi si mostra essere
e non è.
Noi siamo i senza muri,
i capaci di volo senza ali,
i muratori dell'attimo che mai smette di scorrere.
Vediamo dimensioni illuminate,
impariamo l'arte dell'ascolto
e non temiamo il branco
delle orecchie senza cuore.
Noi siamo le foglie che non cadranno
e non temiamo nemmeno
il peggiore degli autunni.
Non sarei, altrimenti,
che quel che ero
nelle vetrine luccicanti dell'apparire
nelle feste del finto tempo.
Io sono il mio e il tuo silenzio
gli occhi e la voce di tutto ciò che ha cuore
e commozione per le povertà
e l'inutilità
di chi si mostra essere
e non è.
Noi siamo i senza muri,
i capaci di volo senza ali,
i muratori dell'attimo che mai smette di scorrere.
Vediamo dimensioni illuminate,
impariamo l'arte dell'ascolto
e non temiamo il branco
delle orecchie senza cuore.
Noi siamo le foglie che non cadranno
e non temiamo nemmeno
il peggiore degli autunni.
Identico giorno
Come gli altri, come nessuno
Risorge Cerere
Perla d'un pantheon primordiale
Antica come l'odio degli dei
Verso (o contro? o per?)
Uomini
Serpi dal seno clorotico
Gioiose madri
Automi
Di pietra umida (di lacrime, oli profumati
Salmi, odori di cenacoli e lapidi)
Vermi
Mangiatori di putrefatte caterve
Di corpi
Di tigli
Di figli
Risorge Cerere
Si copre gli occhi
Forse la scintilla dell'Amore
Brucerà le bende di cinnabrio
Che gli coprono
Le vegetali pupille
Frammenti
Di morbida ametista
Come gli altri, come nessuno
Risorge Cerere
Perla d'un pantheon primordiale
Antica come l'odio degli dei
Verso (o contro? o per?)
Uomini
Serpi dal seno clorotico
Gioiose madri
Automi
Di pietra umida (di lacrime, oli profumati
Salmi, odori di cenacoli e lapidi)
Vermi
Mangiatori di putrefatte caterve
Di corpi
Di tigli
Di figli
Risorge Cerere
Si copre gli occhi
Forse la scintilla dell'Amore
Brucerà le bende di cinnabrio
Che gli coprono
Le vegetali pupille
Frammenti
Di morbida ametista
Fummo storie dissolventi
trainanti giorni
estati e dintorni
e intorno movenze ludiche
morali insolvenze
d'impasse e goduria
assillante
travi e vascelli traversarono i fiumi
e nel fumo d'incendio
dolo io scorsi
e negli occhi tuoi la gentile
attesa
parve segmento di mesi distanti
e il silenzio poi parlò
chiese chi fosse mai stato a volere quel giorno cosi
rotolando sul prato e verso il sole
lasciai una bambina conobbi una donna
in dissolvenza più mite me ne andai
tra le mani mie
emozioni raccolsi e un sorriso tuo
Fummo assolti dal sole
a settembre
strade diverse e lontane
restai coi ricordi di un attimo
nell'attesa dolce
della tua venuta
trainanti giorni
estati e dintorni
e intorno movenze ludiche
morali insolvenze
d'impasse e goduria
assillante
travi e vascelli traversarono i fiumi
e nel fumo d'incendio
dolo io scorsi
e negli occhi tuoi la gentile
attesa
parve segmento di mesi distanti
e il silenzio poi parlò
chiese chi fosse mai stato a volere quel giorno cosi
rotolando sul prato e verso il sole
lasciai una bambina conobbi una donna
in dissolvenza più mite me ne andai
tra le mani mie
emozioni raccolsi e un sorriso tuo
Fummo assolti dal sole
a settembre
strade diverse e lontane
restai coi ricordi di un attimo
nell'attesa dolce
della tua venuta
Non mi pensi piu',
una foto sbiadita,
un ricordo lontano.
I tuoi occhi ridevano per me.
Ora per qualcun'altra.
Il tuo sorriso avvolgente e'per lei.
Io sono qui sola,
alla deriva.
La tua porta e'chiusa.
Io sono nel buio,
nel freddo.
Non ho piu' il tuo amore,
nemmeno il tuo rancore.
Non ho piu' niente.
I
una foto sbiadita,
un ricordo lontano.
I tuoi occhi ridevano per me.
Ora per qualcun'altra.
Il tuo sorriso avvolgente e'per lei.
Io sono qui sola,
alla deriva.
La tua porta e'chiusa.
Io sono nel buio,
nel freddo.
Non ho piu' il tuo amore,
nemmeno il tuo rancore.
Non ho piu' niente.
I









