ogni giorno
romantica e dolce a capire
leggeva e contava le mie stelle
e non lasciava ombre
il fragile tocco della mia luna chiara.
Oggi è il giorno
che mi si siede accanto
vestito di nuovo
in una costante
di orizzonti e verticali
è per me variabile
l'evento, la felicità.
Chiudo gli occhi e vedo
il suono dei cavalli
odo il volto dei passanti
tocco il profumo del sole.
è così che
il giorno, la notte
è la vita.
disegna spazio fluido, sorriso
armonico continua senza sosta
e quasi senza fine
s’accende l’occhio ai passi sulle note.
E’ musica il tuo corpo
che danza con la fune
volteggia, salta e atterra nella corsa
s’avvita e poi s’afferra, poi l’abbraccio
ti pare senza sforzo.

Ha preso la vita cinquanta e più storie
Pinocchio ha paura dei miei lunghi musi
-quelli del giorno appesi ai jeans
sdruciti ed amati come san fare gli anni-
S'impigliano brividi e storie a quel rigo
lungo la schiena che s'alza e s'inarca
e il verbo zittisce di glicine e giallo
incredulo ammirando le pupille
arcane come vivide scintille
a quale inverosimile pretesto
potessi arrampicarmi con faville
al cielo d’un tormento che funesto
abbaglia la mia anima col resto
dei sensi già lanciati quasi a mille.
Ma tu non mi guardavi devastante
nei tuoi fiorenti anni e te ne andavi
nel sole del mattino luccicante
in mezzo agli altri fiori che guardavi
con gli occhi di una ninfa ammaliante
immersa nei pensieri più soavi.
a spazzare via tutte le nuvole
che si addensavano dentro di me....
Con la tua forza, hai iniziato
a scuotere la mia anima,
fino ad arrivare,
a accarezzare il mio cuore,
che, fragile,
avevo nascosto,
agli occhi dell’amore,
per paura di soffrire.
Mi hai detto:
“ nella vita si può cadere,
ma poi ti devi sempre rialzare e ripartire”.
Ricordandomi, che i guerrieri della luce
imparano dal dolore, a rafforzare il loro cuore.
Riaprendo gli occhi, così,
mi sono riapparsi gli arcobaleni,
che le anime buone dipingono nel cielo,
anche quando non è sereno.
Mi hai fatto riappropriare dei miei sogni,
facendomi camminare sulle vie del cielo.
i segni del vivere
e forse inconsapevole,
anche quelli del morire
Qualcuno finisce
ad amare il proprio cuore
per quanto sia maledetto
Quando brucia il sangue di un poeta
riversa parole forti come il vino
e passa bollente nella carne
ne senti la forza mitigata
appena da una vena di dolcezza,
la stessa vena sottile
che apre a fiumi d'amore
pur nascendo da rigagnoli amari
Quando brucia il sangue di un poeta
infiamma chi viene sfiorato
da un sussurro disperato
perchè il suo sentire
è così violento e profondo
da ferire l'anima
di chi resta in ascolto
di parole cieche eppure illuminanti
E fu così
che il cielo
maltrattato
e stanco,
spalancò tutte
le porte, liberando
la forza del vento.
Il mare ondeggiò
sempre più forte.
Schiumarono
le nuvole,
si capovolse
l'orizzonte.
Con i pesci
a volare
e gli uccelli
a nuotare.
L'uomo, invece
impotente...
Rimase a guardare.
Tra le trame di un dolore che dilania
nasce un uomo.
apri gli occhi alla vita
fiducioso sopra il grembo
poni il capo
e già prodigo di sorrisi
sfidi il fato.
sei l'incanto e lo stupore
sei l'immenso
dono d'amore
da raccogliere nella veglia.
la scoperta della vita
si rinnova tra le pieghe
e né confini e né insulse lotte
mai potranno allontanare
questo fiore di più tenera fragranza
emanata come nettare
che disarma.
apri le piccole tue mani
oggi sei già il domani
quieto dormi e non smarrire
sogni e dubbie certezze
ti faranno scudo potente
ai tuoi aneli di bambino.

Profondi i tuoi occhi:
un oceano turbato dal volo degli uccelli
e quelle scintille illuminano
come sole sui campi di grano…
ti chiedo di sederti vicino a me,
l’aria carezzevole ha un suono rotondo
oggi, tutto è luminoso e domina la quiete
su questo prato dall’erba smeraldina.
Una giornata sfolgorante,
una di quelle frizzanti e leggere
come il sole presente sui sassi...
potrebbe essere estate e non primavera.
L’azzurro del cielo senza nuvole
e la sua bellezza
mi entra nella voce e la spezza…
e io mi lascio trasportare da quell’emozione
che canta allodole nel petto.

sotto le falde della tua notte
dormi come il buio
come se i riflessi
fossero di altri specchi
Dormi come fossi un ricordo
una scia drappeggiata
un lungo sogno
sotto le piume
Dormi l'immobilità
finché qualcuno veglia su te
senza toccarti il pensiero
Dormi
fino ai bronzei calici
del mattino
fino alle pervinche
fino agli uccelli
Dopo chiudi le ombre
e vivi uno spazio dorato
Non sei
né prima né dopo
perché sbocci nel grano
e geli nella neve
Dov’era,
con il suo fulvo corpo leonino, le sue ali di vetro?-
S.Plath. (trad. A. Ravano)
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Febbraio è passato.
Quel giorno poi è stato come rifugiarsi sotto terra
e riemergere. Dove?
Questo lo so. L’ho scoperto.
E’ la mia scommessa con l’intelligenza.
Rischio la follia con te. Un modo per farti tornare e rivedere
capelli, naso, interno occhi
come scene di un delitto
Mi è familiare entrare, uscire è impossibile.
Poi c’è l’arresto, contro il muro.
Silenzio che penetra l’universo. Occhi di cerbero in agguato.
Cerco un cobra sai? Cosa credevi?
Vederti rinascere non è cosa da poco
come lottare nella sua bocca, ingoiando, piangendo
ritornare uovo.
Evoluzione di un miracolo giocato in un polmone.
Segni di clemenza anche questa volta
nessun curioso nei dintorni.
Dov’ è la tua prigione? Il 41 bis è uno scherzo al confronto.
Regime lunare. Pioggia che inverte il senso.
Nemmeno Lazzaro lo è. Quell’altra volta ci volle un ordine imponente.
E’ possibile anche oggi. La probabilità gioca sul vincente.
Tirare indietro il gas, svilire ogni molecola che morde il sangue,
vivere è questo tiro di dadi sul pavimento.
Per tirarti su da terra, preparare rotte di malva,
nutrire api ghiotte di tremore.
C’è una luna che emana favole di gelsi e bruchi.
Tessono la tunica dell’apparizione,
risplenderà ancora l’arnia del sorriso,
ne sono certo,
e tu sarai ancora Regina d’api.
amando le parole che andavano a scrivere.
Si son fatti bambini
e, come loro, hanno attinto
dal mondo della fantasia.
Sapevano che l’umiltà
è il seme che fa diventare grandi,
perché le parole, che andavano a scrivere,
toccavano il cuore di chi li leggeva.
I grandi poeti sono nel cuore e sulla bocca di tutti,
sono diventati immortali.
Forse, da molti, non saranno stati capiti o apprezzati
ma, nella loro poesia,
sono sempre riusciti a cantare le lodi dell’amore,
sia vero o di fantasia.
Hanno scritto di gioia e dolore,
ma l’hanno sempre fatto,
attingendo dalle emozioni
che trasmetteva loro il proprio cuore.










