mano nella mano andiamo
Nonna vi porterà su spazi aperti
a respirare aria fresca
tra primule e viole
Con calma ... senza fretta
al ritmo del cuore
E se il vento ci verrà a disturbare
ci andremo a rifugiare
Faremo l'occhiolino alle farfalle
e lanceremo in volo i nostri aquiloni
a togliere il velo dal cielo
Un battito d'ali ...
un passo e ... un altro ancora
Costeggiando il fiume
arriveremo al mare
e lì una conchiglia
ad ascoltare
il sibilo delle onde
il loro grido
D'un tratto un volo basso di gabbiani
e noi a stringerci forte
Nel nostro abbraccio
il mondo
Nei miei occhi
il vostro sorriso
mie perle
mia luce
mio brivido di paradiso
per catturare l'immenso che ho dentro
un oceano è cosa piccola
per gli spazi audaci della mente
Tutti i voli sono possibili da qui
a mille altri pianeti , remoti
tanto da essere dimenticati
eppure il sogno non conosce distanze impossibili
nè tempi che non possano scorrere
i miseri limiti che ci opprimono
sono solo gabbie ridicole per colibrì
quando in realtà ci scopriamo aquile
possiamo spaccarle con la forza di grandi ali
Ma bisogna avere il coraggio di guardare
giù dal picco più alto
Ascendere o sfracellarsi è questione di un attimo
Tra il sogno e l'incubo c'è una differenza minima
è la luce che vi metti o quella che neghi
Un sole è cosa piccola per gli spazi audaci della mente
Un pozzo nero senza fondo pure lo è
Ma quello dei due che vince si moltiplica
Illuminarsi od oscurarsi è questione di un attimo
l'istante tra il finito e l'infinito
'a coppa 'nce può mettere 'nu qualunque culore.
Certo, se vede sempe ca 'o vestito è stracciato,
ma pare ca chella toppa te da 'nu certo decoro.
Tutte quante nuje tenimme purtuse 'e ttoppe:
a ccunvenienza ce mettimme 'a pezza 'ncoppa.
Ogni scusetura è 'o ricordo 'e 'na battaglia perza.
'Nu pacchero disonesto avuto 'a 'na mana smerza.
Nisciuno se preoccupa d'â frobice ca ll'ha squarciato.
'Nun penza 'a ferita: nè a cchello ca ll'ha causato...
Accussì è fatta 'a ggente:guarda sulo chello c'appare.
'A verità te ll'he tene tutta quanta 'ncuorpo a tte.
'Nun 'mporta quanto dinto staje spezzato.
Chello ca conta assaje è sulamente 'a parte 'e fore:
'o ddinto s'ha dda appena appena 'ntravvede'...
Sol gesta profuse
alla barra assale
come vento di maestrale
soffia forte nelle ossa
ma nemmeno una certezza che possa
strappare questo canto
che nasce.
fuso che scorre la lana
ti aggrappi alle braccia
e a lui come ancora
sei dolce miele ai suoi occhi
ti guarda e non proferisce
ma con nitidi fiori ti guarnisce
piccola anima lenta come vela
sta sull'acqua lambendo la riva
e finalmente il suo amore arriva
scoppia dentro come fuoco
e ogni cosa diventa un gioco.
di baci e carezze sazieranno i visi
e con tranquillo passo
troverai l'amore senza pesi e torture.
Certi giorni mi basta sentirti respirare
e ascoltare i tuoi pensieri muti
dall’altro lato della mia ombra
sembra che il tuo fiato sia il suono
delle mie notti senza canzoni stonate.
E se le scenate di gelosia le ho spostate
nel cassetto dei ricordi all’ultimo piano
vicino l’ascensore e se ancora ti sembra
poco questo scivolare tra bassi e acuti
del pentagramma danzando alla fine dell’amore
lascia che ti trasporti dove il sole non muore
nel mezzo di due monti gemelli, seni di luce
e ricami di gocce trasparenti, vedi le mani?
Hanno attraversato il deserto per giungere
fino al tuo cespuglio e ora che m’assomiglio
e che dentro il tuo silenzio sono lo scoglio
che resta fermo a guardare il tuo imbrunire
a lato del mio ieri e incontro al tuo domani
nel bacio che precede l’ingresso nella pace
sento che Venere è pronta e di te avverto ogni afrore.
quasi eterno
da pioggia vento neve
e dal rumore
della vita
dalla strada.
Riparo
d’intime cene
di liti coniugali
di ozi e solitudini
di canti e delazioni
di preghiera.
Riparo
di popoli
di suppliche
di assoluzioni
condanne
confessioni.
Riparo
di notti tossiche
e giorni senza l’aria
di voci in culla
di pianto
riparo, per un attimo e poi tomba.

dove ormeggiavano mie margherite
dando al brivido giorni in più da taggare
mentre l'acque tagliavano a spicchi il minuto
Ora ti trovo qua a ruminare
quelle che furono impronta e prigione
Allargo un abbraccio da me alla tua nicchia
Cupido quel giorno sbagliò freccia e cuore
Libertà tanta agognata,
dove te ne sei andata,
dappertutto ti ho cercata,
ma non ti ho mai trovata.
Ci fan credere di essere liberi,
però non è vero,
ti tengono solo prigioniero,
di un mondo d’illusione,
dove tutto ti da,
ma nulla di questo ti resterà.
Potrai avere successo, danaro, fama
e quant’altro vorrai,
purtuttavia, schiavo questo, tu, sarai.
Libertà parola tanto onorata e amata,
quanta paura al potere fai,
quando qualcuno, con il tuo nome, infervorerai
ma attuata mai sarai,
poiché mercanteggiata tu verrai,
trovandoti così ad essere venduta, comprata
e dal vocabolario voler essere cancellata.
Libertà, bandiera senza colore,
dove impresso c’è solo un cuore,
che batte della dignità
di uomini che vogliono vivere con l'ardore
del libero amore.
Aria leggera che soffia da est
sei foriera di nuove
come uccelli migratori
non t'accontenti di guardare
ma vuoi far provare
chi per un solo istante
potrà donarti ciò che vuoi
un 'emozione o
solo un sorriso condiviso
un bacio sospeso tra
labbra socchiuse.
parole che s'insinuano
come polvere
sulle mani aperte in attesa
non sospiri usciranno
ma dolci note canteranno
da quel cuore cosi malandato
tornerà appena nato
e quelle labbra sfiorate appena
toglieranno ogni pena
sotto un cielo che germina stelle
a ritmo pulsante
labbra dolci di tenera amante.
il futuro che mi auguravo:
il mio migliore…
che la fortuna t'accompagni
che il percorso sia di vetro in vetro
nella trasparenza,
nulla lasciato al fato
o ad ogni subdola deviazione.
Che ogni rovescio sia rovesciato
in un filare dritto e lineare,
che non ci sia sul tuo capo
coltre di mistero o enigma nefasto
da svelare
ma segni leggibili su carta tracciata.
Che sia in puro cristallo trasparente
la vittoria da conquistare.
Che un cielo terso viaggi
con aloni di luce sul tuo capo.
E' ardua la vittoria da conquistare
ma ti sia lieve il cammino da percorrere
e che il tempo si srotoli come soffice tappeto
nei tuoi anni a venire.

Resta la speranza
Ma è dura veder soffrire
Che fare?
Gridare, prendersela con qualcuno?
La stella senza nome di cui ho già parlato
ora porta il tuo, l’ho chiamata così
e nelle notti senza nubi la cerco nel cielo
mentre ti guardo. Perché sei ancora al mio fianco
e ci resterai, sino a quando ci sarà fiato
e aria e forza nei polmoni e il cuore
sarà l’orologio che scandisce il tempo
della libertà. Se cadrà la pioggia e un lampo
rischiarerà la città sul mare del nostro calore
ti chiederò la mano e sarò nel tuo Stato
da regolare, ora pietra fondante ora giunco
o tronco che resiste alle intemperie, volo
di rondine a primavera e d’estate oasi
fuoco d’inverno, foglia nell’autunno che ci ha cambiato.












