stanotte mi posai lieve, stanca e piegata
su una traccia di ricordo.
Padre, dissi, vorrei toccare la tua schiena,
vorrei parlarti.
Parve, invece, di udire la tua voce,
d'annusare il tuo profumo
che avanzava dalla nuvola dietro il monte,
come la pioggia timida e scomposta.
Il tuo odore mi stava innanzi,
l'odore di acqua e talco,
che inumidiva le tue mani
che asciugate in un lino a frange,
antico, sbiadito, posato triste
sulla finestra socchiusa, all'ombra,
spezzava il pane.
Porto con me in viaggio
un nodo in gola
e come una campana a ore
si rintoccano le lacrime
e scandisce il tempo.
I fuochi del cannone
si posarono sul tuo viso,
le schegge dei nemici sui tuoi pensieri
e di quella guerra
di ogni suo segnale e segno
tu costruisti la tua casa.
Ti ricordo come seta, padre,
come la seta verde dei tuoi occhi,
come il velluto ingenuo
del tuo non saper le parole.
Oggi t'innalzo padre,
ti canto il giorno
tra le gioie di madre e i dolori di figlia.
Ti canto la notte
quando mi quieto
silenziosa e grave.
Perchè io t'amo, padre!
Soffiate alisei su canapi stesi
la vostra voce sia canto d'amore
parole d'ossidiana nera
scivolano su bianchi visi.
sorrisi
come perlacea luna
illuminano i volti di donne in attesa
di una promessa.
il calicanto emana note fiorite
stordisce l'aroma come liuto che ammalia.
sotto un sole d'oriente
una musica arriva da lontano
a muovere i fianchi.
sensuali richiami son le mani
che muovono l'aria.
nella notte tiepida d'Arabia
anche il velo non copre ma incanta
occhi scuri guarderanno i tuoi
e sarai solo schiavo.
In questa stanza fredda e buia,
dove l’inverno congela i pensieri,
non c’è più legna che arde nel camino.
Le ultime braci si stanno spegnendo
rilasciando un impercettibile tepore,
che lentamente affievolisce sempre più.
Nulla riscalda, nemmeno i ricordi del sole d’estate,
ora essi sono lontani e non danno più luce e calore.
Il freddo sta diventando il padrone di questa stanza
dove, sulla tavola spoglia, rimane acceso
l’ultimo mozzicone di candela.
Ormai del tutto consumata,
emana luce tremolante e fioca,
che induce a delirare la mente.
Tra le ombre vede perdersi e morire
pensieri di lucida follia che,
nel gelo della stanza, diventano poesia.
se mai lo vorrai io resterò per accarezzare
parole lente, sommesse frasi
e un cuore alla deriva da poter ancorare.
Aspetterò seduto sulla riva di questo oceano mare
che la tempesta plachi,
e il vento cessi di soffiare .
Se lo vorrai io sarò qui ad aspettare
se mai vorrai avrò il mondo, il mio mondo
e te lo saprò donare.
Io sarò qui attento ad ascoltare
il lento trascorrere del tempo
e le tue frasi ormai indistinte che il vento mi vorrà portare.
Non un disteso bianco e nero
Scrivo oltre
frugo tutto l’azzurro del cielo
e mi trucco gli occhi...
Trucco la nostalgia!
Oggi indosso labbra rosse
accese d'amore
m'intona la vita.

Non è sera la notte e gli occhi
trafitti da freccia di balestra
serrati come bocca che digrigna denti
e non c'è un oggi a trattenere dolori persi
nè un domani a sgranare l'Ave
Sono anime figli d'anima persi in ossei labirinti
e quando pensi che l'uscita abbia traccia
le cinque dita a schiaffo ti slacciano i perchè
per il mio viaggio di non ritorno,
ma ora non trovo le parole,
che d’improvviso sono sparite dentro di me
e non fluiscono più, anche se molti pensieri affollano la mia mente.
Pensieri pesanti come macigni,
che non trovano corpo e dimensione.
Vorrei che, nel momento in cui mi vedrai partire,
tu mi salutassi con un sorriso, sul tuo viso.
Ti lascerò, dandoti un forte abbraccio,
perché tu, sempre, mi possa ricordare.
Parto, perché questo è un evento
che accade nella nostra vita
e noi non possiamo fermare.
Io seguirò il corso degli eventi,
che in questo momento mi chiamano altrove.
Non mi girerò indietro a guardar i miei ricordi,
per non portare con me nostalgie o passioni sopite,
perché ogni cosa ha un inizio e una fine.
Se riuscirò, di te, vorrei portar, come ricordo nel mio viaggio,
una tua lacrima, che terrò stretta nella mano .
Ne farò un brillante, che illumini il cammino
e, quando una notte, alzando gli occhi al cielo,
vedrai una nuova stella che brillerà più di tutte le altre,
capirai qual era il mio destino.
cuori non plasmabili dall'amore
L'assassino in questa vita
forse troverà nell'oltre
la morbidezza assente ora
nel suo spirito di pietra
la roccia e la goccia
prima o poi la prima
viene levigata dal bacio
lieve e costante dell'acqua,
dalla lacrima che punge
il suo corpo freddo e solido
con immane pazienza (anni o secoli)
Anche il nostro spirito è un sasso
in attesa della carezza del fiume calmo
Ci bagnerà stilla per stilla
una fonte divina
sgretolerà finalmente
il nostro ego granitico,
rivelerà friabili sentimenti
anche dentro algidi occhi
La tenerezza vive perfino
nel nucleo della più forte montagna
Dentro la corazza il guerriero
più impavido resta sempre
e soltanto un uomo
Dentro un uomo c'è sempre un bimbo
Sappi che il mio amore
per te nacque allora
dalla tua dolce,
lenta, ostinata pioggia
Credi ora al potere
di una goccia sulla roccia?
Stolide polveri
innalzate barriere
soffocando grida e bocche
senza meta varcate confini
ignare del devastamento
che lasciate
tempeste di sabbia perenni
che annebbiano e riempiono orecchi
nulla ferma il vostro cammino.
trasportate da caldo vento
che sa di sole e aridi colli
nemmeno la notte vi placa.
ogni granello ogni piccola parte
tramuta dolore.
sabbie sferzanti e mulinelli
tagliano il cuore che tace
sotto il vostro incedere lento.
Come un anfiteatro o un cuore rosso
nel buio della stanza, pendolari dell’amore
a ore, i minuti rubati a tutti, la circostanza
è di fronte, surreale a strati, un saluto
di ghiaccio a occhi discosti o un bacio
appassionato, lo dirà il vigile urbano
con la multa nel taschino o il capotreno
in minigonna della stazione lunare.
Il laccio è nella carrozza del batticuore
teso al braccio e il respiro che è meno
di un singhiozzo. Ti chiamo e ti stano
dai pensieri molesti, quando taccio
è perché sono dentro il tuo piacere assoluto.
Ci sarà il coprifuoco e sentirò la tua mancanza
forse vedrò l’estate dei tramonti sul mare
col soffio dello scirocco, nel cielo nessun rimorso.

Ti voglio mi dici piano,
anzi bisbigli
con piccoli baci sul mio collo nudo.
Sembra vento di maggio
la tua voce tiepida e fresca
che scartoccia lieta
questo desiderio che danza
nelle nostre ore che corrono serene
nel meriggio olezzante di profumi
e dorato dai riflessi
che spuntano tra gl'interstizi del fogliame
delle piante.
Tu vivi in ogni silenzio recondito
del mio cuore,
in ogni anfratto della mia anima...
la tua voce mi culla e mi scalda,
è musica che ascolto
col cuore appeso al cielo,
è un trillo sovrano aggrappato al mistero
che m'attrae suadente
nelle valli del mio tempo...
mi s’annida come un tatuaggio in petto,
addensa nebbia che di te mi porto.
E si imbianca la notte col fumo
rimane solo un canto che trema
sulle note quasi assenti dei passi.
Non oso guardare in alto le stelle
l’occhio s’ostina sull’erba lavata
di brina e salta sui solchi dei cani
nelle ceneri del trotto dei bimbi.
E tu rimani anche tu assente
tra le mie mani stanche di vuoto
che s’asciugano ancora all’odore
di te sul vestito.
E m’affido alla luna
al sicuro suo pianto di neve
al rumore di pioggia che nutre
il respiro dell’aria e vorrei
fosse alba o notte più scura
del nero che dentro rimane
fuliggine di te ancora assente.












