Osservo, non scorgo la mia parte mancante
Parlo, con me stesso di noi
Tu mio sogno proibito
Tu unica ed impareggiabile
Ho perso il credo nell'amore
Ho perso la voglia di crescere con qualcuno
E poi tu, l'impossibile
La passione di pochi istanti
La voglia di viverli in eterno
Se tutto è difficile, se un futuro sembra impossibile
Se e solo se tu sei con me tutto è fattibile
Lo spazio si piega su se stesso
Collassa e ci avvicina
Nessun corpo vale quanto la tua passione
Nessun volto può far vivere l'emozione
Paura di vivere la felicità
Paura dell'osservatore esterno
Ma può un sentimento aver limite d'azione?
Può un involucro che muta al passare delle stagioni bloccare le nostre emozioni?
Voglio essere tuo nelle primavere migliori
Sostenerti nei rigidi inverni
Osservarti nei tuoi autunni e dirti quanto ad ogni foglia che decade la tua bellezza ai miei occhi non può mutare
E poi si c'è l'estate, la bella stagione
Il nostro momento di passione
In cui tutto si ferma e solo i nostri corpi hanno azione
far sibilare in cielo sola chiave
di libertà da quel lucchetto osceno
di fantasia e d’innocenza, schiave
dell’agonia dell’arsa terra d’odio.
Le grida d’arti mutilati e il sangue
negli occhi tristi straziano sul podio
mentre divelto asfalto intorno langue.
Angeli vivi dalle guance lorde
tra spettri di memoria dentro il greppo
in distonia d’albori porta il passo
con danza macabra dall’eco in basso
e il fiato di bombarde dentro Aleppo
setacciano speranza sulle corde.
Come pula al vento,
il vortice di essa
è come il vortice mio,
quando lo stesso vento
mi trascina.
Nella nenia dei paesi
io ti canto,
sento le note
dei cori lontani
e tu tra essi,
la voce, la tua, bandiera.
Ti ascolto e tempeste di stelle
e fuochi di cielo
mi incatenano al suolo.
Ma ti sento, ti ascolto
nella mia pigra ombra di letto.
Santo è il nome che grido,
corazza di pietra tra i suoli
che mi tira a sè,
così come l'acqua e il suo fuggire
che al mare o all'inferno
io, uguale, pur d'arrivare a te
mio sostegno.
Del battito sei cuore,
razza superba di uomo.
Hai il mio sguardo e fattene ragione.
Non rompo il silenzio,
dò gusto alle parole che suonano nella tua pelle,
le mie parole tra la tua pelle.
Labbra spente e candelabri accesi
sotto un soffitto che si fa sempre più basso
Le vedi dalle finestre che non hanno occhi
fuggire specchi anche quando son sole
preoccuparsi dei figli -loro- che abbiano giacca zaino e merenda
La sera non hanno nome
e i piccoli non hanno padre se non il sonno
taglio l'orizzonte con un bisturi di luce
sventro la notte con una lama di sole
che accechi perfino il cielo
per non vedere più un oceano nero in aria
per non riempire i miei occhi d'ombra
Sono l'assassino armato del fuoco,
un raggio d'oro a bruciare il nulla
sventro la notte con una lama di sole,
eroe di una nuova alba sulla terra
perché chi ama è ricco similmente
anche se in tasca non possiede niente.
Fervida e calda è stata la mia vita.
Preso d’esempio il calor del mondo,
dono del Dio di bontà infinita,
feci d’amor mia culla e la mia legge.
Contemplai l'amore e la bellezza,
donna ammirai a modo di dolcezza,
impasto d’umano e di divino,
destino e schema di contemplazione.
Ogni dama per me la leggiadria,
misteri romanzati ed emozione,
stravaganze, sogni e fantasia.
Per le ancelle affinai la cortesia
e al sonno affidai l’ispirazione.
Nell’amor riposi il mio ideale
e al fin l’amore ritrovai:
Lei, che a me ha consacrato
il tempo d’allora e il domani
amandomi così come ho amato
e della quale non mi stanco mai.
Il canto della civetta stride
nella notte umida
sorvola case e sogni
aggrappati ai cuscini
vola nel buio scomparendo agli occhi.
profumo di pioggia
nell'aria fresca
mette brividi
sul cuore assonnato
luna solo a metà
tra nuvole.
che coprono il chiarore.
vola l'anima sopra tetti e campanili
seguendo il grido
raccogli desideri e falli tuoi
sotto un cielo che è preludio d'estate.
il pretesto è il contesto, ha uno stile il fienile
il vino è nella botte e nel barile va l’acqua piovana
che sana l’arsura e misura il calore del corpo.
E la tua bocca non vedo, a differenza di prima
la sento scivolare sul petto e ancora più giù
non servono le parole, bastano i suoni da quassù
a capire che sta succedendo. E se ti ho chiesto una rima
al sapore di cioccolata fondente - non va bene scappo
resta è meglio assente è un disastro come padrona
va bene anche l’insalata di riso- il sorriso sottile
accennato sopra il mento, ora finalmente l’ho rivisto.
Nostalgia si scioglie
Ci fanno viaggiare con un dolce profumo
Ci toccano il cuore
Sono incantesimi e possono creare illusioni
E che peso diamo a codeste parole?
Ci troviamo immersi, legati ad esse
Creano mondi fiabeschi e magie di pensieri
Sono una lama tagliente o il più dolce dei gesti
Ci toccano il cuore o lo sanno spezzare
Sono echi mentali, ricordi dolci o amari
Sanno toglierci il fiato e farci emozionare
Che peso diamo al nostro parlare?
Sognano con esse e non ci vorremmo svegliare
Ma se la magia da esse decade iniziamo a stare male...
fino al punto di pagare mani che mi aprissero il costato
e trasfuso dentro tutto l’amore amato mai
e sete per giaciglio
o strascichi d’azzurro dietro queste ossa
moncherini spezzati, privi di coraggio
con tutta la tua rabbia in corpo
covata in questi anni d’abbandono
pur di vedere un sorriso
che traggo e ritraggo come zucchero a un bimbo
e mi scrive canzoni nel suo negarsi
caduche e lente -messaggio in bottiglia-
Codifico a scaglie i punti dell'ora
quelli più lenti
chini
vuoti
privi di formule e di firmamento
-scorgo un frammento, lo vedo, mi è dentro-
Gioco con versi e con bambole adulte
o son io ad esser gioco
e balbetto una luce











