Oggi
mi son portata a casa il sole
fasci di ginestra prima che li turbinasse
per poi sfinirli e abbandonarli al suolo
Mi son vestita d'euforia
per schermare la tristezza
di quel tempo che ti ha portata via
Ho stipato il dolore
nell'incavo profondo del mio cuore
L'ho ben nascosto dentro ad asfissiare
fino a farmi male
e sul mio viso
ho dipinto il tuo sorriso
Dei tuoi profumi
Mamma
ancora oggi
avverto la carezza
che della fame allenta i morsi
e dall'arsura rinfresca
E tutto sa
delle tue giornate
delle tue notti insonni
dei tuoi risvegli affaticati
dei tuoi abbracci
delle tue gioie mancate
dei tuoi silenzi
La tua presenza è in noi
che respiriamo Te
la faccia di quel diavolo che di solito non sgarra
Lo si vede con l'aria di chi si sente un centro di gravità
intorno ci ruotano pianeti disabitati
e qualche luna dritta che presto o tardi morirà
E' l'orfano di turno in ogni situazione
fa il finto omosessuale e tratta la madre col bastone
Non sa dire altro se non che che conosce gente
ma quand'è da solo c'ha gli occhi di chi mente
C'ha gli occhi gialli quando dice di aver bevuto
usa i libri sotto ai gambi come chi non ha studiato
La sua arma più efficace è la diffamazione
allora occhio per occhio e coglione per coglione
Cerca di rubarmi i mattoni con cui cerco di ricostruire
ma stanno sotto chili di cemento e solo la sua casa può crollare
una casa sospesa s'una tettoia di vecchie lamiere
con le scale di metallo e sui muri colonne di macchie nere
Arriva ed è il primo che pensa di portarsi le ragazze a letto
ma nel futuro chi sceglieranno tra un fallito e un architetto?
Tratta chi ha intorno come polvere di straccio
e lo straccio è lui che vive in un mondo fantoccio
Coi soldi che non ha si compra la tv nuova al plasma
pensa di respirare la vita vera grazie al suo carisma
ma poi quando torna a casa la sera prende pillole per l'asma
Dice di avere sempre il culo parato grazie a questo e a quello
ma i suoi amici la sua casa la usano come bordello
è il gioco di tutti quando giocano nel marcio del mare
lo spogliano di tutto per questo anche le chiappe sono scure
Non ha il fiuto per cercare nei suoi anni più felici
un lavoro e le donne è costretto a rubarle agli amici
dice di non avere un pc ma è drogato di piattaforme sociali
si fa i cazzi miei di nascosto e dopo giù con frasi fenomenali
Ha l'aria di chi scommette nelle Snai senza essere mai stanco
senza essersi accorto che tanto vince sempre il banco
è più falso di tutte le partite in questi anni comprate
si è inventato che al fiume gli zingari l'hanno preso a pedate
Sorride coi denti stretti rifatti dalla zia senza dimenticarsi di fare il duro
ma dura è questa vita che non gli darà mai un futuro
parassita senza sbocchi che ti massaggia la schiena
ma non tenerlo mai alle spalle è il fratello illegittimo della fortuna
Il tempo ha lasciato solo bistre impronte
di te, delle tue braccia
del giorno che non fu
I figli in coda al dolo ed io
sorella acerba e ignara
nemmeno un pigolio
Cos'era a dare il cambio
al volo degli stormi
al suono delle voci?
Il mantra poi -negli anni- divenne identità
ma non portasti me
primaverile fredda come un giorno
d'inverno scura come la scogliera
diffonde note meste tutt'intorno.
E sento il suo vibrante camminare
dal ponte sulla punta delle dita
in un sussurro che accarezza il mare
nel cuore della notte ammutolita.
La mia chitarra è triste e forse pure
l'inchiostro dove annego i miei pensieri
in un arpeggio senza partiture
forse neanche una nota di colore.
Lui suddito fedele compare ai miei occhi in mille circostanze...
Quando ti guardo per l'ennesima volta e mi perdo nella tua bellezza;
Quando non ci sei e mi manchi da star male;
Quando sorridi e mi inondi di felicità;
Quando ti ho e mi sorprende volerti di più.
Regina dello stupore il tuo segreto è il nostro amore.
Di fili d’oro e di pagliuzze argentate
e intarsiate sono le vesti di chi mi guarda
i colori fuori risplendono e la terra le è lieve.
Chi ha dipinto le ombre della terra
in una serra ora respira col vento salmastro
dell’astro della notte eterna. L’incastro
non è stato perfetto, c’è l’eco della guerra
in lontananza e uno strato sottile di neve
soave e ad attutirlo quando nell’ora tarda
e sorda gli spettri tacciono e parlano le date.
La finzione dell’emozione è vera e la verità finta
è dipinta ad arte, i sassi rotolano a valle e il fiume
è albume che segue la rotta di sempre, nelle torri
dai merli d’avorio i serpenti hanno lingue mute
e astute e gli orizzonti scorrono su sentieri
stranieri e stretti. Le parole abitano cantieri
deserti, alcune si sono vendute e perdute
altre sono state protette e salvate da attori
maori su un aquilone. Il futuro è come un lume
che si spegne nelle fogne dentro un muro di cinta.

A volte mi domando: “Per chi scrivo?”
per me, per il mio gusto, il mio diletto,
per gli altri, per donare con affetto
i miei pensieri, quel che provo e vivo
o perché quello che nel cuor coltivo
e che nei versi ho scritto in modo schietto
dopo di me, col suo pregio e difetto,
rimanga qual consiglio positivo?
Non so qual è la giusta soluzione
ad un quesito così vago e incerto
che forse rappresenta un’illusione;
per me è un grande svago, questo è certo
ma è anche un moto in più di riflessione
su quello che ho goduto ed ho sofferto.
Non vedo l’ora
che foglie incantate
scendano sui visi
con i margini di rosa canina.
Che il bosco del render grazie
cresca, stelo e corona
di ogni verbo- seme.
Tu leggimi mentre il vento
avrà dita d’espianto.
Scrivimi pure,
scavami di voce e presenza
in un momento punteggiato di mani
all’altro lato del tempo.
Dove ci ha estirpati,
tra strada e luna
che ancora non parla,
trascina argento
ammanta
sale.
perchè il sesso non ha un volume
non ha intensità né destino
Ci sono amori che la mente sceglie in combutta al cuore
e non muoiono nemmeno innanzi al feretro
che non sai di che colore la morte ha coperto
e non hai palpebre per non vedere né gioni in cui non sentire
Non scende mai la tenda del circonciso giorno
quello dove un gatto miagola ma dentro è volpe
son fatte di urla e grida di dolore,
hai buttato via le tue valige vuote di cartone. ...
Le ha svuotate chi ti ha predata,
non gli importava che tu volessi essere amata,
bruciando i tuoi sogni nel falò delle sue vanità.
Ti aveva promesso che ti avrebbe portata con lui,
fin dove finisce il mare,
ti aveva regalato acquerelli che puntualmente,
si scolorivano sotto la pioggia, nascondendoti il sole.
Avevi diari sui cui avevi scritto la tua storia,
per rabbia ti ha strappato tutte le pagine sulle quali avevi scritto:
"Oggi ho avuto momenti di gioia".
Meschino voleva che tu fossi triste
e tenerti in pugno come sua schiava.
Ora tu grida forte al cielo per far tornare nella tua vita il sole
e comprar nuove valige da riempire d’amore.
affiora simil melma
la stirpe dei Pipinidi impettita
dal fondo viscido della città sommersa
prima invisibile e inerte
ora contamina di putrescenza il fango.
Tronfia di fresco stemma comitale
lustra di concessione sine cura
ligia alla rotta a dritta, sacripante.
Pronta già è la stesura dell’Annale
e la prebenda frusta ai ministranti,
purché giurino tutti.
Ti ho amato come si ama solo la vita
trattenerti tra le braccia e' stato solo poesia
dolce peso che curvava le spalle.
verso te solo baci e carezze
come aria frizzante
le tue mani accarezzavano il viso
dolce cuore e sorriso
piccola fragile vita
totalmente dipendente da me
dentro al mio incavo braccio
t'addormentavi ascoltando
il ritmo del mio cuore
e socchiudevi gli occhi
con piccole smorfie.
fragile vita potente
che ha saputo regalarmi questo incanto
così bello
così grande da soffocare il respiro
la felicità ho toccato
ne ho provato l'ebbrezza
ho provato l'altezza del volo
piccolo angelo biondo
mentre dormivi già scrivevi il tuo mondo.
ai miei piedi, ancora una volta
la luna si spacca, in un lampo bianco
il mio cuore pure, in un lampo rosso
Quando il sole affoga la sera,
dentro le sue dorate bugie di luce
il buio trionfa, re di un momento mortale,
imperatore del silenzio sulle labbra
perciò non pronuncio nemmeno più il tuo nome
comunque inciso sui muri di questa casa
Quanti addii ancora mi saranno riservati
come amari saluti e cupe sorprese?
E questa malinconia furba che conosce
il giusto tempo in cui arrivare
adesso che la speranza del giorno sembra
così vana e remota, ormai insensata,
conoscerà mai anche l'ora buona per andarsene?
Eppure devo averla invitata io in qualche modo
anche solo con l'oscurità dei miei occhi
o per avere rinnegato inconsciamente
ogni alba a venire...Ecco, ho questo dubbio...
perchè la notte sa come restarti dentro
anche finito il suo giro di clessidra
e se, come me tu ami le sue ambiguità
fino a perdertici, sai quanto queste parole
siano colme di splendido, autentico dolore
Sei qui, e sparisci,
a saltelli vieni avanti non meno del passerotto














