stattene ad ascoltare ragni
immaginari sulle tue spalle
spaventato dalle tue unghie
stattene a galla
nel sangue di ieri
che diventa corpuscolo
di nervi
stattene
oh vecchia anima
a far l amore con i fantasmi
ad eccitarti con i tuoi morti
a sorridere di resti
a far compagnia a questi corvi
stattene
solo con la morte
che si beve a galloni
quella che arde i corpi
degli ormai senza cuori
stattene
a scrivere scenette di romanzi
per la vergara all angolo
della tua stanza ormai infiamme
dopo quell ultimo vero bacio
dopo le stelle che tramontano
con l ultimo treno
stattene
ad aspettare albe inutili
piovose e cieche ai tuoi occhi
di povero angelo senza ali
ne corpo ne corraggio
ne morte. pronto alla fine
stattene
vecchio idiota a chiacchierare
con le tante
sguattere che attraversano i tuoi polsi
il tuo polso sinistro freme
il tuo cuore pero' geme
e stattene
a farlo piangere
tanto non ci hai mai capito niente.
immaginari sulle tue spalle
spaventato dalle tue unghie
stattene a galla
nel sangue di ieri
che diventa corpuscolo
di nervi
stattene
oh vecchia anima
a far l amore con i fantasmi
ad eccitarti con i tuoi morti
a sorridere di resti
a far compagnia a questi corvi
stattene
solo con la morte
che si beve a galloni
quella che arde i corpi
degli ormai senza cuori
stattene
a scrivere scenette di romanzi
per la vergara all angolo
della tua stanza ormai infiamme
dopo quell ultimo vero bacio
dopo le stelle che tramontano
con l ultimo treno
stattene
ad aspettare albe inutili
piovose e cieche ai tuoi occhi
di povero angelo senza ali
ne corpo ne corraggio
ne morte. pronto alla fine
stattene
vecchio idiota a chiacchierare
con le tante
sguattere che attraversano i tuoi polsi
il tuo polso sinistro freme
il tuo cuore pero' geme
e stattene
a farlo piangere
tanto non ci hai mai capito niente.
1 commento
Distese di grano
ardono come aquiloni di stelle.
Sfavilla il brusio della sera
intarsiando i miei capelli
d’un calice sfibrato di vino d’agosto
e temporalesca poesia di primavera.
Nevica un firmamento di luce
nell’ampolla recisa del cuore,
tavolozze di sole son zagare di rose.
Inciprio segmenti d’universo,
annodo farfalle alle arpe del vento.
ardono come aquiloni di stelle.
Sfavilla il brusio della sera
intarsiando i miei capelli
d’un calice sfibrato di vino d’agosto
e temporalesca poesia di primavera.
Nevica un firmamento di luce
nell’ampolla recisa del cuore,
tavolozze di sole son zagare di rose.
Inciprio segmenti d’universo,
annodo farfalle alle arpe del vento.
Voglio morire
tra le braccia dell’amore,
tra i sospiri che mi alitano
accanto e addosso.
Voglio ammalarmi di vita e
sprofondare negli abbracci
che ho vestito di tenerezza,
cullato con gioia e condiviso
con i dolori.
… E morrà il mio corpo ma, libera,
l’anima migrerà nel ricordo che
scorrerà sui semi che interro.
… Lupa che ulula alla luna,
ogni notte…
Voglio morire al canto di cicale,
ad un primo bacio del sole
e sulla spuma di mare.
Inabissarmi come sirena
per cambiar lido
ma lì lasciar la mia orma.
E su quelle ali di gabbiano
lascerò la mia voglia di sognare,
che sia di me l’emblema più forte.
… Morirò, tra le braccia della vita…
tra le braccia dell’amore,
tra i sospiri che mi alitano
accanto e addosso.
Voglio ammalarmi di vita e
sprofondare negli abbracci
che ho vestito di tenerezza,
cullato con gioia e condiviso
con i dolori.
… E morrà il mio corpo ma, libera,
l’anima migrerà nel ricordo che
scorrerà sui semi che interro.
… Lupa che ulula alla luna,
ogni notte…
Voglio morire al canto di cicale,
ad un primo bacio del sole
e sulla spuma di mare.
Inabissarmi come sirena
per cambiar lido
ma lì lasciar la mia orma.
E su quelle ali di gabbiano
lascerò la mia voglia di sognare,
che sia di me l’emblema più forte.
… Morirò, tra le braccia della vita…
Vedo i tuoi occhi e parte dei tuoi capelli.
Tu no.
Tu mi vedi bene.
Sposti gli occhi dalla strada allo specchietto.
Ti piaccio.
Lo sento.
E quando punti gli occhi nello specchietto trovi i mei.
Sguardi.
Sarebbe bello sentire la tua voce
Sapere come ti chiami.
Sarebbe bello aprirti il mio cuore
Sorriderci
Vederti giocare con i capelli mentre parliamo.
Parlarti di questa mattina,
parlarti dei miei sogni,
di me da bambino
e delle mie fantasie inconfessabili.
E ascoltarti.
Raccontarsi ad uno sconosciuto come se ci si conoscesse da sempre.
Sarebbe bello fermarsi in un motel
In una stanza
Guardarti mentre ti spogli.
Fare la doccia assieme
Corpi sconosciuti che si presentano
Che scivolano coperti di sapone.
La tua bocca
Sfiorarla con le dita
Poi premerle contro con forza
Schiacciandola contro i denti
Asciugarci a vicenda sentire il tuo profumo
I tuoi capelli
Poi rivestirci
Abbiamo fatto l’amore, senza farlo.
Abbiamo FATTO l’amore, prima non c’era
L’abbiamo fatto , costruito, realizzato noi due da sconosciuti.
Bello
Sarebbe bello.
Ma tu giri a destra e io proseguo dritto
Oggi sarà una bella giornata
Quando fai l’amore ti resta addosso
E chi ti sta intorno ne beneficia
Come quelli che lavorano con l’oro
E un po’ di polvere gli resta sui vestiti, sulle mani tra i capelli
E incontrandoli il vento ne trasporta un poco su di te
Oggi è un giorno di sorrisi.
Tu no.
Tu mi vedi bene.
Sposti gli occhi dalla strada allo specchietto.
Ti piaccio.
Lo sento.
E quando punti gli occhi nello specchietto trovi i mei.
Sguardi.
Sarebbe bello sentire la tua voce
Sapere come ti chiami.
Sarebbe bello aprirti il mio cuore
Sorriderci
Vederti giocare con i capelli mentre parliamo.
Parlarti di questa mattina,
parlarti dei miei sogni,
di me da bambino
e delle mie fantasie inconfessabili.
E ascoltarti.
Raccontarsi ad uno sconosciuto come se ci si conoscesse da sempre.
Sarebbe bello fermarsi in un motel
In una stanza
Guardarti mentre ti spogli.
Fare la doccia assieme
Corpi sconosciuti che si presentano
Che scivolano coperti di sapone.
La tua bocca
Sfiorarla con le dita
Poi premerle contro con forza
Schiacciandola contro i denti
Asciugarci a vicenda sentire il tuo profumo
I tuoi capelli
Poi rivestirci
Abbiamo fatto l’amore, senza farlo.
Abbiamo FATTO l’amore, prima non c’era
L’abbiamo fatto , costruito, realizzato noi due da sconosciuti.
Bello
Sarebbe bello.
Ma tu giri a destra e io proseguo dritto
Oggi sarà una bella giornata
Quando fai l’amore ti resta addosso
E chi ti sta intorno ne beneficia
Come quelli che lavorano con l’oro
E un po’ di polvere gli resta sui vestiti, sulle mani tra i capelli
E incontrandoli il vento ne trasporta un poco su di te
Oggi è un giorno di sorrisi.
Pensiero, che dalla mia segreta anima mi giungi,
lieve come un tacito alito di vento;
come limpida rugiada spilli dalle mie meningi
e che senza alcun suono io ti sento.
Sento il tuo fremito che trapassa la mia mortale mente;
t’espandi nell’etere circostante, immateriale, impalpabile,
misterioso e nessun altro cuor ti sente.
Sol con le parole mie ti rendi all’altri comprensibile.
Un poeta solo a te si rivolge per ascendere alle più alte mete;
egli sente e trasmuta il tuo vibrare, come un violino che suona una sinfonia,
per saziar l’anime che, arse, cercano di lenir, d’arte, la loro sete
e a tutti sa dare amore, gioia, profonde estasi e melanconia.
Poesia, che alle note musicali unisci l’armonia;
limpida fonte dove il verso suona e crea arie nuove,
per l’anima sognante, che và verso la perfetta ed eterna via
e che dell’uomo il ferino sussulto, rimuove.
Tu arricchisci, con essenze pure, lo spirito che punta all’infinito;
crei il vero, il bello, il divino e il giusto,
sintesi di vibrante luce, d’illusione e mito,
e ai nobili cuori dai, consolando, il tuo sublime gusto.
Porti negli animi miseri, sterili e inariditi,
quel palpito che sublima e arricchisce;
ravvivi quegli amor che si sono già spenti o un po’ sopiti;
dai l’impulso a colui che ad alte vette ambisce.
Tu, o pensiero, al pittor prendi la mano, che il pennello e i colori tiene,
e che sulla tela esprime immagini limpide e supreme;
porti l’umana mente a studiar, nelle notti serene,
i pianeti, le stelle e l’universo che, infinito, freme.
Anche l’intimo della materia a te si svela,
dove l’atomo scintilla e crea la vita;
e come il marinar solca il mare con la sua vela,
fai solcare i cieli dove l’atmosfera si fa finita.
Tu, sempre, sai realizzare tutti i sogni più sublimi;
le arcane memorie sai ridestar e sai renderle più vicine,
ebbre di ricordi lieti, mesti o di ruggenti amori primi;
di vittorie, di sconfitte, lieti eventi e soavi paroline.
Ininterrottamente cerchi di sanare il male inaspettato
di una umanità che dolorante si trascina amaramente,
sulla superficie d’un pianeta bello, ma spietato;
sai asciugar le lacrime di questo essere splendido e innocente.
Il vento, poi, ti porta via lontano fino ai più remoti ultimi confini,
come raggi di luce che viaggiano veloci e trasparenti;
l’eco tuo rimbomba in quei lontani liti e li rende più vicini
e, come il suono ritorna, tu ritorni portando le gioie a lenir le lacrime e i tormenti.
Dedicata a Vera Lezzi con tanto affetto. Luigi
lieve come un tacito alito di vento;
come limpida rugiada spilli dalle mie meningi
e che senza alcun suono io ti sento.
Sento il tuo fremito che trapassa la mia mortale mente;
t’espandi nell’etere circostante, immateriale, impalpabile,
misterioso e nessun altro cuor ti sente.
Sol con le parole mie ti rendi all’altri comprensibile.
Un poeta solo a te si rivolge per ascendere alle più alte mete;
egli sente e trasmuta il tuo vibrare, come un violino che suona una sinfonia,
per saziar l’anime che, arse, cercano di lenir, d’arte, la loro sete
e a tutti sa dare amore, gioia, profonde estasi e melanconia.
Poesia, che alle note musicali unisci l’armonia;
limpida fonte dove il verso suona e crea arie nuove,
per l’anima sognante, che và verso la perfetta ed eterna via
e che dell’uomo il ferino sussulto, rimuove.
Tu arricchisci, con essenze pure, lo spirito che punta all’infinito;
crei il vero, il bello, il divino e il giusto,
sintesi di vibrante luce, d’illusione e mito,
e ai nobili cuori dai, consolando, il tuo sublime gusto.
Porti negli animi miseri, sterili e inariditi,
quel palpito che sublima e arricchisce;
ravvivi quegli amor che si sono già spenti o un po’ sopiti;
dai l’impulso a colui che ad alte vette ambisce.
Tu, o pensiero, al pittor prendi la mano, che il pennello e i colori tiene,
e che sulla tela esprime immagini limpide e supreme;
porti l’umana mente a studiar, nelle notti serene,
i pianeti, le stelle e l’universo che, infinito, freme.
Anche l’intimo della materia a te si svela,
dove l’atomo scintilla e crea la vita;
e come il marinar solca il mare con la sua vela,
fai solcare i cieli dove l’atmosfera si fa finita.
Tu, sempre, sai realizzare tutti i sogni più sublimi;
le arcane memorie sai ridestar e sai renderle più vicine,
ebbre di ricordi lieti, mesti o di ruggenti amori primi;
di vittorie, di sconfitte, lieti eventi e soavi paroline.
Ininterrottamente cerchi di sanare il male inaspettato
di una umanità che dolorante si trascina amaramente,
sulla superficie d’un pianeta bello, ma spietato;
sai asciugar le lacrime di questo essere splendido e innocente.
Il vento, poi, ti porta via lontano fino ai più remoti ultimi confini,
come raggi di luce che viaggiano veloci e trasparenti;
l’eco tuo rimbomba in quei lontani liti e li rende più vicini
e, come il suono ritorna, tu ritorni portando le gioie a lenir le lacrime e i tormenti.
Dedicata a Vera Lezzi con tanto affetto. Luigi
Cerchi l’ago in un pagliaio e ci trovi una biscia
che striscia sul cuore, la stalla non è una stella
e il guano è opaco. Ci sono case disabitate
di fronte, stanno cadendo a pezzi, non è stato
un uragano, è il tempo che è passato in fretta.
Qualcuno dice che è stata un’illusione usa e getta
del viandante sulla strada, è un vero peccato
che sia tutto falso. Le statistiche vanno aggiornate
ora c’è una croce in più sul petto, la bidella
ha stregato il marito, ma non la passerà liscia.
Colombo non ha scritto la Traviata, ha scoperto
l’America mentre cercava l’India, ci sarà rimasto
male sulle prime. Può capitare a chi sonda l’ignoto
di sbagliarsi, a volte la prima impressione
può essere errata oppure è proprio l’ultima
a dimostrarsi corretta. Il paziente in coma
si è risvegliato per Natale, c’è stata emozione
e la festa è stata perfetta, poi ha trovato una foto
sul comodino di casa, quella di un posto
sconosciuto e di una donna che l’ha tradito.
Sei bella, fai proprio ar caso mio,
dissi, prima che a giovinezza me dicesse addio.
Ma alcune cose dovevano accadè
prima che questo capitasse a me.
Dovevi prima accogerte de me,
nun fu difficile, de omini ne faccio armeno tre !
Poi me dovevi fare un bel soriso,
in modo che io avessi condiviso
che c’era tutta l’attrazione
per questa nostra nuova posizione.
Ma tu ridevi proprio a crepapelle
come se te grattassero le ascelle.
Me dovevi fare avvicinà,
prennemme e mani, nun pe cosà
ma pe sentì sotto le mie dita
che sei pe me tutta la mi vita !
Nun fu possibile, però
avevi li parenti un po’ retrò.
Come fare pe fasse amare
in una condizione si particolare ?
E intanto tu ridevi sempre più
a ogni parola che buttavo giù.
Finché ‘n amico assai formale
Me diede ‘na notizia assai ferale :
‘Nce sta co a testa a donna che piace a te.
sa solo ride, nun domannà perché.
Volevo innamoramme e fui distolto
giurai de riprennemme er maltolto
che ‘ndò la trovi una come lei
che se ne frega de l’affari miei?
A lei le basta una battutina
pe ride da sera a la matina.
Che le voi quelle co li piagnistei,
che li problemi sono tutti suoi
che poi diventano tutti quanti miei
da trascinatte dietro con i buoi !
Volevo innammoramme d’una donna…
ma co a matta ogni conto torna !
dissi, prima che a giovinezza me dicesse addio.
Ma alcune cose dovevano accadè
prima che questo capitasse a me.
Dovevi prima accogerte de me,
nun fu difficile, de omini ne faccio armeno tre !
Poi me dovevi fare un bel soriso,
in modo che io avessi condiviso
che c’era tutta l’attrazione
per questa nostra nuova posizione.
Ma tu ridevi proprio a crepapelle
come se te grattassero le ascelle.
Me dovevi fare avvicinà,
prennemme e mani, nun pe cosà
ma pe sentì sotto le mie dita
che sei pe me tutta la mi vita !
Nun fu possibile, però
avevi li parenti un po’ retrò.
Come fare pe fasse amare
in una condizione si particolare ?
E intanto tu ridevi sempre più
a ogni parola che buttavo giù.
Finché ‘n amico assai formale
Me diede ‘na notizia assai ferale :
‘Nce sta co a testa a donna che piace a te.
sa solo ride, nun domannà perché.
Volevo innamoramme e fui distolto
giurai de riprennemme er maltolto
che ‘ndò la trovi una come lei
che se ne frega de l’affari miei?
A lei le basta una battutina
pe ride da sera a la matina.
Che le voi quelle co li piagnistei,
che li problemi sono tutti suoi
che poi diventano tutti quanti miei
da trascinatte dietro con i buoi !
Volevo innammoramme d’una donna…
ma co a matta ogni conto torna !
Woodstock pacifismo libertà e tante illusioni
Sembrano ieri,i favolosi anni 60,
anni gravi,
fervidi e fertili di grandi cambiamenti,
anni esagerati,
eccitanti,
con tanta volgia di cambiare e di vivere,
una vita diversa,più libera,
fuori dagli schemi del sistema costituito;
questo è stato il grande randez vous.
Il raduno musicale e non solo,
un grande ritrovo,
una manifestazione ,
un evento hippy e dei figli dei fiori,
unico nel suo genere,
i giorni di musica e di libertà di Woodstock,
esistono molti documentari ele immagini,
di quei giorni;
un tempo la rai 3 li metteva in onda,
a fuori orario,
o in quei programmi nostalgici
e retrò,
dove si ricordano i vecchi tempi,
e al vita com’era una volta.
A Woodstoock si diedero convegno un po’ tutti qaunti,
musicisti,
cantanti,
figli dei fiori,
casinisti,
anarchici,
e quant’altro;
Adesso Woodstock è solo un ricordo pieno di nostalgia,
l’hanno rifatto negli anno 80,
ma non aveva più niente,
della maglia di allora.
Sembrano ieri,i favolosi anni 60,
anni gravi,
fervidi e fertili di grandi cambiamenti,
anni esagerati,
eccitanti,
con tanta volgia di cambiare e di vivere,
una vita diversa,più libera,
fuori dagli schemi del sistema costituito;
questo è stato il grande randez vous.
Il raduno musicale e non solo,
un grande ritrovo,
una manifestazione ,
un evento hippy e dei figli dei fiori,
unico nel suo genere,
i giorni di musica e di libertà di Woodstock,
esistono molti documentari ele immagini,
di quei giorni;
un tempo la rai 3 li metteva in onda,
a fuori orario,
o in quei programmi nostalgici
e retrò,
dove si ricordano i vecchi tempi,
e al vita com’era una volta.
A Woodstoock si diedero convegno un po’ tutti qaunti,
musicisti,
cantanti,
figli dei fiori,
casinisti,
anarchici,
e quant’altro;
Adesso Woodstock è solo un ricordo pieno di nostalgia,
l’hanno rifatto negli anno 80,
ma non aveva più niente,
della maglia di allora.
Stavo sotto un ginkgo,
le caviglie affamate
ma non era che niente -
tutto sopporto
se fatto con pace -
diventò giallo a novembre
e fino a dicembre non abitò
che quel colore vetusto -
questa canzone si è fatta una signorinella
mentre la guardo cadere per terra -

tutto sopporto
se fatto con pace -
diventò giallo a novembre
e fino a dicembre non abitò
che quel colore vetusto -
questa canzone si è fatta una signorinella
mentre la guardo cadere per terra -
Sogno o son desto
che non sia da pretesto
ad un fatto maldestro
scoperto
forse troppo presto
La regina bianca è caduta
dal re non più voluta
trovata con l'alfiere
là nella torre
nelle ore nere
L'alfiere è perito
trafitto
trafitto
prima d'aver gioito
Pensavan che
dello scappar a cavallo
si sentisse il rumore
invece i pedoni
eran nascosti
vigili a origliare
Non c'è altro da dire
rimane la stanza
dal pavimento a scacchi
ma mancan gli artisti
non si può andare avanti
Chiedo all'altro colore
se per caso anche fra loro
è morto
è caduto
è scappato
chi solo per il gioco
era stato creato.
Ti ritrovo sul pendio
sotto un cielo splendente.
Come gabbiano
dalle ali mozze anela il mare
capisco con dolore
che la vita è spreco vuoto
senza te.
Non ci saranno più affanni
ed ardori
ma solo fiaccole
che bruceranno i nostri cuori.
I baci dati e ricevuti
non saranno più rivissuti.
Quale sia stato quello estremo
non lo percepii nemmeno.
Guardandoti dritto negli occhi
quel giorno,
incantata tra i fiori in giardino
assaporai la gioia suprema
in quell'auro mattino.
Questo tumulo
che grava sul mio petto
non sarà dimora
del tuo spirito diletto
ma tu vivrai e viaggerai con me
a ricordarmi il nostro inscindibile
e indimenticabile vissuto.
Quanti versi avrò ancora da scrivere
quanti vetri appannati vedranno
autunni adornare il cielo.
Quanti fogli abiteranno i miei occhi
e le vocali scorreranno come pioggia
lasciando fragili impronte
a volte spine confitte
ma io cammino sotto ad un tappeto di nuvole
e ho cento stelle imprigionate nel petto.
Di mare vestirò i miei pensieri
indosseranno ogni tanto un po di malinconia
ma sarò viva , leggiadra e generosa
come il mio ciliegio in fiore .
Pretese e attese avranno germogli
l'estate l'ombra tra il frinio dei grilli
la bruma tra radici e foglie ingiallite
e la neve a coprire ogni cosa.
Verrà poi la sera con un sogno e una carezza
sarà tepore quando dai vetri fuori piove!
Se è notte o ancora giorno non mi accorgo,
vivo lontana già dai teneri anni
e Terra non conosco.
Spalanco le porte al sole
ma il sole l'ho lasciato nella mia Isola,
a essa non appartengo
da sempre emigrata,
dentro invade
ma non mi riconosce.
Nomade son io e senza dimora
anche se di pietra tanto si abbonda.
Scivola la luna, sorriso cela
in terra straniera,
leggere son le ali,
spicco dal tronco il volo,
in quale mondo mi ritrovo?
Isola senza isola,
mare dall'acqua fosca,
fiore senza effluvio,
cielo senza stelle mai vorrei essere.
Intanto il tempo mi brucia
e poi la Terra mi prenderà.
vivo lontana già dai teneri anni
e Terra non conosco.
Spalanco le porte al sole
ma il sole l'ho lasciato nella mia Isola,
a essa non appartengo
da sempre emigrata,
dentro invade
ma non mi riconosce.
Nomade son io e senza dimora
anche se di pietra tanto si abbonda.
Scivola la luna, sorriso cela
in terra straniera,
leggere son le ali,
spicco dal tronco il volo,
in quale mondo mi ritrovo?
Isola senza isola,
mare dall'acqua fosca,
fiore senza effluvio,
cielo senza stelle mai vorrei essere.
Intanto il tempo mi brucia
e poi la Terra mi prenderà.
Febbricitanti d’aurore spente
son i passi della notte ghiacciata.
Vestita di stelle e silenzi
respirai lacrime di grano
e cipria d’ancestrali pianeti,
merletti d’ombre sui marciapiedi,
gusci di rami screziati di neve.
Ed un costato d’orizzonte ciliegio
sfamò l’abitudine di settembre,
brina d’alfabeto verniciò il giorno d’incanto,
incarcero una lacrima d’immenso:
è parafrasi d’un fior nel vento disperso.
son i passi della notte ghiacciata.
Vestita di stelle e silenzi
respirai lacrime di grano
e cipria d’ancestrali pianeti,
merletti d’ombre sui marciapiedi,
gusci di rami screziati di neve.
Ed un costato d’orizzonte ciliegio
sfamò l’abitudine di settembre,
brina d’alfabeto verniciò il giorno d’incanto,
incarcero una lacrima d’immenso:
è parafrasi d’un fior nel vento disperso.













