Sono quasi muta,
prossima al silenzio
delle cose senza voce.
Vedo il filo su cui - come un rubino -
vengo fatta scivolare.
Chi ne tiene gli estremi? Chi li muove?
Cosa mai mi fa passare
dal ristagno, dal fumo maligno
di quell'angolo buio
che non osi guardare,
al rinnovarsi segreto
del vento, al controluce esaltante
del mondo,
al ritrovarsi attaccati alla vita,
come spina come filo
alla corrente?
prossima al silenzio
delle cose senza voce.
Vedo il filo su cui - come un rubino -
vengo fatta scivolare.
Chi ne tiene gli estremi? Chi li muove?
Cosa mai mi fa passare
dal ristagno, dal fumo maligno
di quell'angolo buio
che non osi guardare,
al rinnovarsi segreto
del vento, al controluce esaltante
del mondo,
al ritrovarsi attaccati alla vita,
come spina come filo
alla corrente?
10 commenti
Sono nato nel 1986.
Mia madre dice che c'era la neve
anche se non era Inverno.
Dopo siamo venuti qui
dove abito ancora oggi.
Quando avevo 3 anni
abbatterono il muro di Berlino
ma sinceramente non lo ricordo
però so che ne hanno costruiti altri
molto, molto più alti.
A 13 anni ho messo i punti sulla lingua
a 23 ho preso la mononucleosi
e a 20 abbiamo vinto i Mondiali.
A 7 anni rubavo vento per un aquilone
a 17 avevo Internet, 56k, conessione lenta
come questa mano che vorrei passsare nei tuoi capelli
poi, è diventato tutto più veloce, precoce, feroce.
A 14 anni giocavo solo a pallone.
A 15 imparai una nuova parola:
Terrorismo, era l'undici settembre;
e dall'età di 16 anni
affondo le mani nella notte
impiastricciandole di stelle
Mia madre dice che c'era la neve
anche se non era Inverno.
Dopo siamo venuti qui
dove abito ancora oggi.
Quando avevo 3 anni
abbatterono il muro di Berlino
ma sinceramente non lo ricordo
però so che ne hanno costruiti altri
molto, molto più alti.
A 13 anni ho messo i punti sulla lingua
a 23 ho preso la mononucleosi
e a 20 abbiamo vinto i Mondiali.
A 7 anni rubavo vento per un aquilone
a 17 avevo Internet, 56k, conessione lenta
come questa mano che vorrei passsare nei tuoi capelli
poi, è diventato tutto più veloce, precoce, feroce.
A 14 anni giocavo solo a pallone.
A 15 imparai una nuova parola:
Terrorismo, era l'undici settembre;
e dall'età di 16 anni
affondo le mani nella notte
impiastricciandole di stelle
Spesso mangio tantissimo
ma non sono grasso.
Passo intere serate a bere
ma non sono alcolizzato.
Non ricordo le donne che ho incontrato
ma quelle che ho amato
di cui sono stato anche geloso.
Sono salito sulla torre Eiffel
ho visto l'architetura di Gaudì
ma non entrai al Casinò:
ero minorenne.
Ho creduto in tante cose
finendo col persuadermi in niente.
Ho provato vergogna per gli altri.
Ho mentito per non far pena agli altri.
Non ho detto male degli amici
e non sono mai andato al Cinema
né tanto meno a teatro
ma conosco film ed opere
che chi c'è stato non ha mai visto.
Non credo a maghi ed oroscopi
ma mi è capitato di far leggere
la mano ad una zingara.
Possiedo tre chitarre rotte
che di tanto in tanto suono male
ed ho imparato che il ritmo della musica
è nei silenzi del suono,
come quello che senti
che non è quando parli.
Ho appreso di sconfitte che valgono onori
gioie che richiedono dolori
fedi che intersecano il dubbio
verità truccate dall'inganno
traguardi come ricordi
assenze che nelle ore tristi diventano presenze
e questa poesia che devo ad Hikmet
ora che di anni ne ho 28
e non so cosa vedrò
ignoro tutto
e forse scorderò i giorni mesi ed anni
o mi chiuderò come una porta sbattuta
o lascerò il mio cuore saccheggiato
dentro un sacchetto di plastica
o forse ancora rimarrano fragili parole
perché nient'altro so inventare...
Ma voi
potreste
anche solo immaginarlo?
ma non sono grasso.
Passo intere serate a bere
ma non sono alcolizzato.
Non ricordo le donne che ho incontrato
ma quelle che ho amato
di cui sono stato anche geloso.
Sono salito sulla torre Eiffel
ho visto l'architetura di Gaudì
ma non entrai al Casinò:
ero minorenne.
Ho creduto in tante cose
finendo col persuadermi in niente.
Ho provato vergogna per gli altri.
Ho mentito per non far pena agli altri.
Non ho detto male degli amici
e non sono mai andato al Cinema
né tanto meno a teatro
ma conosco film ed opere
che chi c'è stato non ha mai visto.
Non credo a maghi ed oroscopi
ma mi è capitato di far leggere
la mano ad una zingara.
Possiedo tre chitarre rotte
che di tanto in tanto suono male
ed ho imparato che il ritmo della musica
è nei silenzi del suono,
come quello che senti
che non è quando parli.
Ho appreso di sconfitte che valgono onori
gioie che richiedono dolori
fedi che intersecano il dubbio
verità truccate dall'inganno
traguardi come ricordi
assenze che nelle ore tristi diventano presenze
e questa poesia che devo ad Hikmet
ora che di anni ne ho 28
e non so cosa vedrò
ignoro tutto
e forse scorderò i giorni mesi ed anni
o mi chiuderò come una porta sbattuta
o lascerò il mio cuore saccheggiato
dentro un sacchetto di plastica
o forse ancora rimarrano fragili parole
perché nient'altro so inventare...
Ma voi
potreste
anche solo immaginarlo?
Ti sento lontano,
se non fosse per i brevi istanti, scritti nell'arte:
lieta musa, e dolce unione.
Ma nel fumo, non scorgo la tua illustre bellezza,
nè la voce, nè il travaglio delle tue pupille ardenti.
Hai paura che io scorga il tuo
segreto...ma il desiderio è smisurato.
Contiene il fremito e l'ebbrezza di ogni amante ignoto:
ha la crudeltà, l'orgoglio, tutta la gelosia e la poesia!
Non puoi lasciare la Menade,dopo la lunga danza:
assetata e stanca vuole essere presa,
scossa, guidata allo spasimo finale
dal tuo seme violento.
Vuol placarsi infine, nel tuo sudore palpitante.
Amico dolce,sorridi pure,
ma ogni voluttà è cosa seria!
L'affanno si accumula ,e ogni accento trema d'amore...
....Ora guardami, ma con febbre divina!

Spenti. Sospesi. Irrisolti.
È questo che si diventa a un certo punto, anche se non sai mai in quale punto. Succede solo che tutta l'energia, la vitalità, la spensieratezza, si dissolvono lentamente, silenziosamente. Talmente in sordina che te ne rendi conto solo una volta che navighi inesorabile in un mare di apatia.
Magone alla sera, sospirando i ricordi di una te diversa, lontana ormai, di una te viva dentro le piccole cose di ogni giorno, che sembrava sempre poter essere una nuova e sorprendente avventura.
Ora i giorni passano uguali, anche se fai cose diverse. Vivi, ma non vivi per davvero. Ti trascini in mezzo a un fango di vicende delle quali non riesci a cogliere nulla se non la funzionalità di quel momento. Trascini te e i tuoi colori, che lentamente sbiadiscono, in una melma di neutralità e d'ingombrante pesantezza, che attimo dopo attimo ti affossa.
Normale. Diventi schifosamente normale, scialba, incolore.
"Non ti spegnere, ti prego non ti spegnere". Le parole rimbombano nel tuo cervello come un pianto, rassegnate, rimbalzando tra una parete e l'altra della tua esistenza, al buio. Senti solo il rumore sordo dell'impatto. E non vedi niente, coi tuoi occhi vitrei. Occhi Spenti. Ti sei spenta.
Forse è il ciclo naturale delle cose, tutto si attutisce, si affievolisce, trova una sorta di neutralità, di equilibrio. Una dimensione nella quale non è concepito l'eccesso, che sia di vitalità, di spensieratezza, di leggerezza oppure di tristezza, astio o rabbia. Tutto racchiuso nel limite verde dell'insulsa stabilità di un animo vuoto.
In quella parentesi così stretta e piatta, persino la più vivace delle personalità affievolisce come una fiammella in un barattolo chiuso, che soffoca e poi muore. Rimane solo il fumo di quella fiamma spenta, che neanche riesce a uscire. Sta lì, sospeso, in quell'intervallo sottovuoto, a ricordarti insistentemente che una volta al suo posto c'era altro.
È questo che si diventa a un certo punto, anche se non sai mai in quale punto. Succede solo che tutta l'energia, la vitalità, la spensieratezza, si dissolvono lentamente, silenziosamente. Talmente in sordina che te ne rendi conto solo una volta che navighi inesorabile in un mare di apatia.
Magone alla sera, sospirando i ricordi di una te diversa, lontana ormai, di una te viva dentro le piccole cose di ogni giorno, che sembrava sempre poter essere una nuova e sorprendente avventura.
Ora i giorni passano uguali, anche se fai cose diverse. Vivi, ma non vivi per davvero. Ti trascini in mezzo a un fango di vicende delle quali non riesci a cogliere nulla se non la funzionalità di quel momento. Trascini te e i tuoi colori, che lentamente sbiadiscono, in una melma di neutralità e d'ingombrante pesantezza, che attimo dopo attimo ti affossa.
Normale. Diventi schifosamente normale, scialba, incolore.
"Non ti spegnere, ti prego non ti spegnere". Le parole rimbombano nel tuo cervello come un pianto, rassegnate, rimbalzando tra una parete e l'altra della tua esistenza, al buio. Senti solo il rumore sordo dell'impatto. E non vedi niente, coi tuoi occhi vitrei. Occhi Spenti. Ti sei spenta.
Forse è il ciclo naturale delle cose, tutto si attutisce, si affievolisce, trova una sorta di neutralità, di equilibrio. Una dimensione nella quale non è concepito l'eccesso, che sia di vitalità, di spensieratezza, di leggerezza oppure di tristezza, astio o rabbia. Tutto racchiuso nel limite verde dell'insulsa stabilità di un animo vuoto.
In quella parentesi così stretta e piatta, persino la più vivace delle personalità affievolisce come una fiammella in un barattolo chiuso, che soffoca e poi muore. Rimane solo il fumo di quella fiamma spenta, che neanche riesce a uscire. Sta lì, sospeso, in quell'intervallo sottovuoto, a ricordarti insistentemente che una volta al suo posto c'era altro.
Se dalla dolce vigna ieri toglievo
a baci le chiome e il dono
e un passo dopo al suolo tiepide le foglie tornavano,
tornarono in bocca a strani fanti
in un suono disarmato
spigoli storti di icosaèdri,
e l'aria ne fu zeppa e tu melodica
me lo rammenti. Nel cielo ora non trovo
confini se non memorie
di entrambe quelle fanciullezze.

Disseterò i tuoi orizzonti
come talco di foglia
sporcato di fragola e di bosco,
incenso di luce settembrina,
conversazione di lacrima e di brina.
Son gigli fra eclissi di mare
quei tuoi piccoli occhi di calice,
pergolati d’un diamante stellato,
pane di vespro d’immenso piumato.
La notte è un ricamo di rami d’avorio,
frammenti d’anima giocherellano
fra crini di papaveri inerpicati solitari
ed io disseterò i tuoi orizzonti
fra geometrie lunari di campi e di baci.
come talco di foglia
sporcato di fragola e di bosco,
incenso di luce settembrina,
conversazione di lacrima e di brina.
Son gigli fra eclissi di mare
quei tuoi piccoli occhi di calice,
pergolati d’un diamante stellato,
pane di vespro d’immenso piumato.
La notte è un ricamo di rami d’avorio,
frammenti d’anima giocherellano
fra crini di papaveri inerpicati solitari
ed io disseterò i tuoi orizzonti
fra geometrie lunari di campi e di baci.
Nel giardino nudo
degli inverni
la mia pelle è un abito di neve
Brividi di seta arricciata
stille di ghiaccio
sciolte sul petto
e i fiori morti
stuprati dal gelo
nella terra intirizzita
La mia pelle è un abito bianco
il velo candido di una sposa
rimasta pura
Ed attendo il sole gentile
della prossima primavera
per spogliarmi nella luce
dell'amore più caldo
degli inverni
la mia pelle è un abito di neve
Brividi di seta arricciata
stille di ghiaccio
sciolte sul petto
e i fiori morti
stuprati dal gelo
nella terra intirizzita
La mia pelle è un abito bianco
il velo candido di una sposa
rimasta pura
Ed attendo il sole gentile
della prossima primavera
per spogliarmi nella luce
dell'amore più caldo
Fa' che il tuo cammino sia diverso
E che ogni passo sia un sorriso
Che per casa tu abbia l’universo
Cancella chi i tuoi sogni ha deriso
Cerca la passione in ogni cosa
Non restare solo in superficie
Come una farfalla in una rosa
Tuffati nel cuore e in quel che dice
E rischia qualche volta poi vedrai
ti sentirai più viva anche se fallirai
E come il sole il giorno dopo in alto splenderai
Più in alto di chi non rischia mai
Tu fuoco e loro già cenere ormai
Fa che il tuo cammino sia diverso
parla con le onde in riva al mare
grida i tuoi pensieri al cielo terso
Non fermarti prima di arrivare
Ama solamente tutto il mondo
Prendi tutto il tempo per capire
Tieni in cassaforte ogni ricordo
Che nelle notti insonni può servire
E svuota le tue tasche fai vedere quel che hai
E come amore brillerai
Dipingi ogni tuo giorno come il mondo fa con gli occhi
E nell’anima lascia che ti tocchi
Nell’anima lascia che ti tocchi
E che ogni passo sia un sorriso
Che per casa tu abbia l’universo
Cancella chi i tuoi sogni ha deriso
Cerca la passione in ogni cosa
Non restare solo in superficie
Come una farfalla in una rosa
Tuffati nel cuore e in quel che dice
E rischia qualche volta poi vedrai
ti sentirai più viva anche se fallirai
E come il sole il giorno dopo in alto splenderai
Più in alto di chi non rischia mai
Tu fuoco e loro già cenere ormai
Fa che il tuo cammino sia diverso
parla con le onde in riva al mare
grida i tuoi pensieri al cielo terso
Non fermarti prima di arrivare
Ama solamente tutto il mondo
Prendi tutto il tempo per capire
Tieni in cassaforte ogni ricordo
Che nelle notti insonni può servire
E svuota le tue tasche fai vedere quel che hai
E come amore brillerai
Dipingi ogni tuo giorno come il mondo fa con gli occhi
E nell’anima lascia che ti tocchi
Nell’anima lascia che ti tocchi
“Dalle parole del poeta, trarremo, inoltre, conforto per la lentezza con cui procedono le nostre conoscenze scientifiche: là dove non possiamo arrivare volando, dobbiamo arrivare zoppicando. E zoppicare, dicono le scritture, non è peccato.”
(Al-Hariri)
Prima
di cadere nel corpo
costruirò, per reminiscenza,
l’avvenire delle nostre illusioni:
come un ponte tra anima e carne.
E ti persuaderò e ti convertirò
alle infinite gradazioni
del pensiero,
alle piccole
percezioni
che fanno
dell’uomo
un grande
uomo.
Ma
anche
se stessi
mentendo,
prolungando
e orientando
le parole
oltre
il bianco
del foglio,
tu lasciami
lo stesso
vacillare
verso
il
mondo
dell’ignoto
e dell’astratto:
là dove l’assoluto
incontra il suo
opposto.
Così
non
ci sarà più
distinzione
tra i disegni
della mente,
le proiezioni
di noi stessi,
e la percezione
del mondo esterno:
forse niente è casuale,
i pensieri sono inquietanti
conversazioni con se stessi,
e vivere è sapere provare
emozioni, delle quali,
forse, non ci si è
mai ritenuti
capaci.
Strette
in un fascio di rose rosse,
si, proprio lì
e c’erano tutte…
… Vestiva,
ognuna,
il suo profumo
sull’abito di spine
ed appuntava, sulle foglie,
la spilla verde della speranza.
… Erano tutte lì!...
Parlavano d’amore,
frizzavano
di affetti e di gioia,
ma poi,
orfane non erano di amarezze.
… Sensuale,
un pò addolcita,
quella di oggi,
adornata di delicata sapienza
e di un ingenuo, disarmante,
sognare…
… Ha profumo di donna, ancora,
è dipinta coi sorrisi e grida
“Sfido la vita!”...
… Conservo le mie rose
appassite
ma rosse
come le passioni.
… Fiori un po’ sbiaditi,
gli anni che vanno,
ma serrano l’essenza intensa della vita
e restano stretti stretti,
tutti lì.
… Si,
ci sono tutte,
sono le mie profumate primavere…
in un fascio di rose rosse,
si, proprio lì
e c’erano tutte…
… Vestiva,
ognuna,
il suo profumo
sull’abito di spine
ed appuntava, sulle foglie,
la spilla verde della speranza.
… Erano tutte lì!...
Parlavano d’amore,
frizzavano
di affetti e di gioia,
ma poi,
orfane non erano di amarezze.
… Sensuale,
un pò addolcita,
quella di oggi,
adornata di delicata sapienza
e di un ingenuo, disarmante,
sognare…
… Ha profumo di donna, ancora,
è dipinta coi sorrisi e grida
“Sfido la vita!”...
… Conservo le mie rose
appassite
ma rosse
come le passioni.
… Fiori un po’ sbiaditi,
gli anni che vanno,
ma serrano l’essenza intensa della vita
e restano stretti stretti,
tutti lì.
… Si,
ci sono tutte,
sono le mie profumate primavere…
Siamo tutti coniugati con la vita,
tutti attraversati da deserti e desideri,
invisibili spade e cortei di pensieri,
parate militari, bombardamenti aerei.
Ma son quasi infinite le varietà dei fiori,
il cielo cambia e si rinnova melodioso
nei suoni e nei colori. Aneliamo
a un amore sconfinato, sebbene
ciò che meglio conosciamo nel dettaglio
sia il dolore di passare inosservati.
Nel tempo accumuliamo segreti
e baci trattenuti, fino al giorno in cui
vedremo ciò che siamo, e siamo stati.
tutti attraversati da deserti e desideri,
invisibili spade e cortei di pensieri,
parate militari, bombardamenti aerei.
Ma son quasi infinite le varietà dei fiori,
il cielo cambia e si rinnova melodioso
nei suoni e nei colori. Aneliamo
a un amore sconfinato, sebbene
ciò che meglio conosciamo nel dettaglio
sia il dolore di passare inosservati.
Nel tempo accumuliamo segreti
e baci trattenuti, fino al giorno in cui
vedremo ciò che siamo, e siamo stati.
Sento la sabbia del libeccio scorrere lungo la mia schiena
clessidra del tempo fuori dal tempo
fermami, guardami, sfiorami
sento vibrazioni di memorie future scorrere lungo il mio midollo
attraversano il deserto carovane di sogni e presagi
la misteriosa luce delle dita passa al setaccio carezze
celebriamo il miraggio sillabando i nostri corpi
danziamo con estasi in armoniche ombre
sotto un cielo implacabile mentre il mondo compie ellissi
nell' ampiezza della grazia che si snoda nel sole
suggelliamo la transitorietà del empo in eterno divenire
sarà infinito l' attimo
quando il nostro bacio si bagnerà in aurore e tramonti
nell'oasi del ricordo
oltre le dune dell' ignoto
saremo sempre
tu ed io
clessidra del tempo fuori dal tempo
fermami, guardami, sfiorami
sento vibrazioni di memorie future scorrere lungo il mio midollo
attraversano il deserto carovane di sogni e presagi
la misteriosa luce delle dita passa al setaccio carezze
celebriamo il miraggio sillabando i nostri corpi
danziamo con estasi in armoniche ombre
sotto un cielo implacabile mentre il mondo compie ellissi
nell' ampiezza della grazia che si snoda nel sole
suggelliamo la transitorietà del empo in eterno divenire
sarà infinito l' attimo
quando il nostro bacio si bagnerà in aurore e tramonti
nell'oasi del ricordo
oltre le dune dell' ignoto
saremo sempre
tu ed io
Piegata, raccolta su me stessa,
sul letto troppo grande,
sogno il tuo ritorno.
Immagino...
parole e gesti
quasi dimenticate.
Le lenzuole di seta
scivolano sul corpo,
una lacrima le macchia.
Lo specchio riflette
la mia immagine,
che percepisce il desiderio di te.
Asciugo gli occhi e sogno,
di sentire il tuo corpo,
il tuo odore.
La fantasia viaggia
in cerca
di una dolorosa assenza.












