L’oscillazione è lenta,
ma è sempre tardi.
Suona l’ansietà crescente,nel non trovarti.
La clessidra è spaventosa
e il suo scorrere è possente.
Si scioglie il candelabro con le sue candele;
ancora per un po’ l’odore acre
di un liquefarsi resistente,
poi,un lampo che si spegne.

ma è sempre tardi.
Suona l’ansietà crescente,nel non trovarti.
La clessidra è spaventosa
e il suo scorrere è possente.
Si scioglie il candelabro con le sue candele;
ancora per un po’ l’odore acre
di un liquefarsi resistente,
poi,un lampo che si spegne.

12 commenti
Imparerai a stare al mondo
imparerai a tue spese
incontrerai mascherate, ipocriti e falsi
imparerai a non fidarti più di nessuno
nel tempo li riconoscerai guardandoli negli occhi
amati non perdere tempo per chi non ha tempo per te
amati , vivi e sorridi canta , balla
per ogni caduta sarei sempre più forte
non farti mettere da nessuno con le spalle al muro
imparerai , imparerai .
“Per essere creduto non bisogna dire che le menzogne necessarie.”
(Italo Svevo)
A
vent’anni
ero un parassita
senza una coscienza
che mi potesse ospitare;
e se parlavo con me stesso,
era in un confuso
linguaggio
onirico:
un dolcissimo
monologo interiore
che scandiva menzogne
e qualche sporadica verità.
Oggi sono un mutaforma
che si guarda vivere
e che aspetta
miraggi
e
visioni
che non
si avverano
davvero
mai.
È
tempo
di un'ultima
sigaretta, Zeno,
per sentirsi grandi
di grandezza latente;
e poi il finis terrae,
Cabo
de Boa
Esperança
e l'orizzonte
che si agita
nelle nostre
coscienze.
Noi siamo
ammalati a vita,
e non è colpa nostra
se questo continuo
riprodursi
di panorami
che ammaliano
è una meravigliosa
ipnotica Fatamorgana.
“Il pianto offusca le proprie colpe e permette di accusare, senz'obiezioni, il destino.”
(Italo Svevo)
Non andare, oh tu che tanto mi hai sopportato
Che per me sei morta...
ora..settimane...sei andata
Resto ricordo, resto vecchio che chiacchiera
nelle vie di quella panchina
buio di mesi
mi voglio nascondere in piazza
mia vecchia cara
a volte ricordo
i tuoi occhi blu ghiaccio di cartone animato
a volte ricordo, i tuoi pianti,
perche', io, piano, morivo, ogni secondo come il tempo
non voglio restare un male
preferirei morire
nei tuoi ricordi o nei sottoscala di un fienile
urla di rantoli, rantolavo giu per la vita.
urlo di sandali, l eco dei tuoi passi andati in questa mente
il mio ginsberg ce l hai tu
come la mia pioggia e anima
scale di strazi poi
birre di pianti sai
vini di stragi
pugni distrutti in faccia ai muri
sogni dileguati nei miei letti sudati
nei mesi al sud o in questa nuova casa
la mia spiritualita' resta l unica strada
i miei libri l unica fata
ora... settimane...sei andata..
io gioisco forse se bevo
qualche buona annata
qualche nuovo cuore
che mi stuzzica, mi ruggisce
almeno alla facciata...
Che per me sei morta...
ora..settimane...sei andata
Resto ricordo, resto vecchio che chiacchiera
nelle vie di quella panchina
buio di mesi
mi voglio nascondere in piazza
mia vecchia cara
a volte ricordo
i tuoi occhi blu ghiaccio di cartone animato
a volte ricordo, i tuoi pianti,
perche', io, piano, morivo, ogni secondo come il tempo
non voglio restare un male
preferirei morire
nei tuoi ricordi o nei sottoscala di un fienile
urla di rantoli, rantolavo giu per la vita.
urlo di sandali, l eco dei tuoi passi andati in questa mente
il mio ginsberg ce l hai tu
come la mia pioggia e anima
scale di strazi poi
birre di pianti sai
vini di stragi
pugni distrutti in faccia ai muri
sogni dileguati nei miei letti sudati
nei mesi al sud o in questa nuova casa
la mia spiritualita' resta l unica strada
i miei libri l unica fata
ora... settimane...sei andata..
io gioisco forse se bevo
qualche buona annata
qualche nuovo cuore
che mi stuzzica, mi ruggisce
almeno alla facciata...
Acrobazie d’orizzonte
son spirali di caduca neve,
fazzoletti d’un respiro di sole,
baci stellati fra sillabe di cotone.
Intonaco di cielo e poesia di cartone,
clessidre lunari e polvere d’alluvione,
riflessi d’anima s’inchinano alla sera:
brilla dolcemente metafora di cuore
ed il vento è un piccolo acquerello di primavera.
son spirali di caduca neve,
fazzoletti d’un respiro di sole,
baci stellati fra sillabe di cotone.
Intonaco di cielo e poesia di cartone,
clessidre lunari e polvere d’alluvione,
riflessi d’anima s’inchinano alla sera:
brilla dolcemente metafora di cuore
ed il vento è un piccolo acquerello di primavera.

t'ho vissuto nel sogno d'ansimanti vertigini
nell'aria stremata di te su calde orme di passi silenziosi
assottigliano l'essenza d'una dolce cadenza passionale
alleata d'un richiamo conturbante
sfuggente nell'incertezza che accresce la cupidigia dei sensi
tessuti in un'implosione d'erica
nel suo ridestare vezzi amaranto
dischiusi nel tuo cielo nascosto
mentre la luna calante armoniosa di mani gestuali
plasma il tuo volto...
che invano ho cercato nel rumore della folla

Sento una malinconia
che l'aria fa vibrare
e l'inumidisce di fluidi molecolari.
Un disordine immane
ha cancellato il fraterno abbraccio
di comunione fra esseri fratelli
sotto lo stesso cielo
in un odio che arruffa
quelle immense terre
dove sorge il sole.
Come terremoto del sangue
gonfia ogni vena, fa gemere la carne
riducendola in polvere
atta a giacere nell'urna del silenzio
senza misericordia di ritorno.
La luna ha indossato un velo nero
il sole si è ritirato nell'oltretomba
di un enigmatico sentiero
mentre l'acre fumo s'alza in cielo
in puzzo di orrenda carneficina.
Nel nostro tempo è stata cancellata
la parola Amore Universale
che ha mosso in ribellione grandi masse
rivolte al muro della pietra nera
giurando odio al diverso
inviso occidentale
e di annientare come agnelli sacrificali
coloro che non condividono
il loro ugual pensiero.
Mia zia, colta e pia,
viveva in compagnia,
suo unico piacere,
di libri e di preghiere
e coi suoi novant’anni con cui parlava spesso.
libando al buon Barbera,
costante li curava e se ne compiaceva.
Trascorreva il giorno a leggere e a pregare,
ma, costumava a sera parlare con Gesù.
Una di queste disse:
<Signore Onnipotente,
Tu sai che la tua serva ormai non vale più,
sono pesante e zoppa, curva nella groppa,
il mio cuore frena e m’offre poca lena.
Anche se poco vedo, provvedo alle mie cose,
innaffio le Tue rose e tanto mi consola
legger la Tua Parola.
Il mio orecchio è sordo, ma sento quel che dici,
di quei tanti amici rimani solo Tu.
Ora vorrei pregarti, permettermi di osare:
se dovrai bussare per caso al mio portone,
vorrei farti passare qualche metro appresso,
di là c’è un altro ingresso.
viveva in compagnia,
suo unico piacere,
di libri e di preghiere
e coi suoi novant’anni con cui parlava spesso.
libando al buon Barbera,
costante li curava e se ne compiaceva.
Trascorreva il giorno a leggere e a pregare,
ma, costumava a sera parlare con Gesù.
Una di queste disse:
<Signore Onnipotente,
Tu sai che la tua serva ormai non vale più,
sono pesante e zoppa, curva nella groppa,
il mio cuore frena e m’offre poca lena.
Anche se poco vedo, provvedo alle mie cose,
innaffio le Tue rose e tanto mi consola
legger la Tua Parola.
Il mio orecchio è sordo, ma sento quel che dici,
di quei tanti amici rimani solo Tu.
Ora vorrei pregarti, permettermi di osare:
se dovrai bussare per caso al mio portone,
vorrei farti passare qualche metro appresso,
di là c’è un altro ingresso.
Pelle al profumo di incenso amaro
e la striscia rossastra
che non consente equivoci
Sento le tue ferite sotto le dita
e la mia bocca intuisce il sale del sangue
nell'accostarsi al tuo petto
il sapore di ruggine dei chiodi
piantati tra le costole
le nere spine
del dolore di una crocifissione
e il sussulto di un brivido
che contiene cento inverni
nel fuoco divenuto ghiaccio
dei tuoi strani inferni condensati
in un silenzio mortale
Sento le tue ferite sotto le dita
ed il mio senso di colpa
si fa cancrena nel cuore
tra vene di pianto
e la striscia rossastra
che non consente equivoci
Sento le tue ferite sotto le dita
e la mia bocca intuisce il sale del sangue
nell'accostarsi al tuo petto
il sapore di ruggine dei chiodi
piantati tra le costole
le nere spine
del dolore di una crocifissione
e il sussulto di un brivido
che contiene cento inverni
nel fuoco divenuto ghiaccio
dei tuoi strani inferni condensati
in un silenzio mortale
Sento le tue ferite sotto le dita
ed il mio senso di colpa
si fa cancrena nel cuore
tra vene di pianto
Quello che le parole non dicono il cuore urla.
Urla attraverso le mani, urla attraverso la pelle, urla attraverso gli occhi.
E’ una voce che riecheggia in un luogo angusto e solitario.
La tua immagine è dipinta sulla tela dei miei sogni, la sfioro, ma al contatto dolcemente si dissolve …
eppure abiti ogni mio sorriso, ogni mia lacrima, ogni mia paura.
Urla attraverso le mani, urla attraverso la pelle, urla attraverso gli occhi.
E’ una voce che riecheggia in un luogo angusto e solitario.
La tua immagine è dipinta sulla tela dei miei sogni, la sfioro, ma al contatto dolcemente si dissolve …
eppure abiti ogni mio sorriso, ogni mia lacrima, ogni mia paura.
Una voce amica con cui parlare
della natura, della famiglia,
dell'amore.
Lei...la mia voce amica
che parla con la penna
e riempie di poesia i fogli.
Da lei non ti puoi aspettare
il silenzio, non è da lei
non è nel suo spirito.
Mi illumina con il sorriso
dimostrandomi affetto
forse quello che non ho mai ricevuto.
Mi manca,
ma so che tornerà, so che quel sorriso
non sarà solo virtuale.
E' un momento difficile
ma dopo la tempesta
torna il sereno.
So che arriverà quell'alba
a sorprenderci in riva al mare
a raccontarci sorridendo.
E questo momento
sarà solo
un brutto ricordo.
La voce amica
squillante e sorridente
tornerà come prima.
L'AMICIZIA VERA E' UNICA, CON TANTO AFFETTO DEDICATA A CATERINA.
Voce (non la mia ho capito) :-) e pianoforte ...un po' di immaginazione :-)
Lei
È sabbia fine di un deserto che
Scivolò
Nella clessidra della fantasia
Raggelò
Capì che il tempo miete vittime
Si fermò
Scelse una lacrima e si innamorò
Mai fuggi dal suo pianeta
Mai salì su una cometa
Fai una magia
Quando sei un po’ a corto di fantasia
E la realtà
Indifesa ti sorprenderà
Dai
Fai un grappolo del cuore
Dagli un acino d’amore
Stai dormendo amore mio
Sogna pure che qui ci sono io
Lui
È un vento caldo del deserto che
Trasportò
La sabbia fuori dalla prigionia
Dopo un po’
Capì che tutto era più semplice
Si fermò
Cercò un sorriso e si innamorò
Si fuggì dal suo pianeta
In due salì su una cometa
Fanno magie
Quando sono a corto di fantasie
E la realtà
Indifesi non li sorprenderà
Dai
Fai un grappolo del cuore
Dalle un acino d’amore
Stai dormendo amore mio
Sogna pure che qui ci sono io
Lei
È sabbia fine di un deserto che
Scivolò
Nella clessidra della fantasia
Raggelò
Capì che il tempo miete vittime
Si fermò
Scelse una lacrima e si innamorò
Mai fuggi dal suo pianeta
Mai salì su una cometa
Fai una magia
Quando sei un po’ a corto di fantasia
E la realtà
Indifesa ti sorprenderà
Dai
Fai un grappolo del cuore
Dagli un acino d’amore
Stai dormendo amore mio
Sogna pure che qui ci sono io
Lui
È un vento caldo del deserto che
Trasportò
La sabbia fuori dalla prigionia
Dopo un po’
Capì che tutto era più semplice
Si fermò
Cercò un sorriso e si innamorò
Si fuggì dal suo pianeta
In due salì su una cometa
Fanno magie
Quando sono a corto di fantasie
E la realtà
Indifesi non li sorprenderà
Dai
Fai un grappolo del cuore
Dalle un acino d’amore
Stai dormendo amore mio
Sogna pure che qui ci sono io
« Vuoi essere un grande? Comincia con l'essere un piccolo. »
(Sant’Agostino)
Quando
il mio amore
mi sorride con gli occhi,
e quando accorda tempo e spazio
per definire con lo sguardo
l’armonia del cosmo,
io mi dimentico
degli assiomi
e dei concetti.
Sento la pace
quasi fosse
musica
blu,
e
la
vedo
quasi
fosse
un pennello
intriso di giallo.
Ma quando
le stelle
nel
cielo
ci sono
davvero,
e tu dormi,
e io tremo,
allora sì
che
i soli
colori
che sento
e che vedo
sono quelli
di un piccolo
e dolce pensiero;
che ora è un'immagine,
ma forse un dì sarà poesia.
Averti con me un attimo solo,
guardare i tuoi occhi e
trovarci una fata e tanti folletti.
… Tornare bambina…
Accostarmi alla bocca a coglierne
strofe, una ninna-nanna d’amore.
… Era il tempo di ieri…
Accordo note malinconiche
e somiglio sempre più a te,
perché i figli invecchiano
come le madri…
Ha mangiato i piccoli ricordi,
il tempo, perchè fragili
in una memoria bambina.
… Ah, riaverli in un abbraccio…
Sarebbe come stringere te
e tornare nel guscio delle tue braccia.
… Per un attimo, con me,
ancora bimba e poi ancora figlia
e piangere qualche lacrima
tra le tue carezze….
guardare i tuoi occhi e
trovarci una fata e tanti folletti.
… Tornare bambina…
Accostarmi alla bocca a coglierne
strofe, una ninna-nanna d’amore.
… Era il tempo di ieri…
Accordo note malinconiche
e somiglio sempre più a te,
perché i figli invecchiano
come le madri…
Ha mangiato i piccoli ricordi,
il tempo, perchè fragili
in una memoria bambina.
… Ah, riaverli in un abbraccio…
Sarebbe come stringere te
e tornare nel guscio delle tue braccia.
… Per un attimo, con me,
ancora bimba e poi ancora figlia
e piangere qualche lacrima
tra le tue carezze….













