Spazio per te
Stare con te,
non sempre
è facile,
a volte bisogna sacrificarsi,
fare un po’ di spazio
per te,
per cui provo così tanto bene,
per te,
facci spazio nella mia vita,
per te,
solo per te;
cerco di impegnarmi,
e di non ascoltare il mio
ego
egoista.
Stare con te,
non sempre
è facile,
a volte bisogna sacrificarsi,
fare un po’ di spazio
per te,
per cui provo così tanto bene,
per te,
facci spazio nella mia vita,
per te,
solo per te;
cerco di impegnarmi,
e di non ascoltare il mio
ego
egoista.
1 commento
IInarco piano la schiena
al brivido di fuoco
che m'accendi dentro
le tue dita disegnano
calde traiettorie
sulla mia pelle nuda
S'aprono come ventagli incendiati
le tue mani danzando
sui miei fianchi
la passione ha il fulcro rosso
e germina fiori scarlatti
con lingue di porpora
nel mio giardino proibito
Son fiori di fiamma
e steli le vene pulsanti
di vivo, palpabile desiderio
mentre semini amore
nella terra del mio corpo
che ti riceve fertile
Son fiori di fiamma
e gemme i nostri occhi ferventi
bruciano petali nel sangue
ardiamo nel profumo
di voglie cocenti
Meravigliosi nell'abbraccio splendiamo
Il calore si scioglie
in delizie di nettare
Di questo sole folle godiamo
siamo fiori di fiamma
sbocciati nell'estasi
al brivido di fuoco
che m'accendi dentro
le tue dita disegnano
calde traiettorie
sulla mia pelle nuda
S'aprono come ventagli incendiati
le tue mani danzando
sui miei fianchi
la passione ha il fulcro rosso
e germina fiori scarlatti
con lingue di porpora
nel mio giardino proibito
Son fiori di fiamma
e steli le vene pulsanti
di vivo, palpabile desiderio
mentre semini amore
nella terra del mio corpo
che ti riceve fertile
Son fiori di fiamma
e gemme i nostri occhi ferventi
bruciano petali nel sangue
ardiamo nel profumo
di voglie cocenti
Meravigliosi nell'abbraccio splendiamo
Il calore si scioglie
in delizie di nettare
Di questo sole folle godiamo
siamo fiori di fiamma
sbocciati nell'estasi
Non sfiorisce,
non invecchia, né appassisce
non si esaurisce l’amore
con cinquant’anni in groppa
non è stata troppa fatica e cura
a traghettarne il peso.
Alle rughe, a qualche acciacco
e al tuo mal di schiena!
gli daremo smacco;
Ne è valsa la pena.
non invecchia, né appassisce
non si esaurisce l’amore
con cinquant’anni in groppa
non è stata troppa fatica e cura
a traghettarne il peso.
Alle rughe, a qualche acciacco
e al tuo mal di schiena!
gli daremo smacco;
Ne è valsa la pena.

Auguri di buon compleanno papà
anche se non ci sei più sei dentro me nel mio cuore
Tanti auguri di buon compleanno dalla tua piccola
vorrei vedere i tuoi occhi
commosi che mi guradano e ammirano la donna che sono diventata
vorrei mandarti un messaggio ......AUGURI PAPA' TI VOGLIO BENE......
vorrei poter sentire la tua voce
mi manca non poter essermi goduta il mio papa' avevo tre anni
il tuo ricordo orami è una foto
sei una stella nel cielo la più splendente l'amore resta l'amore vince
Buonanotte dalla tua piccola ti abbraccio e sorriderò sempre per te ti voglio bene .<3
Fu vera quella volta:
la virtualità era lontana
e le mani riuscirono a sfiorarsi.
Tutte le luci accesero
il concerto degli sguardi,
e il desiderio prese il corpo.
Le movenze, divennero parole
e stabilirono momenti, ore,
dense di vittoria.
I fianchi divennero di voluttà,
e il seno si offri dolce e temerario.
Fu tutto di un unico colore…
…come di un rosso chagall!
Mi accorgo
che è passato tanto tempo
dall'ultimo abbraccio,
dall'ultimo bacio.
Il gioco si è
trasformato
in felicità,
poi in tristezza.
Vorrei capire
dove andare...
cosa fare...
Un giorno
tutto sarà solo un ricordo
ma fino ad allora
la ferita sanguina.
Congelerò il cuore
quando le tue mani
lo raccoglieranno sarà pronto
a battere ancora.
Ma fino ad allora
mi chiedo...
dove andare...
cosa fare...
Ed un costato di geografie
dipinge d’autunno i tuoi baci
solstizio di pane e parole,
scalza radice fra rugiada di sole.
Anima scucita d’inverno
è quel battito intirizzito d’amore.
Stringo la luce dei tuoi occhi
come granelli d’alba ed oceani
ed inchiostro di cuore s’infuria
come alluvione d’un ramo di pesco:
sazio è ora il pergolato del silenzio.
dipinge d’autunno i tuoi baci
solstizio di pane e parole,
scalza radice fra rugiada di sole.
Anima scucita d’inverno
è quel battito intirizzito d’amore.
Stringo la luce dei tuoi occhi
come granelli d’alba ed oceani
ed inchiostro di cuore s’infuria
come alluvione d’un ramo di pesco:
sazio è ora il pergolato del silenzio.
Autarchiche figure negano parole sotto forma di ellissi
Inestimabili cuciono fili di aria prima dell’eclissi
Rubano furtive lancette di vita
Inebriate di futuro con la memoria sbiadita
Insopportabili nel frivolo rimedio lenitivo del mare
Celano, unici possidenti, le verità da buttare
Svelano crude bugie da salvare
Umiliano i passi che ci vorrebbero illuminare
Versano odio palesando l’amore
Forti della propria sicumera senza onore
Grondanti di senno dopo esser stati stanati
Senza nessuna pietà da chi li conosce allontanati.
Ripiegano allora sopra se stessi
Mostrandosi concavi e non convessi
Privati di altrui linfa soccombono ai calci
Svanendo sconfitti dalle anime che impugnano falci
A (primo amico) :” io non c’ho capito un cazzo”
B (secondo amico): “io lo preferivo quando scriveva semplice”
C (terzo amico): “siete veramente ottusi, sono perle ai porci…ma come fate a non leggere tra le righe”?
A : ma chi sono questi che rubano le lancette? Orologiai svizzeri? Lo sapevo che prima o poi andavano a finire male.
B : “ già non si vede più uno SUOCH, una volta non si parlava di altro”
C : “ Sentite la poesia non va spiegata…ma è così, mi sarei meravigliato del contrario, cioè se voi due l’aveste capita”
B :” ehhhh è arrivato il genio…”
A : “sentite, rileggendola noto un’introspezione fisica nota con l’acronimo MC”
B: “Eh? Hai ingoiato un dizionario”?
C: “ sono stupito…acronimo MC”?
A” masturbazione CELEBRARE”
C. “ CEREBRALE asino”!
A: no CELEBRARE nel senso che ogni volta che mi sono fatto una sega l’ho sempre celebrata adeguatamente”
B:” dai basta andiamo a bere una birra”
A:” si io un litro almeno “
C: “ si dai io un Cartizze di Valdobbiadene della cantina Ponsardelli”
A:” bello essere amici”
B. “ già…”
C: “andiamo”
Inestimabili cuciono fili di aria prima dell’eclissi
Rubano furtive lancette di vita
Inebriate di futuro con la memoria sbiadita
Insopportabili nel frivolo rimedio lenitivo del mare
Celano, unici possidenti, le verità da buttare
Svelano crude bugie da salvare
Umiliano i passi che ci vorrebbero illuminare
Versano odio palesando l’amore
Forti della propria sicumera senza onore
Grondanti di senno dopo esser stati stanati
Senza nessuna pietà da chi li conosce allontanati.
Ripiegano allora sopra se stessi
Mostrandosi concavi e non convessi
Privati di altrui linfa soccombono ai calci
Svanendo sconfitti dalle anime che impugnano falci
A (primo amico) :” io non c’ho capito un cazzo”
B (secondo amico): “io lo preferivo quando scriveva semplice”
C (terzo amico): “siete veramente ottusi, sono perle ai porci…ma come fate a non leggere tra le righe”?
A : ma chi sono questi che rubano le lancette? Orologiai svizzeri? Lo sapevo che prima o poi andavano a finire male.
B : “ già non si vede più uno SUOCH, una volta non si parlava di altro”
C : “ Sentite la poesia non va spiegata…ma è così, mi sarei meravigliato del contrario, cioè se voi due l’aveste capita”
B :” ehhhh è arrivato il genio…”
A : “sentite, rileggendola noto un’introspezione fisica nota con l’acronimo MC”
B: “Eh? Hai ingoiato un dizionario”?
C: “ sono stupito…acronimo MC”?
A” masturbazione CELEBRARE”
C. “ CEREBRALE asino”!
A: no CELEBRARE nel senso che ogni volta che mi sono fatto una sega l’ho sempre celebrata adeguatamente”
B:” dai basta andiamo a bere una birra”
A:” si io un litro almeno “
C: “ si dai io un Cartizze di Valdobbiadene della cantina Ponsardelli”
A:” bello essere amici”
B. “ già…”
C: “andiamo”
Tutto ciò che oggi posso recare
è questo, il mio cuore e respirarti,
l'ibisco più elegante corteggiare un'ape
ed inoltre una canzone.
A dire il vero non è tanto
ma rifai la somma e non sbagliare:
questo, il mio cuore e tutti i fiori.
Hai contato mai tanto Infinito
sulle dita di una mano?
Lungi ancora è il giorno,
quando solo imago sarai ai miei pensieri;
per le vie intanto vago sconsolato,
mentre il cuor non si dà pace,
mentre cerco la tua voce.
Ma tace ancora, e tace,
onde in quest’attesa l’attimo si fa infinito.
E tu, s’alle amate sponde mai
ti spingerà Nostos passato il dì,
quei lievi accenti cercando e quei sospiri,
straniero non ti giunga un sovrumano silenzio;
me non troverai lì,
ma ascolta l’aure, ascolta il vento,
forse un’eco riederà dell’amoroso tempo,
onde un rivo ti righerà il viso,
e morta la speranza:
l’antica favola tornerà, sì, come la vita,
ma nella mesta e pur dolce ricordanza.
quando solo imago sarai ai miei pensieri;
per le vie intanto vago sconsolato,
mentre il cuor non si dà pace,
mentre cerco la tua voce.
Ma tace ancora, e tace,
onde in quest’attesa l’attimo si fa infinito.
E tu, s’alle amate sponde mai
ti spingerà Nostos passato il dì,
quei lievi accenti cercando e quei sospiri,
straniero non ti giunga un sovrumano silenzio;
me non troverai lì,
ma ascolta l’aure, ascolta il vento,
forse un’eco riederà dell’amoroso tempo,
onde un rivo ti righerà il viso,
e morta la speranza:
l’antica favola tornerà, sì, come la vita,
ma nella mesta e pur dolce ricordanza.
Dove il tuo dolore
è sangue rappreso sul cuore
e la ferita antica brucia
ancora di un sacro fuoco
lì si fermano i versi
scritti su fili di vene
i poeti accarezzano l'anima
con la dolcezza che il mondo nega
e t'avvolgono nel calore
che lenisce i brividi di neve
i poeti accarezzano l'anima
con il sole sorto dentro le parole
e in quel momento
fosse il più breve degli attimi
profondamente soffrono
godono e amano
certamente vivono
è sangue rappreso sul cuore
e la ferita antica brucia
ancora di un sacro fuoco
lì si fermano i versi
scritti su fili di vene
i poeti accarezzano l'anima
con la dolcezza che il mondo nega
e t'avvolgono nel calore
che lenisce i brividi di neve
i poeti accarezzano l'anima
con il sole sorto dentro le parole
e in quel momento
fosse il più breve degli attimi
profondamente soffrono
godono e amano
certamente vivono
Il suonatore di violino ora spaccia rose
in una trattoria di città fuori mano
ha un solo orecchino, l’altro l’ha venduto
dopo essersi tagliato l’orecchio.
Il becchino è morto, nessuno s’è n’è accorto
e non è stato seppellito, è il solito paradosso
di questo convivio scollato, il rosso
è scarlatto, il nero assoluto, l’orto
invece è abbandonato, sarà che invecchio
ma ogni giorno così per me è rubato.
La rabbia grida vendetta, è strano
che non mi sia accorto di come stessero le cose.
L’artista gioca con la sua arte, la verità
verrà fuori e già niente è come prima
i nodi sono inestricabili? Credo proprio
di no, basta cambiare prospettiva
e la luce può tornare, nulla osta.
Tantalo è imprigionato e Socrate
ha scelto la sua sorte, le grate
della prigione posso essere segate
ora è autunno ma c’è stata l’estate
si chiama libertà, si scrive nella posta.
La signora dai capelli blu è protettiva
ama David Bowie e ascolta alla radio
solo musica italiana, lei non fuma
ma ama all’inverso, forse non basterà.
Oppure si chi può dirlo? C’è un grillo
fastidioso all’uscio di casa, ha una chitarra
e canta “ I want you”, sarà pure un problema
ma può essere risolto da un’operazione
a cuore aperto. Le sensazioni autunnali
che brutta cosa, ogni volta che parlano
è una truffa. E’ stato a amore a prima svista
c’è un refuso a testimoniarlo. Il primo della lista
ha fatto le valigie, coloro che s’amano
sono fermi alla frontiera, i generali
dell’aviazione hanno scritto una canzone
per dare morale alla truppa. Lo schema
è saltato, ora mi tocca versare la caparra
per l’acquisto di un letto in un ostello.

Noi poeti della notte scriviamo
momenti felici o tristi raccontiamo noi e voi
ascoltiamo il proprio cuore guardando la luna e le stelle
o ammirando un tramonto
fra noi di tanto amore lasciandosi andare ogni giorno
tra le righe a volte non trovi le parole
e rimane una pagina bianca che ingiallisce
nel tempo
Una gamba pesa sull'altra, lo si vede anche
in un sacco di quadri di uomini stanchi -
le sere di ottobre nelle quali era già tardi
per risvegliarmi e troppo presto
per addormentarmi.
Dov'era l'oro la cornice s'ingrigia.
C'è quasi sempre un vaso
che puzza ancora di giglio.

nelle semine dell’anima
intristite dal gelo a far inverno
sa intravedere grigi e salti di buio
nel tremore attutito di mani
inabili percepire la dolcezza d’un fruscìo
che si schiuda tra le dita
incespica in aspre siepi di livore
inseparabile alleato nei taglienti traguardi
rivolti incupire iridi femminee
libere di gioire nei colori del creato
persa nel riflesso concavo d’ombra maligna
sa scolpire grinze approfondite di malarmonia
nell’incarnato che assecondi
la vertigine intinta in cieli neri












