S’attarda una stella,
scuce il suo diario di luce,
zampilla fra la brina dei campi,
abbottona lacrime d’orizzonte ai fior.
Solstizio crepuscolare m’abbacina,
abaco di luna corallo zittisce,
il ciel s’intinge di nuvole argento,
il cuor mio è calamaio di lana e dolor.
scuce il suo diario di luce,
zampilla fra la brina dei campi,
abbottona lacrime d’orizzonte ai fior.
Solstizio crepuscolare m’abbacina,
abaco di luna corallo zittisce,
il ciel s’intinge di nuvole argento,
il cuor mio è calamaio di lana e dolor.
7 commenti
Viviamo i nostri giorni
come bandiere che sventolano in una sola direzione
sempre vestite dallo stesso vento,
come polvere appoggiata su un piano
dopo aver brevemente danzato nel buio di una stanza.
Abbiamo occhi per vedere ma non guardiamo
Sempre davanti allo stesso film rassicurati perché conosciamo il finale
Abbiamo piedi per camminare
Che calpestano sempre le stesse orme quasi a non voler lasciare un segno nuovo
Eppure siamo stati bambini
con occhi gentili nei confronti dei sogni
Persi in un bosco ad aiutare le fate,
seduti in un guscio a solcare il mare.
Eppure siamo stati bambini
incantati dal buio lucente delle stelle
Cavalieri splendenti a lottare col male,
inventori e scienziati curiosi del nulla.
Viviamo i nostri giorni
come buste vuote ma già ermeticamente chiuse
nulla ci può riempire, nulla potrebbe uscire
come bicchiere già pieno fino all’orlo
a cui nessuno ha mai accostato le labbra.
Abbiamo vie diverse che si aprono davanti a noi
Ma vediamo e imbocchiamo sempre la stessa strada rassicurati
Perché sappiamo dove ci vuole portare.
Senza nemmeno accorgercene
siamo entrati nel fiume del quotidiano
Goccia vicino a goccia
a seguirne le anse senza un sorriso.
Eppure siamo stati bambini
con respiri profondi nei confronti dei desideri
con lo sguardo incantato sui fiocchi di neve
con un occhio socchiuso a mirare nel cielo.
Eppure siamo stati bambini
Anche se non ce lo ricordiamo più
ponevamo domande e ascoltavamo le risposte
la testa era infinita da riempire con meraviglia.
Siamo diventati adulti e risultiamo piccoli
Eravamo bambini e risultavamo grandi
Siamo diventati adulti
limando i sogni
Adattando le voglie
Abbassando le aspettative
Medicando l’anima.
Siamo diventati grandi rendendo piccolo e finito
il nostro infinito personale universo
Torniamo piccoli per renderlo nuovamente senza limite.
Sconfinato.
come bandiere che sventolano in una sola direzione
sempre vestite dallo stesso vento,
come polvere appoggiata su un piano
dopo aver brevemente danzato nel buio di una stanza.
Abbiamo occhi per vedere ma non guardiamo
Sempre davanti allo stesso film rassicurati perché conosciamo il finale
Abbiamo piedi per camminare
Che calpestano sempre le stesse orme quasi a non voler lasciare un segno nuovo
Eppure siamo stati bambini
con occhi gentili nei confronti dei sogni
Persi in un bosco ad aiutare le fate,
seduti in un guscio a solcare il mare.
Eppure siamo stati bambini
incantati dal buio lucente delle stelle
Cavalieri splendenti a lottare col male,
inventori e scienziati curiosi del nulla.
Viviamo i nostri giorni
come buste vuote ma già ermeticamente chiuse
nulla ci può riempire, nulla potrebbe uscire
come bicchiere già pieno fino all’orlo
a cui nessuno ha mai accostato le labbra.
Abbiamo vie diverse che si aprono davanti a noi
Ma vediamo e imbocchiamo sempre la stessa strada rassicurati
Perché sappiamo dove ci vuole portare.
Senza nemmeno accorgercene
siamo entrati nel fiume del quotidiano
Goccia vicino a goccia
a seguirne le anse senza un sorriso.
Eppure siamo stati bambini
con respiri profondi nei confronti dei desideri
con lo sguardo incantato sui fiocchi di neve
con un occhio socchiuso a mirare nel cielo.
Eppure siamo stati bambini
Anche se non ce lo ricordiamo più
ponevamo domande e ascoltavamo le risposte
la testa era infinita da riempire con meraviglia.
Siamo diventati adulti e risultiamo piccoli
Eravamo bambini e risultavamo grandi
Siamo diventati adulti
limando i sogni
Adattando le voglie
Abbassando le aspettative
Medicando l’anima.
Siamo diventati grandi rendendo piccolo e finito
il nostro infinito personale universo
Torniamo piccoli per renderlo nuovamente senza limite.
Sconfinato.
- Che suono si udirà
- quando nasce un’ idea?
- in mente esploderà
- un’energia che crea.
- Un fuoco d’artificio
- Illumina la mente,
- la luce è d’auspicio
- nel ridestar la gente.
- Un fuoco colorato
- Illumina il sentiero
- In cielo vien sparato
- di gioia è foriero.
- Che suono si udirà
- quando muore una vita?
- Un colpo partirà:
- fugge ora dalle dita
- la promessa futura,
- di giochi e sorrisi,
- di un’idea matura
- e sogni adesso uccisi.
- Troppi ancora i bambini
- nel nostro ingiusto mondo,
- solo i fuochi assassini
- hanno di sottofondo.
- Senza scuola e istruzione
- son guerrieri senza armi,
- senza rivoluzione,
- sono persone inermi.
- Pedine del futuro
- Senza la volontà
- esercito sicuro
- senza più libertà.
Scavanno un giorno dentro ar mi giardino,
trovo ‘na crozza e du ossa vicino.
‘A presi fra le mani co ossequienza
pe nun trascurà sta circostanza.
E mentre che io sto a curiosà,
‘nse mette tutto a ‘n tratto a parlà.
Tant’è vero che, impaurito,
velocemente me ne ero ito.
Nun sono affatto morta pe a guera,
nun ce ne stanno tante in questa tera,
nun voijo cantà a vita mia perduta
benché felice l’ebbi conosciuta.
Nun m’hanno data a medaija d’oro
vissi sortanto con un gran decoro.
Nun so ‘na crozza invero imporante
chi mi ammazzò è ‘povero ignorante.
Voijo parlatte der mi assassino
crudele specie, feroce malandrino,
prima te uccide a personalità,
poi puoi morì, ce poi anco schiattà.
Magari avesse n’arma da battaja
a quale contro te esso si scaja,
l’arma se trova nella sua presenza,
amico mio se chiama Indifferenza.
Ora che tu mi hai trovato
e er mi messaggio hai recepito,
metteme ‘nsieme a tutti l’artri morti
co cui condividere rapporti
e nun vicino a quelli che
‘nte penseno e fanno sol per se.
trovo ‘na crozza e du ossa vicino.
‘A presi fra le mani co ossequienza
pe nun trascurà sta circostanza.
E mentre che io sto a curiosà,
‘nse mette tutto a ‘n tratto a parlà.
Tant’è vero che, impaurito,
velocemente me ne ero ito.
Nun sono affatto morta pe a guera,
nun ce ne stanno tante in questa tera,
nun voijo cantà a vita mia perduta
benché felice l’ebbi conosciuta.
Nun m’hanno data a medaija d’oro
vissi sortanto con un gran decoro.
Nun so ‘na crozza invero imporante
chi mi ammazzò è ‘povero ignorante.
Voijo parlatte der mi assassino
crudele specie, feroce malandrino,
prima te uccide a personalità,
poi puoi morì, ce poi anco schiattà.
Magari avesse n’arma da battaja
a quale contro te esso si scaja,
l’arma se trova nella sua presenza,
amico mio se chiama Indifferenza.
Ora che tu mi hai trovato
e er mi messaggio hai recepito,
metteme ‘nsieme a tutti l’artri morti
co cui condividere rapporti
e nun vicino a quelli che
‘nte penseno e fanno sol per se.
C’era l’imponenza delle piramidi e Cleopatra
che s’era fatta rifare il naso in una clinica
di Stoccolma mentre Antonio recitava
in un film su Marlon Brando. Lizzy aveva
gli occhi viola e se qualcuno giocava
d’azzardo lo murava vivo nell’alcova.
Orlando roteava la durlindana antica
la luna era lontana e l’acqua salmastra.
I sogni sull’aquilone non atterrano mai
il buco della serratura è otturato
se ti spogli, lo spettacolo è solo per me.
C’è avanzato uno spicchio di stella
magari domani lo saltiamo in padella
o lo facciamo flambé. Oggi non c’è
verso di convincerti, ci ho solo provato
per gioco, pensi che finirò nei guai?
Le foto in bianco e nero hanno parlato
c’è un tempo che più non esiste
è sarà così un giorno anche per questo.
Cenerentola ferma la sveglia con un piede
vuole dormire ancora un po'. La fede
è stata fusa con la lava e il tuo pesto
sa di ruggine corrosiva, ora le feste
le ha abolite una legge dello Stato.
Qualcuno si lava le mani, non è Pilato
ma un chirurgo di Bruxelles, la sirena
delle ambulanze oggi è l’unico suono
della città. La televisione è accesa
è il cervello che è spento, l’offesa
è all’umanità intera. C’è un uomo
che prega Dio, eppure non ha una cena
da consumare. L’assurdo è tornato.
Io sono colui
che dimora dentro di te
il fiore che non vuole appassire
il giorno che non vuole invecchiare
il gioco continuo
senza interruzione
Io sono il volto nel sole
la corsa tra le rose appena nate
lo slancio innocente
l'occhio curioso
e ansioso di scoperta
sempre a caccia
della sfumatura
che rinnova un colore,
di una nuova forma strana
nei capricci naturali
Io sono il seme segreto
nel giardino della tua essenza
Mi fingo immune al tempo
perchè non voglio morire mai
che dimora dentro di te
il fiore che non vuole appassire
il giorno che non vuole invecchiare
il gioco continuo
senza interruzione
Io sono il volto nel sole
la corsa tra le rose appena nate
lo slancio innocente
l'occhio curioso
e ansioso di scoperta
sempre a caccia
della sfumatura
che rinnova un colore,
di una nuova forma strana
nei capricci naturali
Io sono il seme segreto
nel giardino della tua essenza
Mi fingo immune al tempo
perchè non voglio morire mai
La solitudine è la prima emozione che ricordo di aver provato,
ho imparato prima a riconoscerla e poi ricordo di aver camminato.
Nè fratelli nè sorelle con cui giocare,
chiuso in me stesso parlavo alle onde del mare.
Il fruscio delle foglie mosse dal vento
conduceva i pensieri ancor più dentro,
l'immaginazione volava al narrar della fiaba
il silenzio incombeva, la notte calava.
Un giorno mi accorsi di non esser da solo,
la vita mi accolse e nel silenzio un frastuono.
La solitudine incombe nel cuor dell'amato,
la solitudine è essenza per tutto il creato,
percepiamo ogni istante intimamente.
Chi come te vedrà quelle stelle?
Chi come te udirà quel silenzio?
Siam sempre soli, in compagnia di noi stessi in eterno.
E intanto il tempo sene và
E non siamo più tanto giovani,
il tempo passa e noi non ci pensiamo,
ma intanto,se ne và il nostro tempo,
e diventiamo tutti storia vissuta;
e intanto il tempo se ne và,
tra grane e preoccupazioni,
e tu stai con me,per fortuna,
ma a volte il mio dolore,
neanche tu lo capisci,
i miei anni,
e i mali,
che tu non hai di certo,
alal tua età;
il tempo se n e và,
senza requie,
ed io vorrei solo amarti in pace,
negli anni che restano,
lontano d questo mondo fetente,
da certa gente squallida,
e il tempo s e ne và,
insieme a te.
E non siamo più tanto giovani,
il tempo passa e noi non ci pensiamo,
ma intanto,se ne và il nostro tempo,
e diventiamo tutti storia vissuta;
e intanto il tempo se ne và,
tra grane e preoccupazioni,
e tu stai con me,per fortuna,
ma a volte il mio dolore,
neanche tu lo capisci,
i miei anni,
e i mali,
che tu non hai di certo,
alal tua età;
il tempo se n e và,
senza requie,
ed io vorrei solo amarti in pace,
negli anni che restano,
lontano d questo mondo fetente,
da certa gente squallida,
e il tempo s e ne và,
insieme a te.
Scrivo scrivo scrivo.
Sputo in avanti un bolide giallo limone
che ti si arresta di fronte -
una testa forte e fanciulla
un dardo che nulla più porta
di fradicio, un controverso affanno
che ha superato ogni pioggia
e arde e si infonde fra le cicalette della nuova
mia
estate.

Non è facile
restare anonimi
con due poesie
che sfuggono
all'eternità.
E confusi
in un viavai
che sconforta,
non è sublime
questa nuova,
inaspettata,
solitudine.
Non è
che
il
vecchio
inumano
desiderio
di potersi
ritrovare in
ogni luogo,
nello
stesso
momento:
mille vite fa,
ma anche dopo.
Quando tutto era,
o sarà, lo sciogliersi
di un panorama;
quando anch’io
avrò avuto
una casa
e un po’
d’amore,
per essere,
o essere stato,
così tanto felice
di esistere.
Quando nasci apri gli occhi per la prima volta
Non vedi ancora nulla e per questo vedi tutto.
Il primo respiro, … non l’avevi mai fatto…
Chissà se l’aria ha un odore particolare con il primo respiro
Come la prima volta che vai al mare e senti il suo odore.
Io credevo fosse dovuto alla pineta, alle palme, invece era il mare.
Oppure un misto.
Sbatti gli occhi una decina di volte e sei gìà all’asilo.
Impari a difenderti, impari a stare con gli altri…per chi ci riesce… io voglio stare da solo o meglio con poche persone.
Non ti do l’amicizia, quella si crea da sola non si può dare, non voglio “inseguitori” meglio se non mi trovate, vengo io da voi se voglio!
Sbatti gli occhi ancora e sei alle medie, poi alle superiori già alla maturità.
Cazzo me ne frega sono giovane ho ancora tutta la vita davanti adesso si comincia.
Sbatti gli occhi 7 volte e sei operaio, 8 ore al giorno più straordinari se necessario, sei dentro un parallelepipedo di cemento grigio e fuori il nastro del mondo gira con i suoi colori con le sue opportunità.
Sbatti gli occhi 5 volte e festeggi i 40 e poi i 50, li chiamano traguardi ma perché i 43 oppure i 37 non erano egualmente importanti? Che cazzo vuol dire dare importanza allo zero?
“Ehhhh ma poi cambia non hai più lo stesso numero davanti, …dai sbatti gli occhi”.
Sbatti gli occhi 3 volte e sei in pensione, cazzo come ho fatto a non accorgermi del tempo che passava?
Quante persone ho perso per strada? Chi mi ha abbandonato e chi invece non calpesta più questa terra?
Sono stanco.
Sei steso, gli occhi aperti, sbarrati non vuoi chiuderli non vuoi più sbattere gli occhi…ma…
SBATTI GLI OCCHI UNA VOLTA …l’ultima… non tornerai più ad aprirli a vedere il verde degli alberi in estate, la luce del sole il volo di una rondine e il bianco delle nuvole.
Butti fuori l’ultimo respiro, non lo esali, non lo espelli, lo butti fuori non puoi trattenerlo e un’azione alla quale non hai mai pensato veramente non si compirà più.
Il petto non tornerà più a gonfiarsi si è fermato.
Come se un’onda del mare restasse in alto senza infrangersi – dovete immaginarla- la spuma bianca in alto la curva appena accennata, ferma, ci si può tuffare attraverso si può fare il bagno ma….
E mentre succede tutto questo, mentre sbatti gli occhi l’ultima volta mentre espiri per l’ultima volta i pensieri girano veloci…
Non ho amato abbastanza…avrei potuto amare di più…avrei dovuto amare di più…
Non ho assaporato, annusato a sufficienza l’esistere, non ho morso, ingoiato, sputato fino al nocciolo delle cose.
Quanti baci ho perso? Cazzo ancora uno…
Quel nome…com’era? Come ci eravamo conosciuti?
Ma perché cazzo mi sono preoccupato così tante volte….errori? sbagli? Adesso mi viene da sorridere…
Addio,… a Dio o chi per lui ,…. vi lascio,… e non posso lasciarvi più niente ormai, ... non posso darvi più nulla di tutto quello che ho tenuto per me e avrei potuto mostravi. Che spreco.
Una cosa però l’avete e l’avrete
Il ricordo di me……… ffffffffssssssss.
Non vedi ancora nulla e per questo vedi tutto.
Il primo respiro, … non l’avevi mai fatto…
Chissà se l’aria ha un odore particolare con il primo respiro
Come la prima volta che vai al mare e senti il suo odore.
Io credevo fosse dovuto alla pineta, alle palme, invece era il mare.
Oppure un misto.
Sbatti gli occhi una decina di volte e sei gìà all’asilo.
Impari a difenderti, impari a stare con gli altri…per chi ci riesce… io voglio stare da solo o meglio con poche persone.
Non ti do l’amicizia, quella si crea da sola non si può dare, non voglio “inseguitori” meglio se non mi trovate, vengo io da voi se voglio!
Sbatti gli occhi ancora e sei alle medie, poi alle superiori già alla maturità.
Cazzo me ne frega sono giovane ho ancora tutta la vita davanti adesso si comincia.
Sbatti gli occhi 7 volte e sei operaio, 8 ore al giorno più straordinari se necessario, sei dentro un parallelepipedo di cemento grigio e fuori il nastro del mondo gira con i suoi colori con le sue opportunità.
Sbatti gli occhi 5 volte e festeggi i 40 e poi i 50, li chiamano traguardi ma perché i 43 oppure i 37 non erano egualmente importanti? Che cazzo vuol dire dare importanza allo zero?
“Ehhhh ma poi cambia non hai più lo stesso numero davanti, …dai sbatti gli occhi”.
Sbatti gli occhi 3 volte e sei in pensione, cazzo come ho fatto a non accorgermi del tempo che passava?
Quante persone ho perso per strada? Chi mi ha abbandonato e chi invece non calpesta più questa terra?
Sono stanco.
Sei steso, gli occhi aperti, sbarrati non vuoi chiuderli non vuoi più sbattere gli occhi…ma…
SBATTI GLI OCCHI UNA VOLTA …l’ultima… non tornerai più ad aprirli a vedere il verde degli alberi in estate, la luce del sole il volo di una rondine e il bianco delle nuvole.
Butti fuori l’ultimo respiro, non lo esali, non lo espelli, lo butti fuori non puoi trattenerlo e un’azione alla quale non hai mai pensato veramente non si compirà più.
Il petto non tornerà più a gonfiarsi si è fermato.
Come se un’onda del mare restasse in alto senza infrangersi – dovete immaginarla- la spuma bianca in alto la curva appena accennata, ferma, ci si può tuffare attraverso si può fare il bagno ma….
E mentre succede tutto questo, mentre sbatti gli occhi l’ultima volta mentre espiri per l’ultima volta i pensieri girano veloci…
Non ho amato abbastanza…avrei potuto amare di più…avrei dovuto amare di più…
Non ho assaporato, annusato a sufficienza l’esistere, non ho morso, ingoiato, sputato fino al nocciolo delle cose.
Quanti baci ho perso? Cazzo ancora uno…
Quel nome…com’era? Come ci eravamo conosciuti?
Ma perché cazzo mi sono preoccupato così tante volte….errori? sbagli? Adesso mi viene da sorridere…
Addio,… a Dio o chi per lui ,…. vi lascio,… e non posso lasciarvi più niente ormai, ... non posso darvi più nulla di tutto quello che ho tenuto per me e avrei potuto mostravi. Che spreco.
Una cosa però l’avete e l’avrete
Il ricordo di me……… ffffffffssssssss.
L’argentea Luna guarda di lassù la Terra sua sorella,
con l’occhi di chi, anche piangendo, non si consola;
vede lo scempio che l’uomo commette su quella cosa bella,
che gira intorno al suo sole, sospesa come un’aquila che vola.
La vede là che langue e tacitamente si dispera
e le coste, come carni, l’erode la marea.
È malata e stanca nella sua cerulea sfera
e ricorda i beati giorni quando credevasi una dea.
Vede l’aere che non è più quello d’una volta;
non più limpido e sereno come tanti anni fa,
ma grigio, polveroso e inquinato da mano stolta,
che non pensa al tutto e che distratta và.
Piange la Luna guardando i fiumi dal colore strano,
che i loro veleni ed il loro ciarpame portano verso il mare;
che formano grandi isole di galleggiante materiale vano,
che con le sue acque azzurre nulla hanno a che fare.
Guarda le vaste aree morte che le sue creature hanno lasciato,
perché lì non possono più nuotare ne respirare.
Guarda i coralli spenti delle barriere immense ad ogni lato
del grande globo, che nessuno può più mirare.
Anche nel mio argenteo suolo tu sei già arrivato,
a deturpare quello che nessuno ha mai osato,
da che al mondo sei arrivato tu, uomo screanzato.
Anche la tua orma impavida sul mio corpo hai lasciato.
Anche il mare piange di lacrime sottili
e par che dica all’uomo: “allora tu non m’ami”;
i tuoi gesti son feroci, cattivi e vili,
e nessuna altra specie rispetti e sinceramente ami.
La luna, allora, con lacrime sincere, sussurra all’umana specie d’usare
il fervido suo ingegno per salvare questa sua dimora bella e non doverla più insudiciare.
Dice:“linda il tuo bel cielo, i tuoi alti monti; fa che le tue pianure siano aulenti e limpido il tuo mare;
non cercar altrove un’altra stella, che più preziosa e bella di questa, giammai potrai trovare”.
con l’occhi di chi, anche piangendo, non si consola;
vede lo scempio che l’uomo commette su quella cosa bella,
che gira intorno al suo sole, sospesa come un’aquila che vola.
La vede là che langue e tacitamente si dispera
e le coste, come carni, l’erode la marea.
È malata e stanca nella sua cerulea sfera
e ricorda i beati giorni quando credevasi una dea.
Vede l’aere che non è più quello d’una volta;
non più limpido e sereno come tanti anni fa,
ma grigio, polveroso e inquinato da mano stolta,
che non pensa al tutto e che distratta và.
Piange la Luna guardando i fiumi dal colore strano,
che i loro veleni ed il loro ciarpame portano verso il mare;
che formano grandi isole di galleggiante materiale vano,
che con le sue acque azzurre nulla hanno a che fare.
Guarda le vaste aree morte che le sue creature hanno lasciato,
perché lì non possono più nuotare ne respirare.
Guarda i coralli spenti delle barriere immense ad ogni lato
del grande globo, che nessuno può più mirare.
Anche nel mio argenteo suolo tu sei già arrivato,
a deturpare quello che nessuno ha mai osato,
da che al mondo sei arrivato tu, uomo screanzato.
Anche la tua orma impavida sul mio corpo hai lasciato.
Anche il mare piange di lacrime sottili
e par che dica all’uomo: “allora tu non m’ami”;
i tuoi gesti son feroci, cattivi e vili,
e nessuna altra specie rispetti e sinceramente ami.
La luna, allora, con lacrime sincere, sussurra all’umana specie d’usare
il fervido suo ingegno per salvare questa sua dimora bella e non doverla più insudiciare.
Dice:“linda il tuo bel cielo, i tuoi alti monti; fa che le tue pianure siano aulenti e limpido il tuo mare;
non cercar altrove un’altra stella, che più preziosa e bella di questa, giammai potrai trovare”.
Legami preziosi,
importanti,
pieni di dolore.
I pensieri
sempre più
viaggiano nella fantasia.
In attesa di quel sogno
di felicità
sempre più lontano.
Emozioni profonde, un abbraccio vero
che fa dimenticare
quasi tutta la sofferenza.
Legami falsi,
errori profondi,
legami che credevo sacri.
Ma la realtà
è come il carnevale
una maschera.
Alla prima pioggia
si scioglie
come la neve al primo sole.
Legami falsi, di carta
legami distrutti per sempre
morti e sepolti.
Fondiamo l'argento
delle nostre lune
e l'oro dei filosofi
giochiamo alle sottili misture
nelle fragili fiale
degli alchimisti
Distillati di segreta essenza
elisir di lunga vita e affini
infine otterremo il metallo puro
liquido e incorrotto
come sognamo diventi
il centro dei nostri cuori
Distillati di segreta essenza
e preziosi liquori
da gocce d'anima
dentro piccole ampolle
che ci scivolano tra le dita
frantumando il mistero
della nostra esistenza
delle nostre lune
e l'oro dei filosofi
giochiamo alle sottili misture
nelle fragili fiale
degli alchimisti
Distillati di segreta essenza
elisir di lunga vita e affini
infine otterremo il metallo puro
liquido e incorrotto
come sognamo diventi
il centro dei nostri cuori
Distillati di segreta essenza
e preziosi liquori
da gocce d'anima
dentro piccole ampolle
che ci scivolano tra le dita
frantumando il mistero
della nostra esistenza
… Guardai infondo ai suoi occhi
e vidi un oceano.
Acque irruenti e impazienti
per bagnare e nutrire la vita.
Desideri distesi al sole
come frutti a maturare.
… E, un giorno, li riguardai
raccontavano di sogni teneri
profumati dai giovani anni
e riflessi di passioni di donna.
Mille e più zampilli, fontanelle d’acqua
pronte a dissetare
l’arsura prepotente dei sogni.
… Osai e spiai nel libro del futuro,
c’era magia!...
Carpii di un amore,
lessi una speranza.
Voleva che le camminasse nell’anima
e la riempisse, la saziasse,
e intreccio fosse col suo cuore.
… Ora, negli occhi
nessuno spazio è vuoto,
la sua anima è sazia.
.. Guardo al suo fianco,
quell’amore è lì…
e vidi un oceano.
Acque irruenti e impazienti
per bagnare e nutrire la vita.
Desideri distesi al sole
come frutti a maturare.
… E, un giorno, li riguardai
raccontavano di sogni teneri
profumati dai giovani anni
e riflessi di passioni di donna.
Mille e più zampilli, fontanelle d’acqua
pronte a dissetare
l’arsura prepotente dei sogni.
… Osai e spiai nel libro del futuro,
c’era magia!...
Carpii di un amore,
lessi una speranza.
Voleva che le camminasse nell’anima
e la riempisse, la saziasse,
e intreccio fosse col suo cuore.
… Ora, negli occhi
nessuno spazio è vuoto,
la sua anima è sazia.
.. Guardo al suo fianco,
quell’amore è lì…












