Se un giorno tu non mi amassi più
Non so che farei,dove andrei,
non posso neanche pensarci,
e spero di rimanere con te,
per gli anni che mi restano,
voglio condividere
la mia vita con te,
mi trovo bene,
e sono tante le cos e in comune,
spero di stare con te,
ancora a lungo,
e che non mi lascerai,
così spero,
non posso più fare a meno di te,
sei diventata,
un punto fisso,
un riferimento,
un salvagente ,
un riparo.
Non lasciarmi.
Non so che farei,dove andrei,
non posso neanche pensarci,
e spero di rimanere con te,
per gli anni che mi restano,
voglio condividere
la mia vita con te,
mi trovo bene,
e sono tante le cos e in comune,
spero di stare con te,
ancora a lungo,
e che non mi lascerai,
così spero,
non posso più fare a meno di te,
sei diventata,
un punto fisso,
un riferimento,
un salvagente ,
un riparo.
Non lasciarmi.
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Un dì, ei era là alla marina volto
disteso su la sabbia diserta con l’occhi aperti e in priego raccolti,
dalla parte ove Po’ discende e nel mar s’insala molto,
con l’affluenti sui nell’acque sue disciolti.
L’alba vincea la notte e l’orizon se schiariva poco a poco
colorando l’acque de luce chiara e che l’onda fea tremolante,
finchè lo bel astro emerse de fronte a lui e dal suo preciso loco;
dall’opposta parte di dove Tevero scompare e che mirando lo mar, leva retro e non devante.
Sanza saver perché, dalla sabbia umida se levò dolcemente
mirando lo spettacol natural che venìa offerto a lo suo volto un po’ compunto,
finchè sentì ‘na voce che venia da lo suo retro che disse melanconicamente:
“Dhè! Perché t’alzi”? “Dhè! Perché te ne sei da me disgiunto”?
Ei se girò de scatto, se guardò attorno e non vide alcun corpo vivo
passeggiar per la piaggia diserta alquanto,
ma vide un uom disteso in su la sabbia, de lo lume de l’occhi privo.
Ei era immobil con le sue mani giunte come se avesse pregato tanto.
La bocca sua era chiusa e sanza spiro,
ma l’udì novellamente dir “te priego nun lassarme solo”.
Ed ei disse: “Tu chi sei che parli meco sanza alcun sospiro”?
“Perchè le membra tue nun movi e tu si quà immobil e sanza duolo”?
Ed ei rispuose: “se guardi ben la faccia mia, rimemberai che la carne che qui giace
e che tu ora vedi, era, di poco fa, anche la tua, infin a questo punto”.
“Non sun cambiate le leggi d’universo, ma ho pregato tanto che qualcun, lassù, grazia me face
e per breve tempo posso dialogar cun te, che nella vita eri a me congiunto”.
“Tu si lo spirto mio e per l’altri nun sei nemmen un’ombra,
ma tanti giusti consigli m’hai sussurrato”.
“I’ nun t’ascoltai nemmeno un giorno, ne un’ora e ne un minuto sembra,
perché or me ritrovo quivi peccator morto e in la sabbia un po’ sotterrato”.
E lo spirto rispuose: “Quando da lo tuo corpo son uscito, tutto di te ho dimenticato
e aspetto che l’ordine divin m’indichi in qual loco andrò d’ora in avante”.
“Son, però, un po’sorpreso, disorientato e frastornato,
poiché dal momento della morte tua, i’ dovrei esser già nel loco etterno e a te simigliante”.
L’uom disteso in la sabbia e senza spiro disse: “in vita mia ho peccato molto,
ma quando quivi giunsi, peccator, stanco, malato e perso,
ho gridato a Dio lo mio pentimento e mirando te vedo che, meno uno, ogne peccata m’ha resolto”.
“Or son qui a pregar te de compiacermi e de violar per una volta sola le leggi d’universo”.
“Se odi le mie parole, puoi sentir anche la voglia mia de far ammenda vera
e chiedo a te, anema mia, d’aver un’altra possibilità ne la vita su esta terra,
perch’io possa, con doglia del corpo mio, riscattar la colpa prima che se faccia novellamente sera;
perchè buntà Divina i’ nun merto e vorrei far del ben, prima ch’esta sabbia sovra me se faccia serra”.
“I’ vedo in te, ch’è Bestemmia la colpa che Dio non m’ha perdonato,
che in le labbra mie era sovente, perché Lui offender volevo”.
“Or se questa grazia me verrà concessa, giuro di non proferir più parola come se or ora fossi nato
e pregherò sol con mia mente per cancellar l’offesa ed è sol questo che voglio e devo”.
La quasi ombra se commosse, se avvicinò a lui e lo avvolse.
Poi disse: “lo tuo pentimento è si verace che lo cor me tocca e lassù qualcun, di me più avante,
me dice de far ciò che dici” e poi in lui se sciolse.
L’occhi de l’uom in la sabbia ripreser lo lor lume, s’alzò, se girò e muto andò opposto al sol levante.
disteso su la sabbia diserta con l’occhi aperti e in priego raccolti,
dalla parte ove Po’ discende e nel mar s’insala molto,
con l’affluenti sui nell’acque sue disciolti.
L’alba vincea la notte e l’orizon se schiariva poco a poco
colorando l’acque de luce chiara e che l’onda fea tremolante,
finchè lo bel astro emerse de fronte a lui e dal suo preciso loco;
dall’opposta parte di dove Tevero scompare e che mirando lo mar, leva retro e non devante.
Sanza saver perché, dalla sabbia umida se levò dolcemente
mirando lo spettacol natural che venìa offerto a lo suo volto un po’ compunto,
finchè sentì ‘na voce che venia da lo suo retro che disse melanconicamente:
“Dhè! Perché t’alzi”? “Dhè! Perché te ne sei da me disgiunto”?
Ei se girò de scatto, se guardò attorno e non vide alcun corpo vivo
passeggiar per la piaggia diserta alquanto,
ma vide un uom disteso in su la sabbia, de lo lume de l’occhi privo.
Ei era immobil con le sue mani giunte come se avesse pregato tanto.
La bocca sua era chiusa e sanza spiro,
ma l’udì novellamente dir “te priego nun lassarme solo”.
Ed ei disse: “Tu chi sei che parli meco sanza alcun sospiro”?
“Perchè le membra tue nun movi e tu si quà immobil e sanza duolo”?
Ed ei rispuose: “se guardi ben la faccia mia, rimemberai che la carne che qui giace
e che tu ora vedi, era, di poco fa, anche la tua, infin a questo punto”.
“Non sun cambiate le leggi d’universo, ma ho pregato tanto che qualcun, lassù, grazia me face
e per breve tempo posso dialogar cun te, che nella vita eri a me congiunto”.
“Tu si lo spirto mio e per l’altri nun sei nemmen un’ombra,
ma tanti giusti consigli m’hai sussurrato”.
“I’ nun t’ascoltai nemmeno un giorno, ne un’ora e ne un minuto sembra,
perché or me ritrovo quivi peccator morto e in la sabbia un po’ sotterrato”.
E lo spirto rispuose: “Quando da lo tuo corpo son uscito, tutto di te ho dimenticato
e aspetto che l’ordine divin m’indichi in qual loco andrò d’ora in avante”.
“Son, però, un po’sorpreso, disorientato e frastornato,
poiché dal momento della morte tua, i’ dovrei esser già nel loco etterno e a te simigliante”.
L’uom disteso in la sabbia e senza spiro disse: “in vita mia ho peccato molto,
ma quando quivi giunsi, peccator, stanco, malato e perso,
ho gridato a Dio lo mio pentimento e mirando te vedo che, meno uno, ogne peccata m’ha resolto”.
“Or son qui a pregar te de compiacermi e de violar per una volta sola le leggi d’universo”.
“Se odi le mie parole, puoi sentir anche la voglia mia de far ammenda vera
e chiedo a te, anema mia, d’aver un’altra possibilità ne la vita su esta terra,
perch’io possa, con doglia del corpo mio, riscattar la colpa prima che se faccia novellamente sera;
perchè buntà Divina i’ nun merto e vorrei far del ben, prima ch’esta sabbia sovra me se faccia serra”.
“I’ vedo in te, ch’è Bestemmia la colpa che Dio non m’ha perdonato,
che in le labbra mie era sovente, perché Lui offender volevo”.
“Or se questa grazia me verrà concessa, giuro di non proferir più parola come se or ora fossi nato
e pregherò sol con mia mente per cancellar l’offesa ed è sol questo che voglio e devo”.
La quasi ombra se commosse, se avvicinò a lui e lo avvolse.
Poi disse: “lo tuo pentimento è si verace che lo cor me tocca e lassù qualcun, di me più avante,
me dice de far ciò che dici” e poi in lui se sciolse.
L’occhi de l’uom in la sabbia ripreser lo lor lume, s’alzò, se girò e muto andò opposto al sol levante.
Fazzoletti di terra
si riempiono di passionali papaveri,
che come stille vermiglie
spargono desideri nei prati.
Di voluttuosa beltà
rosseggiano anche le rose.
Frenetica l'acqua;
gorgoglia nei ruscelli,
si tuffa nei fiumi
e va abbracciando i mari.
Sussurri e risvegli nei nidi
e purpurei riflessi
nelle foglie e nei cieli.
Calandomi dolcemente
in questa rinnovata immensitudine,
ascolto la natura.
Le timide parole
che avrei osato dire;
improvvisamente, rispettosamente,
tacciono...
si riempiono di passionali papaveri,
che come stille vermiglie
spargono desideri nei prati.
Di voluttuosa beltà
rosseggiano anche le rose.
Frenetica l'acqua;
gorgoglia nei ruscelli,
si tuffa nei fiumi
e va abbracciando i mari.
Sussurri e risvegli nei nidi
e purpurei riflessi
nelle foglie e nei cieli.
Calandomi dolcemente
in questa rinnovata immensitudine,
ascolto la natura.
Le timide parole
che avrei osato dire;
improvvisamente, rispettosamente,
tacciono...
Panchine, ranuncoli e parole
s’accoccolano fra rugiada di settembre.
I colli orchestrano smeraldi d’abete,
valigie e sciarpe di nude farfalle
squarciano clessidre d’aiuola di stelle.
Un raggio di luce s’abbottona di perle,
vernicia la sagoma d’un vecchio calesse,
inchiostro di foglia raggela la sera,
ruggine di nuvola impollina l’atmosfera.
s’accoccolano fra rugiada di settembre.
I colli orchestrano smeraldi d’abete,
valigie e sciarpe di nude farfalle
squarciano clessidre d’aiuola di stelle.
Un raggio di luce s’abbottona di perle,
vernicia la sagoma d’un vecchio calesse,
inchiostro di foglia raggela la sera,
ruggine di nuvola impollina l’atmosfera.
Questo spazio chiuso e invalicabile
le montagne e i sassi che la nebbia
rende incorporei, ma questo bacio
è un soffio, un evanescente sfiorare
di labbra, qui non c’è mai stato il mare.
E’ stato il volo di un angelo, uno slancio
a portarmi da te, ma c’è ancora la gabbia
sul fondo di questa valle invisibile.
Non ho le braccia per stringerti al cuore
mani da intrecciare con le tue, gambe
per rincorrerti sui prati e piedi
per ballare un tango con te. I tuoi occhi
però li posso guardare, sono stucchi
preziosi e dorati, con me non ho le fedi
sono alle falde del vulcano entrambe
perché si sciolgano alla foce del calore.
Sono sospeso, il corpo non è un fardello
non so nemmeno dove sia, se fosse vicino
a te, però, lo sentirei lieve come l’aria
e infuocato come una torcia. La tua saliva
sa di miele e liquirizia, c’è una nuova
vita nei tuoi passi, quella sola storia
che ti schiude la gola, un assolo di violino
infinito, uno spicchio di sole di cristallo.
n.b. ispirata alla tela " L'amore a distanza di Magritte"
Legami le mani ai polsi
e i legami tuoi nei miei
tagliami il viso con gli occhi
che le parole ormai
non servono più …
non rimane che reinventarsi la vita …
Appendi un muro al chiodo
trova l’angolo dietro la sorpresa
che la vita ha reinventato noi
e le parole non servono
a dare un senso alla realtà …
e rimaniamo con la terra nei piedi
e una stanza nel cielo
perché l’aria, al centro
soffre di vertigine
E l’arte non è che
una fermata prima del capolinea
e l’arte non è che
la montagna di baci
dove hai seppellito il mio passato
e inventato la vita …
Perché prima di te
avevo lo stomaco nelle farfalle
e i fianchi nelle spine
Nell'ombra scalza e lenta
La sera sta morendo,
il silenzio bisbiglia i suoi segreti
mentre la luna spalanca la notte.
Tu...
scivoli suadente
nelle valli del mio tempo,
danzi come pioggia
e benefica ti posi sul mio volto
inondi il mio corpo
come sorgente zampillante e pura
e con impeto sovrano
irriverente ed impetuoso
mi trascini nell'estasi catarsica
che squarcia lo scrigno dei desideri...
Tu...
limpida ebbrezza
impetuosa e malandrina
questa notte galoppi irriverente
a colmare la mia danza d'attesa...
Forza vitale
Sei così giovane,
così piena di salute,
e di energia,
non ti fermi,
non ti plachi,
hai sempre fame,
mangi e bevi,
e non ti fermi un attimo,
non sei mai sazia
di piaceri
e di buone cose.
Come invidio la tua età,
io che posso solo,
starti dietro a stento,
coi miei acciacchi ei miei anni,
chissà se lo capisci,
se lo sai.
Sei così giovane,
così piena di salute,
e di energia,
non ti fermi,
non ti plachi,
hai sempre fame,
mangi e bevi,
e non ti fermi un attimo,
non sei mai sazia
di piaceri
e di buone cose.
Come invidio la tua età,
io che posso solo,
starti dietro a stento,
coi miei acciacchi ei miei anni,
chissà se lo capisci,
se lo sai.
Der buon umore ero ‘n gran profeta
prima de inizià a fa la dieta.
E principiò così la mia odissea
pe riportamme quanto meno in linea.
“Linea de che ? A linea Maginot ?
Me resta che da piagne un bel po’ !”
“Te devi da levà tutto sto grasso,
nun devi da magnà, vattene a spasso.”
“E in dove vado che nun ce la fò,
senza benzina io ne morirò !
Io si nun magno sono disperato.
N’e calorie non c’ho mai creduto”
“Nun poi magnatte a solita robaccia
che tutta la salute te minaccia…”
“ ‘An vedi questo…dove magni tu
t’e danno e fettuccine cor ragù’ ?
A mi salute se sente rinfrancata,
ne magnerei 'na cofanata.”
“Allora sei proprio ‘n impunito.”
“E’ vero me la so legata ar dito!”
Che tutti sti divieti so pesanti,
fanno da bestemmià puro li santi !
Nun poi magnà pe nun ingrassà,
nun fa l’amore che fa male al core,
nun poi durmì sinnò te rimbambisci,
a malapena a respirar riesci.
Che poi quanno che arivi ar cimitero
Che je racconti ar Giudice severo ?
Che nun fu Lui a farti trapassà
ma li divieti, come digiunà ?
prima de inizià a fa la dieta.
E principiò così la mia odissea
pe riportamme quanto meno in linea.
“Linea de che ? A linea Maginot ?
Me resta che da piagne un bel po’ !”
“Te devi da levà tutto sto grasso,
nun devi da magnà, vattene a spasso.”
“E in dove vado che nun ce la fò,
senza benzina io ne morirò !
Io si nun magno sono disperato.
N’e calorie non c’ho mai creduto”
“Nun poi magnatte a solita robaccia
che tutta la salute te minaccia…”
“ ‘An vedi questo…dove magni tu
t’e danno e fettuccine cor ragù’ ?
A mi salute se sente rinfrancata,
ne magnerei 'na cofanata.”
“Allora sei proprio ‘n impunito.”
“E’ vero me la so legata ar dito!”
Che tutti sti divieti so pesanti,
fanno da bestemmià puro li santi !
Nun poi magnà pe nun ingrassà,
nun fa l’amore che fa male al core,
nun poi durmì sinnò te rimbambisci,
a malapena a respirar riesci.
Che poi quanno che arivi ar cimitero
Che je racconti ar Giudice severo ?
Che nun fu Lui a farti trapassà
ma li divieti, come digiunà ?
Piume d’acciaio virgoleggiano
fra i ghiacci del cuore,
la notte sveste il suo silenzio,
s’ubriaca d’angoli di cielo,
mi brina gli occhi di vuote parole.
Canovacci d’arena petrolio
raggrinzano l’orlo delle mie vesti,
crepuscoli d’assenza e conchiglie
trapuntano poesie d’orizzonte,
l’eco di settembre è un battito di stelle.
fra i ghiacci del cuore,
la notte sveste il suo silenzio,
s’ubriaca d’angoli di cielo,
mi brina gli occhi di vuote parole.
Canovacci d’arena petrolio
raggrinzano l’orlo delle mie vesti,
crepuscoli d’assenza e conchiglie
trapuntano poesie d’orizzonte,
l’eco di settembre è un battito di stelle.
Noi abbiamo una rosa rossa
ci passavano i treni che tornavano dal Nord
e la notte gli amanti scalzi passeggiavano
sul prato inseguendo le stelle cadenti
Noi abbiamo una rosa rossa
ci venivano al mare gli altri come me
a gustarsi ridendo
il sole e le aquiloni leggere
e la notte tu aggrovigliata alla conchiglia
succhiavi dal rovo il succo acerbo
Noi abbiamo una rosa rossa
ed è li che voglio morire
tra le spighe giganti di grano
e il sorriso degli altri come me
ci passavano i treni che tornavano dal Nord
e la notte gli amanti scalzi passeggiavano
sul prato inseguendo le stelle cadenti
Noi abbiamo una rosa rossa
ci venivano al mare gli altri come me
a gustarsi ridendo
il sole e le aquiloni leggere
e la notte tu aggrovigliata alla conchiglia
succhiavi dal rovo il succo acerbo
Noi abbiamo una rosa rossa
ed è li che voglio morire
tra le spighe giganti di grano
e il sorriso degli altri come me
Uomo nero dalla orrenda faccia.
di viltà ogni istante ti taccia.
Ti rimprovera ad ogni occasione.
La sua parola fa più male di
un bastone.
Finge di interessarsi della tua salute.
Volto animalesco,
amante del doppiopetto.
Ti tallona passo a passo.
E' un francobollo
appeso a una busta
che non vuol partire.
Gode delle tue umiliazoni;
soffre se riporti una vittoria.
Victor non ti lascia mai:
è unalter ego.
di viltà ogni istante ti taccia.
Ti rimprovera ad ogni occasione.
La sua parola fa più male di
un bastone.
Finge di interessarsi della tua salute.
Volto animalesco,
amante del doppiopetto.
Ti tallona passo a passo.
E' un francobollo
appeso a una busta
che non vuol partire.
Gode delle tue umiliazoni;
soffre se riporti una vittoria.
Victor non ti lascia mai:
è unalter ego.
Che vento c'è in questo spicchio
di stagione, riporta dalla cucina
colpi di tosse secca e un'ingiuria al cielo.
Da un camino vuoto sembra partire
penosa la guglia stordita della tortora.
Altra storia era quell'aperto mare
con mille lire di gioventù,
e quel color Framura.

Virgulti di vita si affacciano sulla terra
canzonano preghiere, messaggi d’amore
nei passaggi segnati dai profumi del tempo
donando al vento il lor frutto migliore
Nel suo recito giornaliero scalda il sole,
rami rigogliosi assorbono i cocenti raggi
il canto di contadine accompagna il sudore
nel chiarore che prospera all’ammirar miraggi
Viale del desiderio
sfoglio nel limbo della meravigliosa natura
il mattino attende il suo verdeggiante risveglio
colmo di speranza in quel mare di sogni
nel volo felice di vigoroso ulivo in fioritura
…e come valzer allegro si prostra al mondo intero
in quel piegar tra i sassi di appagato raccolto
frutto di paziente e prezioso pegno in ascolto
nell’olimpo della luce il suo sospirar sincero










