La freccia partita dalla tua balestra
ha colpito, ma la tua mira non è olimpica
me ne sono accorto dal dolore acuto
nell’addome. Non lo hai nemmeno sfiorato
il cuore o il collo o pure il costato
il medico mi permette solo un saluto
e la censura è in agguato. La tua amica
sta ridendo, ora è affacciata alla finestra.
Poi ti sei superata, rimorsi o sensi di colpa
che fossero, hai deciso di curarmi con le tue mani
e ora che aspetto il prete per l’estrema unzione
di certo non ti ringrazio. Il pigiama turchese
che mi hai regalato è nell’armadio, il mese
di pigione è scaduto ed è pronta la nuova dazione
per l’impiegato del catasto. Mi fa un male da cani
perché almeno non suoni qualcosa con l’arpa?
Ora che non so più niente di te, ne so più di prima
le foglie ingiallite sono sul selciato e il sole
scalda solo nel pomeriggio. Ti scriverò una lettera
prima o poi, ma di sicuro la manderò all’indirizzo
sbagliato, quello di una poetessa col cuore nel pozzo
e una storia bislacca alle spalle. La suora
dell’ospedale è stata intraprendente, le scale
erano buie, ma la sua lingua era calda come una lama.
4 commenti
Il mare ormai non è più calmo
le onde trafiggono la riva
e mentre in strada paralvamo
tu guardando la vigna dicesti: bentornato settembre
sembra ieri che mi amasti tra gli ombrelloni
e la sabbia
sembra ieri che mi giurasti amore però
oggi te ne vai
con l'estate te ne vai
e il bicchiere mi fa compagnia
scaccia il pianto
mi ride in faccia che fa
smorfie di noia di ricordi sbiaditi
ma passati soltanto pochi giorni fa
Il mare ormai l'ha svuotato la pioggia
il vento puntuale qui
in questa campagna pianura di sole
oggi c'è pioggia e donne alla vigna però
gli ombrelloni chiusi negli scatoloni
e l'estate dentro milioni di foto
e tu via da lui via con lui ma con il segno di me
sulla tua pelle dentro i tuoi occhi
e nei tuoi addio
so che tornerai
col sole e il caldo
ma con la neve e il freddo tra le sue braccia sarai
sognerai...
le onde trafiggono la riva
e mentre in strada paralvamo
tu guardando la vigna dicesti: bentornato settembre
sembra ieri che mi amasti tra gli ombrelloni
e la sabbia
sembra ieri che mi giurasti amore però
oggi te ne vai
con l'estate te ne vai
e il bicchiere mi fa compagnia
scaccia il pianto
mi ride in faccia che fa
smorfie di noia di ricordi sbiaditi
ma passati soltanto pochi giorni fa
Il mare ormai l'ha svuotato la pioggia
il vento puntuale qui
in questa campagna pianura di sole
oggi c'è pioggia e donne alla vigna però
gli ombrelloni chiusi negli scatoloni
e l'estate dentro milioni di foto
e tu via da lui via con lui ma con il segno di me
sulla tua pelle dentro i tuoi occhi
e nei tuoi addio
so che tornerai
col sole e il caldo
ma con la neve e il freddo tra le sue braccia sarai
sognerai...
belle le rive del mare
quando i tuoi passi le marchiano
e il tuo profumo confonde l odore delle acque
e il tuo sorriso fa piu rumore delle onde
o sono loro che timide ti ascoltano
e quando ci sei tacciono
belle le rive del mare
quando ci sono i tuoi occhi
loro piu profondi dell orizzonte
piu remoti delle coste opposte
chissa che pensano nella loro danza
chissa se il sole freme a sorgere per osservarla
belle le rive del mare
quando non esistono
mute
per ascoltare i tuoi passi che veleggiano
tra la sabbia e il maremoto nel mio cuore
quando i tuoi passi le marchiano
e il tuo profumo confonde l odore delle acque
e il tuo sorriso fa piu rumore delle onde
o sono loro che timide ti ascoltano
e quando ci sei tacciono
belle le rive del mare
quando ci sono i tuoi occhi
loro piu profondi dell orizzonte
piu remoti delle coste opposte
chissa che pensano nella loro danza
chissa se il sole freme a sorgere per osservarla
belle le rive del mare
quando non esistono
mute
per ascoltare i tuoi passi che veleggiano
tra la sabbia e il maremoto nel mio cuore
L’ultima comunista s’è nascosta
nella foresta amazzonica, veste
Prada e beve champagne col fantasma
di Guevara. Angie è bella e sensuale
quando recita Majakovskij alle cicale
o canta Brecht nuda con la lama
di una scimitarra in mano. Il teste
interrogato ieri non l’ha tradita.
Non è più sola da qualche giorno
ora che ha incontrato quel tipo strano
con la voce da attore e una penna
nelle tasche della tuta arancione.
S’è perso inseguendo un aquilone
a sette strati dalle parti di Vienna.
Il regista di un reality padano
li ha scritturati per l’inverno.
La foresta si sta animando, c’è l’uomo
col basco da paracadutista, s’è lanciato
da uno strapiombo dell’Aspromonte
ma il vento l’ha spinto da queste parti
gira con la lupara e spara ai morti
dicono che ha una mira eccellente
quando ha mal di denti. C’è poi il prelato
con la bandana che grida ad Angie ti amo.
C’è una sfilata di moda oggi, è Angie
che l’ha organizzata, ha disegnato abiti
da sposa perfetti per le scimmie
del quinto piano della sequoia in fondo
alla foresta. Finirà con un girotondo
improvvisato e una degustazione di ciliegie
farà l’amore sotto le stelle, gli invitati
sono partiti, la foresta profuma di spezie.
nella foresta amazzonica, veste
Prada e beve champagne col fantasma
di Guevara. Angie è bella e sensuale
quando recita Majakovskij alle cicale
o canta Brecht nuda con la lama
di una scimitarra in mano. Il teste
interrogato ieri non l’ha tradita.
Non è più sola da qualche giorno
ora che ha incontrato quel tipo strano
con la voce da attore e una penna
nelle tasche della tuta arancione.
S’è perso inseguendo un aquilone
a sette strati dalle parti di Vienna.
Il regista di un reality padano
li ha scritturati per l’inverno.
La foresta si sta animando, c’è l’uomo
col basco da paracadutista, s’è lanciato
da uno strapiombo dell’Aspromonte
ma il vento l’ha spinto da queste parti
gira con la lupara e spara ai morti
dicono che ha una mira eccellente
quando ha mal di denti. C’è poi il prelato
con la bandana che grida ad Angie ti amo.
C’è una sfilata di moda oggi, è Angie
che l’ha organizzata, ha disegnato abiti
da sposa perfetti per le scimmie
del quinto piano della sequoia in fondo
alla foresta. Finirà con un girotondo
improvvisato e una degustazione di ciliegie
farà l’amore sotto le stelle, gli invitati
sono partiti, la foresta profuma di spezie.
Vorrei andar per la pianura aulente e di verdure ricca;
per i viali immensi di alberate e popolose città;
andar sino ai piè dei monti dove la roccia picca
e saettando verso l’universo stellato và.
Vorrei salir sull’Alpe per ombreggiati e ripidi sentieri sgombri dalle nevi,
fino alle perenni innevate cime dove l’aquila e il falco si librano nel volo;
chiuder l’occhi per un attimo e liberarmi dai presagi grevi
e mirar la silenziosa distesa là di sotto, solo, solo.
Vorrei andar più in alto dove si forma la bianca e leggera neve;
e ancor più su fino ad arrivar all'argentea luna,
dove ogni sussurro diventa sempre un po’più lieve;
e ancor più in alto per noverar le stelle e le galassie ad una ad una.
Vorrei volar giù tra le profonde valli,
sovra le sorgenti ascose degli argentei rivi;
sorvolar i grandi fiumi che solcano gli antichi calli;
e veloce arrivar al pelago ove nacquero tutti i vivi.
Vorrei percorrere tutte le assolate spiagge, per sentir mugghiare il mar;
bagnarmi nelle sue salate e limpide acque in quiete
e mirarlo quando, verso sera, inizia a scintillar.
Seguir il pescator che molte e superbe acquatiche vite miete.
Vorrei scendere giù tra la costa frastagliata da artistiche rocce erose;
passar per villa in villa fino alla remota punta, calabra dimora;
odorar le siepi, le pinete e i giardini pullulanti di colorate rose;
terre ricche d’ulivi e di vigneti che l’anima rincuora.
Vorrei veleggiar con nave fino ai più lontani liti;
mirar l’ellenico suol, fonte di eroi e di nostra moderna civiltà,
con i suoi molteplici e singolari miti;
visitare il loco ove è sepolta Ilio, incenerita non per sua viltà.
Vorrei andar alle piramidi d’Egitto e mirar la lor mirabil sfinge;
inoltrarmi nel deserto arido ed immenso per scoprir la verità;
la verità quella vera, che tutto l’universo tinge
e che mostra tutta la sua incommensurabile beltà.
Vorrei entrar nella savana vasta e brulla dove il cielo è quasi sempre sereno,
per mirar le grandi erbivore mandrie e le feroci fiere belve;
guardar le grandi vaporose cascate che spumeggiando s’ornano d’arcobaleno
e i grandiosi azzurri laghi e le verdeggianti selve.
Vorrei sfiorar la costa d’Africa e superar le gran colonne belle;
entrar nell’oceano sconfinato e perdermi in quell'infinito mar;
mirar in la notte l’eteree e scintillanti stelle
e dolcemente naufragar.
per i viali immensi di alberate e popolose città;
andar sino ai piè dei monti dove la roccia picca
e saettando verso l’universo stellato và.
Vorrei salir sull’Alpe per ombreggiati e ripidi sentieri sgombri dalle nevi,
fino alle perenni innevate cime dove l’aquila e il falco si librano nel volo;
chiuder l’occhi per un attimo e liberarmi dai presagi grevi
e mirar la silenziosa distesa là di sotto, solo, solo.
Vorrei andar più in alto dove si forma la bianca e leggera neve;
e ancor più su fino ad arrivar all'argentea luna,
dove ogni sussurro diventa sempre un po’più lieve;
e ancor più in alto per noverar le stelle e le galassie ad una ad una.
Vorrei volar giù tra le profonde valli,
sovra le sorgenti ascose degli argentei rivi;
sorvolar i grandi fiumi che solcano gli antichi calli;
e veloce arrivar al pelago ove nacquero tutti i vivi.
Vorrei percorrere tutte le assolate spiagge, per sentir mugghiare il mar;
bagnarmi nelle sue salate e limpide acque in quiete
e mirarlo quando, verso sera, inizia a scintillar.
Seguir il pescator che molte e superbe acquatiche vite miete.
Vorrei scendere giù tra la costa frastagliata da artistiche rocce erose;
passar per villa in villa fino alla remota punta, calabra dimora;
odorar le siepi, le pinete e i giardini pullulanti di colorate rose;
terre ricche d’ulivi e di vigneti che l’anima rincuora.
Vorrei veleggiar con nave fino ai più lontani liti;
mirar l’ellenico suol, fonte di eroi e di nostra moderna civiltà,
con i suoi molteplici e singolari miti;
visitare il loco ove è sepolta Ilio, incenerita non per sua viltà.
Vorrei andar alle piramidi d’Egitto e mirar la lor mirabil sfinge;
inoltrarmi nel deserto arido ed immenso per scoprir la verità;
la verità quella vera, che tutto l’universo tinge
e che mostra tutta la sua incommensurabile beltà.
Vorrei entrar nella savana vasta e brulla dove il cielo è quasi sempre sereno,
per mirar le grandi erbivore mandrie e le feroci fiere belve;
guardar le grandi vaporose cascate che spumeggiando s’ornano d’arcobaleno
e i grandiosi azzurri laghi e le verdeggianti selve.
Vorrei sfiorar la costa d’Africa e superar le gran colonne belle;
entrar nell’oceano sconfinato e perdermi in quell'infinito mar;
mirar in la notte l’eteree e scintillanti stelle
e dolcemente naufragar.
- Ti chiedo scusa
- Per cosa?
- Non so scusa in generale
- In generale non accetto scuse in generale
- Scusa per le volte che ti ho offeso allora
- Ma tu non mi hai mai offeso
- Delusa?
- Sì delusa sì ma non mi sembra il caso di chiedere scusa
- Io le accetterei
- Cosa?
- Le scuse... dico ... io le accetterei
- Io invece accetto le delusioni
- Ah!
- Beh di solito si colpevolizza l'altro ma la delusione è per una mia aspettativa che non viene realizzata, perché deve essere colpa di un altro?
- Cioè?
- Voglio dire...forse la mia richiesta era esagerata, se ti chiedessi per esempio di portarmi la luna potrei rimanere delusa perché tu non l'hai fatto?
- Ma io la luna te la porterei
- Ora ti devi scusare
- Perché?
- Mi hai detto una bugia
- Non è vero
- Portami la luna allora
- Ho detto te la porterei... non te la porto....te la porterei se ne avessi i mezzi...e se non causasse la fine del mondo non pensi alle maree? non pensi a quanti cambiamenti distruttivi per la terra? Poi dove la metteresti? Non siamo astrofisici ma...
- Sei uno stronzo
- Potrei disegnartela
- Non sarebbe la stessa cosa
- Allora…farei una foto della luna …quando è piena…con uno zoom potente …che si vedano bene i crateri…poi la stamperei con le attrezzature più precise che rendano la massima definizione, in un formato grande…un formato che chiamerei “LUNA” in un angolo scriverei “Per Te”.
- Perché non prendi una foto già fatta? Magari da internet…
- Non sarebbe la stessa cosa…sarebbe come se te la portasse qualcun altro in realtà…
- Ma come fai?
- Cosa?
- Ad essere l’uomo favoloso che sei
- Adesso mi devi chiedere scusa
- Perché?
- Per la bugia che hai detto…
- Hai ragione…scusa …sei più che favoloso…sei la parola che non è stata ancora inventata per definire più che meraviglioso… più che meravigliosissimo… ma non è stata ancora inventata…non la conosco
- Inventiamola noi allora…cosa ne pensi del mio nome?
- No…significherebbe che tutti quelli che hanno il tuo nome lo siano…
- Allora i tuoi occhi…
- Diciamo “i tuoi occhi” per dire che sei più che meravigliosissimo?
- No…voglio dire…quando mi guarderai con questi occhi che sembra tu mi stia mangiando, che sembrano lacrimare sorrisi, in silenzio, sarà come se pronunciassi una parola che non esiste che significa amoquestouomomeravigliosoenonpotreiamarneunaltronemmenoconunapistolacaricapuntata
-L’abbiamo inventata…bella…meno male che hai detto carica…
- Già …buonanotte amore mio
- Buonanotte mio amore
- Per cosa?
- Non so scusa in generale
- In generale non accetto scuse in generale
- Scusa per le volte che ti ho offeso allora
- Ma tu non mi hai mai offeso
- Delusa?
- Sì delusa sì ma non mi sembra il caso di chiedere scusa
- Io le accetterei
- Cosa?
- Le scuse... dico ... io le accetterei
- Io invece accetto le delusioni
- Ah!
- Beh di solito si colpevolizza l'altro ma la delusione è per una mia aspettativa che non viene realizzata, perché deve essere colpa di un altro?
- Cioè?
- Voglio dire...forse la mia richiesta era esagerata, se ti chiedessi per esempio di portarmi la luna potrei rimanere delusa perché tu non l'hai fatto?
- Ma io la luna te la porterei
- Ora ti devi scusare
- Perché?
- Mi hai detto una bugia
- Non è vero
- Portami la luna allora
- Ho detto te la porterei... non te la porto....te la porterei se ne avessi i mezzi...e se non causasse la fine del mondo non pensi alle maree? non pensi a quanti cambiamenti distruttivi per la terra? Poi dove la metteresti? Non siamo astrofisici ma...
- Sei uno stronzo
- Potrei disegnartela
- Non sarebbe la stessa cosa
- Allora…farei una foto della luna …quando è piena…con uno zoom potente …che si vedano bene i crateri…poi la stamperei con le attrezzature più precise che rendano la massima definizione, in un formato grande…un formato che chiamerei “LUNA” in un angolo scriverei “Per Te”.
- Perché non prendi una foto già fatta? Magari da internet…
- Non sarebbe la stessa cosa…sarebbe come se te la portasse qualcun altro in realtà…
- Ma come fai?
- Cosa?
- Ad essere l’uomo favoloso che sei
- Adesso mi devi chiedere scusa
- Perché?
- Per la bugia che hai detto…
- Hai ragione…scusa …sei più che favoloso…sei la parola che non è stata ancora inventata per definire più che meraviglioso… più che meravigliosissimo… ma non è stata ancora inventata…non la conosco
- Inventiamola noi allora…cosa ne pensi del mio nome?
- No…significherebbe che tutti quelli che hanno il tuo nome lo siano…
- Allora i tuoi occhi…
- Diciamo “i tuoi occhi” per dire che sei più che meravigliosissimo?
- No…voglio dire…quando mi guarderai con questi occhi che sembra tu mi stia mangiando, che sembrano lacrimare sorrisi, in silenzio, sarà come se pronunciassi una parola che non esiste che significa amoquestouomomeravigliosoenonpotreiamarneunaltronemmenoconunapistolacaricapuntata
-L’abbiamo inventata…bella…meno male che hai detto carica…
- Già …buonanotte amore mio
- Buonanotte mio amore
Vicoli di vuote parole
colorano liquirizia di cielo.
L’anima è un giardino fiorito,
gherigli di nebbia disfano il tramonto
come giovane farfalla il suo ripudiato bozzolo.
Le nuvole s’aggrinzano di tenera rugiada,
il pensiero è del cuor limpida mareggiata.
colorano liquirizia di cielo.
L’anima è un giardino fiorito,
gherigli di nebbia disfano il tramonto
come giovane farfalla il suo ripudiato bozzolo.
Le nuvole s’aggrinzano di tenera rugiada,
il pensiero è del cuor limpida mareggiata.
L’ultima estate
Fa ancora caldo anche
Se siamo in settembre,
l’estate non vuol morire,
finire è sempre più difficile che cominciare,
le giornate ancora non sono brevi,
e di foglie secche,
ce ne sono poche,
poi verranno,
e ci sarà il vento
e le piogge,
che ancora non si vedono;
tutto passa,
anche l’estate,
e un altro anno,
tutto corre,
e noi non ci pensiamo,
ma siamo in viaggio,
in cammino,
mentre il mondo cambia,
cambia.
Fa ancora caldo anche
Se siamo in settembre,
l’estate non vuol morire,
finire è sempre più difficile che cominciare,
le giornate ancora non sono brevi,
e di foglie secche,
ce ne sono poche,
poi verranno,
e ci sarà il vento
e le piogge,
che ancora non si vedono;
tutto passa,
anche l’estate,
e un altro anno,
tutto corre,
e noi non ci pensiamo,
ma siamo in viaggio,
in cammino,
mentre il mondo cambia,
cambia.
Giornata dai ramati colori
rilucente di soffusi bagliori
in percorsi indefiniti attrae il pensiero
donando vertigine
che va dagli occhi al cuore
che come caduca foglia
al soffio del vento muore.
Giornata sfolgorante
di luce ambrata e nuvole bianche
sotto un cielo terso e cristallino
eppure nido autunnale
nel silenzio degli uccelli,
nei vessilli di quiete
che abitano la campagna.
Quell'odore di terra smossa
che carezza le narici
nell'attesa dell'accoglienza
delle sementi a nuova procreazione
in accordi di sinfonia d'autunno
dona all'anima emozione.
S'appressa il giorno al suo calmo rito
d'un cammino che dirige i suoi passi
al vestibolo della nuova stagione
nella quiete e nella riflessione.
Quando non ci sarò più
cercami nella luce, nell’aria
nella dolce ombra della sera
nel volo primaverile degli uccelli,
nelle nubi e nel tramonto
In tutte le cose
che si possono dare per amore
e per amore prendono,
cercami
lungo ogni strada
che percorri.
cercami
in ogni nuvola bianca
sull'azzurro orizzonte del mare,
lungo spiagge bruciate dal sole ,
nelle mie poesie,
nei luoghi dove si intrecciano nella mente
pensieri sovrumani
cercami in ogni angolo della tua anima
lì mi troverai
cercami nella luce, nell’aria
nella dolce ombra della sera
nel volo primaverile degli uccelli,
nelle nubi e nel tramonto
In tutte le cose
che si possono dare per amore
e per amore prendono,
cercami
lungo ogni strada
che percorri.
cercami
in ogni nuvola bianca
sull'azzurro orizzonte del mare,
lungo spiagge bruciate dal sole ,
nelle mie poesie,
nei luoghi dove si intrecciano nella mente
pensieri sovrumani
cercami in ogni angolo della tua anima
lì mi troverai

E’ un anno, che ti crolla.
E’ un mese, che ti piange.
E’ una settimana, che ti spezza.
E’ un giorno, che ti logora.
E’ un’ora, che ti oscura.
E’ un minuto, d’un sembrare eterno.
E’ un secondo, d’un fluire languido.
<*>
E’ un attimo, d’un viver
che non trovi…
onesto,
devoto,
ammodo.
C’è tutto Dylan nella playlist di oggi
come sempre quando il cuore fa le bizze
e la tristezza è la mia stanca puttana.
Ora so di che colore hai i capelli
e dove raccogliere quei cervelli
svenduti al bancone delle fiera come lana
col bollino d.o.c delle vere ragazze
di vita. Ci sono alberi piangenti, ma sono faggi.
Shelter from storm, il mio rifugio dalla tempesta
è nei versi e la mia penna è intinta di fiele
Chimes of freedom, le campane della libertà
le hai sentite e sei fuggita a gambe levate
l’arte è un trucco, la matematica è delle fate
i futuristi fanno retromarcia, la verità
è nella lista degli amanti, non nel miele
di una tela di Renoir. L’amore è di cartapesta.
I shall bee released, un giorno sarò libero
uscirò di prigione e vedrò il mondo con occhi
nuovi, tutto questo sarà dimenticato.
Sei stata un altro incidente di percorso, solo
questo e nulla più. Qualcosa ho preso a nolo
un giorno forse ti ringrazierò, sono atterrato
dopo un breve volo, ora che hai girato i tacchi
ho fatto il punto, il mio sguardo è più vero.
My back pages, le mie vecchie pagine chiuse
stavano per riaprirsi, non era possibile
continuare così, un uomo non può percorrere
sempre la stessa strada, non può esistere
l’eterno ritorno, non è torbide atmosfere
che cerco, ma case appese al sole, sfere
di luce e non ombre all’interno di un fienile.
Il pericolo ha un fascino, non cerco scuse.











