In pagliuzze colorate d'intesa
incroci di sguardi, carezze di vento
nel caldo bacio del sole che scalda il cuore.
Una nenia che è un sussurro
in un azzurro pentagramma di note
che abbracciano e cullano
come le onde del mare
in cui si specchia in accordo
l'incanto del cielo
che avvolge e suona
per noi due
una melodia che mai si spegne.
7 commenti
Un suon di ferro di lontano s’ode;
vien da la campagna
che ancor non è mattino.
Vanga una zappa
e ne l’orto già s’adopra il contadino:
scassa l’acqua, abbevera la coltura
e prima ch’il sole sorga tutto
rincasa, col sudato e amato frutto.
Ahi, come dura è quella vita
eppur egli non si duole,
vanga, vanga ma il riso della prole
a sera gli ripaga la fatica,
né si duole di pensieri
perché l’oggi è tutto
e quel che ha tra le mani,
non dell’estrema sorte, amara sì,
ma solo postrema lungo la via
e d’uopo al dopo che verrà, onde ben sa
quanto ogni querula vana sia.
Potess’io esser tale
ma Natura mi fece agli affanni,
son vile invece e non son forte
e ogn’ora temo la morte,
guardo invece al domani e bramo,
onde mi prende, mi involve e mi assale
una noia mortale,
mentre la vita si consuma,
mentre volano gli anni.
vien da la campagna
che ancor non è mattino.
Vanga una zappa
e ne l’orto già s’adopra il contadino:
scassa l’acqua, abbevera la coltura
e prima ch’il sole sorga tutto
rincasa, col sudato e amato frutto.
Ahi, come dura è quella vita
eppur egli non si duole,
vanga, vanga ma il riso della prole
a sera gli ripaga la fatica,
né si duole di pensieri
perché l’oggi è tutto
e quel che ha tra le mani,
non dell’estrema sorte, amara sì,
ma solo postrema lungo la via
e d’uopo al dopo che verrà, onde ben sa
quanto ogni querula vana sia.
Potess’io esser tale
ma Natura mi fece agli affanni,
son vile invece e non son forte
e ogn’ora temo la morte,
guardo invece al domani e bramo,
onde mi prende, mi involve e mi assale
una noia mortale,
mentre la vita si consuma,
mentre volano gli anni.
D’attesa felina è fatta la poesia,
che come irrequieta fiera,
che come irrequieta fiera,
con misurato passo
gira intorno all’anelata preda.
gira intorno all’anelata preda.
Divora il sentimento,
e in esso poi sorge la vita
abbandonando la sua argilla.
Rende un sorriso al suo lettore,
che non cerca ali diverse,
se non quelle del gran prodigio antico,
nelle orme di ogni pathos.
e in esso poi sorge la vita
abbandonando la sua argilla.
Rende un sorriso al suo lettore,
che non cerca ali diverse,
se non quelle del gran prodigio antico,
nelle orme di ogni pathos.
Fluente, si scioglie davanti
ai segni esili o maestosi
dell'ornamento sferico del mondo...
...dei suoi astri verticali.
dell'ornamento sferico del mondo...
...dei suoi astri verticali.
Il soffio primordiale
bisogno prepotente, di giri più evoluti,
e sogno dell’ovunque,
e sogno dell’ovunque,
dichiara la sua felicità alla parola disvelante,
che ricrea e raddoppia ogni altra luce.
Si riappropria, del troppo avuto mai… Mai!
Si riappropria, del troppo avuto mai… Mai!

Tramonti sfumati e albe trasparenti?
Meglio luci soffuse e corpi bollenti
prima del caffè del mattino. Ci sta tutto
e non vale niente, è l’amore una conchiglia
che una volta dischiusa è coma foglia
in balia del vento. Più ancora è frutto
di cui assaporare la polpa nei momenti
d’estasi e da coltivare a fari spenti.
Sulla spiaggia soffia un vento di maestrale
la luna puoi prenderla al laccio stasera
è qui per noi che la seguiamo con lo sguardo
da punti distanti del meridiano. E’ successo
seguendo le rotte del caso, l’amplesso
è nei sogni di stanotte, non ancora un ricordo
sarà buio anche domani, ma l’atmosfera
è astratta con qualche sfumatura demenziale.
L’abbaglio è una possibilità, ma ogni giorno
che passa è sottratto alla noia del rituale
quotidiano. Ci sono querce e sequoie in cielo
e acque tiepide nel prato sotto casa, agosto
sta per finire, sarà ricordato da un cesto
di rose e orchidee. Più che la nebbia è un velo
sottile che ci nasconde, ho sfogliato il manuale
della pazienza, sono via, ma presto torno.
Ho fatto la lista degli errori e mi sono perso
sono di più quelli da matita rossa, ma spero
di ripeterli, in amore nulla è davvero peccato
se è il cuore a suggerirlo. Ho invertito la rotta
sono partito al momento sbagliato, la vita
era altrove, questo almeno l’avevo capito.
Questo tunnel può sembrare infinito, il semaforo
è sul bianco, non esiste, lo so, ma fa lo stesso.
Nati come fiori
forti,
ma allo stesso tempo
fragili, delicati.
Un'immensità
di passione e felicità
li ha legati
intrecciati.
Fra miriadi
di nuvole
sole e
arcobaleni.
Giorni, stagioni, anni...
ma l'estate
torna sempre
con colori e luci.
Foglie
ingiallite
riprendono
colore.
I fiori appassiti
rinascono...
rivivono
una seconda vita.
È bastato un istante
In un giorno qualunque
Per distruggere una vita ,una città
Perdere tutto nel buio sgretolando
e finito in polvere è bastato poco
Con le mani scavavano uomini venuti da ogni paese
aiutando disperati e più senza forze
e con la speranza di trovarli ancora vivi
Dolore lacrime lamenti
nella notte di agosto
Stringono il cuore
È tremata la terra e trema ancora
Ma ancor di più tremano le anime
Paura, perdita, pianti e tanto dolore
(Dedico questo hai terremotati di Amatrice)
In un giorno qualunque
Per distruggere una vita ,una città
Perdere tutto nel buio sgretolando
e finito in polvere è bastato poco
Con le mani scavavano uomini venuti da ogni paese
aiutando disperati e più senza forze
e con la speranza di trovarli ancora vivi
Dolore lacrime lamenti
nella notte di agosto
Stringono il cuore
È tremata la terra e trema ancora
Ma ancor di più tremano le anime
Paura, perdita, pianti e tanto dolore
(Dedico questo hai terremotati di Amatrice)
Diverso,
sono fiero della mia diversità,
delle mie eccentricità,
sono peculiare,
e differente e lo so bene;
sono un ribelle,
come tutti gli artisti,
testardo come i letterati,
e uno spirito libero,
come gli scrittori;
la gente ,
chi dice bene,
chi malamente
e mi sbraita addosso,
parlandomi dietro;
ma io m ne frego,
e non mollo,
e vivo
la mia vita da creativo,
da pensatore,
e continuo acercare la mia libertà,
e una vita che sia mia.
sono fiero della mia diversità,
delle mie eccentricità,
sono peculiare,
e differente e lo so bene;
sono un ribelle,
come tutti gli artisti,
testardo come i letterati,
e uno spirito libero,
come gli scrittori;
la gente ,
chi dice bene,
chi malamente
e mi sbraita addosso,
parlandomi dietro;
ma io m ne frego,
e non mollo,
e vivo
la mia vita da creativo,
da pensatore,
e continuo acercare la mia libertà,
e una vita che sia mia.
Ed i garofani son nevischio,
lentiggine di tenue colore
fra manciate d’acquitrini
ricamati dal riflesso del cielo.
Un battito di primavera raggela
come il respiro d’aurore di maggio,
il sole è baricentro di giorni scaduti,
nei miei occhi scrivo carezze d’infinito
ed il vento m’alluviona d’eterno sospiro.
lentiggine di tenue colore
fra manciate d’acquitrini
ricamati dal riflesso del cielo.
Un battito di primavera raggela
come il respiro d’aurore di maggio,
il sole è baricentro di giorni scaduti,
nei miei occhi scrivo carezze d’infinito
ed il vento m’alluviona d’eterno sospiro.
Erano tornati tutti laceri ed eguali
l’operaio, l’industriale e lo strozzino
la terra aveva tremato, i sopravvissuti
avevano fame e non c’erano coperte
per il freddo, l’Italia era un paese rurale
e la grande guerra era appena iniziata. Il male
aveva varcato il confine, ma c’erano vette
ancora da superare, non c’erano aiuti
per tutti, la morte era l’aguzzino
che t’aspetti bussi alla porta dei cieli.
Mangia le tue cambiali, ingozzati con esse
la pietà era morta e la nebbia di polvere
era una cappa opprimente. I cavalli sfiniti
gli uomini con la divisa avevano le mani
piagate dallo scavare, le pietre erano cumuli
dirette verso il cielo intristito. I cavoli
per cena, non solo a merenda, c’erano umani
che inseguivano sussurri di vita tra i relitti.
Ignazio cercava la madre e pensava di avere
il destino segnato. Già si scavavano fosse.
Altri ridevano pensando agli affari di domani
è la vita degli sciacalli, non c’è niente
da fare, Fontamara era di là da venire, teneva
tutto a mente per denunciare ogni abuso.
Trovò la madre che non respirava, il fuso
orario della vita si era appena chiuso
in quella terra dolente. Sembrò tutto confuso
poi, però, fu chiaro come il sole. Splendeva
l’alba e le acque erano chiare, la lente
era puntata sull’infinito, erano nude le mani.
l’operaio, l’industriale e lo strozzino
la terra aveva tremato, i sopravvissuti
avevano fame e non c’erano coperte
per il freddo, l’Italia era un paese rurale
e la grande guerra era appena iniziata. Il male
aveva varcato il confine, ma c’erano vette
ancora da superare, non c’erano aiuti
per tutti, la morte era l’aguzzino
che t’aspetti bussi alla porta dei cieli.
Mangia le tue cambiali, ingozzati con esse
la pietà era morta e la nebbia di polvere
era una cappa opprimente. I cavalli sfiniti
gli uomini con la divisa avevano le mani
piagate dallo scavare, le pietre erano cumuli
dirette verso il cielo intristito. I cavoli
per cena, non solo a merenda, c’erano umani
che inseguivano sussurri di vita tra i relitti.
Ignazio cercava la madre e pensava di avere
il destino segnato. Già si scavavano fosse.
Altri ridevano pensando agli affari di domani
è la vita degli sciacalli, non c’è niente
da fare, Fontamara era di là da venire, teneva
tutto a mente per denunciare ogni abuso.
Trovò la madre che non respirava, il fuso
orario della vita si era appena chiuso
in quella terra dolente. Sembrò tutto confuso
poi, però, fu chiaro come il sole. Splendeva
l’alba e le acque erano chiare, la lente
era puntata sull’infinito, erano nude le mani.
Dove tu m’aspettavi
il ruscello ancor disseta l’orto
e il fringuello disegna le sue zolle.
Lesto, raspando in fra i solchi irrigui,
fiducioso aspetta, come tu facevi,
e non sospende la sua lunga attesa.
E tu m’aspettavi,
ma io, a torto, ero altrove.
È sempre lì la cinta di colline
di quando mi baciavi all’alba,
e, sia pur difesa dalla messe,
temevi che qualcuno ti vedesse
e col far del giorno dileguavi;
ma nessuno passava,
né ti guardava
quel solivago schivo col bastone bianco
che fischiava ai merli.
Tuttor rivivo il peso dell’addio
di quando, allor che l’elce liberava l’ombra,
solo mi lasciavi,
segno che il sole risaliva a Dio.
È rimasto com’era il paesaggio,
ma nessuno di te ricorda nulla,
sol io e la mia mente scialba
che non volle comprendere il messaggio
di quella tenera e magica fanciulla
che germogliava e appassiva all’alba.
il ruscello ancor disseta l’orto
e il fringuello disegna le sue zolle.
Lesto, raspando in fra i solchi irrigui,
fiducioso aspetta, come tu facevi,
e non sospende la sua lunga attesa.
E tu m’aspettavi,
ma io, a torto, ero altrove.
È sempre lì la cinta di colline
di quando mi baciavi all’alba,
e, sia pur difesa dalla messe,
temevi che qualcuno ti vedesse
e col far del giorno dileguavi;
ma nessuno passava,
né ti guardava
quel solivago schivo col bastone bianco
che fischiava ai merli.
Tuttor rivivo il peso dell’addio
di quando, allor che l’elce liberava l’ombra,
solo mi lasciavi,
segno che il sole risaliva a Dio.
È rimasto com’era il paesaggio,
ma nessuno di te ricorda nulla,
sol io e la mia mente scialba
che non volle comprendere il messaggio
di quella tenera e magica fanciulla
che germogliava e appassiva all’alba.
Ci sono crepe nel mondo
crepe nel mio animo,
vuoti, giorni
senza sentieri,
strade senza margini.
Nella pace della notte,
un boato ha tuonato
nella terra,
terra antica,terra madre,
terra mia,terra amara.
Sotto il cielo buio
mi hai spazzato nudo
e a mani vuote,
hai macerato la mia vita,
cumuli di dolore ora
sotto il sole.
crepe nel mio animo,
vuoti, giorni
senza sentieri,
strade senza margini.
Nella pace della notte,
un boato ha tuonato
nella terra,
terra antica,terra madre,
terra mia,terra amara.
Sotto il cielo buio
mi hai spazzato nudo
e a mani vuote,
hai macerato la mia vita,
cumuli di dolore ora
sotto il sole.
Tu non saprai mai il mio buio oscuro,
dove allevo il mio attimo sospeso
dove arde fiamma il rantolo del cosmo
costeggia lo scenario che riluce e tace
e nel taciuto prende corpo il colto
dove il cuore coltiva geloso il suo sole.
Ma ciò ch’affiora non ha alcun porto
il verso vago annaspa senza rimedio
alla deriva del tremito che svela l’io
vasto muto sogno al pianto
come mare e cielo a voce di contralto
culla d’oblio essente a chiave di dio.
Tu non saprai mai mio caro
che nel mio assolo io scelgo il dono
l’essenza più dolce calma al guado
al delirio vasto d’infinito scorcio.
Le nuvole son taccuini,
frumento di magazzino d’estati,
strofe di vento e margherite,
architettura di foglie e matite.
Rugiada argentata d’aprile
caramella lo scodinzolo dei rami,
trapunte d’ossigeno cobalto
profumano l’orizzonte fra i prati.
Come piuma scucita di cuore,
briciole di ghiaccio solare
s’imperlano d’ambra di mare,
rugiada argentata d’aprile
è bozzolo d’un coagulo d’arenile.
frumento di magazzino d’estati,
strofe di vento e margherite,
architettura di foglie e matite.
Rugiada argentata d’aprile
caramella lo scodinzolo dei rami,
trapunte d’ossigeno cobalto
profumano l’orizzonte fra i prati.
Come piuma scucita di cuore,
briciole di ghiaccio solare
s’imperlano d’ambra di mare,
rugiada argentata d’aprile
è bozzolo d’un coagulo d’arenile.
Per discordia di moti, e forze tumultuose,
nel rombo, e nel sibilo,
la terra ebbe rovina.
la terra ebbe rovina.
Rumori mai uditi esplosero,
i ponti e le torri s’immersero
i ponti e le torri s’immersero
nel trasfondersi impetuoso
di un tremito improvviso.
di un tremito improvviso.
Nel roteare e nel tumulto,
ogni suolo fu sottratto ai piedi
ogni suolo fu sottratto ai piedi
ed ogni volontà si spense.
Eppur …la sera,
le città avevano affidato
le preghiere al Tempio!
Eppur …la sera,
le città avevano affidato
le preghiere al Tempio!
Nel brivido più freddo furon colte,
e in severa stanchezza stese al suolo
dissolte, in rovina e confusione.
Allora si comprese il coro tragico
di voci crollate nel baratro,
scomparse, inghiottite, senza lasciar traccia.
scomparse, inghiottite, senza lasciar traccia.
Ora, la Grande Madre, guarda
la sventura dei suoi tremanti figli.
Cerca di intuire e trovar per la tragedia
nuove travi e nuovi scudi.
Affannata è la ricerca per le vie ricurve
di nervi esasperati dall’indomabile agonia;
Dal calare lento, della luce
che colora il sangue, che non smette.
Scosse sono ancora le radici, resistenti e robustissime;
Scosse sono ancora le radici, resistenti e robustissime;
gli attimi son diventati ore
per ritrovare forme vive e nuova volontà...
..il desiderio di un avvenire più gagliardo!
..il desiderio di un avvenire più gagliardo!












