Pensiero controverso
rivolto a te.
La mente non arriva mai
a fotografarti
nei totali contorni.
Figura a volte minuta,
spesso ingigantita.
Occhi troppo grandi,
ma fessure assai piccole
per intravedere
la bellezza di un'anima.
Neo sul mento,
piazzato sul lato sinistro.
Bacio di bocca divina
o vezzo spiritoso di natura?
Tanto distante mi libro;
tanto vicino mi pongo;
Raramente la mente si chiude
per una preghiera non esaudita.
Sempre si apre
per un frammento di speranza
orgogliosamente sfavillante
nelfar della notte.
rivolto a te.
La mente non arriva mai
a fotografarti
nei totali contorni.
Figura a volte minuta,
spesso ingigantita.
Occhi troppo grandi,
ma fessure assai piccole
per intravedere
la bellezza di un'anima.
Neo sul mento,
piazzato sul lato sinistro.
Bacio di bocca divina
o vezzo spiritoso di natura?
Tanto distante mi libro;
tanto vicino mi pongo;
Raramente la mente si chiude
per una preghiera non esaudita.
Sempre si apre
per un frammento di speranza
orgogliosamente sfavillante
nelfar della notte.
4 commenti
Non rughe, ma misteriosi solchi, ove il tempo semina saggezza.
Non rughe, ma diari di vita da leggere con cura.
Non rughe, ma parole che scrivono storie.
Non rughe, ma spartiti dove si suonano note antiche.
Non rughe, ma capricciose pieghe in cui giacciono fiori appassiti.
Rughe('e rrappe...)
Rughe. Meraglje 'e 'na passata giuventù,
ca fujenne t'ha lassato, pe nnun turnà maje cchiù.
Corze mmiez'ê campe, chiante appassiunate.
Decorazione 'e guerre 'ncopp'ê vise appuntate.
Segne ca ammore, passione e saggezza,
portane 'mprucessione, comme fosse ricchezza.
Calennarie addò se segnene date scritte d''o tiempo.
Quaderne addò stanne stipate resate e lamiente.
Orgoglje 'e ggente nobbile, fetiente e cavaliere.
Gallerie scavate a surece e a chi nun tene penziere.
Ogni cagno 'e staggione ce lassa 'na traccia
e nnuje sfuggiammo rappe sempe nove 'ncopp''e ffacce.
Non rughe, ma diari di vita da leggere con cura.
Non rughe, ma parole che scrivono storie.
Non rughe, ma spartiti dove si suonano note antiche.
Non rughe, ma capricciose pieghe in cui giacciono fiori appassiti.
Rughe('e rrappe...)
Rughe. Meraglje 'e 'na passata giuventù,
ca fujenne t'ha lassato, pe nnun turnà maje cchiù.
Corze mmiez'ê campe, chiante appassiunate.
Decorazione 'e guerre 'ncopp'ê vise appuntate.
Segne ca ammore, passione e saggezza,
portane 'mprucessione, comme fosse ricchezza.
Calennarie addò se segnene date scritte d''o tiempo.
Quaderne addò stanne stipate resate e lamiente.
Orgoglje 'e ggente nobbile, fetiente e cavaliere.
Gallerie scavate a surece e a chi nun tene penziere.
Ogni cagno 'e staggione ce lassa 'na traccia
e nnuje sfuggiammo rappe sempe nove 'ncopp''e ffacce.
Ho varcato dune di deserti infuocati
i piedi sanguinanti,
sputando granelli di sabbia
incastonati nelle crepe delle labbra
Attraverso paludi ho camminato
inciampato, cadendo con la faccia nel fango,
ripulito il viso con la manica stracciata
avanti, sempre, senza mai voltarmi indietro
Nuotato nell'oceano, sbattuta dalle onde
come relitto di una nave naufragata,
superstite di un travaglio interiore
doloroso ed ho vinto
Prove elargite vigliaccamente
dalla vita che amavo e continuo ad amare,
prove di forza per provare
che cosa, la determinazione
nell'accettare un dono divino
sul quale mai avrei sputato
pur a costo della vita stessa?
Ed ora nel profondo della notte
seppure mi sento come albero
potato dei rami,
come rose private dei petali vellutati
ma ricche di spine gocciolanti
rosso e denso liquido,
osservo il cielo sul quale
un manto di stelle è sceso,
dal cuore nasce un sorriso
Un sorriso simbolo di speranza,
di continuità di questa esistenza,
che a pugni mi ha colpito
forte, intensamente,
ma nella quale scavando
a mani nude ho trovato l'amore,
l'amore più grande, splendente
più del sole …. eterno oltre ogni dove ...
i piedi sanguinanti,
sputando granelli di sabbia
incastonati nelle crepe delle labbra
Attraverso paludi ho camminato
inciampato, cadendo con la faccia nel fango,
ripulito il viso con la manica stracciata
avanti, sempre, senza mai voltarmi indietro
Nuotato nell'oceano, sbattuta dalle onde
come relitto di una nave naufragata,
superstite di un travaglio interiore
doloroso ed ho vinto
Prove elargite vigliaccamente
dalla vita che amavo e continuo ad amare,
prove di forza per provare
che cosa, la determinazione
nell'accettare un dono divino
sul quale mai avrei sputato
pur a costo della vita stessa?
Ed ora nel profondo della notte
seppure mi sento come albero
potato dei rami,
come rose private dei petali vellutati
ma ricche di spine gocciolanti
rosso e denso liquido,
osservo il cielo sul quale
un manto di stelle è sceso,
dal cuore nasce un sorriso
Un sorriso simbolo di speranza,
di continuità di questa esistenza,
che a pugni mi ha colpito
forte, intensamente,
ma nella quale scavando
a mani nude ho trovato l'amore,
l'amore più grande, splendente
più del sole …. eterno oltre ogni dove ...

Una carezza sul viso come ali di farfalla
Un sussurro all' orecchio come voce d'angelo
Un bacio il risveglio da un sogno che riporta a sognare
Come la rugiada mattutina il tuo bacio disseta le labbra
Come fiori si aprono ai primi raggi dell'aurora tu apri il mio cuore
il mio giorno, la mia sera
la mia notte, il mio sogno.
Sogno, desiderio, passione, mi portano a te in un volo di emozioni
che vivo giorno dopo giorno.
Il desiderio di averti si confonde
con la paura di perderti in un vortice
di emozioni da cui non voglio uscire.
Ricaccerò indietro le lacrime
non gli permetterò
di attraversare di nuovo il viso.
Non mi ruberanno il sorriso
non sarò più una vittima
curerò le cicatrici.
Ritornerò a vivere
ritornerò ad amare
allontanerò il dolore.
I sogni e le stelle
illumineranno
le mie notti.
Non avrò più paura
del giorno che arriva
magari succederà davvero.
Magari...
non gli permetterò
di attraversare di nuovo il viso.
Non mi ruberanno il sorriso
non sarò più una vittima
curerò le cicatrici.
Ritornerò a vivere
ritornerò ad amare
allontanerò il dolore.
I sogni e le stelle
illumineranno
le mie notti.
Non avrò più paura
del giorno che arriva
magari succederà davvero.
Magari...
Potrebbe piovere ancora
mentre soffia dolcemente il vento
e guardo il cielo
riempirsi di nuvole contento
Sono maschere cangianti
alate di voli
congiunti e distanti.
Attrici in un teatro di cristallo
fanno rumore
quando il sipario s'apre!
quando il sipario s'apre!
Pregne di pensieri vellutati
ansimi e desideri
respiri trattenuti.
Nuvole bianche ovattate
di zucchero a velo
di zucchero a velo
nuvole nere di caffè amaro.
Occhi di resina
briciole di luce
rugiada che cola
pozzanghera riflessa e
terra piena
pozzanghera riflessa e
terra piena
di lanterne soprapposte
Scarmiglio passeggiate di cielo
ed il respiro si abbozzola tra le nuvole,
solstizi di grattacielo di grano carbone
si specchiano negli acquitrini della notte
e come lenzuola di sole grandinano
su finestre corallo di viole accese.
Galassie di vento zampillano
son asfalto d’un pergolato di marea,
pergamene di piume sussurrano
vestali di foglie ghiacciate,
clessidre di pianto luccicano il tramonto
ed il mondo è tavolozza d’emozione d’inchiostro.
ed il respiro si abbozzola tra le nuvole,
solstizi di grattacielo di grano carbone
si specchiano negli acquitrini della notte
e come lenzuola di sole grandinano
su finestre corallo di viole accese.
Galassie di vento zampillano
son asfalto d’un pergolato di marea,
pergamene di piume sussurrano
vestali di foglie ghiacciate,
clessidre di pianto luccicano il tramonto
ed il mondo è tavolozza d’emozione d’inchiostro.
Non posso darti
tracce di certezze.
Solo una sicurezza:
la morte che mi aspetta.
Non fornisco risposte
convincenti
alle tue insistenti domande.
Il mio faro e' spento;
le navi
non possono entrare nella rada.
Dispersa quella luce
che illumina
la creatura
piu' rabbuiata.
Faremo un giro
per il porto,
trafficato
di solerti marinai:
io e i miei limiti.
Camminero' lento,circospetto,
appesantito dagli scomodi
compagni.
Vorrei liberarmi
dal loro giogo
e gettarmi a mare
.Mi ubriachero'
col ricordo di una piccola gioia
lontana.
Limiti: duri a morire.
Le acque del porto
saranno
il nostro eterno giaciglio.
tracce di certezze.
Solo una sicurezza:
la morte che mi aspetta.
Non fornisco risposte
convincenti
alle tue insistenti domande.
Il mio faro e' spento;
le navi
non possono entrare nella rada.
Dispersa quella luce
che illumina
la creatura
piu' rabbuiata.
Faremo un giro
per il porto,
trafficato
di solerti marinai:
io e i miei limiti.
Camminero' lento,circospetto,
appesantito dagli scomodi
compagni.
Vorrei liberarmi
dal loro giogo
e gettarmi a mare
.Mi ubriachero'
col ricordo di una piccola gioia
lontana.
Limiti: duri a morire.
Le acque del porto
saranno
il nostro eterno giaciglio.
E’ la capacità di apprezzare,
di considerare l’altro
per ciò che è
e per quanto
è in grado di esprimere.
E’ la capacità di essere
umanamente presente
nei mille modi possibili,
con i piccoli gesti
o con semplici parole.
E’ la capacità di rispetto
in tutte le sue forme.
Tutto questo è quanto
nobilmente fa la differenza.

Libera e selvaggia
Come un a puledra,
corri e vai
da un posto all’altro,
da un guaio ad un altro,
da un abbraccio
e per te,
tutto fa brodo,
libera e selvaggia,
e non ti fermi,
e pensi solo al
tuo benessere,
ai tuoi bisogni,
non mi vedi,
non mi senti,.
Libera vai,
verso il tuo destino.
Come un a puledra,
corri e vai
da un posto all’altro,
da un guaio ad un altro,
da un abbraccio
e per te,
tutto fa brodo,
libera e selvaggia,
e non ti fermi,
e pensi solo al
tuo benessere,
ai tuoi bisogni,
non mi vedi,
non mi senti,.
Libera vai,
verso il tuo destino.
Che sappia attendere calma all’ascolto
abbandono d’aurorale invaso dissolto
in sensi d’eterno innocente nodo
allorché sazio del vespro fumante
di trame boschive e d’avamposto musicale
di gracil ruscelletti, fiotti dalle smorte litanie
di gracchianti cocci audaci al flusso
m’attendo ancella d’ancestral sorgente
luminoso lavorio di riflessi assorti
maestoso cuore di calamai d’oro
notturno grecale attardato d’echi solitari.
Chimerico e muto il cuor nel losco divampa
nenie d’antichi castelli di pietrose ancelle
denudati sigilli impietosi di scampoli temporali
immemori ospiti deliziati d’antico ordito
quand’ecco lo spirto accostatasi al timido gergale
si veste d’anima, petali staccatasi dal vento infermo
al dipinto d’aria ed odorosi vezzi ed eterei profumi
dispersi a inondare cordoni di letizia,
primizie d’essudati estasi.
Che sappia vivere in me quieta
l’onirica casa di così familiare meta
l’incanto in follia d’antica ascesa.
'O ciuccio e fechella pe 'sta strada piccerella,
vo fa 'o cavallo e razza, però'nun tene 'a stazza.
'O padrone 'o vott'areto po fa cammena'
ma chillo se scunocchia dinto 'e zampe e 'nun c'a fa
"A bbiada te ll'aggio data, 'e ppiaghe t'aggio sanate
mòpure 'a coda, pe sfregio e nfracetata!"
'Stu ciuccio 'e fechella, ca 'nun vò proprio truttà
tene tanta piaghe ca 'nun vonno sanà.
Se sforza e purtà 'o basto, p' accuntentà 'o padrone,
ma lle jesce n'ata piaga quanno vede 'o bastone.
'O ciuccio fa 'o cavallo e se ne sta pe dinto 'a stalla,
però resta 'nu ciuccio e nunn'è'nu cavalluccio.
"Nun ce vò niente pe fa 'o cavallo",
nitrette 'o stallone, mustranne bbuono 'e ppalle.
"Je corro, so veloce, zompo ostacole e tu,
aroppa cinqe minute, già nun' truotte cchiu'?"
"Pò songo sempe bello, lucido e strigliato,
n'arrassumiglio a tte, ca staje tutt'ammappuciato."
"Che t'aggia di' ", rispunnette 'o ciuccio,
mentre ragliava e mustrava 'o ppoco e cruccio
"Tu sarraje pure gruosso, lligante e lucidato,
ma nun staje dinto 'a grotta cu 'o bammeniello nato."
"Mentre vaje currenno e te faje 'nu giro 'e pista,
je stongo 'nsieme 'o bue e me scarfo a Gesu' Cristo."
vo fa 'o cavallo e razza, però'nun tene 'a stazza.
'O padrone 'o vott'areto po fa cammena'
ma chillo se scunocchia dinto 'e zampe e 'nun c'a fa
"A bbiada te ll'aggio data, 'e ppiaghe t'aggio sanate
mòpure 'a coda, pe sfregio e nfracetata!"
'Stu ciuccio 'e fechella, ca 'nun vò proprio truttà
tene tanta piaghe ca 'nun vonno sanà.
Se sforza e purtà 'o basto, p' accuntentà 'o padrone,
ma lle jesce n'ata piaga quanno vede 'o bastone.
'O ciuccio fa 'o cavallo e se ne sta pe dinto 'a stalla,
però resta 'nu ciuccio e nunn'è'nu cavalluccio.
"Nun ce vò niente pe fa 'o cavallo",
nitrette 'o stallone, mustranne bbuono 'e ppalle.
"Je corro, so veloce, zompo ostacole e tu,
aroppa cinqe minute, già nun' truotte cchiu'?"
"Pò songo sempe bello, lucido e strigliato,
n'arrassumiglio a tte, ca staje tutt'ammappuciato."
"Che t'aggia di' ", rispunnette 'o ciuccio,
mentre ragliava e mustrava 'o ppoco e cruccio
"Tu sarraje pure gruosso, lligante e lucidato,
ma nun staje dinto 'a grotta cu 'o bammeniello nato."
"Mentre vaje currenno e te faje 'nu giro 'e pista,
je stongo 'nsieme 'o bue e me scarfo a Gesu' Cristo."
Viene il vento e in questa aurora di maggio
va per l’aure fresche sussurrando
parole mute, o ch’io non sento,
e tremolando allora van piano le foglie,
e sui refoli che coglie s’adagia
l’uccellino, e canta, mentre, sospinta,
l’incerta nube volge lontano,
e all’orizzonte si discopre il primo raggio.
Quale più dolce poesia
di questa ch’agli occhi m’appare?
Questo guardare, muto, l’armonia ch’ovunque erra
e che senza parole su infinite corde oscilla.
Non la mia, che tale dir non voglio,
quella che su un bianco foglio
di cantare la vita che all’indicibile tende
con freddo scritto e immoto pretende.
Pur sola mi diede questa
quale via per lenire l’affanno,
che tale mi fece, che svanita la dolce età,
sempre inquieto, all’altrui mi spinse
con ciò pensando al dì felice,
ma poi invano,
e da allora ogn’ora m’illudo e bramo,
e ancora, pur quando qualcosa si svela.
Tale mi fece, un nulla, un cuore che pulsa
e un’anima che anela,
ma forse non sarei tale,
forse avrei pace
se udir potessi quella muta voce.
va per l’aure fresche sussurrando
parole mute, o ch’io non sento,
e tremolando allora van piano le foglie,
e sui refoli che coglie s’adagia
l’uccellino, e canta, mentre, sospinta,
l’incerta nube volge lontano,
e all’orizzonte si discopre il primo raggio.
Quale più dolce poesia
di questa ch’agli occhi m’appare?
Questo guardare, muto, l’armonia ch’ovunque erra
e che senza parole su infinite corde oscilla.
Non la mia, che tale dir non voglio,
quella che su un bianco foglio
di cantare la vita che all’indicibile tende
con freddo scritto e immoto pretende.
Pur sola mi diede questa
quale via per lenire l’affanno,
che tale mi fece, che svanita la dolce età,
sempre inquieto, all’altrui mi spinse
con ciò pensando al dì felice,
ma poi invano,
e da allora ogn’ora m’illudo e bramo,
e ancora, pur quando qualcosa si svela.
Tale mi fece, un nulla, un cuore che pulsa
e un’anima che anela,
ma forse non sarei tale,
forse avrei pace
se udir potessi quella muta voce.









