Nascondere vorrei alcuni ricordi
Obliare sensazioni ed emozioni
Sentire solo un riverbero leggero
Tremolio di lucenti cose antiche
Amarli vorrei senza la sofferenza del cuore
Leggeri come nube o carezza di vento
Grata però alla memoria di averli conservati
Immagini preziose e carezze di sorrisi
Arrivano quando la dolcezza del cuore si espande
M’inchinai
con la discrezione
da bon ton dovuto,
deferente le pigliai la mano
lentamente la portai alla bocca,
la sfiorai soltanto
come da galateo non baciai,
semplicemente rasentai il guanto;
ma non comprese nulla,
la nobile fanciulla si ritrasse,
arrossì, mi guardò stupita e disse:
“Perché, cos’è?”
“Un gesto di galanteria,
di cortesia un segno doveroso”
“Non lo sapevo!”, e come sbigottita
voltò le spalle e insospettita
rintracciò lo sposo.
Colpa del progresso
o il galateo ha detto balle?
Pensai e ci ripenso adesso.

Vaglio scrittori,
penso agire occulto.
Dogma dell’alma?
Nel suo cuor… il gentile.
Ne la mente… il sapiente.
*****
“Noi scrittori e artisti lavoriamo nelle tenebre, e come ciechi soppesiamo l'oscurità” .
vorrei sapè indove te ne stai,
si voi sfuggì alla mi persona
ogni occasione è sempre quella bona.
Ma io te lasso annà, nun t’ossessiono,
che a fatte infastidì nun so bono.
Volevo ditte, si me lo fai dì,
quarcosa che te dovrebbe da incuriosì.
No, nun che vojo esse er tuo amante,
nun so mai stato tanto arogante.
Te vojo dì che quanno penso a te,
ar monno più felici nun ce n’è.
‘O so che sto a di cose noiose,
sono parole e nun so mimose.
Mica te vojo dì che sei malnata
fija de cagna e per di più arabbiata,
vojo solleticà er tu bel core,
co du parole che parlino d’amore.
Ma tu hai chiuso a porta ar mio esternare,
nun voi nemmeno stamme ad ascortare,
allora sai che faccio, nun t’e dico
mica me so innamorato der nemico !
insieme al mio silenzio!
Ma dal profondo inoltrato di me stessa
mi son subito rialzata……
Le mie lacrime gli Dei hanno udito
trascinandomi sull’Eden dei versi,
fino a giungere al varco della vittoria
ancor più lucente e maestosa.
Le mani aprirono i pugni delicati
lanciando per aria i semi aridi
che senza cura alcuna, tu, mi regalavi.
Ora… questi fogli,
che recano i rossi segni
dell'ebro vino che tinse la mia bocca,
non dovranno servire solo ai sogni
ma cader dovranno su fertile terreno
e lì, continuare a dar frumento.
Ecco, la carta mi chiede, m’invoglia,
mi supplica di usarla e concepirla.
…Impugno la penna
per orgasmo dello scrivere
e piano mi mormora... non perder l’’illusione!
Una piumetta di fuoco mi è passata davanti.
Il pane raccolto e secco,
e un bozzolo
nuovissimo
che si disfa: o una poesia
dei fiori di crocus
la delicatezza delle polveri colorate
sulle ali di farfalla
la dolcezza inebriante
del polline sul calabrone
la leggerezza dei disegni
nei fiocchi di neve
il dolce cuore
del baccelllo di vaniglia
l'ammaliante sapore
di un frutto della passione
Dove dormono le mie stelle
c'è un letto di petali
dalle lenzuola di polveri colorate
cuscini di polline
luce di fiocchi di neve
profumo di vaniglia
candele al frutto della passione
Dove dormono le mie stelle
offro la mia protezione
manca la ninna nanna
mi avvicino
non mi resta che intonare
qualche nota di una canzone
non è misurato
in uno spazio,
è smisurata
e concreta
ricerca di noi stessi.
È inevitabile cogliere
il sublime,
in uno dei giorni dorati
destinati a noi,
è un effetto dell'animo
sul valore di un paesaggio,
che appare reale
nella contemplazione
che rassicura,
e meditare
su un altro universo:
in un cielo brillante,
che appariva sempre uguale,
colare come cera
sul fuoco,
raro come una cometa.
Così siamo
inesistente
polvere azzurra
tra le stelle
e il vento
silente.
Dentro,
il pensiero scorre infinito,
fuori dal guscio
ammutolisce,
col tenero sguardo
a riccio
in uno spazio sconosciuto.
… Che tjen’?!...
L’uocchje toje mo' dicen’,
chist’occhje tuoje,
so' scur’ comm’è notte,
me parlan’ e nun dicen’ buscje…
… No, nun dicer’ ca’ nun è njent’,
‘na mamma sa legger’,
pure s’è ‘gnorant’.
‘A mamma legg’ co’ core…
… E stasera quaccosa nun va!...
… Che tjen’?!...
E nun dicer’
ca’ nun m’aggià dà pensier’
song già preoccupat’ pe’ te.
‘Na mamma sape quanno ‘o figlje
ten’ pensier’ e tu,
stasera,
tjene nù pensier’ o mille pensier’.
… Parla, figlio mje,
nun t’annasconnere,
ch’è ca’ stasera nun va?!...
…....Che hai?...
( o più giustamente ”Occhi di mamma”)
Stasera qualcosa non va!...
…Dimmi, che hai?...
I tuoi occhi dicono,
occhi bui come la notte,
stasera,
parlano e non dicono bugie….
… No, non dire che è niente,
una mamma sa leggere
anche se ignorante.
La mamma legge col cuore…
.. E stasera lui sa che qualcosa non va!
… Che hai?!...
Non dire che
non devo aver pensiero,
ho già ansia, per te.
Una mamma sa
quando un figlio ha pensiero
e tu, stasera,
hai uno o mille pensieri.
… Parla, figlio mio,
non nascondere il viso,
che c’è che stasera non va?!...
Dedicata a tutte le mamme che, coi loro occhi sanno leggere i piccoli e i grandi pensieri dei figli, sempre.
...Auguri mamme!....
d’un ramo fecondo di nebbia di sogno,
d’un silenzio d’emozioni che è miele della sera,
d’una lacrima di stelle fiorita in grembo alla marea,
d’una spremuta d’incantevole sguardo di cielo cobalto.
Vorrei esser madre
d’un rigoglioso gomitolo di luce annodato sul cuore,
d’uno stupore d’avventurosa planetaria gemmazione,
d’una cicatrice di rugiada fra le ciglia del tempo dimenticata,
d’un soliloquio di futili valigie di speranze tempestose.
Vorrei esser madre
d’una scogliera abbandonata fra le passeggiate del tramonto,
d’una carezza d’autunno dal vento argentata,
d’una finestra fra il grano dei pensieri accoccolata,
d’una conversazione d’amore dal dolore annuvolata.
sfogliava le stagioni
certo che tutti gli equinozi
lo avrebbero vestito
come al solito
guidava i suoi colori
disegnava con i suoi profumi
sicuro che nessuno
avrebbe mischiato
tonalità e fragranze
al cospetto del blu azzurro
si sentiva troppo vecchio
per suonare
troppo giovane
per morire
così sulla sua storia
percorsa al ritmo
di città dopo città
aveva cavalcato tramonti
e albe senza paura
nella mano il suo strumento
fatto di tasti di onestà
e fiato di capacità
ora era sceso
dal suo palcoscenico
al cospetto del blu azzurro
si sentiva troppo vecchio
per suonare
troppo giovane
per morire
i suoi cinquantanni lo segnavano
troppo vecchio
per sognare
e troppo giovane
per morire










