Ho vegliato notti più buie del buio,
più nere della pece, aspettando albe
che non rischiaravano mai.
… Ho visto corpi fasciati nel dolore
e mille domande negli occhi.
Ho stretto mani che non conoscevo,
che avevano la paura tra le dita
e tremiti nella stretta,
cercavano angeli in quell’inferno…
Mi sono scontrata con occhi disperati,
soli, con la morte alle spalle
che li risucchiava.
Allora ho dato solo una parola
e un abbraccio.
… Ho dato una goccia d’amore…
… Poi ho visto albe che volevo
fossero già tramonti
e tramonti che fossero già albe chiare.
Ho implorato pietà, un po’ d’amore
e da me è arrivato.
A me son tornate le gocce
che avevano bagnato il mio cammino:
l’amore, quella pietà che avevo seminato.
… Ed il tramonto s’è fatto alba chiara,
limpida, e le lacrime
son diventate perle di gioia, di saggezza.
… Il buio s’è dissolto
fra le braccia della vita…
più nere della pece, aspettando albe
che non rischiaravano mai.
… Ho visto corpi fasciati nel dolore
e mille domande negli occhi.
Ho stretto mani che non conoscevo,
che avevano la paura tra le dita
e tremiti nella stretta,
cercavano angeli in quell’inferno…
Mi sono scontrata con occhi disperati,
soli, con la morte alle spalle
che li risucchiava.
Allora ho dato solo una parola
e un abbraccio.
… Ho dato una goccia d’amore…
… Poi ho visto albe che volevo
fossero già tramonti
e tramonti che fossero già albe chiare.
Ho implorato pietà, un po’ d’amore
e da me è arrivato.
A me son tornate le gocce
che avevano bagnato il mio cammino:
l’amore, quella pietà che avevo seminato.
… Ed il tramonto s’è fatto alba chiara,
limpida, e le lacrime
son diventate perle di gioia, di saggezza.
… Il buio s’è dissolto
fra le braccia della vita…
“ ‘Na femmena busciarda ma lassato…”
Cantavano du granni der passato,
e che, sta male se m’aggiungo io
c’ho ricevuto quasi o stesso addio ?
Nun per amore, ma pe la mia solita mania
de volè usare a solita ironia.
Ma eri bella e quasi intelligente,
pensai che capirà quer che s’intenne !
E ‘nvece nun capisti proprio n’acca
e la risposta fu assai bislacca.
Ascorta io te dissi ch’eri arogante,
scherzanno, nun pe fare er giudicante.
M’hai detto che se l’avesse letto a famija
m’avrebbe quanto meno fatto a guerrija.
Nun te volevo fa fa brutta figura
co l’innocenza della mia scrittura
anche se alla tua età
nun credo che li tuoi debba ascoltà.
T’avevo visto brava conduttrice
d’un sito, ahi, Araba Fenice !
Ma pe sapere bene valutare
ancora a scola…te ne devi annare !
Cantavano du granni der passato,
e che, sta male se m’aggiungo io
c’ho ricevuto quasi o stesso addio ?
Nun per amore, ma pe la mia solita mania
de volè usare a solita ironia.
Ma eri bella e quasi intelligente,
pensai che capirà quer che s’intenne !
E ‘nvece nun capisti proprio n’acca
e la risposta fu assai bislacca.
Ascorta io te dissi ch’eri arogante,
scherzanno, nun pe fare er giudicante.
M’hai detto che se l’avesse letto a famija
m’avrebbe quanto meno fatto a guerrija.
Nun te volevo fa fa brutta figura
co l’innocenza della mia scrittura
anche se alla tua età
nun credo che li tuoi debba ascoltà.
T’avevo visto brava conduttrice
d’un sito, ahi, Araba Fenice !
Ma pe sapere bene valutare
ancora a scola…te ne devi annare !

Entra nella Casa di Dio,
entra chiedendo perdono,
entra pregando.
Entrerai nel Suo Cuore,
entrerai nella Sua Fede,
entrerai nella Sua Luce,
entrerai nel Suo Sereno,
entrerai nel Suo Immenso,
entrerai nell’Eterno Cammino
che rinfrancherà il Tuo Animo…
La seguo di spalle, non si riconosce
temo che si senta osservata
i suoi capelli aggrovigliati poi
formano una timida sbarra alla fretta.
Strano anche quando parla, trema
teme di non esser vista, inadeguata.
La sua paura ha lo sguardo fisso sul bicchiere
e gli occhi degli altri le vivono dentro
Ora si alza e sente le gambe ripetere
tutto nella sua mente ripete:
l’inutilità dell’atto, la vita sull’orlo
le scelte infeltrite, il trucco ferito .
Recita reinterpretandosi passiva
fortuna il tempo non si accorge di nulla
e invecchia le paure allo specchio.
E pure la gatta nera la insegue
non smette di volerle stare accanto.
I loro occhi sono lavabi familiari
come un riconoscersi bisogno.
La sua solitudine fiorisce di sogno
le parole piangono aquiloni di lotte
ma inutile l’immobilità la cinge stretta
come se la sua anima alla fine del senso
fosse una calma tutta ricoperta di colpe.
temo che si senta osservata
i suoi capelli aggrovigliati poi
formano una timida sbarra alla fretta.
Strano anche quando parla, trema
teme di non esser vista, inadeguata.
La sua paura ha lo sguardo fisso sul bicchiere
e gli occhi degli altri le vivono dentro
Ora si alza e sente le gambe ripetere
tutto nella sua mente ripete:
l’inutilità dell’atto, la vita sull’orlo
le scelte infeltrite, il trucco ferito .
Recita reinterpretandosi passiva
fortuna il tempo non si accorge di nulla
e invecchia le paure allo specchio.
E pure la gatta nera la insegue
non smette di volerle stare accanto.
I loro occhi sono lavabi familiari
come un riconoscersi bisogno.
La sua solitudine fiorisce di sogno
le parole piangono aquiloni di lotte
ma inutile l’immobilità la cinge stretta
come se la sua anima alla fine del senso
fosse una calma tutta ricoperta di colpe.
Mi sollevasti
dopo che io caddi
mostrandomi una realtà
che non vedevo prima
una vita piretica
falsa e fatalmente buia
nell'esserci ad occhi chiusi.
Mi sollevasti
e mi prendesti in braccio
come un bimbo appena nato
e rinacqui di nuovo
per riguardare mare e cielo
nel connubio di colori
con occhi nuovi.
dopo che io caddi
mostrandomi una realtà
che non vedevo prima
una vita piretica
falsa e fatalmente buia
nell'esserci ad occhi chiusi.
Mi sollevasti
e mi prendesti in braccio
come un bimbo appena nato
e rinacqui di nuovo
per riguardare mare e cielo
nel connubio di colori
con occhi nuovi.
Che cosa brama
ancora il mio folle cuore?
Che importa se qualcuno
offende e poi corre e fugge.
Che importa
se i miei doni vede e non li guarda.
Se dice d’amarmi e poi è disfatta.
Presto piangerà!
Intanto Ermes
con la sua coppa d’oro
versa vino ai sacri Dei
proferendo la mia quieta richiesta:
di poter godere solo
dello splendor della bellezza;
dell’eleganza
delle piccolissime elevate cose!
ancora il mio folle cuore?
Che importa se qualcuno
offende e poi corre e fugge.
Che importa
se i miei doni vede e non li guarda.
Se dice d’amarmi e poi è disfatta.
Presto piangerà!
Intanto Ermes
con la sua coppa d’oro
versa vino ai sacri Dei
proferendo la mia quieta richiesta:
di poter godere solo
dello splendor della bellezza;
dell’eleganza
delle piccolissime elevate cose!
Che tu sia lontano o vicino
sento la tua presenza.
So che ci sei.
Come so che nascerà l'arcobaleno
dopo la pioggia.
So che ci sei.
Come so che dopo l'arrabbiatura
arriverà l'amore.
So che dopo la notte
arriva l'alba.
Arrivi tu...
La luce...il sole
l'amore tu...l'indissolubile.
sento la tua presenza.
So che ci sei.
Come so che nascerà l'arcobaleno
dopo la pioggia.
So che ci sei.
Come so che dopo l'arrabbiatura
arriverà l'amore.
So che dopo la notte
arriva l'alba.
Arrivi tu...
La luce...il sole
l'amore tu...l'indissolubile.
Non serve un faro
dannoso agli occhi.
Quale bagliore pungente, cattivo,
intriso solo di morbosa gelosia,
asfissiante, ossessiva.
Nessuno ha bisogno di luce riflessa,
alimento di cui si nutre l’animo
annodato senza bandolo,
di chi ha in petto solo un mero motore.
La vera luce è il sole brillante
di un giorno di primavera.
La vera luce è quella che sgorga sincera
dal cuore, tramutandosi in stile di vita.
La vera luce è il luccichio negli occhi
di un bambino, ingenua creatura,
che si fida e si affida nelle mani dei Grandi,
in tutto e per tutto, senza malizia alcuna.
La vera luce è la carità, la misericordia.
Anche la luna brilla al suo ultimo quarto,
ancora per poco, fin quando,
il sole potrà farlo, poi sarà buio.
Spegni quella luce sintetica, falso bagliore.
La mia brillerà per sempre,
essa deriva da un’altra fonte.
Ho vissuto il dolore
con soffocante fiducia in Lui
sperando che mi battezzasse
nelle sue acque scure
per rendermi meno
amara
la consapevolezza
di dover soffrire per così tanto tempo.
Ho amato il dolore
perchè è stato l'unico
vero padre che abbia mai avuto,
Lui mi ha educato alla rinuncia,
al monologo oscuro del mio animo inascoltato,
alla mia preghiera.
Ho chiesto al dolore
cosa fossi per lui,
ma lui non mi ha ancora risposto.
In limpida preghiera
inginocchiato verso il mondo
il suo mondo
al suono di organo celeste
congiunge le promesse
a mani strette
intorno all’aria pura
il profumo intenso
di pochi minuti
fatti d’incenso
riempie il respiro
di giusto ossigeno
disegnando tappeti armoniosi
sveste il peccato
e ridona gloria
in celeste camminata
inginocchiato verso il mondo
il suo mondo
al suono di organo celeste
congiunge le promesse
a mani strette
intorno all’aria pura
il profumo intenso
di pochi minuti
fatti d’incenso
riempie il respiro
di giusto ossigeno
disegnando tappeti armoniosi
sveste il peccato
e ridona gloria
in celeste camminata
Stridìo lento di vita che va,
si immerge nell'affanno
il ricordo lontano.
Scorre alla sera
il fiume d'anni svaniti,
sogno ma muoio,
esisto ma non vivo, discorro con l'oscurita,
afflitta si procede.
Spazio fa il cuore per chiedermi
"Perché ti lamenti se l'hai amato
e in ciò persisti?
Soffri ma vola,
vola da lui, perché mai ti lascia".
Messaggio d'amore,
d'amore eterno che mai perirà.
si immerge nell'affanno
il ricordo lontano.
Scorre alla sera
il fiume d'anni svaniti,
sogno ma muoio,
esisto ma non vivo, discorro con l'oscurita,
afflitta si procede.
Spazio fa il cuore per chiedermi
"Perché ti lamenti se l'hai amato
e in ciò persisti?
Soffri ma vola,
vola da lui, perché mai ti lascia".
Messaggio d'amore,
d'amore eterno che mai perirà.
Grandine di nuvole
son briciole di spighe solari,
grappoli di vento imperlati
allacciati alle mie scarpe
come ciondoli d’incanto
sulle finestre dal mare dimenticate.
Grandine di nuvole
son ciglia d’ebbrezza di cuore,
fermagli arroccati fra i pensieri,
clessidre d’un parto di lune
fra cicatrici d’abbracci perduti
e stoviglie d’anima di parole confuse.
son briciole di spighe solari,
grappoli di vento imperlati
allacciati alle mie scarpe
come ciondoli d’incanto
sulle finestre dal mare dimenticate.
Grandine di nuvole
son ciglia d’ebbrezza di cuore,
fermagli arroccati fra i pensieri,
clessidre d’un parto di lune
fra cicatrici d’abbracci perduti
e stoviglie d’anima di parole confuse.
Chi governerà l’immenso Cosmo
se tu, Uomo, continui
ad inseguir strade distratte.
Chi cullerà tutta la terra
se or, dimentichi di te?
Eppur urge
il tuo ritorno in seno al mondo!
Urge interrogare il Logos
affinchè ti si riveli;
urge ripassar l’antica idea
a rifuggir la notte
e l’amnesia dell'Aurea grecità.
E se il fulmine governa il mondo,
come fuoco Eracliteo
devi tornare!
Fiamma, che arde e non distrugge,
che arde e sol trasforma
e sol rinnova!
Devi volger lo sguardo
nel tuo dentro
poiché è in te, quel tutto
che deve essere conosciuto
e rivelato…
…per ritornare in seno al Mondo… UOMO!
se tu, Uomo, continui
ad inseguir strade distratte.
Chi cullerà tutta la terra
se or, dimentichi di te?
Eppur urge
il tuo ritorno in seno al mondo!
Urge interrogare il Logos
affinchè ti si riveli;
urge ripassar l’antica idea
a rifuggir la notte
e l’amnesia dell'Aurea grecità.
E se il fulmine governa il mondo,
come fuoco Eracliteo
devi tornare!
Fiamma, che arde e non distrugge,
che arde e sol trasforma
e sol rinnova!
Devi volger lo sguardo
nel tuo dentro
poiché è in te, quel tutto
che deve essere conosciuto
e rivelato…
…per ritornare in seno al Mondo… UOMO!











