Polline di tuorlo abbottonato,
un sillabario d’orizzonti imperli
e fra le geografie sensoriali dei pensieri miei
riccioli d’arpe annodate son i raggi tuoi,
tralicci di luce fra bruma di giorni annoverati.
Uno zigomo d’arancia intimidita
è mandorla d’una soffice manciata di sole,
amarena d’uno soffio di nuvole allitterato,
aureola d’una planimetria d’ambra nettarina
fra le geografie sensoriali di giorni annoverati.
un sillabario d’orizzonti imperli
e fra le geografie sensoriali dei pensieri miei
riccioli d’arpe annodate son i raggi tuoi,
tralicci di luce fra bruma di giorni annoverati.
Uno zigomo d’arancia intimidita
è mandorla d’una soffice manciata di sole,
amarena d’uno soffio di nuvole allitterato,
aureola d’una planimetria d’ambra nettarina
fra le geografie sensoriali di giorni annoverati.
18 commenti
È il tornare all’essere figlio il lamento nell’essenza della vita
È la libertà scritta sui muri delle rivoluzioni il cuore della bellezza
È l'ascolto del pensiero sordo il muto palpitare in preghiera
È il perdere le ore nella vanità delle parole la sola morte
È la tenerezza del mio vivere la fragilità del porto natio
È il tutto del mio nulla la mia inquietudine di poesia
È il perdono del sole su una rosa spezzata il miracolo di vita
È la parola stillante scritta ai margini del cuore vivo d’amore
È l’eternità d’assenza il solo vessillo di verità.
È la libertà scritta sui muri delle rivoluzioni il cuore della bellezza
È l'ascolto del pensiero sordo il muto palpitare in preghiera
È il perdere le ore nella vanità delle parole la sola morte
È la tenerezza del mio vivere la fragilità del porto natio
È il tutto del mio nulla la mia inquietudine di poesia
È il perdono del sole su una rosa spezzata il miracolo di vita
È la parola stillante scritta ai margini del cuore vivo d’amore
È l’eternità d’assenza il solo vessillo di verità.

Nel vento ho raccolto
i tuoi pensieri
All’ombra di un albero
ascoltavo il battito caldo del cuore
emanava poesia
Ripieno di grande magia
Ricco di grandi sentimenti
Umile come pochi
Hai inciso nel mio cuore
Una magica parola
Amore
Ed ora risplende
come stella nel cielo
di luce profonda di luce vera
C’è un pensiero in testa
che ti fa dannare il cuore
quella frase detta in un minuto
quando il sole spariva
dietro le nuvole.
Non puoi dimenticare
non puoi farcela così!
Tutto il giorno a pensare
che era meglio non litigare.
Troppo facile ormai
aspettare che la luna
si specchi nel mare
e afferrare il vento
per non fargli portare via
ogni sentimento.
C’è un pensiero in testa
che non c’è collaborazione
nell’amore esagerato che vorresti dare.
E poi ti senti strano
quando lei non ti viene a cercare
sembri una nuvola dispersa
che non può portare pioggia
ma solo ombra dentro la testa.
C’è un pensiero diverso
un pensiero un po’ quasi perverso
che può farti male
se ci metti il verbo
dell’esagerazione…
Ed ora datemi
di quel rosso Dionisiaco
dentro profumati calici
con i suoi fiori del male.
Datemi
di quel rosso esilarante
così che il sangue pulsi
e il petto scoppi.
Ebbrezza ritrovata!
A rintracciarne il Ditirambo
e il divenir giocoso:
rincorrersi e trovarsi
onde assaporar frutti proibiti.
Datemi...
per rivalutar gli istanti
e le tiranne ore;
a mitigar sconforto ed amarezza.
Rosso porpora
per languide espressioni
con inceder di carezze
sulle tue scultoree forme.
Orgasmi dello sguardo
spasmi del pensiero.
Segni erotici
sul letto morbido di piume.
E ancor...
...rosso rubino,
a rintracciarne
il Ditirambo e la Menade.
Datemi,
or che è sera…
…per ricominciare nuova danza !

di quel rosso Dionisiaco
dentro profumati calici
con i suoi fiori del male.
Datemi
di quel rosso esilarante
così che il sangue pulsi
e il petto scoppi.
Ebbrezza ritrovata!
A rintracciarne il Ditirambo
e il divenir giocoso:
rincorrersi e trovarsi
onde assaporar frutti proibiti.
Datemi...
per rivalutar gli istanti
e le tiranne ore;
a mitigar sconforto ed amarezza.
Rosso porpora
per languide espressioni
con inceder di carezze
sulle tue scultoree forme.
Orgasmi dello sguardo
spasmi del pensiero.
Segni erotici
sul letto morbido di piume.
E ancor...
...rosso rubino,
a rintracciarne
il Ditirambo e la Menade.
Datemi,
or che è sera…
…per ricominciare nuova danza !

Tu sei
una conchiglia che nessuno
ha mai raccolto
un suono che nessuno ha mai ascoltato
e se disperdi lo sguardo all'orizzonte
nessun vento
tremulo ti giunge.
tremulo ti giunge.
Le maree
attenderanno i tuoi capelli d'oro
intrecciando schiuma bianca di nuvole
sui tuoi passi.
L'Estate
avrà il tuo canto
l'intensa melodia in promesse di stelle
e tonda la luna
bugiarda e sfaccettata.
bugiarda e sfaccettata.
Ma tu , tu non ascoltarla !
Lasciala li in solitudine sul mare
cullerà orecchi sordi e carezze facili di miele.
Al tempo affiderai i tuoi sogni sonnambuli
fluttuanti abbracci
che ti accenderanno il cuore.
che ti accenderanno il cuore.
Leggera allo specchio una lacrima da piangere
per un solo grande amore
incontrerai il suo silenzio
senza parole.
a mia Figlia
Stretti
in un tenero abbraccio
cornice di un pomeriggio d’inverno
che indossa il silenzio malizioso degli sguardi.
Dolci occhi di cerbiatta
smarriscono tra le tue braccia.
… E poi…
Le dita tra i capelli,
riccioli stretti come trucioli di paglia,
sciolgono accordi d’amore sulla pelle
ed il cuore innalza
il suo canto.
Desiderio
nel fiume dell’amore
che scorre nel letto dei sensi.
Labbra rosso ciliegia
sulla bocca tua che ricama
sussurri e melodie per una danza.
… Ed io persa!...
E
tutto diventa ombra,
sbiadiscono i contorni e,
nei bagliori di mille fuochi,
si accendono
istanti d’amore…
in un tenero abbraccio
cornice di un pomeriggio d’inverno
che indossa il silenzio malizioso degli sguardi.
Dolci occhi di cerbiatta
smarriscono tra le tue braccia.
… E poi…
Le dita tra i capelli,
riccioli stretti come trucioli di paglia,
sciolgono accordi d’amore sulla pelle
ed il cuore innalza
il suo canto.
Desiderio
nel fiume dell’amore
che scorre nel letto dei sensi.
Labbra rosso ciliegia
sulla bocca tua che ricama
sussurri e melodie per una danza.
… Ed io persa!...
E
tutto diventa ombra,
sbiadiscono i contorni e,
nei bagliori di mille fuochi,
si accendono
istanti d’amore…
Una volta c'erano le ragazze timide.
Quelle che arrossivano dopo un complimento,
quelle che se ne stavano in disparte,
all'ombra di un platano mangiando una mela.
Erano quelle che non avevano bisogno di spogliarsi per farsi notare,
perché i loro segreti erano irresistibili
e si percepivano a chilometri di distanza.
Erano quelle ragazze che non si concedevano facilmente:
già ferite, innamorate di altri mondi,
altre storie, dei sogni
che qualche folle coltivava per cambiare il mondo.
Non avevano bisogno di costosi gioielli,
brillavano di luce propria;
non avevano bisogno di svendersi,
perché chiunque potesse permettersele era ricco d'animo.
Accumulavano rabbia.
Ma una volta traboccato il vaso chi le avrebbe fermate?
Qualcuno le chiamava "semplici",
ma non poteva sospettare la complessità di certe emozioni
concentrate in qualche angolo dello stomaco.
Potevi solo alzare loro il mento,
presentare loro l'orizzonte come un vecchio amico di penna.
E la loro semplicità, per dirla tutta,
stava soltanto nell'essere e mai nell'apparire.
Dopotutto, alla fine è meglio essere semplici che facili.
Quelle che arrossivano dopo un complimento,
quelle che se ne stavano in disparte,
all'ombra di un platano mangiando una mela.
Erano quelle che non avevano bisogno di spogliarsi per farsi notare,
perché i loro segreti erano irresistibili
e si percepivano a chilometri di distanza.
Erano quelle ragazze che non si concedevano facilmente:
già ferite, innamorate di altri mondi,
altre storie, dei sogni
che qualche folle coltivava per cambiare il mondo.
Non avevano bisogno di costosi gioielli,
brillavano di luce propria;
non avevano bisogno di svendersi,
perché chiunque potesse permettersele era ricco d'animo.
Accumulavano rabbia.
Ma una volta traboccato il vaso chi le avrebbe fermate?
Qualcuno le chiamava "semplici",
ma non poteva sospettare la complessità di certe emozioni
concentrate in qualche angolo dello stomaco.
Potevi solo alzare loro il mento,
presentare loro l'orizzonte come un vecchio amico di penna.
E la loro semplicità, per dirla tutta,
stava soltanto nell'essere e mai nell'apparire.
Dopotutto, alla fine è meglio essere semplici che facili.
“Perché si dorme? Non tanto per riposare, quanto per dimenticare.”
Cit. Emil Cioran
Persino adesso
che non ho più forze,
che mi sento stanco
come nel placido
sonno diurno
dell’orso,
e che
alfine
sta per
insorgere
anche per me
la tanto agognata
letargia, e il torpore,
non posso non oppormi
al primordiale stato
di vuoto
che
solo
riesce
a definire
il mio caos,
il mio fardello.
E meno male
che esisti
tu,
e
che
la tua
veglia
protegge
da sempre
il mio senso
prediletto:
quello
con
cui
vedo
la luce
alternarsi
all’ombra,
poco prima
che al sonno
possa riuscire
di riavvolgermi
fra le sue spire,
per accomunarmi
all’uomo sciocco,
e per strapparmi
rapidamente
al mio vero
stesso.
“L’uomo è due uomini contemporaneamente: solo che uno è sveglio nelle tenebre e l’altro dorme nella luce.”
Cit. Khalil Gibran
al mio vero
stesso.
“L’uomo è due uomini contemporaneamente: solo che uno è sveglio nelle tenebre e l’altro dorme nella luce.”
Cit. Khalil Gibran
Cercare nella memoria qualcosa di violetto
e di cristallino, da farne oggetto di poesia,
in certi giorni è proprio impossibile.
Vien su da una spiaggia spillata d'ombrelli
un afrore invece
dal dilatato balsamo, e mollissimo,
o una serie di signore malfatte che parlano a voce
troppo alta.

Vorrei innalzare il mio pensiero sino a toccare l' immensità di alti cieli
perdermi e ritrovarmi nell' indaco della sua e mia essenza
sentire il mio corpo leggero come una folata di vento
e sdoganare il peso della quotidianità per il viaggio verso il sereno
Vorrei essere la nuvola che gioca a nascondino con il sole
volare in compagnia di piccole particelle di sogni
inventare la fluida atmosfera poetica nello spazio interstellare
sentirmi pefetta nella mia vissuta imperfezione
finalmente lontana dal turbinio e dal rumore della terra
e vicina al respiro e al silenzio del cielo
mi sentirei Regina felice di sapere
che quando inizio a piangere innaffio orti, giardini e fiori
e poi la carezza del sole mi donerà nuova allegria
e forse qui è il nocciolo della magia
perdermi e ritrovarmi nell' indaco della sua e mia essenza
sentire il mio corpo leggero come una folata di vento
e sdoganare il peso della quotidianità per il viaggio verso il sereno
Vorrei essere la nuvola che gioca a nascondino con il sole
volare in compagnia di piccole particelle di sogni
inventare la fluida atmosfera poetica nello spazio interstellare
sentirmi pefetta nella mia vissuta imperfezione
finalmente lontana dal turbinio e dal rumore della terra
e vicina al respiro e al silenzio del cielo
mi sentirei Regina felice di sapere
che quando inizio a piangere innaffio orti, giardini e fiori
e poi la carezza del sole mi donerà nuova allegria
e forse qui è il nocciolo della magia
Sto arrivando
per rubare il piacere,
inquietudine e curiosità,
impazienza e istinto siete le compagne del mio viaggio,
il tempo di qualche vetrina scorta con disinteresse crescente,
pensieri come ali ardenti.
Eccoti,
giacciamo insieme io e te,
rapitore di sogni d'innocenza,
con le dita disegni i contorni delle mie labbra e pari divertirti nell'incanto,
lo sguardo si sofferma sui miei seni, non sono belli,
le tue labbra si dischiudono invitanti mentre un sorriso malizioso inibisce
ogni accenno di pudore.
Giacciamo insieme e il tuo profumo è su ogni lembo della mia pelle,
mi avvolge lentamente e dolcemente,
come nettare del quale non possa che cibarmi,
l'amore al di la dei sogni,
danze senza fine e colori dell'arcobaleno la nostra notte,
abbracciati trascorriamo le nostre piccole vite,
ogni istante è prezioso,
ogni ora strappata con violenza a un'esistenza muta,
l'ultimo abbraccio.
Sulla strada del ritorno
nuvole dipingono il cielo di un rosa acceso,
respiro intensamente,
ovunque l'effluvio dei fiori e della natura,
piccoli arbusti, ciuffetti d'erba appena tagliata,
bouganville languidamente acostate ai muri di una casa,
il tramonto anch'esso pare incorniciare
la meraviglia di questo nostro giorno,
di una ladra d'amore,
di un poeta usurpatore d'innocenza.
per rubare il piacere,
inquietudine e curiosità,
impazienza e istinto siete le compagne del mio viaggio,
il tempo di qualche vetrina scorta con disinteresse crescente,
pensieri come ali ardenti.
Eccoti,
giacciamo insieme io e te,
rapitore di sogni d'innocenza,
con le dita disegni i contorni delle mie labbra e pari divertirti nell'incanto,
lo sguardo si sofferma sui miei seni, non sono belli,
le tue labbra si dischiudono invitanti mentre un sorriso malizioso inibisce
ogni accenno di pudore.
Giacciamo insieme e il tuo profumo è su ogni lembo della mia pelle,
mi avvolge lentamente e dolcemente,
come nettare del quale non possa che cibarmi,
l'amore al di la dei sogni,
danze senza fine e colori dell'arcobaleno la nostra notte,
abbracciati trascorriamo le nostre piccole vite,
ogni istante è prezioso,
ogni ora strappata con violenza a un'esistenza muta,
l'ultimo abbraccio.
Sulla strada del ritorno
nuvole dipingono il cielo di un rosa acceso,
respiro intensamente,
ovunque l'effluvio dei fiori e della natura,
piccoli arbusti, ciuffetti d'erba appena tagliata,
bouganville languidamente acostate ai muri di una casa,
il tramonto anch'esso pare incorniciare
la meraviglia di questo nostro giorno,
di una ladra d'amore,
di un poeta usurpatore d'innocenza.
E meno male che sei ritornata,
Che io credevo fosse ‘na menata !
Sei ritornata più rinvigorita,
comincio a temè pe la mi vita.
Ora me scrivi e mi dileggi puro,
io nun me sento più tanto sicuro.
Quindi te metti in quella posa la,
come Carnera quanno stava a faticà.
Beh, nun me ne importa proprio gnente,
per te io sono come Milone
er granne lottatore de Crotone.
Nun credo tu me possa ciancicà,
so er fatto mio e me so guardà.
Mente brillante e lingua tagliente,
co te nun ce se po scherzà pe gnente.
Ogni quar vorta scrivo me cojoni,
puro se parlo solo d’emozioni.
Fresca, frizzante come lo champagne,
e tratti come fossero menzogne.
Ora ho capito qual è er tuo intento
famo a pace e sono più contento,
perché tutto er monno ce lo sa
che chi disprezza vò solo comprà.
Che io credevo fosse ‘na menata !
Sei ritornata più rinvigorita,
comincio a temè pe la mi vita.
Ora me scrivi e mi dileggi puro,
io nun me sento più tanto sicuro.
Quindi te metti in quella posa la,
come Carnera quanno stava a faticà.
Beh, nun me ne importa proprio gnente,
per te io sono come Milone
er granne lottatore de Crotone.
Nun credo tu me possa ciancicà,
so er fatto mio e me so guardà.
Mente brillante e lingua tagliente,
co te nun ce se po scherzà pe gnente.
Ogni quar vorta scrivo me cojoni,
puro se parlo solo d’emozioni.
Fresca, frizzante come lo champagne,
e tratti come fossero menzogne.
Ora ho capito qual è er tuo intento
famo a pace e sono più contento,
perché tutto er monno ce lo sa
che chi disprezza vò solo comprà.
Niente nel vìvere
è no sfrenato agire.
Sol per gli schei
Tanto fumare o bere…
quanto sparlar o assenze!
*****
Tanka (Accenti ritmici 1-4-6) sviluppato nel discorrere un pensiero di Anatole France, all'anagrafeJacques François-Anatole Thibault , scrittore francese del 1800. Insignito nell’anno 1921 del Premio Nobel per la letteratura “in riconoscimento della sua brillante realizzazione letteraria, caratterizzata da nobiltà di stile, profonda comprensione umana, grazia, e vero temperamento gallico”:
> Nessuna cosa è in se stessa onesta né turpe, giusta né ingiusta, piacevole né penosa, buona né cattiva. È l'opinione che dà le qualità alle cose, come il sale dà sapore ai cibi <















