E ricordo ancora
quando il lento declinare
dei campi di girasole
rendeva quasi difficile
distinguere il cielo
quando semplici casolari
spezzavano file ordinate
di alberi di ulivo
e l’estate sembrava
non dare tregua
con quell’esplosione
di colori e profumi
sopra una terrazza
uno sguardo infinito
verso quell’angolo di mare
che sembrava chiamare
e richiamare il cuore
sfiorato da mite brezza
dipingevo il mio sguardo
di quanto potevo dissetarmi
era un continuo ed inaspettato
calare di sorprese
come quella stradina acciotolata
che all’ombra della casa in pietra
nascondeva una rigogliosa vite
dai grappoli biondi
e ben arrotondati
ancora qualche giorno
e me ne sarei andato
senza dimenticare
ed aspettando di rivederti
e leggerti da lontano
quando il lento declinare
dei campi di girasole
rendeva quasi difficile
distinguere il cielo
quando semplici casolari
spezzavano file ordinate
di alberi di ulivo
e l’estate sembrava
non dare tregua
con quell’esplosione
di colori e profumi
sopra una terrazza
uno sguardo infinito
verso quell’angolo di mare
che sembrava chiamare
e richiamare il cuore
sfiorato da mite brezza
dipingevo il mio sguardo
di quanto potevo dissetarmi
era un continuo ed inaspettato
calare di sorprese
come quella stradina acciotolata
che all’ombra della casa in pietra
nascondeva una rigogliosa vite
dai grappoli biondi
e ben arrotondati
ancora qualche giorno
e me ne sarei andato
senza dimenticare
ed aspettando di rivederti
e leggerti da lontano
2 commenti
Pur luce ne le buie ore ti fui un dì,
quella che la notte segue
e al primo albore ancor riluce,
o quella che di giorno il cielo avvampa,
o, ancora, la notturna lampa;
assai e per lungi vagai nei tuoi pensieri,
o donna mia, e quello mi dicevi,
ma erano solo parole
ch'il tempo, reo, oblia,
com'ogni cosa ch'in terra posa.
Ma più mi strugge, di questo che fugge,
quell'infinito, ch'allora si rivelò,
ch'ora, pur dolce, è solo ricordanza.
O forse in questa,
qual ne l'oscura forza
ch'a dir me stesso io sono sempre mi spinge,
pur s'ormai ampi solchi il mio sembiante tinge,
s'asconde, ben celata, la divina magia,
onde non altrove ma in noi stessi è la via?
Su le scale de l'orto seduto
guardo le gocciole cadere giù,
mentre uno squarcio d'azzurro s'apre
su l'orizzonte lontano:
o donna mia, forse non tutto è vano.
quella che la notte segue
e al primo albore ancor riluce,
o quella che di giorno il cielo avvampa,
o, ancora, la notturna lampa;
assai e per lungi vagai nei tuoi pensieri,
o donna mia, e quello mi dicevi,
ma erano solo parole
ch'il tempo, reo, oblia,
com'ogni cosa ch'in terra posa.
Ma più mi strugge, di questo che fugge,
quell'infinito, ch'allora si rivelò,
ch'ora, pur dolce, è solo ricordanza.
O forse in questa,
qual ne l'oscura forza
ch'a dir me stesso io sono sempre mi spinge,
pur s'ormai ampi solchi il mio sembiante tinge,
s'asconde, ben celata, la divina magia,
onde non altrove ma in noi stessi è la via?
Su le scale de l'orto seduto
guardo le gocciole cadere giù,
mentre uno squarcio d'azzurro s'apre
su l'orizzonte lontano:
o donna mia, forse non tutto è vano.
Per voi
per la vostra simpatia
per la serietà.
Per la compagnia che mi date
qua nel Club
la nostra seconda famiglia.
Per voi
amici...
poeti...
Per questo
giorno
importante.
Forse un pò
antipatico perchè vi fa invecchiare
di un altro anno.
Ma per me
siete e rimarrete
amici e poeti speciali.
BUON COMPLEANNO GIGGGI E TONINO.
per la vostra simpatia
per la serietà.
Per la compagnia che mi date
qua nel Club
la nostra seconda famiglia.
Per voi
amici...
poeti...
Per questo
giorno
importante.
Forse un pò
antipatico perchè vi fa invecchiare
di un altro anno.
Ma per me
siete e rimarrete
amici e poeti speciali.
BUON COMPLEANNO GIGGGI E TONINO.
Guardo il mare
un immenso ripetersi di onde
non più piove
se non soffici e zuccherose nuvole
dolciastre di cielo
e delle strida dei gabbiani in volo
sordo è il closcare sugli scogli.
Passi vergini
ha la sabbia tiepida
e gorgoglii vivaci d'acqua
urtano e inghiottiscono le voci.
Ma io non sento...
Mi sazio
con una manciata di luce.
Per gonfiarmi il petto
bagno le mie labbra
di fresco rifugio
con il suono arcano infinito
con il suono arcano infinito
del mare .

Il tuo sguardo
perso e distante
da questa luce accecante
di un Sole
che non vuole sparire
per questo celeste
che non vuole stupire
in questo cielo immobile
Questo treno
"sembra eterno
non ti porta mai dove vorresti"
sussurri
e ti senti ancora distante
mi parli dei poteri forti
della paura
che blocca le coscienze
E gli idoli
da dover scacciare
"falsi profeti
per scettici discepoli "
li chiami
"erano angeli
che si mostravano demoni
forse è stato il loro inganno "
Tutti quei discorsi
BOWIE BERLINO
FINO ALLA FINE DEL MONDO
la recettività dell'anima
il Futurismo i Poeti al fronte
la nuova Era
Niente è come sembra
Tutta questa confusione
di pensieri
che ti affanna e cerchi
per disperdere le idee
La rivoluzione
che non hai vissuto
i vecchi amori e gli ideali
"Le dolci illusioni della vita
sai tremo forte solo nei sogni
ancora e` forte la sua luce
è così irreale
da sembrare reale "
il verde dei tuoi occhi
diventa smeraldo
E il tuo ciondolo d'argento
di Cristo e la sua icona
" PORTA ANCHE LA TUA CROCE SAi"
perso e distante
da questa luce accecante
di un Sole
che non vuole sparire
per questo celeste
che non vuole stupire
in questo cielo immobile
Questo treno
"sembra eterno
non ti porta mai dove vorresti"
sussurri
e ti senti ancora distante
mi parli dei poteri forti
della paura
che blocca le coscienze
E gli idoli
da dover scacciare
"falsi profeti
per scettici discepoli "
li chiami
"erano angeli
che si mostravano demoni
forse è stato il loro inganno "
Tutti quei discorsi
BOWIE BERLINO
FINO ALLA FINE DEL MONDO
la recettività dell'anima
il Futurismo i Poeti al fronte
la nuova Era
Niente è come sembra
Tutta questa confusione
di pensieri
che ti affanna e cerchi
per disperdere le idee
La rivoluzione
che non hai vissuto
i vecchi amori e gli ideali
"Le dolci illusioni della vita
sai tremo forte solo nei sogni
ancora e` forte la sua luce
è così irreale
da sembrare reale "
il verde dei tuoi occhi
diventa smeraldo
E il tuo ciondolo d'argento
di Cristo e la sua icona
" PORTA ANCHE LA TUA CROCE SAi"
E trema la voce
spalanchi il tuo sguardo
come per dare maggiore forza
al tuo dire
Strani giorni con te
di un tempo smarrito nel tempo
dal febbricitante vivere
da far venire i brividi
da far venire gli occhi lucidi.
spalanchi il tuo sguardo
come per dare maggiore forza
al tuo dire
Strani giorni con te
di un tempo smarrito nel tempo
dal febbricitante vivere
da far venire i brividi
da far venire gli occhi lucidi.
Il ranuncolo offre il capo alla piuma in volo
piange oro dai petali e sorride arco al sole
abbraccia amorevole la quercia lode al divino partorito
caduca linfa di vita dalle radici di dolcezza ariosa
Ignari occhi risucchiano il dono di figli prediletti
all’oblio della consapevolezza nella culla di beltà
riversi al riamato muto nello smembrante smarrito
atavico tempo impigrito costretto alla risalita del declivio sacro
volto al rendere vertigine vergine il ricadente astro tombale.
Lo scorticato cosmico arcano enigma vive l’intimo gesto
l’escavazione ancestrale su acque devote e polvere d’ossa
nella più piccola metamorfosi di morte
congiunta sino all’amata esaltazione di creazione.
Il divenente respiro è calma abulia in parvente ascesa
artefatta movenza muta d’anima e corpo a crepa.
Sul seminato il saggio ha lacere piaghe di discernimento
specchio d’immenso, sofferto eco d’esule pianto
fino a ritrovarsi insanguinato cedimento all’amato fianco .
L’atto è poesia, fragilità di visione nella fornace viva.
piange oro dai petali e sorride arco al sole
abbraccia amorevole la quercia lode al divino partorito
caduca linfa di vita dalle radici di dolcezza ariosa
Ignari occhi risucchiano il dono di figli prediletti
all’oblio della consapevolezza nella culla di beltà
riversi al riamato muto nello smembrante smarrito
atavico tempo impigrito costretto alla risalita del declivio sacro
volto al rendere vertigine vergine il ricadente astro tombale.
Lo scorticato cosmico arcano enigma vive l’intimo gesto
l’escavazione ancestrale su acque devote e polvere d’ossa
nella più piccola metamorfosi di morte
congiunta sino all’amata esaltazione di creazione.
Il divenente respiro è calma abulia in parvente ascesa
artefatta movenza muta d’anima e corpo a crepa.
Sul seminato il saggio ha lacere piaghe di discernimento
specchio d’immenso, sofferto eco d’esule pianto
fino a ritrovarsi insanguinato cedimento all’amato fianco .
L’atto è poesia, fragilità di visione nella fornace viva.
Come rubino d’un pistillo di vino,
fiammella d’oceano corallino,
goccia d’un cristallo d’aurora sei.
Reticolo d’una matassa d’arterie,
rigoglioso mantello d’epistassi solare,
briciola d’una stalattite di cuore sei.
Crepe brillantine di fieno lunare,
cicatrici di polline abilmente intarsiato,
sanguigno scarabocchio di lentiggini sei.
Una criniera d’un merletto di foglie,
come svolazzante tutù d’una ballerina,
corona regale d’un morso primaverile sei.
fiammella d’oceano corallino,
goccia d’un cristallo d’aurora sei.
Reticolo d’una matassa d’arterie,
rigoglioso mantello d’epistassi solare,
briciola d’una stalattite di cuore sei.
Crepe brillantine di fieno lunare,
cicatrici di polline abilmente intarsiato,
sanguigno scarabocchio di lentiggini sei.
Una criniera d’un merletto di foglie,
come svolazzante tutù d’una ballerina,
corona regale d’un morso primaverile sei.
Quando io ero la tua donna,
i raggi di sole ti venivano a salutare al mattino.
Quando io ero la tua donna,
le tue camicie erano sempre stirate.
Quando io ero la tua donna,
le tende erano colorate,
ora sono logore e semplici stracci.
Sul balcone le margherite e i gerani erano sempre annaffiati,
ora ci sono solo dei vasi vuoti.
Lei cosa ti sta facendo?
Ti sta rovinando la vita.
Sì, questa è la realtà.
Svegliati amore mio, svegliati da questo sonno ipnotico che lei ti ha causato.
Svegliati, e distingui la verità dalla menzogna.
Quando io ero la tua donna,
l'auto da corsa era sempre in garage, pulita e luccicante,
ora l'auto l'hai venduta perché a lei le avevi promesso una vacanza strabiliante!
Per me questi sacrifici,
tu non li hai fatti mai,
ma io come tu sai,
non te li avrei chiesti mai.
Perché solo l'amore per me contava,
ora conto i giorni da che mi hai lasciata,
permettimi che in punta di piedi
io ritorni a far parte della tua vita.
Ma fallo presto amor mio,
perché è da tempo che ti aspetto
e non so per quanto ti aspetterò
anche se di te io sono ancora follemente innamorata e tormentata.
i raggi di sole ti venivano a salutare al mattino.
Quando io ero la tua donna,
le tue camicie erano sempre stirate.
Quando io ero la tua donna,
le tende erano colorate,
ora sono logore e semplici stracci.
Sul balcone le margherite e i gerani erano sempre annaffiati,
ora ci sono solo dei vasi vuoti.
Lei cosa ti sta facendo?
Ti sta rovinando la vita.
Sì, questa è la realtà.
Svegliati amore mio, svegliati da questo sonno ipnotico che lei ti ha causato.
Svegliati, e distingui la verità dalla menzogna.
Quando io ero la tua donna,
l'auto da corsa era sempre in garage, pulita e luccicante,
ora l'auto l'hai venduta perché a lei le avevi promesso una vacanza strabiliante!
Per me questi sacrifici,
tu non li hai fatti mai,
ma io come tu sai,
non te li avrei chiesti mai.
Perché solo l'amore per me contava,
ora conto i giorni da che mi hai lasciata,
permettimi che in punta di piedi
io ritorni a far parte della tua vita.
Ma fallo presto amor mio,
perché è da tempo che ti aspetto
e non so per quanto ti aspetterò
anche se di te io sono ancora follemente innamorata e tormentata.
Mi dice lo specchio:
vedi, son vecchio.
Mi sciupa il vapore
e anche il calore.
Il fondo argentato
s’è discostato
e ogni vescica
è mia nemica.
Ormai lesionato
non m’han riparato,
la chiazza centrale
mi fa molto male.
Io son scultura
di rara fattura,
idea di brevetto
ed esigo rispetto.
E tu che t’ammiri
ti guardi e sospiri
non vedi c’ormai
anche tu sei nei guai?
Ti trovo cambiato,
e molto invecchiato.
Sei tutto pelato,
la faccia più stanca,
la barba bianca;
le borse agli occhi,
gli sguardi allocchi,
rughe alle gote
e pupille immote.
“Sai, caro amico,
-obietto e egli dico-
tutto ciò mi conforta
vuol dir che la torta
il tempo fraziona
ad arte e persona.
La tua riflessione
è solo impressione
e senza un supporto
saresti già morto;
pertanto zittisci
oppure sparisci.
Ti mando in frantumi
e t’unisco ai pattumi.”
Ho ambiato specchio
ma son sempre vecchio.
vedi, son vecchio.
Mi sciupa il vapore
e anche il calore.
Il fondo argentato
s’è discostato
e ogni vescica
è mia nemica.
Ormai lesionato
non m’han riparato,
la chiazza centrale
mi fa molto male.
Io son scultura
di rara fattura,
idea di brevetto
ed esigo rispetto.
E tu che t’ammiri
ti guardi e sospiri
non vedi c’ormai
anche tu sei nei guai?
Ti trovo cambiato,
e molto invecchiato.
Sei tutto pelato,
la faccia più stanca,
la barba bianca;
le borse agli occhi,
gli sguardi allocchi,
rughe alle gote
e pupille immote.
“Sai, caro amico,
-obietto e egli dico-
tutto ciò mi conforta
vuol dir che la torta
il tempo fraziona
ad arte e persona.
La tua riflessione
è solo impressione
e senza un supporto
saresti già morto;
pertanto zittisci
oppure sparisci.
Ti mando in frantumi
e t’unisco ai pattumi.”
Ho ambiato specchio
ma son sempre vecchio.
Il viale cade il viale cade, anche nei tulipani
ancora vivi, a pianto di fontana al piede d'un rovere
e nel vento pizzicato dell'aprile,
muovono appena faccine alquanto rosate -
in Birmania come danzano
i bambini dopo aver pescato.
E' giunto il momento di vederla
questa speranza. Io so che si piega nei fiori
usciti da una camicia appesa ad un ramo.

questa speranza. Io so che si piega nei fiori
usciti da una camicia appesa ad un ramo.
“Se è tardi a trovarmi, insisti, se non ci sono in un posto, cerca in un altro, perché io son fermo da qualche parte ad aspettare te.”
Cit. Walt Whitman
L’ultima parte del ciclo,
della vecchiaia spirituale:
quella dove il rimpianto
è il cupo interludio
fra una vita
e l’altra.
Vorrei
che il tempo
si fermasse qui,
in questo angolo,
al riparo dal vento
che spira dal mare,
così che le nostre
foglie d’erba
possano
seccare
in pace,
per
poi
rinascere
ancora più verdi.
“Mi lascio in eredità alla terra, per rinascere nell'erba che amo, se ancora mi vuoi, cercami sotto i tuoi piedi.”
Cit. Walt Whitman
Polline di tuorlo abbottonato,
un sillabario d’orizzonti imperli
e fra le geografie sensoriali dei pensieri miei
riccioli d’arpe annodate son i raggi tuoi,
tralicci di luce fra bruma di giorni annoverati.
Uno zigomo d’arancia intimidita
è mandorla d’una soffice manciata di sole,
amarena d’uno soffio di nuvole allitterato,
aureola d’una planimetria d’ambra nettarina
fra le geografie sensoriali di giorni annoverati.
un sillabario d’orizzonti imperli
e fra le geografie sensoriali dei pensieri miei
riccioli d’arpe annodate son i raggi tuoi,
tralicci di luce fra bruma di giorni annoverati.
Uno zigomo d’arancia intimidita
è mandorla d’una soffice manciata di sole,
amarena d’uno soffio di nuvole allitterato,
aureola d’una planimetria d’ambra nettarina
fra le geografie sensoriali di giorni annoverati.
È il tornare all’essere figlio il lamento nell’essenza della vita
È la libertà scritta sui muri delle rivoluzioni il cuore della bellezza
È l'ascolto del pensiero sordo il muto palpitare in preghiera
È il perdere le ore nella vanità delle parole la sola morte
È la tenerezza del mio vivere la fragilità del porto natio
È il tutto del mio nulla la mia inquietudine di poesia
È il perdono del sole su una rosa spezzata il miracolo di vita
È la parola stillante scritta ai margini del cuore vivo d’amore
È l’eternità d’assenza il solo vessillo di verità.
È la libertà scritta sui muri delle rivoluzioni il cuore della bellezza
È l'ascolto del pensiero sordo il muto palpitare in preghiera
È il perdere le ore nella vanità delle parole la sola morte
È la tenerezza del mio vivere la fragilità del porto natio
È il tutto del mio nulla la mia inquietudine di poesia
È il perdono del sole su una rosa spezzata il miracolo di vita
È la parola stillante scritta ai margini del cuore vivo d’amore
È l’eternità d’assenza il solo vessillo di verità.

Nel vento ho raccolto
i tuoi pensieri
All’ombra di un albero
ascoltavo il battito caldo del cuore
emanava poesia
Ripieno di grande magia
Ricco di grandi sentimenti
Umile come pochi
Hai inciso nel mio cuore
Una magica parola
Amore
Ed ora risplende
come stella nel cielo
di luce profonda di luce vera
C’è un pensiero in testa
che ti fa dannare il cuore
quella frase detta in un minuto
quando il sole spariva
dietro le nuvole.
Non puoi dimenticare
non puoi farcela così!
Tutto il giorno a pensare
che era meglio non litigare.
Troppo facile ormai
aspettare che la luna
si specchi nel mare
e afferrare il vento
per non fargli portare via
ogni sentimento.
C’è un pensiero in testa
che non c’è collaborazione
nell’amore esagerato che vorresti dare.
E poi ti senti strano
quando lei non ti viene a cercare
sembri una nuvola dispersa
che non può portare pioggia
ma solo ombra dentro la testa.
C’è un pensiero diverso
un pensiero un po’ quasi perverso
che può farti male
se ci metti il verbo
dell’esagerazione…











