Nulla dura niente!
E niente è nulla.
Ma niente dura niente…
…proprio niente!
Questo ormai
io lo so…
…ma non lo imparo mai!
Chissà?
Forse, son testarda
Forse, son testarda
e indisciplinata allieva della vita.
E’una pagina di verità,
la sola,
che io non abbia
mai inteso studiare.
Chissà poi... perché?
Così,
quando
quando
l’idea del vacuo tutto
mi assale
soffocandomi la gola,
velocemente, io
impugno,
come se fosse forte spada,
la mia fedele penna
costringendola a riformular
i segni di quel tutto...
... sinuoso,
i segni di quel tutto...
... sinuoso,
sfuggente,
doloroso niente!
Un'unica idea
ancor mi consola:
che un giorno,
ancor mi consola:
che un giorno,
il tutto,
il nulla e il niente,
di cui ora sto scrivendo
dureranno…
ci sarànno.
rimmarranno..
ci sarànno.
rimmarranno..
…anche senza me!


13 commenti
Oggi, quella parte di me
che hai preservato sui balconi
nei vasi al sole
nei tuoi gerani che enfatizzano assoluti
è tornata, ha l’odore dei viali
Le mie mani: sono guarite
spogliate dalla calce dell’attrito
i tendini nuovi fremono
fermi a fatica
afferrano quest’aria dolce di nessuno
nel giorno disteso delle amache
il ciclo delle fragranze sta nei palmi
presagio di rotonde lento
e prolungato
nell’unica vita che mi cinge
come va una musica
calzata a velo
calzata a velo
Lanterne di sale
son fieno d’orizzonte d’arena,
schegge labiali d’alghe coralline
fra albumi di lune argentate.
Rivoli cristallini d’estate
son ghirlande d’un diamante di vento
e collane d’amache dipinte
fra piccoli condomini di conchiglie.
Lanterne di sale
son squarci d’ombrelloni gemmati
fra panchine di mare imbarazzate
da un candido merletto di nuvole assolate.
son fieno d’orizzonte d’arena,
schegge labiali d’alghe coralline
fra albumi di lune argentate.
Rivoli cristallini d’estate
son ghirlande d’un diamante di vento
e collane d’amache dipinte
fra piccoli condomini di conchiglie.
Lanterne di sale
son squarci d’ombrelloni gemmati
fra panchine di mare imbarazzate
da un candido merletto di nuvole assolate.
Taras Shevcenco
Nella casematta
Dedicazione ai miei compagni
Reivocate , fratres meos…
Che non ritornino i guai,
Quando miravamo in fiducia
Dalla gallera che finiva mai.
Possibilmente, pensavamo:“quando
Ancora ci vedermo nella vita
Per un dibattito tranquillo
Su quella terra impoverita?”
Pero’, non mai, fratres, non mai,
Noi non beviamo dal Dnipro unitamente!
Avendo difuso la nostra sventura
Nelle steppe e nelle praterie,
Separeremo poi le nostre vie,
E , nella liberta’, un po’ piu’ crederemo,
Prima che vivere cominceremo.
Tra altre persone, come una nazione,
Ma, prima, che lo sara’ successo,
Amatevi, miei fratelli,
Volete bene l’Ucraina,
E, per essa, sfortunata,
Il Signore, pregate,
E, Lo dimenticate, amici,
E non Lo bestemmiate,
E ,nella schiavitù, a volte,
Anche di me, vi ricordate.
Traduzione dall’ucraino all’italiano
.
Nella casematta
Dedicazione ai miei compagni
Reivocate , fratres meos…
Che non ritornino i guai,
Quando miravamo in fiducia
Dalla gallera che finiva mai.
Possibilmente, pensavamo:“quando
Ancora ci vedermo nella vita
Per un dibattito tranquillo
Su quella terra impoverita?”
Pero’, non mai, fratres, non mai,
Noi non beviamo dal Dnipro unitamente!
Avendo difuso la nostra sventura
Nelle steppe e nelle praterie,
Separeremo poi le nostre vie,
E , nella liberta’, un po’ piu’ crederemo,
Prima che vivere cominceremo.
Tra altre persone, come una nazione,
Ma, prima, che lo sara’ successo,
Amatevi, miei fratelli,
Volete bene l’Ucraina,
E, per essa, sfortunata,
Il Signore, pregate,
E, Lo dimenticate, amici,
E non Lo bestemmiate,
E ,nella schiavitù, a volte,
Anche di me, vi ricordate.
Traduzione dall’ucraino all’italiano
.
La strada
che attraversa i campi
ha diverse sfumature
dal verde ocre e luminoso
al giallo acceso.
Appena lungo i sentieri
spuntano viole mammole
margherite pratoline
ranuncoli e ginestrine
infiorescenze riunite
con nervature violacee e fusti bordati
di profumi e colori inconfondibili .
Che meraviglia!
Nella pienezza della luce
petali lucenti di rugiada.
Si respira aria di pace
ritorna la brezza del mare
aleggia incipiente con il vento
la Primavera.


Da tempo orami aspetto
camminando nella pioggia
ascolto il silenzio
che si interrompe
salgo sopra luci
che si spengono
dopo la notte
scivolo lentamente
tra il verde ed il grigio
e poi ancora giù
regalami un sogno
come aliante
attraverso il blu
regalami un sogno
che cammina leggero
dentro l’arcobaleno
sono ormai tanti gli anni
su cui sono scivolato
accompagno il sole
che scende verso sera
tento ancora di respirare
il profumo lasciato
da chissà chi
chiudo gli occhi
e mi addormento
giù nel profondo
regalami un sogno
come aliante
attraverso il blu
regalami un sogno
che cammina leggero
dentro l’arcobaleno
camminando nella pioggia
ascolto il silenzio
che si interrompe
salgo sopra luci
che si spengono
dopo la notte
scivolo lentamente
tra il verde ed il grigio
e poi ancora giù
regalami un sogno
come aliante
attraverso il blu
regalami un sogno
che cammina leggero
dentro l’arcobaleno
sono ormai tanti gli anni
su cui sono scivolato
accompagno il sole
che scende verso sera
tento ancora di respirare
il profumo lasciato
da chissà chi
chiudo gli occhi
e mi addormento
giù nel profondo
regalami un sogno
come aliante
attraverso il blu
regalami un sogno
che cammina leggero
dentro l’arcobaleno
Sospesa ad incastro vaneggia l’idea
brina in compagnia d’emozioni spiumate
prima di morire in commossa risalita.
Volteggia afasie e addolcisce il piumaggio
al volo stordito su filigrane di silenzi
e calla amata cede agitando profumi al cielo
fino a farsi del male per divenire pieno
gemito a tesoro di desiderio etereo.
Ancora e ancora senza deserto il rantolo
piove sbalzando l’intenzione a bozza d’aria
e ferito rintocca una flebile nenia
una parolina gocciolante latte di rugiada
dalla testolina reclinata all’indietro di felicità
fiumana calda d’un frammento gioioso
rosaio diletto nella grazia del tempo.
E nell’impeto la pretesa si osa al silenzio
ardita contempla l’estensione riflessa
specchio di solitudini alate d’un cuore sbiancato
com’aria d’arpa espansa alla calura.
brina in compagnia d’emozioni spiumate
prima di morire in commossa risalita.
Volteggia afasie e addolcisce il piumaggio
al volo stordito su filigrane di silenzi
e calla amata cede agitando profumi al cielo
fino a farsi del male per divenire pieno
gemito a tesoro di desiderio etereo.
Ancora e ancora senza deserto il rantolo
piove sbalzando l’intenzione a bozza d’aria
e ferito rintocca una flebile nenia
una parolina gocciolante latte di rugiada
dalla testolina reclinata all’indietro di felicità
fiumana calda d’un frammento gioioso
rosaio diletto nella grazia del tempo.
E nell’impeto la pretesa si osa al silenzio
ardita contempla l’estensione riflessa
specchio di solitudini alate d’un cuore sbiancato
com’aria d’arpa espansa alla calura.
Sapuri i chista terra
sapuri bellu
di calabria.
Sapuri i si rangari
chi quandu senti l'oduri
u cori ti nesci fora
e non sai chiù comu n'dai u fai
pemmu ti scordi
stu gustu bellu.
Calabria mia
tempu n'di passau assai
mind'jia figghiuolu
ma non ti pozzu scordari.
L'uduri du mari...
e si muntagni
chi puru chi spugjati chi su
mi sembranu i chiù belli.
Calabria...
Puru ca non mi criscia cu tia
si sempri a terra mia
non ti pozzu dimenticari
u cori e a menti mia
su sempri pe tia
Calabria mia...
Sapore di questa terra
sapore bello
di Calabria
sapore di aranceti
che quando senti l'odore
il cuore ti salta fuori
e non sai più come fare
a scordare questo sapore
Calabria mia...
di tempo ne è passato
tanto...
sono andato via
ero un bambino
ma non posso dimenticare
l'odore di mare
e queste montagne
che pure spoglie
mi sembrano le più belle
Calabria...
anche se non ci son cresciuto
sei sempre la mia terra
non ti posso dimenticare
il mio cuore la mia mente
sono sempre per te
Calabria mia...
Era retto, educato
era nato perbene,
sangue blu nelle vene
corretto e garbato,
solerte e accurato.
Disponibile e colto
poco parlava
molto ascoltava.
Eppure era assente.
A capo chino
fuso alla gente
non udiva niente,
neppure il vicino.
Se qualcuno gridava
non si voltava.
Un boato, uno schianto
non lo agitava.
Mai il passo interrotto
da un tuono improvviso,
da un urlo o da un botto.
Impassibile e amaro,
qualcuno pensava.
Se pure uno sparo
di fianco all’orecchio
insensibile il vecchio
non si curava.
Ormai non è più
è solo un ricordo
quel vecchio incurante,
scontroso e distante.
In molti pensarono
fosse un balordo
Invece era buono
onesto e perbene
sembrava così
perchè era sordo.
era nato perbene,
sangue blu nelle vene
corretto e garbato,
solerte e accurato.
Disponibile e colto
poco parlava
molto ascoltava.
Eppure era assente.
A capo chino
fuso alla gente
non udiva niente,
neppure il vicino.
Se qualcuno gridava
non si voltava.
Un boato, uno schianto
non lo agitava.
Mai il passo interrotto
da un tuono improvviso,
da un urlo o da un botto.
Impassibile e amaro,
qualcuno pensava.
Se pure uno sparo
di fianco all’orecchio
insensibile il vecchio
non si curava.
Ormai non è più
è solo un ricordo
quel vecchio incurante,
scontroso e distante.
In molti pensarono
fosse un balordo
Invece era buono
onesto e perbene
sembrava così
perchè era sordo.
Su la via che fu della seminagione
d’avena incontro una coltura;
al tempo ancor perdura
e della fanciulla età
mi ricorda la stagione,
quando, recandomi il nonno per mano,
per i campi vagavo fino a sera.
Dov’era, dov’era, gli chiedevo io,
quel ch’ognuno di noi spera?
Qui mi pare tutto vano!
Eppur ora mi giova quella ricordanza,
or che quel tempo più non torna,
or che profondo mi coglie il sonno.
Oh nonno, nonno, dimmi:
forse che la felicità
sta solo nei perduti dì?
d’avena incontro una coltura;
al tempo ancor perdura
e della fanciulla età
mi ricorda la stagione,
quando, recandomi il nonno per mano,
per i campi vagavo fino a sera.
Dov’era, dov’era, gli chiedevo io,
quel ch’ognuno di noi spera?
Qui mi pare tutto vano!
Eppur ora mi giova quella ricordanza,
or che quel tempo più non torna,
or che profondo mi coglie il sonno.
Oh nonno, nonno, dimmi:
forse che la felicità
sta solo nei perduti dì?
Fra prati disciolti in vertebre di sole
e bisbigli di luce tra lenzuola di foglie,
rastrello salsedine d’amarena e dolore,
ricami d’un pentagramma di parole,
scrivania d’azzurro cielo fra petali di cuore.
Mascara d’abete è fulgida lacrima di stelle
e ruscelli argentati d’uno squarcio di nuvole,
fra le ciglia assetate d’un dolce tramonto scorgo
aquiloni di sogni divelti dal pungente gelo
ed il silenzio profuma di nostalgica poesia e sentimento.
e bisbigli di luce tra lenzuola di foglie,
rastrello salsedine d’amarena e dolore,
ricami d’un pentagramma di parole,
scrivania d’azzurro cielo fra petali di cuore.
Mascara d’abete è fulgida lacrima di stelle
e ruscelli argentati d’uno squarcio di nuvole,
fra le ciglia assetate d’un dolce tramonto scorgo
aquiloni di sogni divelti dal pungente gelo
ed il silenzio profuma di nostalgica poesia e sentimento.
Perse un bambino la sua dolce mamma,
che nel fior degli anni salutò la vita;
per lei nutriva immenso amor filiale,
ma ignorava il senso della dipartita:
credeva, infatti, che prima o poi tornava
e, descrivendola ai passanti, l’attendeva.
Come il mendico, che l’obolo questua;
così l’infante in pena la madre cercava.
Un dì a cena gli fu servito un dolce,
che non mangiò e che incartò repente,
chiedendo al babbo se lo potea serbare.
Stupito, il padre diede il suo consenso,
ma il gesto del suo pargolo fu strano,
perché dei dolci era sempre ghiotto.
“Per la mamma!”. Esclamò, lieto, il bimbo.
I presenti non trattennero le lacrime,
teneramente il padre abbracciò il figlio
e dolore e gioia fȗr loro commensali.
Sono madri generose
quelle ciminiere al vento
capezzoli che allattano
dentro pianti di bambino
saranno noci al petto
ma ora poco importa
il balcone e’ sempre sporco
nero fumo come l’Africa
mia madre lo raccoglie piano
puo’ entrarle nei capelli
l'amata fionda, un pallone
giochi spiccioli
come quelli in tasca
nell’aria forti odori
salsedine e coriandolo
-venivano con lo scirocco-
un luogo come un altro
pieno di sentieri, creuze
filobus per strada
e speranze in una stanza
affittata a cinquemila lire
Poi il mare, tanto intenso
da annegare anche i calanchi
ma il cuore in salvo, sulla collina
a guardare l'oltre, verso casa
quelle ciminiere al vento
capezzoli che allattano
dentro pianti di bambino
saranno noci al petto
ma ora poco importa
il balcone e’ sempre sporco
nero fumo come l’Africa
mia madre lo raccoglie piano
puo’ entrarle nei capelli
l'amata fionda, un pallone
giochi spiccioli
come quelli in tasca
nell’aria forti odori
salsedine e coriandolo
-venivano con lo scirocco-
un luogo come un altro
pieno di sentieri, creuze
filobus per strada
e speranze in una stanza
affittata a cinquemila lire
Poi il mare, tanto intenso
da annegare anche i calanchi
ma il cuore in salvo, sulla collina
a guardare l'oltre, verso casa









