Quando la gente passava
appoggiandosi al sentire appassito
che fruga dalla terra in ventre vuoto
senza più memoria, senza più storia
come mamma a sera in fiaba intenta
piccole briciole d'infanzia, prima del sonno
ricordo primordiale di perduta assenza.
La vita divora ad occhi spenti,
e scorre come fiume tra capelli bianchi
su sassi fissi testimoni d'anni
con l'illusione di poter salvare
imparare a vivere, ad amare
ma senza lasciare traccia
del proprio dolore che ora sembra annegare.
Scritta la memoria in solitarie righe
s'allontanano dall'anima ombre
rimaste a sanguinare senza gemmazione
nella notte avara di sogno e pulsione.
A stento ai margini si trascina la follia
specchio che non mi riconosce, in balia
di ricordi straziati dal senso
stravolti da un paradosso morto
che ancora vivo, io sento.
Pallido vagare di gambe incerte
di fili spezzati in anni persi
impiccate le ore allo stare inermi
e il tuo sorriso ora che dormi.
E cercarti sempre inutilmente
il mio vuoto amato, disarmato
mano nella mano in una tomba sogno
un tuo bacio sulla fronte d’amore in canto.
sono sempre io,
ma con sembianze diverse.
Ora sono liquida e cristrallina,
poi divento vapore leggero come l’aria
e se voglio divento dura come il ghiaccio.
Io sono una pianta rampicante;
se mi affeziono,
mi attacco e non ti lascio più,
ma in cambio io chiedo solo un po’ di luce, calore,
e una carezza data dolcemente.
Io sono il vento;
si sa da dove arriva
ma non si sa dove andrà,
e con che velocità
morirà,
per poi ritornare
e un po’ in un luogo restare.
Io sono il caffè;
conosco bene le roventi difficoltà
ma la mia veste è la positività,
anche se mi trovo in cattive
trasformo ciò che mi circonda
in qualcosa di buono.
Io sono un aquilone
che punta in alto verso il sole,
sa che non lo raggiungerà mai,
ma almeno ci prova!
Io sono 3 persone in una
ma non ho lo sdoppiamento di personalità
io sono soltanto la pura e semplice CREATIVITA’.
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N.B.: Questa poesia introspettiva mi rappresenta tantissimo,
a parte i versi dove dico:
"Io sono il vento;
si sa da dove arriva
ma non si sa dove andrà,
e con che velocità
morirà,"
per il resto sono proprio io, positiva, testona, creativa, affettuosa, versatile, adattabile.
Spero vi piaccia questa descrizione di me.
Ora che sei grande
Siamo fieri di te
Il tuo nome composto è un eco che riempie
Applauso! Applauso... a Federica !
E se anche dura sarà la vita

A mia nipote Federica nel giorno più bello della sua vita!
il sole veste il tuo corpo
e disegna ombra di primavera
il vestito leggero
mosso dalla tiepida aria
raccoglie movimenti
di un pomeriggio profumato
dolce il continuo rincorrersi
di abbracci ancora da regalare
riflessi negli occhi
come stampa indelebile
ancora attimi
per poi assaporare quel rientro
che da tempo
scalda la casa
sarà meraviglia
ascoltarne l'arrivo
e correre incontro
innamorandosi
come fosse la prima volta
il sole si poggia sulle labbra
in morbido pensiero
che colora di rosso
il più bello degli amori
persino,
Re dell’Universo,
Tu sei mille…
mi dicevi…

mentale, l'impùtano…
Spine al cor bòcciano!
Manìe, false visioni…
Sedanti gocce, uccìsero!
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Poesia in stileTanka (2/4/6) sviluppato dal pensiero del celebre Hermann Hesse scrittore, poeta, aforista, filosofo e pittore tedesco naturalizzato svizzero del 1900. Lo stesso, è stato insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1946 “per la sua forte ispirazione letteraria coraggiosa e penetrante esempio classico di ideali filantropici ed alta qualità di stile”:
“Con la psicologia si possono scrivere libri, ma non penetrare nel cuore di un uomo”.
A parlar con te
avverto un senso di inferiorità
che tu forse mi vuoi imporre
come se il tuo posto fosse
già deciso da tempo,
come se ti fosse già stato assegnato .
Parli con toni supremi
di chi ha la verità
o siedi accanto a DIO
o la tua è solo fragilità.
Nel confrontarmi con te
ti elevi a consapevolezze superiori
ma non ti abbassi alla sfida di dimostrarmele
come se tu fossi mistica,
come se tu non volessi avere corpo.
Parli da farmi sentire piccolo
chi sei chi lo sa ?
o siedi accanto a DIO
o la tua è solo fragilità .
di papaveri e fiordalisi.
Poche voci, poche luci.
Plumbeo
s'intinge nel mare
mentre l'aria si scioglie
cadde incendiando di luce il tuo soffice manto,
faro vellutato d’una prateria d’ambra e di crini,
goccia d’un grano corallo di dolce stagione.
Son arpe imperlate i tuoi baffetti pastello,
scarabocchi di gusto e vivace ritornello,
impronte di luna quei passi dipinti d’universo,
cicatrici addormentate fra i selciati dell’immenso.
Son fagotto d’arena i tuoi occhi smeraldo
amarene cristalline d’arazzi alluvionati,
pagine seducenti di nuvole e pensieri delicati.
Le tue orecchie son geometriche piramidi erette
templi screziati fra le dune del vispo sentir,
dirupi adagiati sul tuo corpo come albe di cielo.
dove il vuoto
diventa penetrante
ed il profumo
sembra inesistente
tra correnti fredde
che ricalcano
spalle e parole
ed il suono scivola
lontano
ti muovi
avvolto nel tuo gelido cappotto
inciampa ma non tacere
nelle luci spente
dove
anche l'ombra della luna
tarda a disegnarsi
e il mondo
sembra sonnecchiare
tra facce rugose
che riflettono
stanchezza
e la notte
si perde ancora
ti muovi
avvolto nel tuo gelido cappotto
inciampa ma non tacere
cammina
inciampa ma non tacere
Mi guardi, come mai.
Quello che provo somiglia a un fiore già morto
bagnato così all'improvviso
da una pioggia densa arrivata troppo tardi.
Una lingua di velluto che lecca membra bambine.
Da vicino quasi mi pugnali.
A breve distanza m'accorgo del tuo viso, quello di sempre.
Quel che vedo mi trapassa il sentire.
Mi incide i polsi.
Mi fai sentire una lastra sottile di ferro
piegata dal vento
così all'improvviso.
Colpo fugace e affilato
preciso e stronzo
tiepido e gelido insieme.
Vedere per la prima volta la mia faccia di fronte.
Non uno specchio.
Come se nell'aria s'aprisse un ovale sospeso
così all'improvviso
coi tuoi tratti.
Come guardarti negli occhi da solo
come incontrarti di scatto
trovarti davanti,
così per caso. Per sbaglio.
Non un passante.
Ti volti e succede, quegl'occhi di fronte
che ti guardano.
Questo è successo.
Mi giro e ti vedo col mio viso,
quello che nascondo nei capelli.
Per la prima volta ti sento mia madre
quasi posso immaginarmi nel ventre
quasi ti vedo cullarmi
tu a contenermi
quasi vorrei tornare lì dentro.
Posso immaginarti con le mani sul grembo
quasi sento quel tatto dolcissimo.
Ti avrei ancora così.
La mamma gravida del figlio.
Siamo due tombe.
Sembriamo due estranei.
Due passanti che si somigliano in viso.
Vorrei m'inghiottissi adesso.
Madre, perchè non vuoi amarmi?
Rimangono le amare storie tra le pareti della vita
dissapori e scrupoli di venie ,
rimane il proibito sentimento
confuso nei flutti ,tra gli scogli .
Rimani tu ,venere feconda
ché m’hai confuso l’eterno pianto ,
sul tuo volto le mie lacrime si posano
le tue le sciolgo con la neve .
Le spalmo sulle tue labbra
ove mieto covoni d’appetiti ,
ove assaporo , il gusto dei frutti esotici
tra le carni e le smanie arrossate .
Si, sono confusi i tuoi sentimenti !
A priori , li diffondi , li annulli ,
con lo scudo del cuore ti ripari , ti aggiri
tra i deserti corridoi te ne vai .
Sono fragili i tuoi sentimenti :
non hanno sponde di sostegno ,
hanno ripieghi malinconici
hanno attese inconsuete .
È difficile amare
cogliere, la furiosa vena ,
nell’estremo limite vorrei fondermi,
nel grembo dei tuoi sensi vorrei amare .










