E alla fine
chiuse gli occhi...
Dopo essere stata
picchiata, umiliata
maltrattata...
Chiuse gli occhi sorridendo,
con l'unica colpa
di esser nata
nel luogo sbagliato.
Era bella questa donna
nascosta da un velo
da lei mai accettato.
Quanto amore poteva dare
solo se fosse stata capita,
povera donna!
Ora è lì supina,
sepolta da mille sassate...
A VOLTE FACCIAMO FINTA DI NON SAPERE
dove non si è mai camminato.
Ispirare l'aria
che non si è mai respirato.
Gioire di una gioia
mai provata prima.
Piangere
ma senza lacrima alcuna.
Sentire dentro l'urlo della disperazione
ma esprimerlo soltanto con un fil di voce.
Vedere la prima stella del mattino
quando è apparentemente notte.
Sentire un brivido
nel bel mezzo del torrido Sahara.
Sentire l'acqua calda del mare
quando è già mezzanotte.
Pretendere di abbronzarsi
quando il cielo è coperto.
Innamorarsi senza essere contraccambiati.
Desiderare il buio
dopo che si è visto benissimo.
Volere il silenzio e la solitudine
dopo essere stati tanto in compagnia.
Emozionarsi senza un motivo vero per farlo.
E desiderare la morte quando si è ancora pieni di vita....
“Homo sum, humani nihil a me alienum puto.”
(Cit. Terenzio)
È
la noia,
sempre lei,
donna crudele
dal fare vanitoso
e nauseabondo,
feroce persona
dabbene
che
goccia
dopo goccia
svela al suo uomo
il vuoto della propria
esistenza.
È la miseria
del fuorilegge,
dell’eroe bandito,
e tu sei la moglie
del brigante,
e piangi,
sciolta in
quel tuo stato
di insoddisfazione
che ha risvolti
simili
all’essenza
dell’esistenza.
Forse anche tu
sei uguale
a me,
che sono
mascalzone
e vigliacco,
che sono
niente,
e
che
come
un dio
fallito
vivo
nel
dissapore
della primavera,
della polvere
e dell’uva.
È stato
acino
dopo
acino
che
anche
tu ed io
siamo giunti
al nudo raspo.
« L'inferno sono gli altri »
(Cit. Jean Paule Sartre)
gocce di rugiada,
essenze unite da un sentire
che nulla può disgiungere.
Amo quando ami,
sogno nei tuoi sogni,
sfioro quando mi sfiori,
sensazioni impercettibili e palpiti di cuori
divengono ritmo ancestrale.
Anime trascendenti dagli corpi ignudi,
ora faceti e stanchi emblemi di un vuoto apparire.
Anime nella cui lontananza si sostanzia la sublimazione di
questo nostro grande e vero Amore.
Sono lasciate al loro destino
si deve insegnare a loro cos’è la vita,
cos’è la libertà e che cos è la schiavitù
si deve mandarli a scuola,dal + piccolo al + anziano
solo cosi estirperemo il male,vogliono entrare in Europa
che entrino..se non insegneremo a loro queste cose,
non ci sarà mai una pace.
del suo regno oramai
ne restano le briciole
tra servi pensatori
giullari e pretendenti
uniti di fronte al funereo trono
si insinua il terribile sospetto
chi ha versato il veleno
chi ha dato inizio
alla cospirazione
chi ha fatto cadere
la corona
forse gli intrighi di palazzo
la destra conservatrice
il clero i servizi deviati
i riformisti le frange anarchiche
Chiamarono il giudice ed il boia
per adempiere al loro dovere
ma vennero presto congedati
insieme appesi alla forca
la mani si strinsero
assaporando il potere
del loro esercizio sulle loro carni
Venne chiamata a dare
i sacramenti
la voce di Dio in persona
tra litanie frasi solenni e lacrime
i partecipanti
tra sguardi severi
e sorrisi compiacenti
decisero di celebrare
il doloroso tributo
Chiamati i musicisti di corte
iniziarono a suonare come furie
ed un suono pesante ed oscuro
travolse gli animi
non vi fu più ricordo
di quelle discussioni all'infinito
tra dame e poeti
tra fede e dubbio
tra scienza e religione
E presto
tra vino assenzio e cortigiane
l'abbandono ai sensi
divenne naturale
Nel frattempo
il Re che tornava dalla guerra
infuriò di fronte a tanto spergiuro
poiché nessuno
si fosse informato
del lutto reale
"Maestà la credevamo impegnato
nel difendere le mura
dagli invasori
messaggeri
di un falso credo
le sanguinose battaglie
le epiche imprese
compiute da voi
e il vostro seguito"
"Non c'è guerra
che abbiamo combattuto
ce ne siamo fregati
Io e il mio stato maggiore
siamo rimasti in disparte
nel guardare le citta' bruciare
e i corvi che mangiavano le anime
ma siamo comunque
degni della gloria
assolti dai nostri peccati"
Intanto la tentazione
di partecipare a tanto godimento
divenne incontrollabile
cosicchè sua Maestà
dimenticò presto lo sfacelo
del suo regno .
della sensualità;
e ardente sole africano.
e vellutate mie pupille:
Non risorgerà!
a sostenere la sua fine.
vellutate mie pupille.

Il cielo s'intinge
di un miscuglio di luce
un fremito pulsa il suo canto
danzano le gemme schiuse .
Cielo terso atteso nello specchio opaco
graffia fili d'erba e nuvole confuse.
Mi lascia un bacio e calpesto
l'ultimo giorno rovesciato
con il cuore gonfio di fantasie.
La luna palpita la sento mia
nell'anima ornata di stelle
nell'alba d'azzurro e di sole
in un battito d'ali di rondinelle
l'Inverno vola via... 
Osserva triste il mare
ebbri di piacere consumavamo i nostri giorni
godendo appieno di sensi imperscrutabili ai più,
paghi di un piacere interiore accompagnato da gesti,
sguardi trascendenti ogni altrui immaginazione.
ORA, voglio ORA quei giorni,
ardimentosa anelo l'oblio, la più dolce e sublime perdizione,
ora davvero consapevolmente e intensamente ti desidero.
su un gomito di mondo
s'incurva sopra
tunnel caleidoscopici
di riflessi
un sopracciglio di città
Svaporano inuditi
cigolii seriali
di gabbiano
In tratti
di futile immensità
vorrei dar voce
a questo cerchio di vagiti
vorrei spiegarlo a tutti
almeno a chi come me
si perde tra vicoli di città
a camminare solo
senza un perché
Ma tra le mani
mi resta una penna secca
è di plastica
troppo inconsistente
per tracciare linee a compasso
esaurire
questo sgretolarsi che sedimenta
questo vapore che piove
a generare nuovo seme
Mentre ciancico nella testa
abbozzi deformi
da qualche parte
un'altra periferia di vita
vede
piangere una morte
piangendo
un bambino vedere la luce
Forse è solo
un delirio pomeridiano
uno slancio di onnipotenza
che muore piano
per attrito
Ma anche uno pneumatico
frenato
troppo bruscamente
lascia una scia
di gomma nera
Du gatti camminaveno pe a via
in una strada de periferia.
Fieri, impettiti, come du sovrani
marciaveno tra li rifiuti umani.
D’un tratto da ‘n buchetto uscì un topo,
“Lasselo sta, che me lo magno dopo!”,
je disse er primo ar secondo micio,
pe te nun è sicuro ‘n sacrificio ! ”
“No, certamente, ma a questa gente qua,
una lezione je dovemo da !
e mentre i due se staveno a vantà
da lor presunta superiorità,
da ‘n cassonetto fece ‘n balzo
un cane dall’aspetto smilzo.
“£’vero quel che voi sostenete,
inder la vita lo constaterete.
Tra forte e debole ‘n c’è collaborazione,
ce sta sortanto sottomissione.”
Pe dar dimostrazione a tutto ciò,
aprì la bocca e se li mangiò.











