Risultati immagini per donne lapidate
E alla fine
chiuse gli occhi...
Dopo essere stata
picchiata, umiliata
maltrattata...
Chiuse gli occhi sorridendo,
con l'unica colpa
di esser nata
nel luogo sbagliato.
Era bella questa donna
nascosta da un velo
da lei mai accettato.
Quanto amore poteva dare
solo se fosse stata capita,
povera donna!
Ora è lì supina,
sepolta da mille sassate...

                                                                              A VOLTE FACCIAMO FINTA DI NON SAPERE
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Profilo Autore: RAFFAELLO CONCA  

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Camminare su un prato
dove non si è mai camminato.
Ispirare l'aria
che non si è mai respirato.
Gioire di una gioia
mai provata prima.
Piangere
ma senza lacrima alcuna.
Sentire dentro l'urlo della disperazione
ma esprimerlo soltanto con un fil di voce.
Vedere la prima stella del mattino
quando è apparentemente notte.
Sentire un brivido
nel bel mezzo del torrido Sahara.
Sentire l'acqua calda del mare
quando è già mezzanotte.
Pretendere di abbronzarsi
quando il cielo è coperto.
Innamorarsi senza essere contraccambiati.
Desiderare il buio
dopo che si è visto benissimo.
Volere il silenzio e la solitudine
dopo essere stati tanto in compagnia.
Emozionarsi senza un motivo vero per farlo.
E desiderare la morte quando si è ancora pieni di vita....
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Profilo Autore: Maddalena Clori  

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La dolcezza non è una colpa
sospirò la lacrima
all’incontro con la bocca
in un gesto silenzioso.
Il dolore accarezzati gli occhi
accompagnò l’anima.
alla solitudine in ascolto.
Non sentiva il domani la pelle
gelido sferzare il tempo
nell’agonia che sanguinava pensieri
sulle ore fino a colmarle di sale.
La dolcezza non è una colpa
sussurrò la tenerezza
all’incontro con la scelta
in un sì di confusa resa.
Fu allora che parlò la vita
il perdono ad essa rivolta
senza riserve di convenienza
senza distinzione di sorta.
Resta ora solo una leggera intesa
una presenza nell’assenza
erosa da una smorfia
intima farsa impressa
sulla bocca rimasta chiusa.
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Profilo Autore: Rosaria Chiariello  

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“Homo sum, humani nihil a me alienum puto.”
(Cit. Terenzio)

È
la noia,
sempre lei,
donna crudele
dal fare vanitoso
e nauseabondo,
feroce persona
dabbene
che
goccia
dopo goccia
svela al suo uomo
il vuoto della propria
esistenza.
È la miseria
del fuorilegge,
dell’eroe bandito,
e tu sei la moglie
del brigante,
e piangi,
sciolta in
quel tuo stato
di insoddisfazione
che ha risvolti
simili
all’essenza
dell’esistenza.
Forse anche tu
sei uguale
a me,
che sono
mascalzone
e vigliacco,
che sono
niente,
e
che
come
un dio
fallito
vivo
nel
dissapore
della primavera,
della polvere
e dell’uva.
È stato
acino
dopo
acino
che
anche
tu ed io
siamo giunti
al nudo raspo.

« L'inferno sono gli altri »
(Cit. Jean Paule Sartre)


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Profilo Autore: Charlie  

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Come ali di farfalla

gocce di rugiada,

essenze unite da un sentire

che nulla può disgiungere.

Amo quando ami,

sogno nei tuoi sogni,

sfioro quando mi sfiori,

sensazioni impercettibili e palpiti di cuori

divengono ritmo ancestrale.

Anime trascendenti dagli corpi ignudi,

ora faceti e stanchi emblemi di un vuoto apparire.

Anime nella cui lontananza si sostanzia la sublimazione di

questo nostro grande e vero Amore.






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Profilo Autore: Amalia  

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Ora che tutte queste persone entrano in Europa

Sono lasciate al loro destino

si deve insegnare a loro cos’è la vita,

cos’è la libertà e che cos è la schiavitù

si deve mandarli a scuola,dal + piccolo al + anziano

solo cosi estirperemo il male,vogliono entrare in Europa

che entrino..se non insegneremo a loro queste cose,

non ci sarà mai una pace.

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Profilo Autore: Adriano Trestini  

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La Regina è morta 
del suo regno oramai
ne restano le briciole 

tra servi  pensatori 
giullari e pretendenti

uniti di fronte al funereo trono 
si insinua il terribile sospetto
chi ha versato il veleno  
chi ha dato inizio
alla cospirazione 

chi ha fatto cadere
la corona 

forse gli intrighi di palazzo 
la destra conservatrice 
il clero i servizi deviati 
i riformisti le frange anarchiche

Chiamarono il giudice ed il boia
per adempiere al loro dovere 
ma vennero presto congedati
insieme appesi alla forca
la mani si strinsero 
assaporando il potere
del loro esercizio sulle loro carni

Venne chiamata a dare
i sacramenti

la voce di Dio in persona  
tra litanie frasi solenni e lacrime 
i partecipanti 
tra sguardi severi 

e sorrisi compiacenti 
decisero di celebrare
il doloroso tributo


Chiamati i musicisti di corte
iniziarono a suonare come furie
ed un suono pesante ed oscuro
travolse  gli animi
non vi fu più ricordo 
di quelle discussioni all'infinito
tra dame e poeti
tra fede e dubbio  
tra scienza e religione

E presto
tra vino assenzio e cortigiane

l'abbandono ai sensi
divenne naturale 

Nel frattempo 
il Re che tornava dalla guerra
infuriò di fronte a tanto spergiuro
poiché nessuno
si fosse informato  

del lutto reale 

"Maestà la credevamo impegnato
nel difendere le mura
della Santa Città 
dagli invasori 
messaggeri

di un falso credo
le sanguinose battaglie 
le epiche imprese 
compiute da voi 
e il vostro seguito" 


"Non c'è guerra 
che abbiamo combattuto 
ce ne siamo fregati 
Io e il mio stato maggiore 
siamo rimasti in disparte 
nel guardare le citta' bruciare
e i corvi che mangiavano le anime 
ma siamo comunque
degni della gloria

assolti dai nostri peccati"

Intanto la tentazione 
di partecipare a tanto godimento
divenne incontrollabile
cosicchè sua Maestà
dimenticò presto lo sfacelo
del suo regno .
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Profilo Autore: Simone*   Sostenitore del Club Poetico dal 25-03-2023

Questo autore ha pubblicato 221 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Nebbia ocre
incenerisce gli umori,
e piove col sole
gocce perlate
al tocco dei suoi raggi.

Polvere di desertica sabbia,
magicamente asciuga
e tutto indora,
come a voler
render meno mesti
i giorni di Passione.

Rintocchi cupi, rauchi,
quasi muti,
il campanile rammenta
il tempo presente.

Le rondini garriscono
al peso delle ali madide
di leggera pioggia,
e nel basso volo,
sotto i tetti, fabbricano.

Vanitosi alberi
si lasciano immortalare
coi nuovi abiti smeraldo,
mentre cespugli di biancospino
tutto intorno spuntano candidi,
ricamando fiori e pensieri.

 Il sole fatica,
tra il tiepido vento, a spegnere
gli ultimi sigari di fumo grigio
e offrire fragranze fiorite,
in ogni scorcio come dipinto,
sulla scia di primavera.
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Profilo Autore: Cosetta Taverniti  

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V andali
 O rribili
   L itiganti
    T roppo
      A vidi
        R itraggono
         
          D istribuite
           I rriverenze
            
             S empre
              T ardi 
               O
                M ai
                 A nnerendo
                  C on
                   O sticità
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Profilo Autore: Valerio Foglia*   Sostenitore del Club Poetico dal 28-02-2024

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  Il tuo guardarmi…
…incredibile!
   Ha la folgore   
della sensualità;
il fremito
   di chi prova spasimo
   e fiammante desiderio.

Su di me,
si è abbattuto,
 come aranciato
  e ardente sole africano.

  Non posso, non posso…
…non riesco a sostenerlo!

Ma abbasso
le opalescenti  
e vellutate mie pupille:
l’onda vorace
lo ha travolto.

   E' lontano,
    irriconoscibile,
    quasi estinto.
   
Non risorgerà!

  Di tutta la giovinezza,
di tutti gli slanci,
di tutte le idealità,
 nulla è rimasto.

Ogni speranza spenta,
ogni voce muta,
ogni ancora rotta.

   Non posso, non posso!
non riesco
    a sostenere la sua fine.

   E abbassar devo,
  le opalescenti,
     vellutate mie pupille.

 Andare,
su strade di cui
non conosco il nome.

Cerco l'origine,
l’essenza,
 che giustifichi
    la mia dolce schiavitù.

 E così…… d’Aprile,
 mentre tutt’ intorno
 ha più colore
   e gridano le ritornate rondini,
io  invece… muoio!

        I fior di pesco mi toccano la fronte,  
        fra  poco ritornerà il mare,
  e di voglia d’aprile…
… io… muoio due volte!   



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Profilo Autore: Hera  

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Il cielo s'intinge
di un miscuglio di luce
un fremito pulsa il suo canto
danzano le   gemme schiuse .

Cielo terso atteso nello specchio opaco
graffia fili d'erba  e nuvole  confuse.

Mi lascia un bacio e calpesto
l'ultimo giorno rovesciato   

con il cuore gonfio di fantasie.

La luna  palpita la sento mia
nell'anima ornata di stelle  
nell'alba d'azzurro e di sole
in un battito d'ali di rondinelle 
l'Inverno vola via...




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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 14-03-2014

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Risultati immagini per il vecchio e il mare

Osserva triste il mare
il vecchio marinaio.
quante notti ha dormito sotto le stelle,
quanti cuori ha lasciato in ogni porto...
Ora è solo.
Lui e il mare.
Il tramonto fà cornice alla sua vita,
vecchi ricordi
di chi si sente abbandonato.
Respira l'aria sottile della sera
il vecchio marinaio.
E' dolce il fruscìo del mare...
Vorrebbe toccarlo per l'ultima volta
ma non ci riesce.
Le sue mani tremano,
il suo corpo si abbandona.
Sorride, chiude gli occhi,
mentre il mare lo trascina via...
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Profilo Autore: RAFFAELLO CONCA  

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Amore amato,

ebbri di piacere consumavamo i nostri giorni

godendo appieno di sensi imperscrutabili ai più,

paghi di un piacere interiore accompagnato da gesti,

sguardi trascendenti ogni altrui immaginazione.

ORA, voglio ORA quei giorni,

ardimentosa anelo l'oblio, la più dolce e sublime perdizione,

ora davvero consapevolmente e intensamente ti desidero.

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Profilo Autore: Amalia  

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Qua 
su un gomito di mondo
s'incurva sopra
tunnel caleidoscopici 
di riflessi
un sopracciglio di città



Svaporano inuditi
cigolii seriali 
di gabbiano



In tratti
di futile immensità
vorrei dar voce
a questo cerchio di vagiti
vorrei spiegarlo a tutti
almeno a chi come me
si perde tra vicoli di città
a camminare solo
senza un perché



Ma tra le mani 
mi resta una penna secca
è di plastica
troppo inconsistente
per tracciare linee a compasso
esaurire
questo sgretolarsi che sedimenta
questo vapore che piove 
a generare nuovo seme



Mentre ciancico nella testa
abbozzi deformi
da qualche parte
un'altra periferia di vita
vede 
piangere una morte
piangendo
un bambino vedere la luce


Forse è solo
un delirio pomeridiano
uno slancio di onnipotenza
che muore piano
per attrito


Ma anche uno pneumatico
frenato 
troppo bruscamente
lascia una scia
di gomma nera











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Profilo Autore: Leonardo Stecyk  

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Du gatti camminaveno pe a via

in una strada de periferia.

Fieri, impettiti, come du sovrani

marciaveno tra li rifiuti umani.

D’un tratto da ‘n buchetto uscì un topo,

“Lasselo sta, che me lo magno dopo!”,

je disse er primo ar secondo micio,

pe te nun è sicuro ‘n sacrificio ! ”

“No, certamente, ma a questa gente qua,

una lezione je dovemo da !

e mentre i due se staveno a vantà

da lor presunta superiorità,

da ‘n cassonetto fece ‘n balzo

un cane dall’aspetto smilzo.

“£’vero quel che voi sostenete,

inder la vita lo constaterete.

Tra forte e debole ‘n c’è collaborazione,

ce sta sortanto sottomissione.”

Pe dar dimostrazione a tutto ciò,

aprì la bocca e se li mangiò.
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Profilo Autore: Bronson  

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