dal cemento in ciel son ricamate,
farfugliando tele d’arpe di sole scordate
in gocce d’un sentier di petrolio annidate.
Amache di vento son cravatte di tempesta
ed i fior, lanterne delicate d’un dì di marzo,
stramazzarono al suolo come da sagitte alluvionate
stroncando voli spensierati d’aquiloni immaginari.
Farina crepuscolare di semi e radici
fu pane furiosamente albeggiato nell’aria
e d’improvviso nacque un capriccio di bambino:
è l’alveare ghiacciato d’un tuono corteggiato.
Mio Caro amico
Giungi, verità, come un tuono assordante che la volontà del cuore non ode,
sorda appari, sostenerti in un trepido delirio,
mentre l'immagine dei nostri corpi frementi,
tenacemente aggrovigliati, ormai lontani e perduti
alimenta di nullità la sazietà di un cuore stanco.
Frammenti di voci che un giorno videro l'evolversi di queste povere esistenze,
ci svelano ora una verità cruda, terrea,
che altro non rivela se non l'impudenza di un'innocenza apparente e il narcisismo
efferato di cuori senza rimorsi.
Sei un'onda
Ti butti
Gli uccellini
D’estate
La tua bellezza è impressionante
Resti cosi
Intorno,
Leggiadro scenario.
Profumo
Riemerge leggero,
Invade
Mattino nitente,
Ogn'angolo smorto.
Gioviali
In volo ne l'aria
Ornate farfalle
Rapinan
Ne l'uomo lo guardo
Offrenno n'incanto.
Decoro
Ingente, pervade.
Panchine, ancor fredde,
Ritrovan
Infatui nonnetti,
Momenti
Allegri assaporan
Vociare sì dolce.
E su li rametti
Ritornan uccelli
A darli concerto.
Io dico a te donna
luccican sotto il ponte
fra le sue gambe nude
coperto da catrame
lembi di verdi rinverditi
s'inginocchiano per bere
aria fra le ruote
sventolano uniche foglie
ancora affezionate ai rami
panna di nuvole nel rimescolare
migrano i gabbiani
la croce di S.Andrea
a singhiozzo
sfinita dai pericoli
guarda la luce rossa lampeggiare
la forma di un treno senza colore
nel suo avanzare
Biciclette, stanche nel passo
riportano a casa studenti e genitori
molti altri
esausti attori
Il buio arancio, del sole sparito
chiude il tempo in una bottiglia
pronta sul tavolo
con fumanti pietanze
al ritrovarsi della famiglia
solco primitivo avvolto da spire all'ansa
fino a giungere all’essere anima casa
vincolo ansante di profondità indifesa
verità di verità con lo sguardo cavo
e il patteggiamento divenuto caro.
L’oltre dove il nulla è tutto e il tutto è oltre
e il lutto trama il tratto all’essere.
Sonnecchia la speranza sul filo al dubbio
tra picchi di gorgheggi e intarsi d’aghi
dissacrante gioco nell’inseguire nuvole
nidi di parole al torchio arroventate e sole
che tentano di riconoscersi sconosciute
appena appena giusto al contratto punto
solo per voler esser figlie del vissuto.
Se non sarò, cosa sarà di me la mia poesia
vigneto d’ombre dall’ampia fantasia
lungo il senso intrapreso e già perduto.
in questa Primavera.
Non più sulla montagna,
ormai solo sfiorata
da bianche nubi leggere,
come il velo di una sposa
sui gradini della chiesa.
Non più sulla nostra collina,
adornata dalle Balze
come una sciarpa di seta ocra,
sull'erba abbandonata
da una ragazza sognante.
Non più sulle nostre strade,
Srotolate tra vermigli campi,
nastro di seta grigia
a decoro di una campagna
dipinta da un Dio impressionista.
In Primavera la neve
é figlia del sole:
sboccia sui rami spogli,
vestendoli di bianche perle.
E' Pasqua
Sottile nel cielo d'aprile,
tinnula una campana richiama,
risuona tra le valli e le genti che ama,
in un discorso di pace e di gioia nel cuore.
Tra strade polverose, nei semplici lochi,
nelle case di stile, nell'asfalto, nei giochi
arrivan, i dolci rintocchi della cappella:
E' Pasqua .
Vivi anche tu o germoglio bambino,
distruggi il mondo di chi dorme nel lino,
rinfranca la mente di chi ha perduto se stesso.
La storia ci dice, ci ripete nei cuori,
il Cristo è risorto tra palme di fiori,
il Cristo s' innalza fra il cielo dorato,
piego la testa e dico: ho peccato.
tra gli intrecci d’amore,
speranza e misericordia,
un poeta può comporre
la sua poesia più soave
al profumo di pace.
Sulla tela inamidata
di zucchero e miele,
l’arte avrà i colori
della tenera primavera
e il sapore di amori appena nati.
Mani di grandi uomini,
pulite e libere,
pronte a librare in volo
candide colombe,
nel cielo terso
della novella stagione.
Rami d’ulivo tra le mani
alzati in controluce
tra i caldi raggi del giovane sole.
Mani che si stringono,
intrecciano fili d’armonici colori,
e note per un concerto di pace.
Note di PACE, la più alta poesia,
che spontanee crescono
nei cuori e proiettano al
P E R D O N O…… perdono sentito e vero,
terreno su cui si semina
A M O R E …… quale grano maturo, l’amore
raccolto, diverrà volontà di
C O N D I V I S I O N E… base e criterio di vera
E S I S T E N Z A .










