lieve folata d’estasi alla bocca dell’anima
attesa, ove lo specchiarsi sorseggia infinita tenerezza
ingoiata nel ventre della terra allieva d’innocenza.
Dove sono ora le parole accolte di follia cara
che s’allungano ombre nella notte della mente
ai piedi del sonno ormai privo di sogno?
Fragili schegge di manieri le poesie
edificano torrioni d’emozioni nutrite d’isolamento.
E di lassù, chimera, il dolore invoca solerte
uno ad uno i singhiozzi complici di memoria
nell’urlo insonne di questa culla d’agonia.
Scrivo sui giorni il cupio melmoso che arranca
mancanza di cielo, ceduta la fragilità alla solitudine,
come bandiera bianca che saluta dolce
al contatto con la menzogna benevola del tempo
e reclama appartenenza all’amore reo confesso,
con così tanta urgenza che frustra l’auriga, il destino.
Si è consumato il dolore
nel silenzio nel accarezzare con spine di rose
per mille anni certi ricordi
non avendo il coraggio di falli svanire
non era un gioco
ingannate insultate nel collezionare le belle parole
crudi gesti infami padroni su fragili corpi
di fiori splendidi soffocandole l'anima di crudeltà congelata
troncando sogni mete e speranze
su questo tappeto di lacrime
rosso sangue come una spada
sconficcata nel cuore dove c'è rimasto tanto dolore
Ma solo per dirti che in questo vivere
Spesso, amaramente, si può perdere
Ciò che avresti voluto per sempre stringere
Quelle guance piene di un sorriso dolce
E quella forza che ricordo anche in me
accettare la vita, lo so, non sarà sempre semplice
Ma ti aiuterà chi è accanto a te
Contare le lacrime non ti farà scoprire il mare
Affacciarti ad una finestra certamente si
Regalati ogni giorno un po’ di amore
Si può essere sempre più felici di così
La persone alcune volte deludono
Tu prova a non farlo mai
La vita è il più grande dono
E sento che tu questo già lo sai
Non domandarti mai perché non ci sono
Vivendoti e guardandoti capirai
Che contando su di te non sei mai solo
E sento che facendolo mi apparterrai
Non scrivo così per farti piangere
Ma solo per dirti che ti avrei voluto stringere
Per non lasciarti mai.
a trovare
il modo di unire
tutte queste parole.
Serviva più impegno
avrei dovuto studiare,
leggere ancora.
Oppure
serviva talento
per riuscire a descrivere
nel cielo le pallide lune.
Al contrario
di pallido
vedo solo
gli sguardi
incrociati nelle corsie,
e i temporali
mi ricordano
le bombe che vedo cadere
durante gli intervalli
degli eventi sportivi.
Questa sera è così.
Non ho ricordi da spendere,
mi angoscia il presente,
mi terrorizza il futuro.
Cammino in bilico
sopra la mia depressione.
Ne sono cosciente,
ma accetto la sfida
perchè so
che non sono da solo.
Domani al risveglio
verrrai in mio soccorso.
Ora o mai più!
Sempre più sola,
Brancoli nell’abisso
Della disperazione
Che nel silenzio,
Diventa
La tua tomba.
Abbandona
Quell’inferno,
Dove lentamente
Il cuore muore.
Ora o mai più!
Inforca quella
Maledetta porta,
Riprenditi la libertà.
emorragiche virgole d' orrore scarcerò
ed una tempestosa punteggiatura criminologica,
arsenale ideologico d' analfabetico rispetto,
come aquiloni sgozzati da una consonanza d' ardori,
incenerì scampoli sartoriali di sguardi inconfessati.
Trapunte eutanasiache d' infangata dignità
vivisezionarono il cuore strangolato del silenzio
assolando gli inguaribili paralleli emozionali
d' uno stormo incattivito di carezze seviziate,
parafrasi sfregiate dalle ecchimosi del dolore.
La costellazione d' un tulipano fiorito,
d' un compleanno di violenze schiaffi rastrellò:
squarci cosmologici ammainati di perduta identità
son colpevole sintassi d' una schiavitù di baci
su un volto assassinato da mutilata felicità.
brulichio leggiadro di spanto eco
su pe’ i dintorni gravi del colle meco
odor di stirpe,di re,di mali demoni.
Mura messe a opra d’erculee forze
sullo stipato colle di lontano guardo
immagino echi gravi e risa d’azzardo
su pe’ la pietraia colma d’assurda morte,
corron intrepide leggende e sangue
d’impetuose lotte fin all’imbrunire
e sparsi guerrier vissuti sol per morire
or nella cupa ombra in lamenti esangue.
Un vanto beffardo corre sulla sorte ai vinti,
ceneri intorno e nenie di lamentoso canto
scricchiolano gli alberi e fanno banda al pianto
alla notte accerchiata di fuochi e cupi dipinti.
Ecco,ancor la morte ha dato orgoglio al vincitore
che or bivacca in crudi odori e insanguinati sassi
e racconta fatti battendo il ferro sui duri massi
e ubriaco crolla al suono del suo tanto ardore.
Gli occhi tremanti di orrori vissuti
sterminio di genti dall’alba al tramonto
sentiti gridi e acuti tormenti di scontro
nelle grigie facce senza amori,senza aiuti.
Non è cambiato il tempo dei funesti perigli,
è cambiato il ferro,il carro,il cavallo
rimasta è la mente con nuovo vassallo
addobbate,marmoree le tombe, di fiori,di gigli.
remoti rancori,
un mondo lontano,
trafitto da lotte.
Sogno in un sogno
bianchi gabbiani,
tessere voli
nel turchino infinito etere.
Uomini diversi ma
affiatati, vivere ìlari
la vita.
Sogno in un sogno
arnie di api,
totale armonia,
ordine e perfezione,
prototipo di società ideale,
ove ogni singolo
s’appresta al suo lavoro,
pare valore di un tassello
indispensabile a realizzare
un’opera.
Sogno in quel sogno
di essere desta,
di non sognare.
intonammo un canto d’amore,
ma ne sperdesti ogni senso e sapore.
… E dicesti, un giorno,
andavi a prendermi la luna,
ma in un profondo vuoto la raggiunsi.
… Il dolore fu sulla pelle
crocefisse l’anima,
squarciò il mio cielo a metà:
piovve
di una pioggia amara e crudele.
Un vento impetuoso
chiuse la porta, per sempre.
… Ora, son pietra grigia
che ha impastato nel marmo
i sogni e i sorrisi.
Solo un fiore rosso,
per gridare ancora amore
per la vita che più non sento.
E sulla croce
una rosa bianca,
la mia resa forzata a te,
al tuo folle e malato amore…
P.S. Chi abusa delle donne, anche solo psicologicmente, NON CONOSCE AMORE!
Chi alza le mani sulle donne NON AMA e NON SA AMARE!
Annaspano ore,
vortice ad inghiottir vita,
stanca, nebulosa bruma a
incendiar l'anima di fuoco..
Bramose ore a volteggiar nell'aria
attimi alla deriva..
Drappi ad intonar colori e
dalla finestra il paesaggio muta silenzioso,
fin raggiunger l'apice del creato..
Viali di parole a comporre cespugli di more,
acqua a rinfrescar memoria..
Melma nel fondale,
ricordi a confonder passato..
Qui.. il vento tace e ali non hanno piume,
qui... frasi volan al vento e
foglie a concimar terra,
cenere a coprir radici d'erba.
Qui ogni foglia giace inerte e
fra ugual foglie confonde...

d’amico, il suo penare…
Addentra n’onta!
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Poesia (Accenti ritmici 2-4-6) seguita da un pensiero di Johann Wolfgang Goethe, Scrittore, poeta e drammaturgo tedesco del 1800:
"Ciò che non si comprende non lo si possiede".
ivi costretto pe mancanza d’allegria,
pensando ai casi miei cogitabondo
entrarono impettiti il Tempo e il Mondo,
e poi non se ne sa il perché,
sedettero ambedue accanto a me.
Parole e paroloni stavano a dì,
che solo quarche cosa si capì.
Me parve a ‘n tratto d’essere importante,
me piacque de sentì parol cotante
da due illustri personaggi
che avrebbero dovuto esser saggi !
“Er Tempo è la mejo cosa che ce sia,
score sul monno e tutto porta via.”
Diceva l’uno, mentre taceva l’artro,
guardannelo co l’occhio molto scaltro.
“Si nun ce fossi io, ‘ndo vai a parà ?
Tempo ar Tempo a chi jo voi da ?
Io ho tutto e sono diligente,
accolgo fra le braccia tutta la gente.”
Rispose l’arto quanto mai arrogante !
Io che ascortavo sta conversazione
a chi dei due dovevo dar ragione ?
Presi coraggio e con voce fessa,
cor vin, se sa, è più che compromessa,
dissi che un po’ d’ognuno ce poteva sta,
co la formula de la comproprietà.
Ner monno c’è sta l’umanità intera
piena de dubbi e mali se sincera,
ma poi se er tempo passa pian pianino
je po’ fa fare pure un ritocchino.
Bisogna annà veloce o rallentare,
pe fa der monno er regno dell’amore.
Ar monno niente mai cagnerà
se er tempo non contribuirà,
sentite a me, nun fate discussioni,
chi è mejo, è mejo, nun fate paragoni,
e tutto quello che succederà
sarà ogni sera de vedecce qua,
a beve ‘n poco de sto vinello
guardasse e dirse che tutto in fondo è bello !
Briciole
Al calar della sera
quando tutto tace,
mi ritrovo assorta
a riordinar pensieri
e a rovistare
nei cassetti della
mia memoria.
Da quello d’oro
dell’infanzia,
sempre aperto,
debordano perline
di tutti i colori,
tenute ancora unite
da fili meravigliosi.
L’altro, d’argento,
quello della giovinezza,
è pieno di nastrini
e preziosi merletti,
adagiati con cura
sopra la montagna
di foto in bianco e nero,
sparpagliate sul fondo.
Il terzo, di bronzo,
è pieno solo a metà,
accoglie un groviglio
di illusioni e sogni,
fra schegge di felicità,
e briciole di speranza
che luccicano
come diamanti.
fuggitiva crisalide iraconda d' emozione,
s' accoccolò tra sguardi sfiniti d' immenso
e i petali scolpiti nelle zesta dell' eco
rovistarono, crocefissi, tra i paesaggi del sentimento.
Sterili fogli d' un cuore stropicciato,
parafrasi ammainate all' alba della confusione,
necrosi d' un ricordo e traboccanti segreti,
dardi scardinati dal canto del respiro,
petali scolpiti nelle zesta dell' eco
son l' equazione d' un battito d' universo.











