che inizia con lo sguardo del mattino
quando la finestra s'apre
a tutti i rumori del mondo.
Specchi di poca luce tracciano te
che mi respiri vicino.
Mi bevo allora il tuo profumo
ancor prima ti sfioro le labbra
nel soffitto bianco
disegno i miei pensieri
piango e m'immagino foglia,
confusa e felice mi libro nell'aria
e tu come vento m'incateni a te.
Lo farò mentre tu mi guardi
e baciandoti il tuo sorriso colgo,
in un giorno sereno quando gli aranci son maturi ;
quando le zagare fioriranno nei giardini;
ti ridaranno ancora il tuo profumo.
Ti farò sognare,lo sai?
Ritornare come allora quand’eri freschezza rara,
come quel mare d’inverno ch’amavi l’amore
scorticata dal pensiero clandestino;
ora ti pungi col mio desiderio.
E adagerò sulla tua pelle essenze d’altri mondi
e i tuoi sogni come i tuoi risvegli vorranno solo amore,
vorranno sentire la voglia di far l’amore ;
su cuscini di vento poserai le candide lenzuola .
Ti vestirò d’amore e graffierò i tuoi vestiti!
nella tua nudità col brindisi festeggio,
lasciarci poi in un vortice senza fine ;
negli attizzati fuochi che sentiranno passione .
Scompigliami femmina!
Fammi ardere di nuovo …
Mostrami la via del sole per raggiungerti ovunque sei,
io impaziente cavaliere sarò il tuo messere;
se vorrai ,il tuo menestrello di poesie.
E vorrò stare sotto le tue ali
come un cucciolo smarrito mi porterai al nido,
in una nuova dimensione ove tutto è immaginario;
tu sola lo puoi fare ,ne hai il potere .
Ti vestirò per spogliarti ogni qualvolta lo vorrai !
Ed ogni volta sarà la prima ,
d’amore ti nutrirò cascasse il celo;
tu , l’impulso emozionale …
sei la mia mentore sincera .
Un'ombra spariva
e tu eri già ansiosa
di certezze mai provate.
Scivolavano i giorni
dalle tue mani,
come gabbiani essenziali
che sanno di mare lontano,
e tu eri ancora lì,
a contare le tue anime
dissolte al sole della incoscienza:
non era solo un ciclo!
nel vento della notte,
consegnata nelle mani di chi
non ne conosce i segreti
ormai da troppo tempo...
e da tempo aspetti in silenzio
qualcuno che non verrà,
seduto sul ciglio di una
vita che lentamente scorre.
Abbi il coraggio di
alzarti e urlare,
questa manciata di
attimi è ciò che hai!
Se la vita ha un senso
è quello di vivere senza
timore la tua anima più pura...
l'attesa terminerà quando
smetterai di attendere
te stesso.
Afferra la tua essenza
e vivi un sospiro...
trovo la tranquillità
oh mio Signore
guidami nel vento
e io proprio io
voglio scrivere la parola
accetta
io sono il vento e conosco
le vie del firmamento
sono vestito di grigio e di nero
ed io proprio io
sono colui
che aspetta
e che scrive la parola
accetta
nel mio mondo
almeno per un istante
lasciarti vedere
ciò che percepisco
farti assaporare
il gusto
d'un frutto acerbo
Prenderti per mano
portarti
tra fontane avvolte
d'un muschio passato
Bambini che d'infinito
respirano lo stesso giorno
volteggia
dietro maschere
che nascondono pensieri
perfino a noi stessi
fin dove il tempo
sembra fermarsi .
Il parquet qui continua nella sala da bagno,
su un tappeto di foglie di rapa
rimaste attaccate alle sottili
tue braccia, su larghi anelli di fiumi liberi -
velocissimo soltanto passò di vita
all'angolo in alto a destra
uno stormo nero che avrei detto rondini,
una corsa di piedini negretti,
se non fosse per la stagione sbagliata.
Dentro me, solo con me, intorno a me,
Senza chiedermi un minimo di se
O di un ma che mi avvolga nell’oblio;
Sono solo nella stanza del dolore
Dentro un cuore che rifiuta la speranza
Di capire come mai la costanza
Non ha senso e si trastulla nel torpore,
Sono solo nella notte autunnale
Con i rami tutti spogli e scheletriti
Che rimpiangono tristissimi ed afflitti
Fluorescenze del periodo natale,
Sono solo col mio io disperato
Che non ha capito nulla della vita
Di feconda gioia vera distribuita
Alle genti universali del creato,
E mi trovo tristemente sempre solo
Senza amore, senza fervida passione
Come un passero che perde l’occasione
Di spiccare finalmente il primo volo.
Come uomini o donne nella carne
Non si può perché poi bisogna dare
Spiegazioni a chi invece deve darne
E a turno siamo giudici severi
Inflessibili e giusti quando a farne
Sono gli altri con le spese nei sentieri
Che percorrono le strade dissestate
Della vita e dei giorni sempre neri;
Siamo povere esistenze disgraziate
Che non valgono un centesimo di niente
Inondate capovolte ed allagate
Da un rigagnolo che alfine mai non mente
Ma cerchiamo come capro espiatorio
Un qualcuno che sembrava intelligente
Da ammazzare condannare al purgatorio
O all’inferno senza tema di smentita
Senza prima passare all’oratorio.
Lo vogliamo scorticare con le dita
Senza un minimo di sana tolleranza
E vogliamo la natura concepita
Come un bimbo che fa nanna in una stanza
Senza lacrime e neanche senza un dono
Come fosse nelle nasse la mattanza
Come tutti che da belve sopra un trono
Giudichiamo senza cuore tutti gli altri
Perché ormai siamo ingrati del perdono.
e riempito la mente di ricordi
di quelle voci a me care
dei volti che mi sorridono
dipinti sui muri
e insabbiati nei cassetti
Ho scelto di fermarmi
di non scalare più montagne
fatte di tremule parole
di sentire ancora freddo
e farmi riscaldare
dalle vostre braccia
Ho scelto per un attimo
di correre con la fantasia
mutare le storie dei sogni in realtà
ricamando sulla speranza
che un dì stringerete le mie mani
come facevate da bambini
«Quando vidi i fanti della Brigata Sassari ebbi l'impulso di inginocchiarmi. La Nazione ha contratto un debito di riconoscenza per i sacrifici ed il valore dei Sardi in guerra, e questo debito pagherà». Cit.
Ahhh la peculiarità! Sardegna mia;
certo Tu ne sei il bell’esempio.
Tu sei come il cono tronco del nuraghe,
da dove si può ancora sorridere dei miei affanni.
Tu sei come una berrìtta lunga e nera, lo sai?
Come quella mastruca di pelle di agnello,
che è la tua vestigia, quella del ribelle.
Sei come il canto della Sibilla tu,
che parla solo ai suoi figli:
del Giorno del Giudizio,
della Ricompensa.
E cosa posso mai fare io,
da questo mio misero anfratto?
da questo borgo che piange nel mare?
se non essere il nord magnetico della bussola.
Non hanno tempo, qui dalle mie parti,
di accompagnare i miei sogni
col suono delle launeddas:
ed io mi annoio a domare onde e pensieri,
ad immaginar la tua forma
al di là de La Corse.
Voglio anch’io andar per feste,
voglio anch’io l’abbardente e il villacidro,
le tue variegate espressioni musicali
e le tue singolarità campestri:
così da poter restar vivo,
come la pietra,
nella memoria storica
di una patria che si può amare.









