e al destino di tutti,
dobbiamo solo nascere
vivere e morire,
capire cosa siamo
e poi dimenticare,
qualcuno scrive storie
inventate o recidive
che poi sono le stesse
dai secoli dei secoli,
la storia si ripete
con tutti i suoi dolori
appena mitigata
da romanzati amori,
e il tempo sta passando
fra gioie e malumori
chissà domani
il giorno
se splenderà l’aurora.
che si è disciolto
al primo sole
e ho ritrovato
negli occhi socchiusi
di una primavera.
Tu sei il giorno
più grande
nel sonno delle clessidre,
il giorno delle maschere
di fine anno
in partenza
per i giorni verdi della speranza,
giorno di un cosmo
che si contorce
ai dolori di un cuore caduto.
Che non fosse un’illusione lo sapevo,
quando l’immagine della mia forma
non comportava più desiderio o angoscia,
ma uno stato confusionale e basta.
E forse ero sul punto di addormentarmi,
discordante come la mente e il corpo,
quasi incosciente, quasi atonico:
lucido, freddo, coerente
come un richiamo
al primo trauma vissuto.
Lo immaginavo che fosse lei,
la paralisi del sonno,
la percezione senza stimolo:
ma non è niente,
non aver paura, amore,
è solo il mio io che anche oggi
non tarda a svegliarsi,
per raggiungere
il tuo.
GIUNTO ALLA REMISSIONE
SUL TUO CORPO GIACIGLIO
CHE LEVIGA E NUTRE
MITIGA IL MIO RIMASTO VUOTO
ABBRACCIANDO, SCHIACCIANDO LA PELLE STRIDENTE
UN CUORE GRONDANTE
ESPLODENDOMI DENTRO
ADDOLCENDOMI D'IMMENSO
DANDOMI DA BERE IL SUCCO DEI TUOI RESPIRI
ASCIUGANDOMI QUALCHE GOCCIA, CON I TUOI VELI ROSA
PORTANDOMI DA SFAMARMI
I TUOI OCCHI
I SOLI TUOI SGUARDI
MI SOVVIENE NON PARLAR D'AMORE
NON NE SONO MAI STATO CAPACE
MI SOLLEVA IL TUO ALIMENTO
QUESTO GONFIARMI A DISMISURA
DEL TUO DARE, DELLA TUA LUCE, DELLA TUA NATURA
ACCANTO A ME DISTESA
DOVE HO DIMENTICATO L'ADESSO
DOVE IL MIO MANCARE
GIACE, SENZA NULLA DA SALVARE
i miei pensieri
nella mano indugia un sogno.
Arriva un raggio di sole
in una pioggia rubata all'inverno
fredda e infinita.
Appesa un' illusione
vola in un arcobaleno.
Dai vetri i miei occhi persi
di cielo e di orizzonte ti cercano.
seduto al crocefisso che appeso riluce
Albrecht fantastica di camminamenti
di guardie ignare di spaventi
ebbro scudiero di corazze di maglia.
Diretto in viso a chi se lo immagina
un poeta mancato che ha raccolto lisce sette bacche ovali
e ci giuoca facendole martellare tra le mani,
cadere come i giorni pigramente
ad una ad una ad una,
ad una ad una ad una.
Massaia, che zappi di pomeriggio,
tra gli amarognoli fiori dell'orto,
fermo pare il giorno, e fra i massi morto
c'è un gatto, là un ulivo e il fieno di maggio.
Come lancette nel deserto
scattano le altalene del campanile;
Punica al raccolto sempre incerto,
con la bestia nascosta fra le file.
Massaia, che l'oro alle urne
impasti, per la gloria del riposo:
-Dolore al banco del mio sposo,
ma il dolore è accanto al batticarne-
Quel grattugiare sul fiume,
al tramontare del giorno mite,
è più duro di tutto quel barlume
che, donne mie, adesso voi patite!
Massaia, tu, senza il filo delle Parche,
presto invecchiata davanti al camino:
a che sono servite le mani sporche
passate su un narciso a capo chino?
A guardarlo dal misero spazio
attraverso il quale
quel lauto filo di vento
può ancora passare;
e a sbirciare dal buco nella serratura
che si schiude come un miracolo
fra il Bambino e la Dame des Vents,
in un abbraccio che sa di storia,
il mondo esiste come nel fermo di una cartolina.
Lo vedo fra le sei tepali del Lilium Candidum
e lo sento fra i tappeti continui di Azorella e Lyallia.
La vita forse è questa, una questione di prospettiva:
così, credo, non esiste angolazione al mondo
che non valga almeno una lacrima,
un po’ di stupore, un brivido,
e una poesia.
vesto l’aria di magia
bevo sorso dopo sorso
da quello che sarà
guardo dritto nella luna
proiettando nostre immagini
sono il colore della notte
basta solo trovare
la giusta tonalità
tengo ancora stretto
il profumo delle tue mani
ascolto nota dopo nota
la musica del cuore
non sono solo
ci sei tu
sono il colore della notte
basta solo trovare
la giusta tonalità
ripenso ancora al vento
che mi ha portato
frammenti di te
fino a comporre
come in un puzzle
immagine nitida
sono il colore della notte
basta solo trovare
la giusta tonalità
sono il colore della notte
riflesso dentro
il tuo pensiero
quando ti penso
o ti guardo di riflesso
sulla panchina?
Cosa rimarrà di te
quando saremo un giorno
un solo io, un solo tu,
basterà un sole
per distinguerci?
Avremo la forza
di mille ombre
che non chiedono
che rimanere pure
e semplici ombre,
di noi
a passeggio in questi viali
di vita sfuggente.
sarebbe il vento a raccogliere
il mio sorriso.
Se non ci fossi tu
sarebbe la luna
a indossare i miei lunghi capelli.
E le foglie adagiate nel viale
sarebbero le sole
ad ascoltare i miei versi.
In silenzio ti guardo
stretta alla sera
e alle tue mani.







