Respiro leggerezza
nel pieno del mattino,
mentre uno sguardo ammicca allo specchio...
Come vorrei che fosse eterna
questa piega sulle mie labbra.
Cosi sorrido!
Sorrido fino alle lacrime....le ultime ....
Sono una foglia gialla
che si libra nel cielo
prigioniera del vento dell'Autunno
nuda morirà ai piedi del suo albero
ricordando tutte le stagioni,
i silenzi intrecciati,
le stille d'argento
e le notti
ricamate dalle stelle e dalla luna.
dai suoi occhi verdi
mai conosciuti,
dal suo abbraccio avvolgente,
dal suo amore innocente.
Che sia solo compagna,
in un giorno di sole,
in un giorno di pioggia
e respirare insieme l'aria.
Niente rimpianti,
tanto ho già dato,
vorrei solo librarmi
in un tenero inganno.
intendo quei poeti che girano indisturbati
nella rete e nei siti specializzati
dove si aprono anima e cuore
e in cambio ricevono falso stupore.
I poeti sono dei pazzi
vedono quello che io non riesco a vedere
il bello è che mi sforzo
ma niente, davanti a me c’è solo il buio.
I poeti sono dei pazzi
pensano in versi e parlano strano
appena aprono gli occhi scrivono e scrivono
scrivono sempre
parole prestate, parole inventate
parole senza nessun fine o intenzione.
I poeti sono dei pazzi
leggendoli a volte sembrano fatti
e quando cerco di seguire le loro parabole
mi ritrovo impigliato nell’iperbole
tra l’illusione e una realtà disarmante.
I poeti sono de pazzi
ed io sono un indegno lettore
a dire il vero anch’io qualche volta sono stato poeta
e calamitato dal niente
mi drogavo di riflessi di luna
sniffavo gli odori come un cane sbandato
mi arrampicavo nel cielo
cercando risposte al mio desiderio.
Per fortuna il delirio è durato ben poco
e sono rientrato in questo corpo di sangue e di mente
uso parole per raccontare alla gente
quello che vedo con occhi prestati.
dalle nuvole di grigio cenerino
che salgono dal mare turbinando
seguendo il loro immobile cammino,
sarà che la sera è più compatta
da presto appena il sole si nasconde
invano ricoprendo la disfatta
del giorno che dal buio non risponde;
sarà che una tristezza evanescente
insiste nel mio animo stasera
insieme a quella pioggia che si sente
arriva con l’autunno che dispera
di averti fra le braccia e di parlarti
sentirti con le calde tue parole
sorriderti di nuovo e quindi amarti
intorno alle tue rose e alle tue viole.
Sarà che ti ho perduta con l’inverno
che avanza con la sua malinconia
gettandomi nel fuoco dell’inferno
perché mi hai detto che non sei più mia.
le gocce credule di grano
inseguendo l’onda perfetta
nella primitiva polvere
e respirando rapidi silenzi
nel cuore arrugginito
sistemo chiose e immagini
tra petali sbiaditi
è una diadema lacerato
il tuo volto in bilico
protetto da ali d’angelo
che ungono le amare piaghe
i tempi maestosi si danno alla fuga
e si dissolvono nel vento
tra l'affanno e la malinconia
delle tue calde braccia
Non ho voglia, non ho voglia
di muovermi incessantemente
scoprire un oceano che migra -
ma il venticello freddo sì
quello a tratti mi dondola
e mi buca il giallo spento di stella -
a volte in qualche giorno a caso,
poter intravedere la scala finale dei grigi.

“Afrodite, profondamente addolorata per la morte del suo amante Adone iniziò a piangere; e come le sue lacrime toccavano terra si trasformavano in calendule.”
Come la corolla gialla della calendula,
anche il mio male sboccia
con la frequenza del mese lunare.
Nelle alterazioni cromatiche della mia iride,
o nei suoi mille aborti fiorali,
c’è dolore, dispiacere, il penar d'amore.
Ma fra noi e il fiore, c’è un pensiero soltanto,
come un piccolo infimo afide verde,
che si è insinuato nella cedevolezza estiva.
È un monito il suo, e una speranza la mia:
sono le alterne vicissitudini della vita,
dove ogni tanto fa luce, ma poi torna il buio.
Ed è già inverno qui in Liguria.
abbraccia il suo seno
da dolci pensieri
cade voglia d’autunno
su spazi di cuore
baciati da raggi infiniti
scivola denso
il profumo di sillabe
sussurrate all’amore
stretta tra senso di meraviglia
leviga pelle
a lungo dimenticata
tra sobrie carezze
e baci che accendono
di nuovo e voluto
accarezza ancora
il sogno di verginità persa
d'arancio e limone
dietro la torre, canti d'uccelli fuori stagione
del passaggio di pulitori dal turno tornanti
d'acqua a vista, sopra l'erba di campo
di qualche lumaca in ritardo sui muri
dell'edera insistente, dopo la potatura
nel giardino spoglio e pulito
che qualche insetto, ingannato dalla luce
senza darsi per vinto, sta ancora vagliando
Metto una mano sopra gli occhi
per quei colori quasi vivi
che aprendo una mezza finestra
sono entrati decisi
Il padrone di casa, ancora addormentato
è ritornato a letto
in quel bellissimo quadro
s'è rimesso a dormire
dentro nell'alba qui davanti
che sta scolorendo
anche lei, andando a finire
Ho un foglio bianco
tra le dita
e un pensiero
annodato al cuore.
Scrivo di te
e il fiato si appende ai vetri
mia è la voce del fiume,
mia è la voce del mare.
Forse è solo fantasia!
Fantasia che indugia abbandono
non avrà più voce,
sarà muta e soffice
come la neve!
e precipitata in fretta
nella notte dei perché.
Livori di fughe
da una strada disumana,
ematomi disegnati
con la geometrica precisione
dei macellai in divisa o in toga,
macchiati da infami
presunzioni d'innocenza.
L'unica innocenza
è quella dei tuoi occhi,
sperduti tra i gironi dell'inferno terrestre.
Ma il tuo sguardo
sarà quello della luna,
del sole e di tutti gli astri
coperti di vergogna,
sguardo delle anime libere
che nessuna morte o gabbia
potrà mai oscurare.
Vorrebbe confessare
il tormento che si porta
appresso, rivestendo
stradine più buie
evitandole quando
la terra borbotta
inventandosi la notte
preferita, e respirarla
con umide labbra
in piena libertà
pensando che non temono
un'insolita onda
nell'amore negato
In settembre al mattino ed al tramonto,
col sole alto ed anche verso sera,
due uccellini apron l’ali al mondo;
siamo in autunno, ma pare primavera.
Quei colibrì chiamati Gaia ed Elsa,
ai lor fattori abbelliscono l’ostello
col dolce viso e pur con lo stornello;
per i canuti avi la novella è eccelsa.
Germinati, così, i due attesi fiori,
delle giovani mamme dal soave aspetto
gioiscono gli occhi e i loro cuori,
mentre il tempo consolida l’affetto.
La Vita mi distacca e lascia spazio
a chi già, novello, mi si alterna.
Di gioie e di affanni io sono sazio,
il sole or cede il passo alla lanterna.
in occasione della nascita, quasi contemporanea, delle nipotine Elsa e Gaia: la prima, figlia di Giorgio e Vega, a Valencia e la seconda, figlia di Marcello e Marilena, a Milano.
entrasti dalla fessura della persiana
a cavallo del raggio della luna
avevi occhi infiniti e
capelli d'oro lunghi sulle spalle
vestita di seta bianca
hai camminato verso di me
ed io fermo
ho contemplato il tuo
amarmi
all'alba non ti ho vista
se non in quel ricordo
perpetuo della notte passata
Francesca










