COME ALIENI S'INFILTRANO
NELLE ZOLLE SCAVATE DAI NOSTRI RIGURGITANTI DIVERBI SELVATICI
DA GRUMI DI PAROLE
LUSINGHE
PUGNI FRANTUMANO L'EFFIMERO
PARSO, SCONTATO
IN ESILI BRANDELLI
DICHINA LA MANO
BENEVOLA E SALVATRICE
ALL'INSISTENTE REGNARE DI ATLANTE
CON I SUOI ECCELSI PENSATORI
IL RE, DEL NOSTRO POTERE
Tocco lieve del mio dito
accarezzo le tue rughe
accarezzo il tuo cuore
e il mio, secco e arso
fermo lì nei ricordi.
Conto e canto una nenia antica
che non cantasti mai
desiderando e implorando
con gli occhi
nei tuoi stolti.
Eppure sempre da lì
venni, ma svenni
all'impatto sconosciuto
di una verità posta
nel bagaglio di viaggio.
“Giro giro tondo
casca il mondo
casca la terra ...”.
Sentore d'aria compressa
schiaccia quel volto levigato di bimba
nella mimica persa
in vividi grandi occhi impauriti
E' lì che iniziò la storia
ciclica negli inizi e nei finali
uguali in tempi diversi.
Così uguale era il tempo della pazienza
Fu, ora persa
Inutile
Scava la mente nel bagaglio della vita
bruciano tra le mani i ricordi teatrali
tonali nei verbi in un credo costruito
sfuggendo nel brutale tempo
Irriconoscibile la radice
persa nel primo vagito
in quel nulla arido, violento e bugiardo.
Son echi e ancora volteggiano.
Nasce un agro sapore una realtà triste
Senza Radice.
I violini suonavano
Bach,
le rose discendevano
dai cortili colmi di notte,
fitto muschio su di noi,
miseri ambulanti
in cerca di un dove.
Anagrammi di te
tra le nuvole della sera
vogliose di nuove albe.
Scesero i pensieri
a valle,
carichi di rose
e messaggi digitali.
Rincorremmo un mistero
da districare
nelle infinite primavere
che ci restavano.
e pioggia violenta.
Cuore oppresso
e ricordi trasformati in angosce.
Gelido sussulto
in cuneo di luce metallica
sul duro silenzio
e sul riposo dei corpi umani.
Sordo nerume
e sussurro prolungato
nel rimbombo del temporale
che si placa in larghe distanze.
Frantumi di luci
come respiri sospesi
feriscono l’anima.
Di elettrodi valori e fantasia
Le stelle lo capiscono per via
Che sono lontanissime ed arcane
Ma il cuore di un poeta non ha pace
Intento a percepire quale sia
La vera identità che lo attanaglia
Se vive o se possibile variare
La vita che gli tocca continuare
Allora se ne va ma tristemente
Ascolta tutto ma non sente niente.
La zanzara finge che sia la luna
e si accontenta di infilzare me
Mi viene addosso impazzita
sperando che quel frigo caldo sia irreale
Le Sfingi vanno in porti sicuri
ma intanto le lune sono fin troppe
e non sanno stare nemmeno lì fisse
Forse perché troppo vicine
e non ci si può fare affidamento








