Che ti appartengono...
Osserva il giallo delle
Margherite,
La perfetta armonia delle
Viole,
Il rosso porporino delle Rose,
Le tenere e bianche
Foglie dei Calli,
L'oro ambrato delle Gerbere,
Il verde poroso
delle foglie.
Tutto è
il giardino della vita ...
Tutto ti appartiene.
Cogline pure
figlio mio ....
Finche' non finiranno!
a mio figlio
compie questo destino
azzarda un gioco bizzarro
con i miei vorrei
e i suoi progetti
Cammino tra la gente
respiro la tua mancanza
cercando il tuo sorriso
tra i tanti volti
e le voci squillanti
e la folla dei pensieri si muove
al ritmo di quesiti e risposte vane
i dubbi s'insinuano
tra i miei punti di vista
Gli occhi malinconici
viaggiano
sulle note della pioggia scrosciante
ed esondano pensieri
come barchette di carta
trascinate dall'acqua
verso mete lontane
luoghi che appartengono a te
Questo destino si diverte
m'illude
di effimere coincidenze
spero
sospiro
Intanto piove
e non ci sei
tutto è crollato
pianti,
disperazione,
il rifiuto di credere
che non sei più tra noi.
La vita di tutti è cambiata
come un colpo improvviso di vento
il cammino di tutti noi
sarà difficoltoso senza di te
sei stato più di un fratello
ti sei sempre preso cura di tutti.
Ci accompagnerai nella nostra vita
ti porteremo sempre nel cuore
ci hai trasmesso molte cose
sei stato una persona stupenda
sarai sempre con noi
ogni giorno ogni istante.
Sarai sempre il nostro maestro di vita
la nostra ricchezza interiore
saremo sempre uniti
qualsiasi cosa accada
sarai per sempre
il nostro eroe
il nostro Zorro.
Sarai sempre nei nostri cuori, non ti dimenticheremo mai, ciao ZORRO.
Quano amore
quando ti guardo,
quando ti penso
e ti sento vicino.
Quanto amore
se guardo le mie mani
e le vedo tra le tue.
Quanto amore
quando guardo i tuoi occhi
e mi vedo riflessa nei tuoi,
quanto amore
e quanta tristezza
quando mi sento sola
e sento che il tuo cuore
non batte per me.
le lancette dell’orologio
scandiscono il tempo,
inesorabilmente,
sui crucci delle persone,
sui coppi dei tetti tribolati
e sulle strade angariate.
Il paese vive la sua vita invernale.
Le giornate e le notti si confondono,
l’ombra e il buio nascono senza violento contrasto.
Il mattino spruzza un po’ di chiaro nell’ombra
con la pigrizia annoiata di un compito eterno.
Nei vicoli fischiano le raffiche,
nei focolari fuligginosi
crepitano ceppi d’ulivi.
Radi capannelli di giovani,
avvolti nei loro giacconi,
il viso sprofondato nei baveri,
passano ore a guardarsi taciturni
o ad ascoltare la narrazione
di un fatto cui nessuno crede.
Un’eloquenza verbosa
affoga il garrulo discorrere
nella sapienza ubertosa
e in un arcaico fingere.
E l’immobilità dello spazio
trova il suo correttivo
nella dinamicità della fantasia.
un cielo senza colore,
il biondo sembra sferzare il colpo tra i verdi mescolati tra loro
il bruno, falena, dorme, nelle cortecce -
l'acero palmatum reagisce a stento ai miei stanchi desideri,
e subisce un vento leggero
oscilla il suo cartellino d'identità.
d’Aprile
respiro il silenzio
e aspetto
il fiorir delle rose
nel giorno più lungo.
Immenso è il campo
come la malinconia
che mi avvolge
come il vuoto di un lampo
nel cielo ricurvo.
Aspetterò il profumo
di Maggio
per estirpare le spine
in un cuore
malato da sempre
rinchiuso nel bocciolo
di un amore ancor sconosciuto.
tenermi la mano
quando il vento
trastulla l'erba nell'orto
all'ombra
del piccolo ciliegio.
Davanti alla
grande quercia,
una panca
fredda e sola
testimonia
il passar dei mesi
e delle stagioni.
E noi
guardiamo
il fiume
scorrere
a secondo degli
umori.
Mentre le case
sulle mura antiche,
attaccate e strette
come in un dipinto,
vegliano
I nostri giorni
e le notti.
.
Fui un albero
curioso e temerario.
Volli inviare rami
ad esplorare il cielo.
Portai a danzare foglie
sopra tappeti di nuvole.
Ubriacai
ogni mia nuova gemma
con fontane di pioggia.
Offrii al marchio del sole
una miriade
di pensieri audaci.
.
Ricamai
il mio tronco scuro
con la luce
dorata della luna
Ma i capricci del vento
tagliarono la strada
al sogno di grandezza
che si pavoneggiava
tra le mie fronde ingenue
mentre esse ancora
inseguivano la scia
di sconfinate ambizioni.
.
Velleità
senza futuro crollarono
sconfitte intorno a me
soffocando nel terreno.
Rinsavii dai miei eccessi
e finalmente riuscii
a rinunciare al canto
di spettacolari stelle
per ascoltare la linfa
del silenzioso amore
che si sprigionava
dalle mie radici.
e reciprocamente ma
mi colora,
di rosso e un po' di nero,
l'acuto d'un istante
quando s'accende
il tuo sguardo semiassassino,
(piccola) Lucrezia Borgia del duemila,
sforzandoti di capire
la curvatura impossibile (sorpresa!) dei miei pensieri,
e circumnavighi spazi
tra corridoi scandinavi, d'inverno,
e calzoncini corti
infocolandoti
di finzioni di severità pacata
mentre remi tra accenti acuti e semibrevi,
ti mescoli ai tuoi discepoli, all'occorrenza,
e ti fai bere
come un liquoroso San Marzano
mentre la tua lingua batte
denti di parole croccanti (crack di gamberi cinesi)
che s'assottigliano, nel ricordo
e volano via,
lontano.
nota:
...impressioni di...
noi due, siamo saliti come ladri
sopra i tetti di un amore e non contenti
ci siamo arrampicati, nei buchi del buio
per affondar le retine nel candore delle stelle
e toccar con mano la pancia della luna
abbiam rincorso meteore e fatto ombre
sul mare, dando le spalle alla terra
poi consapevoli di esser andati oltre
siamo inciampati in nuvole
... caduti in imbuti di vento
e trascinati dal folle turbamento
all'inverso abbiamo di nuovo visto stelle
però cadenti e allungato mani verso tetti
per attutire l'impatto e di soprassalto
ci siamo svegliati testa e testa sdraiati
su di un prato e fra di noi c'era un fiore
lo abbiamo raccolto...
noi tre, siamo saliti come ladri
sopra tetti di un amore e non contenti...
Per tutto il catastrofico del mondo
Per quello che ogni giorno va fondo
Per quello che la vita ha sperperato
Per quello che viviamo quotidiano
In mezzo alle magagne preparate
Dai furbi o dai potenti o separate
Dai colpi di una prepotente mano
Invero mi trovavo a dover fare
La scelta più fatale e decisiva
Se stare a galla oppure alla deriva
O chiudere la vita ed affogare
Buttarmi da una rupe e metter fine
A un’esistenza buia e disperata
Ad una vita grama sola e ingrata
Che non ha più speranza ne confine.
Ma poi con un sorriso disarmante
Un angelo in sembianze di fanciulla
Mi coccola mi parla e mi trastulla
Aprendomi ad un cielo sfavillante
Che belle son le donne allora esclamo
La forza più potente del creato
Rivedo il mio pensare il mio passato
E grido a tutto tondo che le amo
Benedette che voi siate come stelle
Che brillano nel cielo mattutino
Avete senza dubbio del divino
Perché siete sincere amanti e belle.
Piange quest'aria corrotta
gioca con la sabbia
e il canto del vento
in un timido respiro.
E riposa la mente
i pensieri piano si annebbiano
in siffatto infelice mondo
dove tutto si offende
anche gli ideali.
Demolendo logiche infinite
sono solo ricordi le trascorse elegie
e senza distinzioni
tra i brusii oramai lontani
in un contorno amaro
d'eco di stelle
e il soffocato vivere liberi
muore l'amore.
2/10/2012 h 20.45
Un mondo di croci
e su ogni croce un Cristo che muore...
101 croci,101 donne
101 pensieri,101 lacrime
101 sospiri,101 parole d’amore
101 paure...
101 donne
che come un Cristo vivono nella paura
e muoiono nel silenzio,
muoiono trattenendo un respiro senza urlare
senza parole...
101 croci in un paese di croci
e ogni giorno, queste croci,
devono essere alzate verso il cielo
perché memoria non fugga,
perché memoria non si perda...
101 donne
unite nei sogni, unite nei silenzi
e nel silenzio di un paese
che innalza 101 croci
101 donne,101 pensieri
101 lacrime,101 sospiri
101 parole d’amore 101 paure...
Con 101 donne che come 101 Cristi
lasciano sangue e lasciano senza parole
e muoiono trattenendo un respiro,
un solo respiro...
« Non si deve invidiare nessuno; visto che i buoni non meritano invidia, ed in quanto ai cattivi, più essi trovano buona sorte più si rovinano.» Cit. Epicuro
Forse tutto avviene perché così è stato deciso,
lo dirà persino Spinoza, e lo spereremo in tanti,
anche se Nietzsche non la penserà proprio così.
Per lui l’invidia può colpire solo il rinunciatario.
Ma tutto è relativo, tutto è soggettivo, tu dici,
e siamo solo invidiosi di quello che ammiriamo,
e felici di perderci, per poterci poi riaffermare,
con creatività, con ebbrezza, con tanto amore.
Infatti tu eri persa sulla spiaggia di San Procopio,
eri la donna orfana di Aristeo, quando ti ho vista,
fino dal tempo dei Traci, dei fratelli eroi Argonauti,
prima dei Macedoni, di Roma e del dominio Slavo.
E io ero solo Orfeo il Poeta, e tu Euridice la Driade,
quando piansi per sette mesi, ininterrottamente,
pensando alla promessa rotta del “noli respicere”,
a Cuma, a Caronte, al Cerbero, e a Persefone.
Mi mancavi lo sai? E volevo salvarti dal buio di Ade.
Con questo canto che ammalia, con l’immobilità,
incantando le bestie feroci, e animando gli alberi,
fino al limite delle mie piccole possibilità artistiche.
E tu chiamavi il mio nome, malinconicamente,
e io non potevo voltarmi per dirti che eri bella;
è stato tutto inutile, non ho potuto resistere,
solo Hermes, adesso, potrà tenerti per mano.
Addio Inferi, addio Euridice, addio speranza:
hai vinto tu Aristeo il Geloso, non la rivedrò.
Ma voi Baccanti ubriache non mi avrete mai,
la mia voce e la mia promessa saranno soavi.
L’umiltà, l’altruismo, la generosità l’egualitarismo,
precedono l’ammirazione, l’invidia, e il risentimento:
tutte cose che portano all’odio, ed alla fine uccidono.
Perciò alla falsità, credo che preferirò l’egoismo, io.












