il vecchio barcollante
che cammina lentamente
sul marciapiede.
Non è ubriaco,
è un sognatore.
E’ attento all’inesistente
e forse ancora spera.
La sua felicità risiede
in attimi leggeri
e nel sogno incantato
della semplicità.
chiusa la porta
al clamore della via sottostante
Verdiana allevava conigli albini
su una tovaglia ricamata di zucchero e fragole
(ancora le foglie
s'inebriano di rubino e ametista
abbandonano languide i rami
e si donano alla terra
non vedo dolore
nel loro sospirare
addio alla vita)
...vergini, mute
con vesti lunghe e bianche
lisce, canute
di arti e orecchie monche
sono così queste pagine
prima che la mia modesta origine
le riempia di fuoco e fuliggine
e del fumo dei miei sogni ed immagine
... del pensiero mio recondito
eppur così astruso e ardito
da imbrattar un foglio immacolato
con il mio vil d'ingegno appetito...
scrivo a Voi questa lettera
amici e nemici
poeti distratti e innamorati
poeti maledetti, falliti e ladri!
Scrivo a voi
vati e scrittori improvvisati
acculturati e illusi
poeti che vanno a capo rigo
per riempire i vuoti
incantati e illuminati dalla luna degli idioti.
Vi scrivo per informarvi
che brucerò la poesia
ritorno alla realtà
a tutto quello che mi circonda
ai silenzi e alle malinconie
tenebrosi sorrisi riflessi nell'onda.
Ritorno a guardare il mare
stupirmi del cielo
ad aggrovigliare pensieri tra le foglie
senza più cercare quel punto di ripristino
la perfezione e l'acclamazione
la metafora e la perfezione
la musicalità del verso e le parole
la giusta rima per verificare se io esisto!
Cari poeti
voi continuate
continuate pure a sognare
a volare
pubblicare libri senza memoria
a riempire il culo a falsi editori
partecipando a concorsi penosi
regalando inchini a giurati falliti.
Io non ci sto a questo sporco gioco
assaporare il gusto di un'anima malandrina
di un cuore che gocciola amaro
per poi masticarlo come gomma
e attaccarlo al palato
sputando in faccia di sconosciuti
il veleno o il miele dei versi
che mai sarà colto il significato.
Qui la strada è bianca
e Voi avete un cuore troppo profumato
Voi siete irraggiungibili,inconcepibili, inimitabili
e sventolate la primavera su fogli incorniciati.
Io prestato alla poesia, cambio storia e nome
mi distenderò su una panchina arrugginita
parlerò con me di me
delle voragini nelle vene
della vita che scorre via
maledettamente e incontrollata
mentre linfe ossidate scorrono lente
fino a scalfirmi le ossa e la pelle
in questa giornata luminosa
che stenta ad ossigenarmi.
silenzioso.
T’ho atteso nell’altalena che mi
trascinava in alto, pronta a
cavalcare la stella.
D’improvviso oscurata,
precipito, sfracellandomi.
T’ho atteso, eri un cavaliere
dalla scintillante armatura,
sei stato, chi ha scritto, di una
favola, l’epilogo.
sognavamo tanto
giovani e spensierati
coi capelli al vento
si andava in motorino
a cercar ragazze.
Bei tempi gli anni ottanta
bastava un niente
per divertirsi tanto.
Erano i giorni
del tempo delle mele
dei bravi musicisti
che facevano sognare.
Bei tempi...
L'Italia vinceva il suo mondiale
il papa buono
che riusciva a perdonare
i nostri primi amori
nati sulle spiagge
bastava qualche sguardo
e già t'innamoravi.
Che tempi gli anni ottanta
i nostri tempi...
giochi che ci facevano
stare insieme con pochissimo
ci divertivamo un mondo
bastava un pezzo di carta
piegato destra, sinistra
la barca era pronta
una bacinella di acqua
iniziava la gara
quale era più bella?
quale andava più veloce?
giochi di ragazzini felici
innocenti
giochi che adesso
non conosce più nessuno
non sanno neppure
fare la barchetta di carta.

come un bimbo curioso,
con il naso schiacciato
ammiro affascinato
questa sera piovosa;
a miriadi le gocce
tormentate dal vento
s’abbattono sui muri
sugli alberi e le strade
sconvolgendo nell’aria
il giorno di gennaio:
oh gocce che scendete
per raggiungere il mare
donando nel passaggio
l’inizio della vita,
bagnate i malumori
degli umani sospiri
ma non vi trasformate
in nefaste matrigne.
e nel cuore mio,
la guerra e poi la pace.
E la ricerca estenuante
della "felicità dell'infelice".
Poi,
spesi il tempo
in spiccioli di vita
ed iniziai un'altra volta ancora
dopo ogni "tsunami", come se fosse
per me nuova primavera...
E son qua,
sono qua con questa mia inquietudine
sono qua
che faccio a pugni con le mie mille storie
con occhi pieni di lacrime di sale
e il vuoto a perdere
delle mie memorie.
Sono qua a recitar poesia,
ed a cercar di me
questa stracciata vita mia...
Sarà che forse non mi riconosco
Dove sarà la mia nuova dimora
Pensare al momento del trasloco
Da questa città vorrei allontanarmi
Se solo esistesse distesa galleggiante
da lì costruirei una passerella
a l’unica certezza che in me sopravvive:
la madre, lo spirito e l’inesistente.
"La navicella potrà essere trovata e la registrazione visualizzata solo se esistono civiltà avanzate che viaggiano nello spazio interstellare. Ma il lancio di questa bottiglia nell'oceano cosmico è un messaggio di grande speranza circa la vita su questo pianeta". Cit. Carl Edward Sagan
Siamo così lontani oramai,
che anche il nostro amore
si è fatto crittografato,
cifrato in sistema binario.
Qui, lo spazio intergalattico
è il mio pensiero divergente,
un ultimo atto creativo
necessario a questo nulla
come una congettura inutile:
vera solo per chi si rifugia
nel principio del terzo escluso.
Ho seguito l’ignoto, la coda
di luce della costellazione
di Andromeda, e ho cercato
di dimenticare di essere uomo.
Ma tu sarai sempre con me,
e ti ritroverò nei lobi temporali,
nelle pieghe della mia empatia
e al centro del mio ippocampo.
Il mio rapporto di indipendenza
dagli oggetti fisici del mondo
e la mia competenza intellettuale,
sono già come la voce delle stelle,
come il linguaggio della musica
in un universo in realtà muto,
come il tuo ricordo che svanisce
nell’apparente nulla siderale
ma si imprime nel lato destro
di un cervello alla ricerca di Dio.
L’inizio, o la fine, ma l’eterno.
modella l'aria
il fiato caldo
riempie il respiro
la pelle vellutata
disegna il colore degli occhi
desiderio in bellezza
scolpisce labbra pregne
matido di sudore
cresce e avvolge
profumo di corpo
sale e penetra
le illusioni diventano promesse
in patto d'amore
come un'appestata untrice,
uno sconquasso silenzioso.
Il ciglio deformato schiude
traiettorie inimmaginabili,
angosce latenti materializzate
nel regno dell'invisibilità.
Dove andiamo? Raggi obliqui
di un bieco sole rosso d'avanspettacolo
imperterriti sorridono dall'alto
sopra il fitto sipario grigio.
Ho l'emergenza d'un bacio
sbavato di rossetto ai guardrail
della bocca affinché mi perda
in un sentiero di fiabe
dal lieto fine.
...il cuore disse..
avanti un'altra...
ma io non avevo ancora aperto la porta...
mi disse il cuore ...
che importa...
avrà un'altra faccia,
un altro nome
un'altra gonna...
ma è sempre una donna...
io...rimasi in silenzio...
... un timido sorriso..
poi lei disse..
come stai...
io bene risposi
e guardandole bene il viso..
pensai...
però...somiglia tanto a lei...
lei mi guardò...
mi chiese cosa stessi pensando
..ed io bugiardo...
"pensavo a te"...









