il verde degli alberi
e il mio cuore pulsa
nelle striature di una foglia.
Sogni e sentimenti,
idee e colori,
sapori e suoni
in un marasma di felicità.
Finzioni d’interludio
coprono astratti amori
tra sensazioni d’incredulità.
cose che han fatto male.
Le parole senza senso
dette in un momento d'ira.
L'amore lo vuoi dare
ogni battito di vita.
L'effetto del cuore
quando batte a duecento all'ora.
Il tempo di pensare
quel che hai detto di sbagliato.
Le parole van di fretta
quando perdi la ragione.
L'amore quello vero
lo vorresti ogni minuto
anche quando il tuo respiro
non sa prendere fiato.
Il tempo, le parole, l'amore,
le unisci insieme dentro al cuore
va così veloce quando batte.
Lascialo fare...
Sa dove fermarsi.
al giorno
come lo specchio s’aggrappa alla luce,
un respiro dal profondo
tutto brilla
nel crepuscolo;
luci variopinte
destano lo sguardo e
rapito si immerge
nella fantasia.
Sogni... sempre uguali che
si trascinano lontani
fino ai bordi dell’universo
dove la quiete
risuona assordante
e la pace cala
nella notte...
Notte magica
dove l’eco del
tempo si frantuma
e si ricompone
con la velocità
del lampo
e il tuono
con il suo frastuono
genera l’eterna ciclicità
errante, che
si rinnova
ogni volta
come la notte.
ed e’ già notte.
...ci provo...ci provo....
lo annodo e ci riprovo
su questa mia barca, mi annodo all'approdo
ma scappa...ma scappa...
nel mare di parole, che ti potrei dire
per paura di sbagliare, io approdo
o almeno ci provo...ci provo
... lo annodo e ci provo
ma scappa...
l'onda è sempre più alta di me
e mi svuota dentro, come nel guscio di una barca
prima tutta fuori, poi tutta dentro
e così che mi sento
...ci provo...io approdo...
su questa mia barca, mi annodo all'approdo...
ma cosa mi è rimasto in tasca
dopo l'ultima onda, la più mossa
una specie di stella di mare... rossa
sembra sconfitta eppure con fatica
dalla tasca l'ho rimossa
sembra che voglia stare con me per la vita
il mare di parole, mi ha regalato una stella
ma quanto è bella, poggiata sulla mia spalla
che mi indica la rotta e allora io ci riprovo
su questa mia barca, lascio l'approdo
nel mare di parole, che ti voglio dire
per paura di sbagliare, io preferisco partire
o almeno ci provo...ci provo
navigo e ci provo
...meglio navigare che restare solo
si è legata come l'edera
al tronco di un albero,
tu sei quell'albero
A te con cui un lungo cammino
ho percorso ed ancora finito non è
ricevendo amore
rosso come una rosa,
cocente come il fuoco
che infiamma la mia pelle
alle tue carezze
A te che il cuore mi hai rubato
un cuore che disperso e delicato era,
tu ladro gentiluomo
incastonato l'hai nel tuo
come un diamante
in un cerchio d'oro
A te che dono più grande
non poteva farmi Iddio,
insieme spiccammo il volo
toccando il cielo
le stelle cantavano una romanza
d'amore
e tra le braccia della luna
facemmo l'amore
A te dico grazie
tu mia forza, mio amico
amante e fratello,
due semplici parole
ma di immenso valore
senza inizio e senza fine dico
“ ti amo”
Il poeta si sforza
scrivendo emozioni
che non riuscirebbe a descrivere
se non con la carta ed una penna
su fogli svolazzanti senza voce
ma silenzio assoluto. Se manca
l'ispirazione si chiude come un eremita
cercando parole che non escono
dal suo cuore rattristato
in attesa di un'altra sua nuova ispirazione
leggendosi dentro, nei sentimenti
Aggiungerò distinzione a un chiodo,
un po' di ruggine di rose,
e darò nobiltà a un pezzo di cartone
così da dimenticare me stesso.
Ho già ripiegato sotto il letto una cenetta
a Clarens, eravamo appesi alla neve dell'amore,
tutta una vita di dieci franchi
già spesi dal fioraio.
Arrivai a Cordova
che la mattina ancora assonnata
dipanava i suoi riccioli d'oro sul letto
scuro e caldo del Guadalquivir
Chiare furono allora le parole
"...Cordova lontana e sola..."
Più ci si avvicina a Cordova
più essa è mai raggiunta
Sfugge nei giochi di luce
tra il Ponte Romano e la Sierra Morena,
nelle mille prospettive
della Mezquita Catedral,
nei dedali tortuosi dell'interno
dove i patios fioriscono d'ascese e decadenze.
"...Cordoba lejana y sola..."
Metafora della meta non intermedia,
del luogo non provvisorio.
Una bisaccia consunta
per raccogliere olive e versi
e alla magnificenza forse giungere,
infine.
Concepimmo un poeta quella notte.
sarò seduto rassegnato sulla soglia
e quando vedrò il pennacchio dei gendarmi
esclamerò: "sono qui da giorni ad aspettarvi".
Quando bruscamente mi inviteranno di seguirli
li pregherò gentilmente di non legarmi i polsi
le mani mi serviranno per coprire il volto
e per schivare gli sputi irriverenti degli stolti.
A capo chino calpesterò i loro passi
come un segugio conosce già il suo sentiero
anche il sole all'improvviso si colorerà di nero
e i miei occhi saranno duri come i sassi.
Loro avanti, passo pulito e concreto
ed io dietro come un coniglio impaurito
guardando il cielo chiederò di piovere veleno
al Dio colpevole di malefatte e non di meno.
Preparate la prigione o carcerieri,
preparate le coperte, il mio inverno sarà lungo
cercherò di convincermi che non sarà prigione
ma libera scelta, camuffando la pena in un letargo.
Lascio questa casa e sul tavolo un calice di vino
mentre fuori già una folla si è radunata dal mattino
sento le urla, sono loro che acclamano giustizia
sono accorsi in tanti per lapidare il mio cammino.
Non temete o miei nemici, uscirò da questa porta
senza opporre alcuna resistenza, sarà per l'ultima volta
e voi mi date l'occasione di poterlo fare
non come ogni uomo nella sua vita aspira:
"orizzontale e la con la benedizione
chiuso a chiave dentro un feretro in massello"
ma lo farò perdio con le mie gambe e verticale
lo farò urlando al mondo la mia maledizione
d'avere costruito il niente sopra il niente
con pilastri e fondamenta di cartone
e di avere raggiunto chissà quale meta
se non d'avere edificato un tetto d'illusione
per ripararmi dalle intemperie e dalle menzogne
per poi offrirmi in pasto ai vermi e alle formiche
imputridendo al sole come le carogne.
E allora venite a prendermi o gendarmi
sarà meglio uscire da questo calcestruzzo
tant'è che non trovo alcuna differenza
tra carcere, catene e atteggiamenti da struzzo,
vi lascio tutto quello dove voi sguazzate
ed io non ho trovato mai compiacimento
vi lascio ogni bene materiale, il vostro appagamento
di questa vita che non ha mai riconoscimento.
che accada qualcosa
d'insolito e fragoroso
e resto ferma a guardare il tempo
che continua a volare intorno
nella vana speranza
che un lampo squarci le nuvole
e apra una fessura
per il passaggio di nuova tempesta
Non cambiano le stagioni
agli occhi cupi
restando ancora ferma
mentre il cielo muta colore
e non riesco ad afferrare
alcun vento flebile
che mi attraversa
e non smuove mari
ma scivola addosso
rilasciando granelli di sabbia
tra i pensieri
e mi lascio coprire
senza batter ciglio
Mi avvolge pacato
quel senso di stanchezza
che assecondo silente
lasciandomi ammaliare delicatamente
dai sonnolenti sensi
nella lentezza del giorno livido
Attendo che accada qualcosa
consapevole del niente
senza agire e muovere passi
mentre tutto scorre
e resto ferma
a guardare
Grida più forte,
ch'io possa sentirti ancora
suggerirmi ogni tua sillaba.
Urla
fino a sgolarti
ché possa far mio
il più lontano dei pensieri
e con ogni parola
dipingere il mondo
fino all'ultimo respiro,
quando la luce si spegnerà
nei miei occhi
chiusi per sempre
ed altre orecchie
afferreranno la tua voce,
indispensabile,
e ne faranno poesia.
incrociano i tuoi occhi
il mio veliero parte e va lontano
verso mari liberi e sconosciuti porti...
Quando incrocio i tuoi occhi
parla unicamente il cuore
e lui per farlo lo sai,
conosce solo semplici parole:
abbracciami,
con mani stanche forse ma,
abbracciami.
E poi,
stringimi
e strappa via il mio affanno
fatti respiro e se puoi:
abbracciami,
con occhi stanchi forse ma,
abbracciami.
Forte abbracciami
e del mio il cuore
tu:
sempre i suoi battiti...
Rispecchia l'anima
l’aspetto esteriore
sorrido cosi non si vede
il dolore.
Una maschera
nasconde
ferite e
sofferenze.
Il sorriso
fa
sembrare forte
come una roccia.
Spuntano le lacrime
goccia dopo goccia
la sgretoleranno
frantumandola.
Lo specchio esteriore
il sorriso
anche se dentro
sto male.











