sfilano dentro pensieri
Scrosci lievi
dosi e ronzii per l’orecchio
Una storia infinita…
sento la voce narrante,
ardita la recito
come fosse la mia
Oh, la danza dei fiocchi di neve,
come va oltre
i vostri gelidi sguardi!
Mi perdonino,
dimentico l’arte
nel gioco di camuffare
la blanda apparenza
Come rosario recito nel proscenio,
sgrano la litania del mio essere,
felice invoco l’io rinnegato.
A lungo vagabonda su lidi deserti,
in solitari eremi di angoli bui,
libera di un sentire meschino,
ritta, orgogliosa, al destino dichiaro.
Tornata nei nati, traballante alla
gioia, m’incammino su fili di seta.
Ah, qual dolce sensazione, la libertà!
Assaporo, mando giù, nettare di vita.
Nel riflesso di vivida luce, solo
velluto d’accarezzare e bocca di rosa.

Ci sono ancora 394 posti liberi -
meno uno, la pioggerellina ha meno fantasia della neve,
eppure...
meno due, una bottiglia s'è spaccata cadendo senza trionfo
e inattesa ecco la tua voce,
meno tre, una granella di sassolini bianchi sul sentiero che porta a casa -
quasi avessi fatto voto di povertà
mi sta rendendo felice.
Ci sono ancora 391 posti liberi.
Ti terrebbe stretto a se per non lasciarti mai.
Le labbra si poserebbero sulle rose gote e ti cullerebbe tra le braccia riscaldandoti.
Ritornerebbe a quant'eri piccolo e fragile.
Perché uomo, ti vide di nuovo bambino.
A quando erano le sue braccia a proteggerti.
A quando era la sua mano a condurti nel mondo.
A quando erano le sue braccia a sollevarti ed era lei ad imboccarti.
Grande ma piccolo,
prendesti il volo
non curandoti delle tue ali spezzate.
Ti vide.
Ti guardò.
Con gli occhi di madre
dovette lasciarti andare
alla volontà di chi lei
opporsi non pote.
Non appoggiare mai il mento
Sopra i tuoi palmi
Non fermarti mai ad aspettare
Che qualcosa cambi
È già difficile trovarsi accanto
Chi ti raccolga dopo che avrai pianto
Non appoggiare gli occhi al vento
Non c’è altra vita che tu possa portare dentro
Sii tu l’artefice del tuo cambiamento
Presto asciuga le lacrime del tuo pianto
Non aver mai paura di andare avanti
E di giocarti tutto fino a che campi
Non c’è destino che ti possa dare tormento
Sii tu l’artefice di ogni tuo disegno
Non c’è una notte che possa darti torto
Se al mattino ti sarai già accorto
Che il mondo vive e ti respira addosso
Ripeti all’infinito "non c’è nulla che non posso"
Rimani calmo prendi un respiro
Fa tutto parte della vita perciò sei vivo
Per il dolore acuto che ti avvolge
Per il sorrise e la forza di chi i denti stringe
Non aver mai paura di andare avanti
E di giocarti tutto fino a che campi
Non c’è destino che ti possa dare tormento
Sii tu l’artefice di ogni tuo sentimento
sulla via intristita da alberi denudati
dal vento sadico e fustigati
a perenne sfida alla loro saldezza.
Rari pedoni si muovono come formiche
seguendo binari invisibili e divergenti,
stampando effimere orme sulla polvere,
al ritmo esasperante di scuri sbattenti.
Così è ora la mia vita, spoglia d'emozioni,
gravata da contingenze penose e tristi,
sempre più solitaria e desolata,
nel battere vuoto delle ore.
odori ed adorni
vedi ed ascolti
tra lunghe pause
e luci lontane
in mezzo all’immenso
giaci rapito
una mano non basta
uno sguardo non è sufficiente
per viverlo ed averlo
il profumo del mare
ti sente e ti veste
per poi fuggire ancora
Ognuno al suo posto
In questo pezzo di terra
Che poi sarà la nostra tomba
Ci illudiamo di cambiare spazio e tempo
In un vortice imbrigliato
Da pensieri sovrumani
Che crediamo siano il frutto
Del divino Creatore.
E non siamo che la polvere
Di quel sasso primordiale
Dove il nulla era il presente
E forse l’anima vagante
Percepiva l’embrione
Dell’essenza di un futuro.
Respirammo esterrefatti
La presenza della luce
Come un lampo inaspettato
E il destino ci assegnava
Nel mistero dell’eterno.
chi ciauru di vita mi ‘ghiuttu!
Abbrazzu lu so ciautu ,mi sciuscia
supra lu coddu.
Tanti surrizza di friddu m’ acchianunu!
Mi piaci biviri a la funti d’ amuri,
p’ ‘a manu mi porta senza parlari
o taliari.
Mi teni ‘nto so guantu di villutu,
nudda strata viu senza cunsensu,
nun àiu vuci, sulu assensu.
RISVEGLIO
Apro gli occhi e respiro vita!
Sulla pelle l’alito,il profumo.
Brividi m’assalgono.
Godo, bevo, disseto dal calice.
In balia d’amore, presa per mano,
cammino, mi guida.
Non mi oppongo.
Nessuna scelta.

quello che porta la vita
nascosto dietro parole
allineato con la stagione
è sempre viaggio
quello che porta la vita
vestito di albeggi serali
stretti nelle mani
è sempre viaggio
quello che porta la vita
vissuto dentro gli ascolti
lontano da ogniddove
è sempre viaggio
quello che porta la vita
raccolto dentro un sorriso
che fa volare oltre il cielo
è sempre viaggio
quello che porta la vita
viaggio senza inizio
viaggio senza fine
nel mare e nel suo sale,
immergo i sensi e guardo
le spume del creato.
I pesci cosa ne sanno
delle mie vibranti paure?
Affogo bevendo orgasmi
tra i fondali di acque scure.
Le alghe sono rocce
i baci sono spine,
un’anguilla vola in cielo
con ali di cartone.
Ma se il cielo è illusione,
perchè illumina le onde
mentre affogo tra i coralli
e l'azzurro mi travolge?
Un pò di cielo anche per me
che sono ancora un sognatore
io mi illumino, rifletto.. sgomito
e mi raggomitolo...accanto a te
su di una nuvola solo noi
l'unico modo per star vicini
ti rubo una stella se la vuoi
...
a me bastano i tuoi occhi... quando ridi
e un altro giorno se ne va
bisogna crederci nell'aldilà
e mi fermo in quell'attimo
sempre quello, il nostro ultimo
spengo la luce...eccoti qua
...eccoti qua...
In vortici d’immenso e di magìa
In piena lucentezza ed armonia
Che sembra come un organo vibrare
Di musica di gioia e di allegria
In rivoli di fremiti oscillare
Eterno irrequieto sospirare
Che fa della sua regola la via.
Avvolta nel mistero concepito
Per vivere impalpabile la vita
Scompare nell’immenso indefinito
Di un mondo che pretende la sconfitta
Del male e della morte con il mito
Dell’essere felice ed infinita.
Inquietudine, irrequietezza, e consapevolezza;
e forse la seconda metà della vita non è più vita.
È l’antimateria che si palesa, è annichilazione.
Così concepisco il valore del mio tempo con te,
il fattore di conversione che lega le nostre anime,
e misuro il vuoto che c’è fra un sogno e l’altro:
perché la massa del mio corpo non fa eccezione,
anch’essa alla fine è energia che si conserva.
Ma è anche una questione di prospettiva, la vita,
di servo arbitrio e di percezioni illusorie, l’esistenza.
Per questo vivo il mio tempo come fosse il tuo,
crogiolandomi nel fermo immagine che ti ritrae,
pensando a quanta energia stia in così poca materia.
Ti amo nella relatività, nel cronotopo dell’universo,
perché tu sei la gravità che deflette la luce,
sei la memoria che può rallentare il tempo,
il movimento inconscio dei miei occhi di uomo,
la visione immaginaria e in contemporanea:
ed è proprio in questo continuum spazio-temporale
che mi hai regalato le illusioni più dolci e credibili.








