Sui tetti di tegole rosse,
le rondini si erano illuse
tornare al tepore lasciato,
il più lunedì d’ogni volta
con nuvole basse nel cuore,
con l’anima triste che svela
inseguire i tuoi occhi di sogno,
dai vetri si vede lontano
un niente coperto di pioggia,
e sogno i tuoi occhi socchiusi
che scoprono un dolce sorriso.
Mi cullavi tra le braccia tue
calde avvolgenti
nelle ore abbandonate dal sole
un eclissi totale durevole la mia vita
Rinascevo ogni volta
nuovo fiore
cadevano i petali appassiti
brillava il nero dei miei capelli
Quanto amore tra noi
dal primo attimo
un amore che ha vinto battaglie
ballato nelle piazze
delle feste di paese
Quanto amore
passione, eros nelle notti
in cui univamo corpo ed anima
in amplessi, gemiti di piacere
riempivano l'aria
l'odore dei nostri corpi fuso
al profumo d'incenso
inebriava la mente
Quanto amore
nel cullarti tra le mie braccia
dolce compagno
ora che tu vivi l'eclissi totale
di un corpo prigioniero
in una gabbia di filo spinato,
da coprire sempre di carezze
baci appassionati
Vivere questi giorni uno ad uno
senza progetti ma continuando a sognare,
i sogni non muoiono mai
nell'intensità non quantificabile
del nostro amore
Sei stato tu, poeta d'altri tempi
la mia ispirazione
mi hai fatto sognare
con la tua musica
romantica melodiosa
di sottofondo
il tuo romanticismo
le emozioni che trasmetti
mi fanno lacrimare gli occhi
nel mio volere imparare
che non abbandonerà il tuo stile
semplice, ma stupendo come te
Quando sono triste vengo nel tuo spazio
a trovare la tua opera
emozionandomi tanto
in un brivido lungo la schiena
Scritta tre anni fa
lo spazio fiorire di silenzi
che nemmeno le dita
sui vetri, tracciano accenti
chiusi gli scuri
il suono della mia voce
senza la furia dell’aria
così netto, poliedrico mantra
infilato nel grembo
Tutto è chiaro,
il Cosmo misurato sulle dita
mancano anni luce a viaggiare
il traffico dell’anima
si alzano valichi
sullo sfondo del buio
non trovo interruttori
sulle paure,
esco a bere
un attimo il sole
Una domanda a voi poeti
che forse c'avete capito
più de me.
Me so accorta troppo tardi
che la parola amore
viene usata
come quando vai
ar supermercato
a fà la spesa.
Amore de qua
amore de la
n'a vorta n'era così
ce voleva
prima de dì
amore te amo.
Invece mo
sta all'ordine del giorno.
Se sapete quarcosa de più
de sta parola tanto usata
e che io non c'ho capito
fatemelo sapè.
Io sto qua do devo annà?
Riverire il silenzio non è poco
non è escludersi dal mondo
è quell’attimo in quel luogo
laddove rincontrarsi, ricongiungersi
è soave beatitudine
Ha voce
calmante, oppure assordante
parvente a quelle labbra posate
quello sfiorar lieve da
diventar lussuriose oppure grevi
E’ seducente
incontenibile soffio danzante
ronzio d’un ape fa capolino
in quel gentil petalo ricamato
screma la mente lentamente.
Se il tramonto guardasse
lo sfacelo
a come ci ha ridotto il male
passerebbe a sintonizzare
le stazioni oculari, di corridori
spaziali, in fazzoletti segreti
nelle scrivanie dei portenti
che comunicano con segnali
furbetti, e tascabili giochetti
di sinonimi e contrari
che cosa mi tormenta:
il sole
e le galassie
son fuori dalla mente,
lo spirito che freme
mi cerca dentro il corpo.
La vita
è un’illusione
che manca di certezza.
Son qui
come una bolla
inutile a me stesso
attento a non sprecare
quest’anima ribelle
ho capito che niente era cambiato.
Una sensazione che
non provavo da moltissimo tempo.
Il cuore batte impazzito
al pensiero di rivederti.
E' bastato sfiorarci le mani per capire
che ci vogliamo più di prima.
Qualcosa si era rotto
ci siamo allontanati.
E ritrovati con tanta passione,
rinascere dopo che pensavi di esser morta.
Un fiore che appassisce e poi sboccia ancor
più bello di prima.
Com'era piccola
una statura
al centro di un funerale
che si sentiva appena
Guardai con tristezza
muoversi quei movimenti
irritati, da un fisso
irremovibile pensiero
messo in disparte
per inseguire la morte
suo scopo di vita
e assidua protezione
all'ultimo battello
di una diga difensiva
per non farsi scavalcare
dall'ingordigia
che non lacrimava
nel sentimento
macchiano di bello
salgono e crescono
rami del futuro
nascosti dietro il grigio
spuntano pensieri nuovi
pensieri colorati
pensieri freschi
macchie di caldo
tingono il sapore dell’aria
prendono vita
brezze di salsedine
prima addormentate
nascono occhi nuovi
occhi diversi
occhi leggeri
si muove perfettamente
la primavera
non più tra il cauto inverno
si innalza sgargiante
la primavera
vestendosi come non mai
prende forma
la primavera
e penetra dentro
oltre il respiro
Altalena in attesa, immobile
sentiva sulle catene la mancanza
di risa giocose
avesse avuto occhi, poteva scorgere
gli rimase il sol sentire e la mancanza
Involucro di metallo, intrecciato
pensieri da gigante potente
che voglia di volar nel cielo
di mani possenti
di gambette penzolanti e manine trepidanti
di freni e lanci…di risa e pianti
Indossò ancor polvere attendendo
il vento brigante che soffiando pulisce
che intona brio a questa stagione tardiva
speranzosa attesa, rimase immobile.
Che reticolo
di cinquecento imperatori
di ghirigori
faccine
di porcellana
l'ombrellino ne
segue aperto un altro
che rotea innamorato
liù, liù, liù, liù
nella massa di elastici
della scrivania.
Tutti insieme
tutti uguali
di petrolio
tutti perimetri d'amebe.
l’afa si riversa dai tetti
e si stende per vicoli,
per strade affossate,
che si coprono d’ un pulviscolo
pesante, oscuro, lunatico.
Sulle tettoie azzurrigne
luccicano i comignoli;
abbaini e pinci, verdognoli
come un’acqua distesa, riflettono
la luce diafana delle stelle.
I due campanili del borgo
appaiono grigi e incorporei,
nel cielo d’antracene,
fosco ancora di calura.
Anche l’antica torre angioina,
in tutto il suo incanto,
emana una luce grigia e sinistra,
intrisa di tempo.
Grida di bambini
che giocano a rincorrersi
rimbalzano tra le mura vetuste
e sugli acciottolati deserti,
blandamente illuminati.
La luna falcata sorge
sul filo nero delle cime dei monti
e, piena di emottisi,
resta a lungo sull’orizzonte,
in un vapore sanguigno
che non vuole diradarsi.
Nei campi e lungo le mulattiere,
fino a notte fonda,
qualche cane randagio abbaia alla luna,
alternando i suoi cupi latrati
al lampeggio vivace delle lucciole.
Nella quiete oscura
intensi profumi
salgono dai prati in fiore,
fronde di alberi
ondeggiano sotto la brezza,
uccelli notturni cantano,
e un tepore amico
accompagna il loro riposo.
Dalle brughiere filtra, a tratti,
un odore di rose e di ginestre.
E sull’orlo dei monti lontani
naviga un’aria stigia e bassa.







