Nevica.
Avevi messo a mollo quel desiderio
guardi quel catino colmo d’acqua schiumosa
dal colore suo preferito
è il suo maglione
Anneghi le mani dentro
lo seduci mentre le tue palpebre calano
vagheggi il suo profumo … la sua pelle
istighi stringendolo … lo senti
Un bacio furtivo sul tuo collo
adulando vaga nella tua colonna
mentre la sua mano
s’intrufola sotto il tuo vestito
Vezzeggia le tue natiche
indugi nel tepore, assapori
bagnandoti annaspi
ti curvi ancor di più in avanti
I baci diventano carezze
le carezze si confondono con i baci
li, piegata ne delizi
lentamente assapori, ne gusti gli istinti
Non è più un catino colmo d’acqua
ma sei nel mare
infinito della passione
e lì naufraghi.
delle giovinezze andate
ricordanze eccelse
dagli echi montani.
Leggero il vento
a respirare la valle
portandosi nell’andare
Il profumo acre del ginepro.
Allibita la nonnina
nel respirare aria del bosco
intenta nel cercar
cime d’asparago selvatico.
la leggerezza di una sfumatura
l'eleganza di un sentire bambino
la dolce illusione di un incenso sonoro
la gentilezza degli intenti amorosi
abbandonati nella culla, neonati
urlanti sulla banchigia del pensiero
lambiti da un cenno maestoso di cielo
che ingoia il vivere molle di un adagio.
Spettacolo di poesia è la vita in istanti
costretti a svestire i veli del morire,
eppure il calmo e sereno mattino
tesoro di un aria fresca di primavera
è miracolo di sensi e di spirito
sacrificando i suoi boccioli alla terra
affamata di giovinezza, lingua eterna
che tutto divora incurante e lasciva
al cospetto di uno spettatore disarmato,
attore che non sempre lascia il mondo
migliore di come l'ha trovato.
Sento ancora nei vestiti il tuo profumo
non è ancora svanito.
Il freddo si fa sentire
non ci sei più a scaldarmi.
Sono triste,vorrei ancora averti qui
Con me,per toccarti e sentirti ancora
mio…..
E' stato stupendo amarti
anche se a volte il troppo amore
si può trasformare
in malinconia e tristezza.
Ma tornerà il sole,i momenti indimenticabili
non possono svanire nel nulla
l’amore trionferà.
Conviene andarsene
quando il dolore persiste
e ci riduce ad un solo vegetale
Dire addio a questo pianeta
con gli asteroidi ad un seme
corallino, equilibrista di un potetico
condor, che minaccia di massacrare
vittime dei ladruncoli squattrinati
dei taschini bucati, nelle sale
accecanti, nell'oro che brilla
fior di quattrini spillati
alla febbre delle macchine
giocate
Quante volte si muore?
Come le maglie di una catena
ogn’una è storia a sé
Si muore tante volte
come tante maglie spezzate
che cadono nella profondità del mare
I minuti passano
e così passano le ore
i giorni e i mesi, gli anni
Quanti noi stessi sono andati via
persi in tanti momenti vissuti oppure
soltanto osservarti
Come quelle emozioni e parole
scambiate, ormai volate
ed ora il desiderio di riviverle
è inutile, impossibile
O come quei discorsi fatti
mescolati alle risa o ai pianti
affogati nelle mani intrecciate
Ci son momenti
che il rifugio son nei ricordi
quelli sono la nostra storia.
Sai, qualche volta qui di tanto in tanto,
aleggia un sentimento come il bene
che cura le ferite e asciuga il pianto
di chi al mondo scontò tutte le pene.
Allora tutto il nero e la foschia
Si dissolvono come per incanto,
e un luogo in fiore appare questa via,
che dal principio si mostrò soltanto
come il percorso del grande dolore,
ove il maligno urlava il suo rancore.
sorrisi
di circostanza.
Davanti al pubblico la vita è fatta di due
facciate
una dolce e una amara.
Il clown fa il suo spettacolo
si prende l’applauso
e il sipario si chiude.
Rimane da solo con il suo trucco
Il suo travestimento
e il suo vestito.
Fa pensare
che la vita ti sorride
ed ha colori.
Mentre
il cuore
si è spento.
gelido vento spoglia le ginestre.
Fischia il vento triste canto,
tutto ricopre con il suo manto.
Primavera tardiva, sorniona signora
il mio lamento incurante ignora:
"Tutto a suo tempo, dolcemente,
aspetta paziente, riposa la mente".
Primavera non bussa lei entra sicura,
con dolce voce placa la paura.
Primavera ammiccante ad amar ci invita,
non temete di viver la vita.
Alla fanciulla dona nuova favella
per sussurrar: "La vita è bella"!
e illuminato il cuore,
al sogno
hai comandato luce
e le stelle della notte
hanno fatto corona.
Il trionfo del sogno
svanito con l'aurora
mi ha lasciato intatta
un'illusione eterna:
la quiete antica di un dolore
amaro,
il tormento nuovo di un amore
arcano.
il mistero intenso
della vita in sogno.
Sfonda e sfiata,
a folate
deragliando,
l'ancestrale presenza,
toccando
nell'addosso di cumuli
culmini di onnipotenza.
La blatta esangue
immemore del diurno
con sè non si concilia
rimuginando svaghita
punto nero nottambulo
dimentico del suo cunicolo
che è vita.
Cronistoria rauca
di un disequilibrio cronico
che si appalesa
quando scatta
come un serramanico
l'ora che piu' inquieta.
Sedie sgambate.....
succedanea
una stortura d'occhi
rilascia
visioni di sghimbescio.
Per taluni
la medaglia della sorte
non ha mai avuto
il suo rovescio.
a David Foster Wallace
alle mie membra daranno quiete e ristoro.
Se un giorno non sarò più faro sul tuo cammino,
ricorda, mi avrai sempre vicino.
Danza sul ricordo, nell'infinito abbraccio
caldo e scoppiettante come un camino.
Dipingi la tua vita, sogna, colora il Destino.
Se un giorno le mie mani rugose e livide
inermi si poseranno sul grembo,
Ricorda, figlia, la vita è duro cammino.
Asciuga la lacrime và avanti,
le stelle non son poi così distanti.
Sogna, figlia, sogna più forte.
Corri, figlia, corri più forte.
Il vento non può nulla,
sei colonna forte.
Vivrò nei tuoi sogni,
Sarò la luce che ti accompagna,
il buio non è così pauroso.
La notte è lunga, nel triste riposo.
Ma poi arriva sempre il giorno.
La luce rosa del mattino
ti sia compagna nel cammino.
Prati fioriti e cieli tersi
i nostri giorni rendano diversi.
Sii la speranza che serve al tuo domani,
sii il giorno che spazza via la notte,
sii il cambiamento che vuoi nella tua vita.
Sii l'amore che non si divide, ma si moltiplica.
Danza figlia sulle note della vita,
sogna figlia, sogna non è ancora finita!
una barba a bioccoli grigiastri
e un paio di baffi radi
con gli orli rossicci.
Gli occhi severi
incutono scrupoli
e non sanno divertire.
E’ un uomo all’antica,
gonfio in petto
e pieno di vento.
Di esso si pasce
nelle sue giornate vuote e assurde,
restando, alla fine,
con le mani intrise di brezze bavose
e di groppi densi di fumo misantropico.
Dall’alto della sua posizione boriosa
non dà confidenza ai derelitti.
Vive di chiacchiere
e, come tutti gli uomini finti,
gli vengono in testa idee, come zanzare.










