Un lampo di luce
nel dormiveglia mentre dormi e pensi
ha illuminato mente e cuore …
ora so cosa fare
Architetto autodidatta riprogetterò
la nostra vita
sulle fondamenta di quella vecchia
tutto avrà un profumo nuovo
Sarà un nido dipinto in colori pastello
che donano serenità e pace,
disporrò in ogni angolo vasi fiori,
fiori di ghianda la nostra immortalità
perchè noi vivremo per sempre
anche oltre la morte ….
Fiori di astro simbolo del nostro amore
forte e delicato
e l'azalea per dirti che di te sempre avrò cura,
La camelia per dimostrarti
l'ammirazione immensa per te provata
la tua bellezza, la passione e la forza
con le quali alla mia vita hai dato accezione,
eccellerà fra tutti l'uccello del paradiso
elegante fiore magnificenza emana,
Noi siamo il re e la regina
del regno nostro,
siamo i sudditi mai scontenti
le nostre leggi improntate sull'amore
la fiducia e la voglia di vivere
non utopia ma eredità
da seminare per mietere il raccolto migliore
Sono passati molti giorni oramai
e io sono ancora qui, spaventato
e raccolto nei miei pensieri.
Mi ricordo tutto, minuziosamente,
e ricordare mi fa male.
La vita la sento scorrere
per le curve dei miei nervi,
la sento precipitare
nelle grotte dello stomaco.
C’è qualcosa che entra e che esce,
che c’è e che non c’è,
che mi parla,
che non mi lascia dormire,
e che purtroppo non riesco a vedere.
Le giornate scorrono lentissime,
eterne come l’amore non corrisposto,
dolorose e tristi.
Se chiudo gli occhi
e con la mano sondo i fondali
dei miei pensieri,
sento il calore di abbracci passati,
la chimica dei profumi
e la saggezza di un amore puro.
Di mattina seguo il sole,
lo vedo crescere,
lo guardo con invidia,
lo minaccio, lo odio,
lo accuso di essere nato.
Quanti anni ha il sole?
Quante volte ancora
dovrà ricordarmi
quanto sono imperfetto?
Ho visto un profeta
che mi ha scritto sul cuore
un nome e un cognome.
Ho visto il tuo volto
dipinto su un petalo,
e un uomo che raccoglieva un fiore.
Ci sono morsi che il cuore non regge
e bocche che sputano grumi di sangue.
Non mi sento bene, è evidente.
Tutto mi dice, tutto mi parla.
La mia pazzia ha la forma
di un corpo che trema,
il colore del mare profondo.
Dimmelo tu,
dimmelo tu che mi vuoi bene:
sto morendo?
fino a conoscere
foglie come piume
scivolano nella notte
leggere in libertà
come il vento
potrei sentire
fino a parlare
onde come fiori
nascono dal profondo
dolci in agio
come il riposo
posso sapere
dove sto andando
cosa sto cercando
chi sto seguendo
dimmi ancora
quando il mare
perde la marea
dimmi ancora
quando la luna
lascia il buio
più di questo
cos’altro ancora…
più di questo
non c’è altro…
più di questo
sussurrami ancora…
ascolterò ancora…
coperti d’erba maligna
e di lucertole guizzanti.
Case a un solo piano,
senza intonaco,
di pietra grezza e dura
e tagliente
come la gente che le abita.
In certe sere
di luna crescente
il lupo mannaro,
col suo tormento,
si ferma fino all’alba
e calma la sua arsura
nell’acqua freschissima
dell’abbeveratoio.
A lunghi passi è sceso il colore
non più filigrane nel viale
Si chiudono gli occhi del sole
attorno, echi di foglie girate
piccole mani portate via:
è d’aria
il valzer che incalza
Seguono piume selvatiche
su per le colonne
degli alberi
ascensori
per l’ultimo piano del mondo
dove rincasa
la luce
fresca sensazione sconosciuta
accarezzi le pieghe plissettate
pesanti sui ginocchi
Dolevano un tempo
callosi nel cemento
percorsi tortuosi
salite e discese
fiato e respiro raspante
ormai è ricordo.
Il colore è quello preferito
amato e faticosamente accettato
vergogna e timidezza
l’han scartato fin dai tempi antichi.
Ora, nulla importa
nulla ti sfiora e ti blocca
calza e scivola perfettamente
quasi come la seconda pelle
raggiante e splendente il colore
tuo…è il tuo, lo è sempre stato
fu timore ed ora è coraggio.
E’ come un’agonia
in questa attesa infinita
di pochi minuti, di ore
è l’agonia dell’assenza
E’ come esser in astinenza
castita' di te…di noi
eppur nulla cambia, tutto esiste
è vivo e pieno perché vero
e allora cos’è questa agonia
fatta di quest’attesa normale…possibile
Nessuna domanda arriva
è davvero il vuoto…manchi, manchi tu
Nel tremor mi son addormentata
per svegliarmi con te accanto
tremante ancora da troppo emozione
viva e viscerale
sento il tuo viso sul mio ventre
mentre ti accarezzo il capo
sospiri e respiri lenti
nel silenzio del nostro cullarci
una vita ho atteso
un intera vita in attesa
Allora è vero…tutto è possibile
anche i desideri impossibili all’apparenza
Mi vivo. TI vivo…vivo di Noi.
Gli occhi si staccano
volàno
da le rose
messe a copertura
di una fossa casuale
volàno con la mano
a scoprire il richiamo di una lampada
inanellata di prismi.
Allora il buio accende
nella sfilza di solite cose
uno gnomo
un diavoletto
uno gnomo
e così via.
E’ una giornata grigia
il cielo è coperto,
all’orizzonte il cielo e il mare
formano un tutt’uno
e sembra che si siano fusi
in un unico colore.
In questo grigiore t’infili in me
come pensiero colorato e luminoso,
mi porti il tuo sole e la tua dolcezza,
che valgono più di mille parole
e fa tanto rumore il tuo pensiero
che riesce a coprire i tuoni che rimbombano
mentre l’aria s’incupisce ancor più.
Ma non importa quel che succede fuori
perché m’acquieta il pensiero di te
e se ho sete
mi disseta il tuo sguardo amoroso.
Hai viaggiato abbastanza?
Colori di montagna
Quadrati di barriere coralline
Dove vanno le nuvole,
quando non piove?
Allegorie di misantropi,
masturbatori della natura;
la fine & lo sbocciare di un fiore,
colto per un rituale.
Antenati plasmati coi suoni,
dove sono gli spiriti guida?
Abbandoniamo la ragione,
salutate così il mediocre;
questo è un ritorno alle Origini.
una perdita di tempo, dove il tempo era noia
C’era musica dura intorno, secca frustrante, indecente
Un flash garbato, attento esplose nell’istante che arrivò
Un leggero chiacchierio iniziale che sfociò in qualcosa
che sembrava uno scontro frontale di parole
buttate li velocemente senza attendere ma così
frettolosamente rigettate, scompensi apparenti
misti a scuse e svolazzi inopportuni
Tamburi pulsanti, cruccio e sdegno di fantasmi
respiri trattenuti, pesanti, profondi
voglia del duello, quel duello sconosciuto
sentirsi così vicini e cercar di allontanarsi
Rapito da figure, immagini preziose
curiosità pura e semplice
avvicinò nell’attimo della calma voluta
E così passarono i giorni
pensieri…passioni…voglie…
risucchio…voragini…perdersi…
attese…tocchi…supplizi…
liberazione di una immatura esplosione
nell’immaginario sentito.

Ho tanto freddo
questa sera
avvolta in un mare
di coperte
sento freddo al cuore.
La notte è lunga
da sopportare
veglierò con il buio
su me.
Sono spenta
non son io
nell'attesa di altre albe
asciugherò
le lacrime di te
di nascosto
abbracciando
il mio cuscino.
Non lo so
avevo caldo
ma ho tanto freddo
questa sera.







