ma ossequieso
che intesse inebrianti
ingiuste sorti,
al sano intelletto caparbio
negato e' l'accesso.
Gli occhi oculati
scrutano nuovi orizzonti
ed il volto del nitido pensiero
con impeto incede
nel " buio" del mondo.
Le sparute voci
dell'umana dignita'
non s'acquietano!
Risvegliando
le coscienze assopite,
assuefatte a tanta nefandezza,
molteplici e fieri,
con veemenza,
varcheranno infine gli illeciti confini!
Silente
il tuo labbro tace
vibra tra un sospiro e un sorriso
china la testa
nascosta
dalla nuvola leggera dei capelli
che coprono occhi
di malinconico sguardo
perfetto profilo
che si fonde sullo sfondo aranciato
del tramonto.
una nube passa sul viso
e lascia un'ombra
che annerisce la luce che emani.
ma e' solo un attimo
e torna il chiarore.
Sensuelle,

foglie in caduta, lemmi assonanti
i canti stonati a cappella, la stella
che non c’è più inghiottita nello spazio
profondo. Pure il silenzio a ore
caduto dal cuore di pietra, c’è la faretra
nel mosaico sul muro vicino alla finestra
e la freccia è di latta, sento il dolore
e sto a guardare il museo egizio
delle tue vesti. I vuoti della corolla
e il sole che incontra le passanti
le scalda, prima che comincino le doglie.
che con la primavera sarebbe cambiato tutto
e il sole avrebbe brillato sempre nel cielo,
ma oggi sono solo e fuori piove,
tanto da sembrare novembre,
non me la prendo con il sole se alla notte va dormire,
ma con le mie lacrime che mi vogliono far morire.
Volevo fermarmi ad aspettare,
lo sto facendo, ora è l’unica cosa che so fare,
non è il momento di partire,
novembre dal mio cuore non se ne vuole andare.
Mi son fermato dal fioraio a comprarti dei fiori,
te li volevo regalare quando saresti arrivata
con la primavera, essa è arrivata,
ma tu non ci sei, li porterò in chiesa,
non so se servirà, ma ti dedico una preghiera.
Vorrei venire a cercarti al calar della sera,
sono pallido come una statua di cera,
ho bisogno del tuo sole che mi scaldi,
aspetterò quello dell’estate
lasciando passare la primavera,
tanto non sto sognando,
perché vivere è una cosa vera.

Tra veglia e sonno,
nel torpore del mattino
il tuo soffio dolcissimo
accarezza la mente e il cuore.
E' un dolce cullare
l'emozione che sento
ma anche il ristagno dei momenti
vissuti in una favola rosa
che mi fa apprezzare
questo convivio colmo di pace
immerso nella luce
che va oltre gli spiragli del tempo
donanti spire di sole
carezze di vento
qualche nuvola chiara
ad intrecciare le nostre essenze
in un pulviscolo d'universo
assorbito nella magia del sentimento
sospeso nella beatitudine gioiosa
vissuta attimo per attimo
della nostra vita
che scorre luminosa.
al centro di un vivaio che germoglia
c’è la vetusta via dei cento pozzi
policromia di luci sulla soglia.
Ma a destra e a manca della strada corta
quasi a ridosso d’angolo più basso
tondeggia ognuna buca incontro al passo
dal diametro ridotto d’una torta.
Son pozzi bui e dentro ogni passante
senza mai esporsi addosso con lo sguardo
vi lancia un desiderio secco in versi
e la parola levita all’istante
di miele dolce effluvio in gola a un bardo
che il vento spinge giù negli universi.
Da vivo non ricordo d'aver mai
guardato così i grappoli del tiglio -
dalla fronte alla luna
ove s'allarga la morsa del vento
Dentro le cime del giglio -a sera-
quando la foglia di Adamo oscilla
nell'abbandono del fiore, del figlio
Leggi la trama del mio risveglio
sul turbinio d'onda che cade al guanciale
La morte è al sicuro come i tuoi palmi
-custodia l'arsura del mio quinto mese-
se è stato infausto, il destino.
Non me la prenderò con i miei piedi,
se mi doleranno in certi momenti nel cammino.
Non mi fermerò ad ascoltare il mio passato,
continuerò andare avanti guardando il sole
che nasce ogni mattino,
lasciando le ombre che mi seguono,
al loro destino.












