Sangue scorri ancora nelle vene
come fiume in piena
porta linfa nuova
ti sorregge anche lo sguardo

simmetria di un corpo
che vaga
nelle stanze chiuse e vuote
dove polvere s'annida
muri muti non ascoltano
risate infantili
ne aspirano profumo di biscotti
o odono colpi di lame sguainate.
vaga scorgi tra i vetri
quello che rimane di una vita condivisa
fai uscire lo stantio odore
che prevale su ogni cosa
quel che vale di un ricordo
e un abbraccio di bambino.

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Profilo Autore: Marinella Brandinali  

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                                                                     Oh madre coraggiosa,
                                                                    faro nelle intemperie,

                                                                    contemplo il volto tuo scarno
                                                                    ed una carezza scompiglia
                                                                    la bianca tua chioma.

                                                                    Ricordi lontani riaffiorano..

                                                                    Solerte,di buon mattino,
                                                                    una scia zuccherina
                                                                    saliva nella stanza imbandita;

                                                                    e l'odore del latte
                                                                     nella gelida stanza
                                                                    si diffondeva.

                                                                    Profumo di sposa novella!

                                                                    Le giovani mani
                                                                   a rinnovare di bianco candore
                                                                    frammenti di quotidiana vita;

                                                                   il canto tuo melodioso
                                                                   la fanciullesca inquietudine placava
                                                                   e ogni dubbio svaniva nell'abbraccio materno.

                                                                  All'imbrunire,
                                                                   una preghiera
                                                                  all'Infinito Amore;

                                                                   e noi,fanciulli,
                                                                  attendevamo trepidanti,
                                                                  la tua benedizione,

                                                                  oh madre mia!                     
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Profilo Autore: Annamaria Latini  

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Ancora cammini con gli occhi avidi del mio respiro

ombra sul collo divori la mia speranza

ricordandomi la tua presenza in ogni dove

nonostante i nascondigli in cui ti infili

belva silente in attesa della preda

Il tuo regno ha un trono d'ossa 

e fiumi di sangue in cui ti specchi

la tua  vanità tramortisce ogni umiltà

ferisce la mia umana fragilità

annichilisce la mia esistenza di cui tu

crudele serva della fine ti prendi gioco...





“ Prendermi gioco? Pensi che ami scherzare?

Non sono la fine e nemmeno il tempo,

non prendo io le decisioni. E non sono mie

tutte le colpe, cosa posso farci se un pazzo

si fa saltare in aria massacrando innocenti?

O se un presidente in stato d’ubriachezza

scatena l’inferno dal cielo su una città

di gente inerme? E’ uno sporco lavoro

a volte mi piace, come quando raccolgo

le ultime confessioni di un’artista

altre un po’ meno, quando mi tocca

guardare nell’abisso del cuore dell’uomo.

Vedi di me l’astratto e mi maledici, sono l’eterno

che sogni, ma pensaci un attimo, è ciò che vuoi

davvero? Nel mio trono di ossa c’è il dubbio

e il nucleo di ogni percorso di tolleranza.
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Profilo Autore: mybackpages  

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fotoconfine
Quale confine
sottende l'universo,
se poi le porte
della conoscenza
si fermano
al limite della scienza?
Potessimo uscire da esso,
forse troveremmo
i confini della nostra mente.
Infiniti nello spazio.
Finiti negli occhi
del nostro pensiero.

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Profilo Autore: TIZIANA ELIA  

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le donne non ridono

Passano le curve dei propri anni e non rammentano giorni caldi

che guardavano notti dileguarsi a lunghi addii

Non piangono a mattina quando si attutiscono rumori e luci della sera

dove un gatto -solo- chiede tempo all'amore




Siamo gatte, feline,

chiediamo amore al tempo ma è lui che comanda e non è la strada

non ci fa paura quella

ma sono i fossi a farci cadere -noi, su membra fragili

che si accartocciano al tempo d'una sigaretta-




Vedi, le luci creano ombre e viceversa

ma è quando il raggio si fa buio che nasce la distanza

e le notti piangono

come le donne.




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Profilo Autore: Aita Carla  

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Partivo per primo, bruciavo il terreno
spingevo le gambe fino a morire
pulsava passione
dentro il cuore gagliardo
nessuno obiettava tanto fervore,
striature perfette nel tessuto muscolare
con scatti severi
raggiungevo il traguardo.
Mi nutrivo del clamore
di padri e figli,
chiassosi come campane
quando ciò che lasciavo ai rivali
era la scia del mio passaggio,
tanto osannato dalle tribune.
Correvo come un baleno,
la mia ombra era il suo tuono
duecento metri di pura energia
di quella folla ne ammiravo il suono.
Anche nelle migliori favole, però
esiste il lupo cattivo!
l’etichetta unanime recitava “superbo”,
più un onere, che un aggettivo.
Beffavo i deboli in egual modo
tornassi indietro sarei diverso
adesso lo sono, ma fisicamente
ancora oggi penso
a quel ragazzo che guidava una sedia
e ovunque andassi era presente.
Mi annoiava quella sagoma triste,
venivo ammirato come suo idolo
storpio assillante: così lo chiamavo
tirando avanti passandogli affianco
per firmare autografi
alle donne che amavo.
Quanto splendore
nelle facciate di tutti i giornali,
il mio sorriso raggiava!
invece credevo che il suo fosse brutto
la mia espressione era truce
appena egli me lo mostrava.
Ho provato a cambiare,
ma il successo lo impediva
scattavo ancora, scattavo per primo
mentre dagli spalti, egli applaudiva.
“ammirate la grandezza dell’uomo
che ha fatto leggenda”
ovunque rimbombava costante
allora, l’adrenalina sfiorava le stelle
mentre egli soffriva,
rimanendo presente.
Ci furono cali d’ascolto,
dove nel profondo dimorava l’inferno
ma quel ragazzo buono e gentile
aveva fiducia nel mio grande ritorno.
Tornavo borioso, all’orizzonte
i pochi amici che avevo
supplicavano un miglioramento
“tratta bene il tuo prossimo”, dicevano
persino coloro dimenticati
nella mappa del firmamento.
Il fato ha poche parole
non implora come gli amici!
colpì duro e senza rimorso,
promise i peggiori giorni infelici.
Quella sera fu l’auto
ad accelerare oltre al suo limite
danzò come una ballerina,
sopra l’asfalto bagnato
dopo spettacolari capriole
scese giù nel dirupo
e quando mi tirarono fuori,
il mio arto destro rimase amputato.
Solo allora compresi
l’illuminazione si conquista col dolore
La cercai, attraverso grida lancinanti
e notti insonni, affogato dal sudore.
Non scatto più, non scatto per primo!
Toccai il piede rimasto,
pianse perché perse il fratello
dove siete vecchi amici?
statemi affianco
aiutatemi, con questo fardello.
Quel che vidi fu il niente
nessun soccorso al sorgere del sole
si aggiunse disprezzo alla mia condizione
la rabbia premeva il mio orgoglio,
con la protesi allora mi alzai
piansi un minuto ed entrai in azione.

“Non sto fermo, non ce la faccio!”
quei padri e quei figli
aspettano il Fulmine
guardo in alto e sgrano gli occhi
le nuvole nere fanno ombra,
sui posti vuoti delle tribune.
Nessuno ormai mi adora
assieme alla gamba perdo l’amore
gli ingegneri crearono la protesi
ma insabbiarono il vero dolore.
Dove sei? Io ti devo delle scuse
perdona l’arrogante che fui
il tuo sorriso mi darà la spinta,
ciò che serve per non cadere
seguimi ancora, seguimi ovunque
dopo lo sparo d’inizio,
la molla sotto il ginocchio
sostenta il corpo e fa il suo dovere.
Superato il primo, punto al secondo
e tu forse mi guardi da casa
raggiungo il terzo, affianco il quarto
rubando la sua posizione
davanti al quinto mi assesto
dammi una mano compagno
tieni acceso il fuoco,
della tua passata benedizione.
Non nasconderti al buio
fammi vedere il tuo viso
sono io che imploro,
colui che ho sempre deriso.
Quale folle destino,
ho dovuto subire
la gamba finta si spezza
così a terra mi fa cadere.
Non sono lacrime, né il male
a farmi contorcere
ma il sapore della vittoria
diventata un ricordo
la vista si annebbia dal pianto
si oscura la luce grazie a una sagoma
scaturisce un brivido appena mi dici...
“alzati e raggiungiamo il traguardo”.
Finalmente mio eroe, sei arrivato!
l'impossibile diventa realtà
hai sentito il richiamo
di questo povero indegno
il tuo abbraccio è poesia
allevia l’immane tragedia
i pochi rimasti sono estasiati,
dal coraggio abbagliante
che hai dimostrato
con forza a te sconosciuta
e smorfie che solcano le guance
mi sollevi, sulla tua sedia.
Un dono d’amore gratuito
con le mani assecondi le ruote
mi accompagni alla fine
e negli ultimi istanti,
i miei occhi inizi a fissare
la voce strozzata,
esce a strattoni
ora, l’idolo poco sensibile
ringrazia il giovane
che ha salvato il suo onore.
Siamo vicini alla linea
i giudici divengono bimbi
l’arbitro cambia espressione
i loro sguardi strabiliano
non osano interferire,
col nuovo campione.
Caro e unico amico
la giuria popolare sostiene
il tuo momento di gloria,
più di qualsiasi misero stolto
che si aggirava in strada
pronunciando vittoria.
Ansimi per condurmi all'arrivo
sono sereno, quanto estasiato
con fare umile e maestro
pronunci l’epilogo:
“ ricorderai a lungo il giorno
in cui un giovane uomo
ti indicò come valicare
le insidie dell’ego”.
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Profilo Autore: jostance  

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Non parlo più, non taci tu.
Lascia che a scorrere sia solo un'anima confusa;
lascia che a sorridere sia la scia dello sguardo
perduto tra di noi.
Respira il frutto dei fiori
e gira come l'ape
ronzando tra i miei capelli,
la mia mano leggere ti scaccerà senza toccarti,
giunco tranquillo che tocchi la terra.
Guarda chi si nasconde tra le ceste per casa,
guarda affamato ciò che non puoi udire.
Le sere sono fresche e tu ricordi le cose,
le ricordi coperte di miele.
Così dolce scorrerà nei tuoi ricordi
e tra i cuscini ogni respiro.
Questa sera, sì questa sera,
io ti porterò tra la luna e il sole ad est.
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Profilo Autore: Stella Allevi  

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Sempre in eruzione
quelle pupille che si dilatano
ed il timbro della voce
emette suoni strani
S'avvertono, e si chiudono
subito. La tentazione è di volerli
arrestare, mettergli le manette
sbatterli dentro concedendogli
una pausa di riflessione
che possa servire
respirando un clima di aria nuova
con più serenità, nel cuore colpito
da necessitudini prive di armonia
dove il corpo sente
e l'animo, scalpitare vorrebbe

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Profilo Autore: poesie profonde  

Questo autore ha pubblicato 734 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
 
 
 
Umori nuovi sul filo delle dita
da calze trasparenti e l’ambra desta
si divide tra amache e fiori dinoccolanti

ho visto perfino il giardino della luna
nel getto del sole: è giallo ginestra,
i baccelli mimano la tua bocca
quando mi chiami con nomignoli di cerva

l’acerba traccia di desio si espande in fughe
-correre a procreare alberi d’oro? - vieni a me
con mastice di polline.
Mi sento una scatola di api
sotto ciondoli azzurri, lacci di favo intorno
dilatano il venir meno

lascio che primavera abbondi,
planino le ciglia nel verde integrale
del tuo sterno d’attesa. È questo?



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Profilo Autore: Rita Stanzione*   Sostenitrice del Club Poetico dal 18-07-2015

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Spoglia
Spoglia
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Profilo Autore: Sognatrice  

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Il nome tuo è un sussurro sulle labbra
nel primo verso sciolto sul mattino
come una malattia che non mi sfebbra
ed è un delirio a prendermi la mano.

Ti scrivo senza mai sapere dove
andrò a finire mentre seguo il filo
dei miei pensieri senza alcuna chiave
di volta tra le favole del cielo.

Mi lasci l'ineffabile sapore
di un sogno che mi sveglia quando cedo
al sonno... mentre avanzi e retrocedo
ammutolita innanzi al tuo splendore.

Non so da dove nasci, come muovi
i passi andando al fianco d'ogni cosa
donando una dolcezza silenziosa
al mondo con le tue parole lievi.


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Profilo Autore: perlanera  

Questo autore ha pubblicato 21 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Ora la notte qui non è più buia

la illumina il riflesso della canna

di quest’arnese, sporta come zanna

che aggetta fiera dalla fitta tuia.

 

Fino al tramonto a salve si può armare

a chi vi turba il grotto sulla fronte

non c’è che digrignare arcate smunte

 

o ancora l’altra guancia rimostrare.

Ma appena il sole cala all’orizzonte

disintegra sorprese anche presunte.

 

Se d’uno spillo acuminate punte

minacciano un pericolo imminente

sappiate che v’assiste l’esimente:

legittima difesa e… alleluia!

 

C’è già la legge, ancor non scritta bene

e in caso di legittima reazione

a un’aggressione ingiusta e contestabile

 

non c’è poi da scontare grosse pene

se la difesa a offesa è proporzione

- con quella attuale e questa inevitabile -

 

e la reazione è l’unica pensabile.

Però questione vera e assai spinosa

è la non netta proporzione, cosa

più ambigua, perché il giudice s’abbuia.

 

Ma se la differenza è rilevante

tra male inflitto e male minacciato

- laddove l’arma punti i fuggitivi -

 

non c’è esimente e scatta l’aggravante.

Ma che il far west sia almeno scongiurato

che detti sempre il giudice i motivi

 

e che soltanto in casi tassativi

si possa rilasciare una licenza

per tirar colpi ed allentar la lenza

in questi mari mondi troppo bui.

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Profilo Autore: Diego Bello  

Questo autore ha pubblicato 112 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Schiuso il bel balcone
ai tuoi vent’anni.
Il tuo respiro soffia primavera,
devia il vento
e nera la tempesta azzurra.
Lo sguardo imburra i tuoi vent’anni,
incollano occhi succulenti,
spogliano segreti riassunti.
Specchiano sguardi incantati,
rubano argenti e luce.
Oro acceso il tuo sguardo,
sei lava bollente.
Catturo ormai il tuo insieme
con gravoso respiro,
rimiro il tuo balcone e chiudo.
Io m’appresso al finire
tu continui a fiorire.
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Profilo Autore: Ugo Mastrogiovanni  

Questo autore ha pubblicato 137 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Come nulla fosse
viviamo i disordini e le ingiustizie
e la vita si scioglie di rosso sangue all’orizzonte.
 
Siamo madri, padri e figli
di un male che ci vuole cancellare ,
siamo anime sotto le stelle di questo agitato mare.
 
Profonde le paure supplicano lo stesso DIO
lo stesso cielo.
 
Sotto il suo riflesso di vetro
gli occhi vegliano il niente
il niente appare 
solo onde e lacrime da bere
centinaia di  occhi bruni senza traccia e senza nome .
 
Se mai arriveremo nella terra del sole
impareremo a sorridere
senza ali 
impareremo a volare.
 
Profonda è la ferita che ci  lacera il cuore
invisibile cicatrice che segna
come l’acqua santa la fine di un tormento.
 
Mai ti dimenticheremo “ amata terra ”
lasciamo solo che il tempo scorra vivendo
guardando spesso dalla finestra
questo  immenso ed agitato   mare.


Risultati immagini per immigrato che guarda il mare
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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 14-03-2014

Questo autore ha pubblicato 966 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
 
 

Destati, misero popolo assopito,

non vivere più l'attesa nel sopore,

perdendo la dignità e pur l'onore;

lotta chi ti ha derubato e poi tradito.

Il feticcio, che un dì tu eleggesti

con tanta fiducia per aver certezza,

con l'inganno ti ha ognor privato

sia del denaro, ma pure delle vesti;

per lui or c’è lusso e per te tristezza,

quando ti dice: “Sono desolato”.

Pesante è il giogo, a cui ti sottometti,

i buoi, stremati, fermano l'aratro;

se prendi lena, invece, e non aspetti,

potrai scacciare i roditori dal teatro

per poi recluderli nella patria galera

a scontar la pena per il grave danno,

arrecato con dolo alla nazione intera,

che vive l’incerto dì con tanto affanno.

 
 
 
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Profilo Autore: Gino Ragusa Di Romano  

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