Sguardi rubati, nascosti
fermento trapassa i cuori
un rossore si diffonde sulle gote,
lei abbassa gli occhi, sorride
Mani che si sfiorano
le dita si si intrecciano,
il primo timido bacio
Una coltre di stelle
avvolge i due innamorati
vivono un attimo intenso
eterno … è amore
E' amore meraviglioso, unico,
promesse sussurrate alla luce della luna
momenti da non scordare mai
E' camminare su un tappeto di rose,
fare l'amore godendo
l'uno del piacere dell'altro,
accarezzare la pelle raccontandosi
E' un fiume in piena
che non crea danni
un'onda anomala
in cui fondersi e lasciarsi cullare
per poi asciugarsi al sole abbracciati
E' un temporale che sorprende all'improvviso,
capelli appiccicati al viso,
mai lei è stata così bella,
mai lui così felice
E' il miracolo che si compie
quando un uomo e una donna
dagli astri son votati
ad essere anime gemelle
E' il dono più bello
si, non c'è vita degna di codesto nome
se non esiste Amore ….
fermento trapassa i cuori
un rossore si diffonde sulle gote,
lei abbassa gli occhi, sorride
Mani che si sfiorano
le dita si si intrecciano,
il primo timido bacio
Una coltre di stelle
avvolge i due innamorati
vivono un attimo intenso
eterno … è amore
E' amore meraviglioso, unico,
promesse sussurrate alla luce della luna
momenti da non scordare mai
E' camminare su un tappeto di rose,
fare l'amore godendo
l'uno del piacere dell'altro,
accarezzare la pelle raccontandosi
E' un fiume in piena
che non crea danni
un'onda anomala
in cui fondersi e lasciarsi cullare
per poi asciugarsi al sole abbracciati
E' un temporale che sorprende all'improvviso,
capelli appiccicati al viso,
mai lei è stata così bella,
mai lui così felice
E' il miracolo che si compie
quando un uomo e una donna
dagli astri son votati
ad essere anime gemelle
E' il dono più bello
si, non c'è vita degna di codesto nome
se non esiste Amore ….
7 commenti
… E poi sopraggiunse il nulla,
scivolò su tutto e, rabbiosamente,
rubavo il ricordo di un profumo,
in quell’attimo fugace…
Gocce di sale, fiume
che ci strappava in due,
ora acqua amara e silenziosa…
… Resta questo specchio
che mi parla e bisbiglia….
Torno indietro,
sui tratti di un sorriso,
su pochi sogni
appesi a fragili speranze.
Perenni giorni di malinconie
son vani,
solo il cuore è custode del vero,
perché l’amore non muore,
no, non può morire…
E la rabbia si riflette
in questo specchio
mentre i capelli infilano
una perla grigia ogni giorno.
... e continua, bisbiglia…bisbiglia.
… Ed è vero,
son sorella di mia madre,
la maggiore….
scivolò su tutto e, rabbiosamente,
rubavo il ricordo di un profumo,
in quell’attimo fugace…
Gocce di sale, fiume
che ci strappava in due,
ora acqua amara e silenziosa…
… Resta questo specchio
che mi parla e bisbiglia….
Torno indietro,
sui tratti di un sorriso,
su pochi sogni
appesi a fragili speranze.
Perenni giorni di malinconie
son vani,
solo il cuore è custode del vero,
perché l’amore non muore,
no, non può morire…
E la rabbia si riflette
in questo specchio
mentre i capelli infilano
una perla grigia ogni giorno.
... e continua, bisbiglia…bisbiglia.
… Ed è vero,
son sorella di mia madre,
la maggiore….
I
Il modo in cui le luci scendono su come cascate nel cielo sfumato di latte e rosa
con nuvole alte, chiarissime come vele che denunciano l'assenza di vento
sorprendono l'abbandono masturbativo dei miei occhi
che nel profondo e strascicato inferno delle prime onde notturne
rivedono le tue mani bianche e delicate come zagare dormienti
mentre guardo la città divenire un'immensa sputacchiera per questa bocca essiccata di fumo
sempre più difficile per me essere un aquilone sopra i suoi neri fili elettrici.
II
I ragazzi del quartiere fanno ancora saltare i super Santos sopra le auto quando passano
ed hanno quella vana speranza di ritrovarsi un giorno da qualche parte
anche se qui ci sono solo magliette con sponsor di acqua minerale e strane scritte che nessuno sa leggere e tradurre
con nei paraggi facce sdentate noleggiate da qualche concessionario d'occasione
o comprate ai più grossi centri commerciali d'Europa.
Sulle panchine spelacchiate ai giardinetti lingue veloci come lepri corrono sui rilievi del palato
acquattandosi in bocche umide di baci
sotto gli occhi dei guardoni onanisti con il corpo stanco da anni e anni di estasi matrimoniali stento un'ora.
E ce ne siam fatti cicchetti di risate sotto la luce slavata come i miei jeans ormai troppo sottili per l'Inverno
sebbene tutti in preda al panico da cellulare non immaginano che le nostre democratiche illusioni non reggono ai complotti terroristici
e l'unica cosa che resta è fermarci a mangiare setacciando menu di carni prese per corrispondenza
alimentando le tragedie del pianeta.
Se solo la gente leggesse più libri
ma il mondo potrebbe lo stesso andare a sbattere contro fantasmi fatti di gomma
o bambini che sembrano di pezza e succhiano lecca lecca.
III
Che bella sensazione di pace mi danno quelle strade non asfaltate che portano diritte alle gambe aperte delle mulatte
che vivono sopra le discariche abusive ed ogni foglia ansimando raccoglie le luci dimenticandosi di muoversi.
Non sto giocando. Sto facendo pulizie di piatti sporchi.
"Questi bicchieri vanno nella plastica" come le preghiere che mi tengo in mezzo ai denti
e non ho avuto più la forza di sputare mentre lo sperma schizza tutto da un lato della stanza
ripensando alle vergini beltà sedicenni in sosta come puledre in calore con tanto di stivali per montare
che giocano a pompini con le chewing-gum americane
nelle orbite di smunti vecchi in posizioni compromettenti
e questi fornelli sbrodolati di oli per frittura che "Stai attento a non scottarti".
IV
Oramai il Sole s'è congelato sul confine delle eriche in fiore.
Tutto ciò è stato scritto in direzione del mare.
Il modo in cui le luci scendono su come cascate nel cielo sfumato di latte e rosa
con nuvole alte, chiarissime come vele che denunciano l'assenza di vento
sorprendono l'abbandono masturbativo dei miei occhi
che nel profondo e strascicato inferno delle prime onde notturne
rivedono le tue mani bianche e delicate come zagare dormienti
mentre guardo la città divenire un'immensa sputacchiera per questa bocca essiccata di fumo
sempre più difficile per me essere un aquilone sopra i suoi neri fili elettrici.
II
I ragazzi del quartiere fanno ancora saltare i super Santos sopra le auto quando passano
ed hanno quella vana speranza di ritrovarsi un giorno da qualche parte
anche se qui ci sono solo magliette con sponsor di acqua minerale e strane scritte che nessuno sa leggere e tradurre
con nei paraggi facce sdentate noleggiate da qualche concessionario d'occasione
o comprate ai più grossi centri commerciali d'Europa.
Sulle panchine spelacchiate ai giardinetti lingue veloci come lepri corrono sui rilievi del palato
acquattandosi in bocche umide di baci
sotto gli occhi dei guardoni onanisti con il corpo stanco da anni e anni di estasi matrimoniali stento un'ora.
E ce ne siam fatti cicchetti di risate sotto la luce slavata come i miei jeans ormai troppo sottili per l'Inverno
sebbene tutti in preda al panico da cellulare non immaginano che le nostre democratiche illusioni non reggono ai complotti terroristici
e l'unica cosa che resta è fermarci a mangiare setacciando menu di carni prese per corrispondenza
alimentando le tragedie del pianeta.
Se solo la gente leggesse più libri
ma il mondo potrebbe lo stesso andare a sbattere contro fantasmi fatti di gomma
o bambini che sembrano di pezza e succhiano lecca lecca.
III
Che bella sensazione di pace mi danno quelle strade non asfaltate che portano diritte alle gambe aperte delle mulatte
che vivono sopra le discariche abusive ed ogni foglia ansimando raccoglie le luci dimenticandosi di muoversi.
Non sto giocando. Sto facendo pulizie di piatti sporchi.
"Questi bicchieri vanno nella plastica" come le preghiere che mi tengo in mezzo ai denti
e non ho avuto più la forza di sputare mentre lo sperma schizza tutto da un lato della stanza
ripensando alle vergini beltà sedicenni in sosta come puledre in calore con tanto di stivali per montare
che giocano a pompini con le chewing-gum americane
nelle orbite di smunti vecchi in posizioni compromettenti
e questi fornelli sbrodolati di oli per frittura che "Stai attento a non scottarti".
IV
Oramai il Sole s'è congelato sul confine delle eriche in fiore.
Tutto ciò è stato scritto in direzione del mare.
Bruciano candele nel caldo tepore di tenebra
brillano flebili ombre danzanti
riflesse nelle iridi di giovani donne
abbracciate da amanti sconosciuti
s'alza il fuoco sulla cera
voglie di satiro si mescolano
con la grazia delle ninfe
danzanti su ceppi accesi
di un falò di luna
e Bacco celebra la fuga dalla morte
dando illusione di eterne beatitudini
dispensando piaceri nell'orgia nichilista
dell'oblio
giovani amanti spendono
ultimi brividi di tempo
nella voluttà clandestina
all'ombra di un segreto
celato dal languido bagliore
di un candelabro.
brillano flebili ombre danzanti
riflesse nelle iridi di giovani donne
abbracciate da amanti sconosciuti
s'alza il fuoco sulla cera
voglie di satiro si mescolano
con la grazia delle ninfe
danzanti su ceppi accesi
di un falò di luna
e Bacco celebra la fuga dalla morte
dando illusione di eterne beatitudini
dispensando piaceri nell'orgia nichilista
dell'oblio
giovani amanti spendono
ultimi brividi di tempo
nella voluttà clandestina
all'ombra di un segreto
celato dal languido bagliore
di un candelabro.
Fluisce il tempo
in scampoli scomposti di pensieri
che giungono dal mio cuore
arido e assente.
Non ho ricordi belli a cui appigliarmi...
l'alba è disfatta e soffoca nel sole.
Osservo il mare con richieste mute
mentre onde gentili bagnano i miei piedi.
Miro l'orizzonte ed un'ansia m'assale:
lì oltre bianche isole di falsi paradisi
ci perdemmo di vista lasciandoci la mano
ognuno di noi s'allontanò piano piano.
Questo mare che tanto amo
t'allontanò da me
senza porgerti l'eco
del mio accorato richiamo.
Tutto lasciasti alle spalle
senza remora né rimorso
ma sappi che ancora tutto giace
in aspettativa di te...
Già ti dissi, amico caro,
quanto a voler quel giorno il più lontano
sia far stolto e vano: dal dì natale
già compiuta è l’umana sorte;
eppur a noi giovano gli inganni,
nascondimento al dolore
e al triste fato,
sguardo ai perduti anni
qual tempo beato, onde poi la nostalgia,
che ci involve e ci assale.
Ma ciò croce non ti sia, amico caro,
il morir prima o dopo non è affar nostro,
a la nostra viltà, più tosto,
è d’uopo il coraggio,
affinché s’abbia almen decoro
nel preludio del trapasso,
e pure tendi al viver sereno,
ove muto è il desio nell’estasi dell’ora
e compiuta la vita ad ogni passo,
così che pur l’estremo sia men greve,
quale al vecchierello, forse,
perché d’anni sazio.
E quando sarai più leve, non altro
ma su di un declivio che volge al sole
polvere ad un alberello.
quanto a voler quel giorno il più lontano
sia far stolto e vano: dal dì natale
già compiuta è l’umana sorte;
eppur a noi giovano gli inganni,
nascondimento al dolore
e al triste fato,
sguardo ai perduti anni
qual tempo beato, onde poi la nostalgia,
che ci involve e ci assale.
Ma ciò croce non ti sia, amico caro,
il morir prima o dopo non è affar nostro,
a la nostra viltà, più tosto,
è d’uopo il coraggio,
affinché s’abbia almen decoro
nel preludio del trapasso,
e pure tendi al viver sereno,
ove muto è il desio nell’estasi dell’ora
e compiuta la vita ad ogni passo,
così che pur l’estremo sia men greve,
quale al vecchierello, forse,
perché d’anni sazio.
E quando sarai più leve, non altro
ma su di un declivio che volge al sole
polvere ad un alberello.
Te vojio fa entrà segretamente
ner monno der mio amor, furtivamente
celato anche all’io più interiore
e rappresenta er lato mio mijore.
Me dici spesso che so un sognatore,
quasi che fossi ‘n simulatore
de roba onirica che presto sparirà
pe nun confonnesse co la realtà.
Tutto sbajato ! ‘A notte sogno, è vero, ma perché
nun ce la faccio a nun pensà a te !
E la matina, come un calabrone
te ronzo intorno o te canto na canzone,
sempre sperando che tu te ravveda
ed al mio amor infine te conceda.
Er fare mio ha solo una certezza
d’e parti mia se chiama concretezza.
Esse sicuro de quello che io provo,
anche se poi nun ce batto chiodo !
Nun sogno, no, me piaci, er tu core m’appartiene
e so sicuro che co me stai bene.
Giusto pe nun aver sorprese
ragiono proprio come ‘n calabrese,
nun me ne sto, svampito, a guardare
che me sorrida e me lassi annare.
A vorte poi mi fai li complimenti,
a vorte me regali frasi ardenti,
me parli d’amicizia assai speciale
d’un bel rapporto assai confidenziale…
Entra ner monno mio e capirai
che co l’amore nun se scherza mai !
Sogna tu, che io so deciso,
te rubo er core e puro un soriso.
ner monno der mio amor, furtivamente
celato anche all’io più interiore
e rappresenta er lato mio mijore.
Me dici spesso che so un sognatore,
quasi che fossi ‘n simulatore
de roba onirica che presto sparirà
pe nun confonnesse co la realtà.
Tutto sbajato ! ‘A notte sogno, è vero, ma perché
nun ce la faccio a nun pensà a te !
E la matina, come un calabrone
te ronzo intorno o te canto na canzone,
sempre sperando che tu te ravveda
ed al mio amor infine te conceda.
Er fare mio ha solo una certezza
d’e parti mia se chiama concretezza.
Esse sicuro de quello che io provo,
anche se poi nun ce batto chiodo !
Nun sogno, no, me piaci, er tu core m’appartiene
e so sicuro che co me stai bene.
Giusto pe nun aver sorprese
ragiono proprio come ‘n calabrese,
nun me ne sto, svampito, a guardare
che me sorrida e me lassi annare.
A vorte poi mi fai li complimenti,
a vorte me regali frasi ardenti,
me parli d’amicizia assai speciale
d’un bel rapporto assai confidenziale…
Entra ner monno mio e capirai
che co l’amore nun se scherza mai !
Sogna tu, che io so deciso,
te rubo er core e puro un soriso.
Una sorta di immagini sbiadite
una pagina di simboli indecifrabili
una corrente di parole prende campo
una sera di maggio ne leggo il tramonto
una parte viaggia con il vento
una virgola di troppo consuma il senso
un giro di parole viaggiano spedite
come un treno ad alta velocità
un gioco di prospettive di vita mi affascina
lettere luminose distese sul prato
un bicchiere di carta cade sul pavimento
rovesciando anni di fatti e misfatti
una sorta di pagine sporche girano rapidamente
sino a quando una sorpresa mi lascia senza parole
e decido di lasciare che il tempo scorra ......
una pagina di simboli indecifrabili
una corrente di parole prende campo
una sera di maggio ne leggo il tramonto
una parte viaggia con il vento
una virgola di troppo consuma il senso
un giro di parole viaggiano spedite
come un treno ad alta velocità
un gioco di prospettive di vita mi affascina
lettere luminose distese sul prato
un bicchiere di carta cade sul pavimento
rovesciando anni di fatti e misfatti
una sorta di pagine sporche girano rapidamente
sino a quando una sorpresa mi lascia senza parole
e decido di lasciare che il tempo scorra ......
Forse d’autunno, la paura s’incide:
ci dona ghirlande, ma prepara i colpi.
La pioggia è fredda sulla schiena
e le tempie cercano coperte.
A cena,i bicchieri si tengono più stretti.
Sfuggono i passi sulle foglie mature
e il cuore ha la somiglianza del pallore,
come un martire piange sulle sue ragioni...
...ma non è troppo tardi... mai, forse!
Il viale è solo a metà
e ancora non è profondo limite
e non è l’ora d’inseguire il buio!
Può ringiovanire la dolce età,
nel coraggio rosso del sognare.


Come posso rianimare quest’animo spento?
Spento dal dolore che ho donato
donato per abuso
donato al mio passato
ho amato per amare
ho amato come ho amato
sono il vento assente del mio peccato
ho amato per amare
ho amato come ho amato
Amore
Spento dal dolore che ho donato
donato per abuso
donato al mio passato
ho amato per amare
ho amato come ho amato
sono il vento assente del mio peccato
ho amato per amare
ho amato come ho amato
Amore
Ricami rari di perle
ha la notte incastonati
nel nero lucido petto
e falci di luna
cesellate negli occhi scuri
che bella veste liscia di seta indossa
con fini inserti di pizzo color cobalto
è arcana meraviglia
quando bussa alla mia porta
per stendersi sul mio letto
ed io come sempre l'accolgo
ma stavolta non ha un sogno per me
nè una carezza per recarmi
alle soglie del sonno
stavolta è foriera di un incubo
mi cuce le palpebre
e mi inchioda al suo buio
io l'amavo, amavo i suoi silenzi
quel sentore dolce di pace
dormivo nella sua culla di stelle
sfioravo le sue chiome di comete
respiravo il suo fresco profumo
mi inebriavo del suo profondo cielo
e credevo sapesse custodire
un dolore e un segreto,
perchè mi ha tradito?
ha la notte incastonati
nel nero lucido petto
e falci di luna
cesellate negli occhi scuri
che bella veste liscia di seta indossa
con fini inserti di pizzo color cobalto
è arcana meraviglia
quando bussa alla mia porta
per stendersi sul mio letto
ed io come sempre l'accolgo
ma stavolta non ha un sogno per me
nè una carezza per recarmi
alle soglie del sonno
stavolta è foriera di un incubo
mi cuce le palpebre
e mi inchioda al suo buio
io l'amavo, amavo i suoi silenzi
quel sentore dolce di pace
dormivo nella sua culla di stelle
sfioravo le sue chiome di comete
respiravo il suo fresco profumo
mi inebriavo del suo profondo cielo
e credevo sapesse custodire
un dolore e un segreto,
perchè mi ha tradito?
Incipit novum die.
Ecco, è il primo albore
e da le tacite selve all'aure
d'un passero si leva il canto;
forse saluta il nuovo giorno,
forse un amor compianto.
Quel che sia, de la vita non si dà pena,
canta, canta con gran lena,
egli non sa che arriveranno l'ore
ove muto sarà il desio,
muto pure il cuore.
Ecco, è il primo albore
e da le tacite selve all'aure
d'un passero si leva il canto;
forse saluta il nuovo giorno,
forse un amor compianto.
Quel che sia, de la vita non si dà pena,
canta, canta con gran lena,
egli non sa che arriveranno l'ore
ove muto sarà il desio,
muto pure il cuore.
Notte di pioggia
Stille fredde cadono
Abbondanti,
sferzando la pelle,
odore di umido,
pozze di pioggia dappertutto;
ogni tanto,
improvvise,
colpi di luce,
una saetta balugina nel buio;
notte piovosa,
che sa d’autunno,
che sa d’inverno;
freddo,
il giorno appare così lontano adesso
Stille fredde cadono
Abbondanti,
sferzando la pelle,
odore di umido,
pozze di pioggia dappertutto;
ogni tanto,
improvvise,
colpi di luce,
una saetta balugina nel buio;
notte piovosa,
che sa d’autunno,
che sa d’inverno;
freddo,
il giorno appare così lontano adesso
D’identica fiamma,
e due specchi uguali.
D’identico esplicito ricatto,
d’identiche albe
e d’identica guerra.
Noi, nei corpi compiaciuti,
nel sangue diviso,
d’ambrosia vegetale
e grano eterno.
Ogni sera,l’anima del vino ci invocava!
Noi,che poi fummo addio diverso
e neanche il tempo per la cenere .














