Je veux trop de choses
immédiatement,
voilà parce que
je ne suis jamais content
Je rêve une vie different,
pleine de succès
et avec beaucoup de joies,
ainsi tout serait parfait
Je suis éternellement
insatisfait,
je cherche toujours un virage complet,
un changement
radical,
mais je ne peux pas l'obtenir
donc je me sens mal
Je poursuis objectifs impossibles,
destinations inaccessibles
et territoires inexpugnables
Malgré mon engagement
et mes efforts,
je trébuche sur les mêmes utopies,
dans un labyrinthe sans sorties
immédiatement,
voilà parce que
je ne suis jamais content
Je rêve une vie different,
pleine de succès
et avec beaucoup de joies,
ainsi tout serait parfait
Je suis éternellement
insatisfait,
je cherche toujours un virage complet,
un changement
radical,
mais je ne peux pas l'obtenir
donc je me sens mal
Je poursuis objectifs impossibles,
destinations inaccessibles
et territoires inexpugnables
Malgré mon engagement
et mes efforts,
je trébuche sur les mêmes utopies,
dans un labyrinthe sans sorties
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Fatto rivissuto nel tempo, la Festa,
Missione di Gesù, racconto teologico
da Luca descritto nel Libro,
reso vivo e reale da simboli
e tradizionali gesti.
Ecco allora che nel cuore
di una calda notte estiva,
tra suon di campane e sulle note di Mosè,
Gesù Salvatore varca la porta.
Simbolico viaggio di notte
di quel Figlio ormai Grande,
che Gerusalemme attende
e così verso la “grotta” al tempietto s’avvia.
Notte di veglia tra canti e preghiere,
i fedeli anime vigili, similmente ai dottori del tempio,
Gli fan compagnia,
ed Egli lì “Sapienza in mezzo al popolo”
Gli fan compagnia,
ed Egli lì “Sapienza in mezzo al popolo”
mentre Maria s’accorge d’aver perso suo Figlio
e con angosciosa pena Lo cerca.
Si sveglia il cielo, l’aurora regala calore e colori
al nuovo giorno di Festa.
La piazza brulica tra mille voci e rumori
e si cerca posto attaccati come tessere di puzzle
ad aspettar l’incontro, il cuore della festa: la Confronta.
Maria rincontra suo Figlio
Maria rincontra suo Figlio
Finalmente è il momento,
urlano forte le trombe e i botti assordanti
accompagnano Gesù che corre veloce verso la Madre,
anch’Ella corre assieme a Giuseppe
e a poche distanza s’inchinano insieme.
I cuori battono forte, le gambe tremano
e le lacrime scendono assieme al sudore.
E’ questo l’incontro, il saluto, lo stesso d’allora.
Nella Santa Città un abbraccio carnale,
a Pazzano nel barcollar delle Statue,
d’una estrema bellezza a renderlo vero.
Quando poi tutto si placa, Gesù
tra i genitori si pone, parla e rassicura Maria:
“ Perché mi cercavate non sapete che io
devo occuparmi delle cose del Padre mio?”
Ed Ella custodisce in cuor le Sue parole.
Inizia la Sua vita pubblica, la Sua missione,
la processione parte a rappresentar il cammino
di misericordia e pace, tra Miracoli e Parabole.
Il senso vero della Festa.
Il senso vero della Festa.

Accalorate mani avvolgono morbide carni
delicate labbra candido sospiro alitano
aloni di verità sono lo sguardo a proteggere
con quell’abbraccio che investe il cuore.
Socchiusi occhi rivestono sussurri d’amore
nell’aleggio di parole investite d’affettuosità
tra i gioiosi fremiti d’una vita nascente
a coronare un sogno, un sogno colmo di felicità.
Tra i silenzi sussegue piacevole vibrazione,
tra le braccia a sorreggere con forte emozione
e intiepidiscono l’ignudo corpicino
dallo sbuffo di capelli neri
con la preziosa luce a scaldare lor vicino
il pregnare d’amor materno… l’adorazione.
Tenera carezza, profusa tra gli odori
di dolcezza è il profumato candore,
una grande tela brilla al sol vedente
nel sibilo che riscalda due amori
nel giardino in desiderio di piacevole sensazione
Di che specie siamo fratelli?
Domanda tremante,
e malsano timore.
La guerra?
Ma è già iniziata a dilagar lo spasimo!
L’aria tossisce il suo veleno,
e del bene, la mancata rivolta.
Di che specie siamo fratelli?
Involontaria, imperdonabile.. assuefazione!


La sognatrice di nuovi mondi
stava facendo i conti. La rata del mutuo
l’apparecchio dei denti della figlia
e il matrimonio della cugina
con le scarpe da ballerina.
C’era anche la questione della taglia
a tormentarla. Poi arrivò il saluto
dell’amante, l’ultimo dei tanti.
Capiva da sola che c’era qualcosa
che non andava, il suo cuore
era stretto in una morsa e il corpo
batteva in testa, quel fischio
all’orecchio era il marchio
dell’infelicità. L’anima era un tappo
un cappio opprimente, il dopo
era cominciato, era appassita ogni rosa.
Lo specchio incantato col turbante
diceva che era la più grassa del reame
la bilancia aveva dato il suo responso
quarantadue chili il suo peso.
Il cerchio ormai si era chiuso
l’inizio era la fine, il bacio era un morso
l’amore aveva l’odore del letame
e la velocità dell’acqua stagnante.
I conti quadrarono alla fine
non c’erano più mondi da sognare
l’anima era implosa e ogni nota
ora era a posto. Per l’orecchio
c’era rimedio, un apparecchio
di ultima generazione, la vita
era vuota ma poteva continuare
ora che esponevano i saldi nelle vetrine.
stava facendo i conti. La rata del mutuo
l’apparecchio dei denti della figlia
e il matrimonio della cugina
con le scarpe da ballerina.
C’era anche la questione della taglia
a tormentarla. Poi arrivò il saluto
dell’amante, l’ultimo dei tanti.
Capiva da sola che c’era qualcosa
che non andava, il suo cuore
era stretto in una morsa e il corpo
batteva in testa, quel fischio
all’orecchio era il marchio
dell’infelicità. L’anima era un tappo
un cappio opprimente, il dopo
era cominciato, era appassita ogni rosa.
Lo specchio incantato col turbante
diceva che era la più grassa del reame
la bilancia aveva dato il suo responso
quarantadue chili il suo peso.
Il cerchio ormai si era chiuso
l’inizio era la fine, il bacio era un morso
l’amore aveva l’odore del letame
e la velocità dell’acqua stagnante.
I conti quadrarono alla fine
non c’erano più mondi da sognare
l’anima era implosa e ogni nota
ora era a posto. Per l’orecchio
c’era rimedio, un apparecchio
di ultima generazione, la vita
era vuota ma poteva continuare
ora che esponevano i saldi nelle vetrine.
E meno male che ce sei tu
sinnò sarei già in mano a Belzebù.
Da che me svejio a quanno er giorno more
riempi la mi vita de calore.
Mutanne e maglia so appena stirate,
a colazione co ‘e fette biscottate,
me metti in mano a borza co l’affari mia
me baci e sono pronto pe annare via !
Poi torno a mezzogiorno pe pranzà,
manicaretti me ce fai trovà,
me conti quanto hai lavorato
oggi hai dovuto fa puro er bucato !
I’ t’accarezzo e me sento fiero
tanta felicità nun me pare vero.
Torno al lavoro pe poi rientrà
a sera e tu sei sempre la.
A notte poi è sempre speciale
nun poggio a testa sopra der guanciale,
me fai sentì davero….’nanimale
a fa l’amor co te è sensuale !
Ormai sono vent’anni de sta storia,
armeno fino a quanno c’ho memoria,
che m’è venuta voja de cagnà,
fare pazzie, cagnà mentalità.
Esse moderni, so ancora ‘ngiovinotto,
provà co ‘nartra in fonno sotto sotto,
te amo tanto, tanto da ‘mpazzì
che voi che sia ‘na vorta…pe capì.
“Amò, nun farlo” me rispose lei
“Che sopportarlo proprio nun potrei
vedè che dai a ‘nartra la sostanza
der poco che te porti sotto a panza.
Stai tranquillo che c’ho pensato io,
l’ho fatto già tre vorte co tu zio,
du vorte col lattaro ma si sa
che certamente qui ritornerà.
‘Na vorta co er nostro affittuario
‘nartra co Romoletto nell’armadio,
insomma me so data un pò da fa
perché nun te dovessi da preoccupà.
‘O vedi, amò, che penso sempre a te ?
De più da me che cosa vuoi ottenè,
siediti comodo e prenditi ‘n caffè.
sinnò sarei già in mano a Belzebù.
Da che me svejio a quanno er giorno more
riempi la mi vita de calore.
Mutanne e maglia so appena stirate,
a colazione co ‘e fette biscottate,
me metti in mano a borza co l’affari mia
me baci e sono pronto pe annare via !
Poi torno a mezzogiorno pe pranzà,
manicaretti me ce fai trovà,
me conti quanto hai lavorato
oggi hai dovuto fa puro er bucato !
I’ t’accarezzo e me sento fiero
tanta felicità nun me pare vero.
Torno al lavoro pe poi rientrà
a sera e tu sei sempre la.
A notte poi è sempre speciale
nun poggio a testa sopra der guanciale,
me fai sentì davero….’nanimale
a fa l’amor co te è sensuale !
Ormai sono vent’anni de sta storia,
armeno fino a quanno c’ho memoria,
che m’è venuta voja de cagnà,
fare pazzie, cagnà mentalità.
Esse moderni, so ancora ‘ngiovinotto,
provà co ‘nartra in fonno sotto sotto,
te amo tanto, tanto da ‘mpazzì
che voi che sia ‘na vorta…pe capì.
“Amò, nun farlo” me rispose lei
“Che sopportarlo proprio nun potrei
vedè che dai a ‘nartra la sostanza
der poco che te porti sotto a panza.
Stai tranquillo che c’ho pensato io,
l’ho fatto già tre vorte co tu zio,
du vorte col lattaro ma si sa
che certamente qui ritornerà.
‘Na vorta co er nostro affittuario
‘nartra co Romoletto nell’armadio,
insomma me so data un pò da fa
perché nun te dovessi da preoccupà.
‘O vedi, amò, che penso sempre a te ?
De più da me che cosa vuoi ottenè,
siediti comodo e prenditi ‘n caffè.
Anime riflesse
in un lago d'emozioni
dove gli alberi si specchiano
in tutta la loro magnificenza
nell'acqua azzurra in lieve movimento
riflettendo i loro splendidi colori
in cui le ninfee galleggiano dolcemente
chiedendo il bacio al sole loro amante.
Riverberi di luce fanno capolino
attraverso gl'interstizi delle piante
irradiando fiammelle e sfere di colore.
Flora e fauna in connessione
vivono armoniosamente la loro stagione.
Una mattinata d'incanto
su queste onde
che mi dondolano come bimba in una culla.
La mia anima è attratta da questa magnificenza
irradiata nell'incanto di queste rive
appese alla pace e al silenzio:
solo frange di vento
scompigliano lievemente i capelli,
fremito dolce sulla pelle.
Tu al mio fianco mio amato
ad accarezzarmi il viso silenziosamente,
parla per noi l'incanto di questi momenti...
Chiamatemi visionario,
sono il sicario
di questa frivola realtà,
il mandante è la fantasia
con cui vorrei fuggire via
lontano da qui,
da tutto e da tutti,
isolarmi,
rifugiarmi
in questo fantastico universo
dove non esistono limiti,
non si presentano ostacoli,
vi sono percorsi dai liberi transiti,
si assiste a meravigliosi spettacoli,
è un viaggio di sola andata
dove non si paga il biglietto,
è una visita prenotata
senza attendere in sala d'aspetto
Chiamatemi visionario
perché amo questo cosmo immaginario,
per entrarci basta poco
è sufficiente alzare il sipario,
alla fine è tutto un gioco
Chiamatemi visionario,
perché ho gli occhi del Sognatore,
subisco questa anestesia indolore,
ogni cosa riprende colore
e intorno a me tutto appare migliore
Il mondo sarà bello in quanto vario,
ma io ne sono contrario
e preferisco il mio,
perché è grazie ad esso
che mi viene concesso
di restare in equilibrio
in questo terreno sconnesso
sono il sicario
di questa frivola realtà,
il mandante è la fantasia
con cui vorrei fuggire via
lontano da qui,
da tutto e da tutti,
isolarmi,
rifugiarmi
in questo fantastico universo
dove non esistono limiti,
non si presentano ostacoli,
vi sono percorsi dai liberi transiti,
si assiste a meravigliosi spettacoli,
è un viaggio di sola andata
dove non si paga il biglietto,
è una visita prenotata
senza attendere in sala d'aspetto
Chiamatemi visionario
perché amo questo cosmo immaginario,
per entrarci basta poco
è sufficiente alzare il sipario,
alla fine è tutto un gioco
Chiamatemi visionario,
perché ho gli occhi del Sognatore,
subisco questa anestesia indolore,
ogni cosa riprende colore
e intorno a me tutto appare migliore
Il mondo sarà bello in quanto vario,
ma io ne sono contrario
e preferisco il mio,
perché è grazie ad esso
che mi viene concesso
di restare in equilibrio
in questo terreno sconnesso
In molti a soffrire l'arsura
falgellante spiagge arroventate.
Soldati della 207 divisione costiera:
caricate i pezzi
e sino all'ultimo proiettile
sparate!
la battigia pullula di nemici in kaki,
con i ferri piazzati ai denti;
rapporto di forze:uno contro venti.
Non fatevi frodare
dall'orrore
o soldati;
resistete e copritevi d'onore;
il nemico è temibilee astuto;
da esperto mentitore
si professa il liberatore;
viene con squadriglie di bombardieri
a "freddare"
gli scolaretti chini sui banchi.
Uccide il colono impegnato sui campi.
Una giostra a Grosseto insanguinata
mitragliata a volo radente.
Il ghigno di Satana
a lungo sguazza
esa essere suadente.
I soldati della 207 divisione
hanno serratoi ranghi
Sul grigioverde non si posano
le fauci degli avvoltoi
I militi marciano e combattono
nel firmamento dei vincitori
falgellante spiagge arroventate.
Soldati della 207 divisione costiera:
caricate i pezzi
e sino all'ultimo proiettile
sparate!
la battigia pullula di nemici in kaki,
con i ferri piazzati ai denti;
rapporto di forze:uno contro venti.
Non fatevi frodare
dall'orrore
o soldati;
resistete e copritevi d'onore;
il nemico è temibilee astuto;
da esperto mentitore
si professa il liberatore;
viene con squadriglie di bombardieri
a "freddare"
gli scolaretti chini sui banchi.
Uccide il colono impegnato sui campi.
Una giostra a Grosseto insanguinata
mitragliata a volo radente.
Il ghigno di Satana
a lungo sguazza
esa essere suadente.
I soldati della 207 divisione
hanno serratoi ranghi
Sul grigioverde non si posano
le fauci degli avvoltoi
I militi marciano e combattono
nel firmamento dei vincitori
Certo, il pensiero m’asseconda,
m’inonda a volte e mi costringe,
ma poi mi vince, m’inginocchia.
Coltivo sogni, mire, ispirazioni,
canto anche illusioni e fantasie,
ma non son poeta.
Non bastano ideali ed emozioni,
sincerità, paesaggi, sentimento,
non ho metodo, tecnica, talento,
non ho concreta la preparazione.
Manco d’eloquio, stile, conoscenza,
la scienza del ritmo difetta.
Passo dal lento al meditativo,
dallo spezzato a quello martellante,
dal danzante al veloce.
Sia pur contento, sono dispersivo.
Dopo un quinario scrivo un ottonario,
confondo la sistole con la diastole,
la rima alternata con la baciata ,
scambio sestine con le terzine.
Proprio per questo non sono poeta,
ne un esteta che scrive poesie,
pertanto v’invito a non legger le mie.
m’inonda a volte e mi costringe,
ma poi mi vince, m’inginocchia.
Coltivo sogni, mire, ispirazioni,
canto anche illusioni e fantasie,
ma non son poeta.
Non bastano ideali ed emozioni,
sincerità, paesaggi, sentimento,
non ho metodo, tecnica, talento,
non ho concreta la preparazione.
Manco d’eloquio, stile, conoscenza,
la scienza del ritmo difetta.
Passo dal lento al meditativo,
dallo spezzato a quello martellante,
dal danzante al veloce.
Sia pur contento, sono dispersivo.
Dopo un quinario scrivo un ottonario,
confondo la sistole con la diastole,
la rima alternata con la baciata ,
scambio sestine con le terzine.
Proprio per questo non sono poeta,
ne un esteta che scrive poesie,
pertanto v’invito a non legger le mie.
Solo dopo la tempesta
il cielo chiaro
s’ apre agli uliveti
e timidi i raggi
orlano d’oro le pietre.
L’aria graffia d’erba
le narici
sulle terrazze umide
s’ affollano le voci .
I colori accesi mutano le vie
e il mio colle sazio
della Domenica
della Domenica
ora splende d’armonia .
Raccolgo una nuvola
ha il sentore del mare
vanitosa sposa che si specchia e si perde
nel pensiero
nel pensiero
di un percorso d' occhi.
Ha il volo di un aquilone
la lacrima di una madre
scivola
come scivola il tramonto
in pace
come scivola il tramonto
in pace
nella memoria sosta
cullata dalle stelle.
E i due cedettero!
Il fuoco e l’acqua, invasero ogni cosa:
errarono, gioirono , lottarono,
trovarono il verbo per potersi raccontare
origine ed eternità.
Credettero di aver vissuto ogni sentimento,
di essere stati oltre ogni orizzonte;
toccarono l’ infinito ignoto
bevvero l’amore l’un dell’altro,
assaggiarono sorsi d’oceano.
Vissero così tanto,
da sentirsi vuoti …quasi sospesi;
il viaggio fù un transito d’amore,
e l’uno fù nelle viscere dell’altro.
Si alterò il tempo
che accellerò il battito del sangue
e una forma pura e bella
sorse dall’estasi e l’incendio:
che accellerò il battito del sangue
e una forma pura e bella
sorse dall’estasi e l’incendio:
L'Ardenza fervida... di una promessa muta!
Invecchia la parola,
sdrucciola su levigate pagine di vita
al capolinea tracciato da quell’arcobaleno
vissuto in quegli attimi e con un soffio dileguato.
Tramonta la luce
nelle notti aperte nei svuotati cassetti,
tra sgombrati aleggi di panorama offuscato,
tra gli steli di fiori appassiti… al vento liberati.
Enigmatici disegni,
linee tracciate con matita spuntata
tra le mani il nulla, scandaglio del niente
rosicante desiderio sulla soglia del perdono.
Invecchia la parola
nelle ombre a passeggio in vuote stanze,
pulsa frenetica l’ira del chiedere
tra i pensieri che fuggono alla evidenza
nell’ultimo osare d’un finale zittire.
Davanti agli occhi il buio,
l’insolito silenzio a circondare la speranza
nel lascito di battito ansante… del tempo finito
per quel finale viaggio di povera esistenza
Sembrerà sempre bella
e sarà sempre eterna.
Bella è l'acqua della fontana
con le sue felci, Naiadi e Tritoni.
Amena è anche quella della Musa,
dove la luna si specchia nella notte,
mentre io canto
nella mia mente versi.
Belli son anche i ruscelletti,
rotolantisi tra le rocce
verdi e bianche.
Pura e fresca è l'acqua di fonte,
che scorre limpida
tra le intricate fratte
e il verdeggiante muschio.
L'acqua del lago
é come uno sguardo di fanciulla,
calmo,
specchio veridico e profondo.
Bello é anche lo stagno
che l'edera riflette
e qualche volta
il sorriso d'un antico marmo.
Incantevoli son anche le pozzanghere,
che nei giorni d'inverno
alla nebbia sembrano sorridere
illuminate
dall'argenteo chiarore della luna.










