Ogni scusa è buona per rimandare
il cane con la scoliosi
e il pappagallo con la cervicale
la terza comunione dei bambini
il matrimonio di certi cugini
che più non vedi. Per Natale
paillettes e lustrini per i curiosi
e il disco preferito da ascoltare.
E’ un dannato minuetto
a me piace il rock duro, le chitarre
distorte e i bassi nello stomaco
qui sta cadendo l’intonaco
e pure le mura hanno l’eco
il tuo alfabeto è sinfonico
il mio è col codice a barre.
Ormai questo amore mi va stretto.
E’ ora di lasciarci, l’ho detto
non puoi rispondi, siamo amanti
a singhiozzo e con lo sconto
ma senza il bollino rosso del supermercato.
Poi c’è il nonno che è quasi andato
ha un piede nella fossa ed è stato
a Lourdes l’altro giorno. Con due badanti
niente male con la quinta di reggipetto.
Ha il singhiozzo pure il sipario
un giorno è giù e l’altro è alzato
la luna è storta ma c’è il sole a picco
l’estate è arrivata e le spiagge
sono affollate. L’amore ci sfugge
il venditore di cianfrusaglie è ricco
ha il conto alle Cayman, ma è nato
a Mussomeli e non ha il dromedario.
Mi hai fatto il malocchio, una megera
ha confermato. Pensavo fosse amore
invece era solo un intruglio di erbe selvagge.
Gina mi era svenuta davanti
e io ero fuggito, perché in tanti
mi stavano guardando, la legge
era stata avvertita, c’era già odore
di bruciato. Giuro, non mi sono fatto una pera.
il cane con la scoliosi
e il pappagallo con la cervicale
la terza comunione dei bambini
il matrimonio di certi cugini
che più non vedi. Per Natale
paillettes e lustrini per i curiosi
e il disco preferito da ascoltare.
E’ un dannato minuetto
a me piace il rock duro, le chitarre
distorte e i bassi nello stomaco
qui sta cadendo l’intonaco
e pure le mura hanno l’eco
il tuo alfabeto è sinfonico
il mio è col codice a barre.
Ormai questo amore mi va stretto.
E’ ora di lasciarci, l’ho detto
non puoi rispondi, siamo amanti
a singhiozzo e con lo sconto
ma senza il bollino rosso del supermercato.
Poi c’è il nonno che è quasi andato
ha un piede nella fossa ed è stato
a Lourdes l’altro giorno. Con due badanti
niente male con la quinta di reggipetto.
Ha il singhiozzo pure il sipario
un giorno è giù e l’altro è alzato
la luna è storta ma c’è il sole a picco
l’estate è arrivata e le spiagge
sono affollate. L’amore ci sfugge
il venditore di cianfrusaglie è ricco
ha il conto alle Cayman, ma è nato
a Mussomeli e non ha il dromedario.
Mi hai fatto il malocchio, una megera
ha confermato. Pensavo fosse amore
invece era solo un intruglio di erbe selvagge.
Gina mi era svenuta davanti
e io ero fuggito, perché in tanti
mi stavano guardando, la legge
era stata avvertita, c’era già odore
di bruciato. Giuro, non mi sono fatto una pera.
4 commenti
I bei occhi,
le magnifiche guance,
le seducenti e incantevoli labbra
Lei era lì,
davanti a me,
e mi sorrideva
Un sorriso abbagliante,
da mozzare il fiato,
da togliere il respiro
Io la guardavo fisso,
non potevo farne a meno
Il suo viso candido,
circondato da lisci e folti capelli biondi,
era splendido
Portava due orecchini d'oro,
d'oro
come il piacere che provavo nel fissarla
Era bella,
come un fiore che sboccia in primavera
le magnifiche guance,
le seducenti e incantevoli labbra
Lei era lì,
davanti a me,
e mi sorrideva
Un sorriso abbagliante,
da mozzare il fiato,
da togliere il respiro
Io la guardavo fisso,
non potevo farne a meno
Il suo viso candido,
circondato da lisci e folti capelli biondi,
era splendido
Portava due orecchini d'oro,
d'oro
come il piacere che provavo nel fissarla
Era bella,
come un fiore che sboccia in primavera
Passano ripassano passano
paion volare
sgomitano
d'isteria scalfiti
da nevrosi sostenuti
manipolo di sconvolti
nidiata d'affamati
indolenziti dalle velocità
credute giuste
nella direzione di un'orizzonte
senso dell'esistenza
Rifatte
sdoppiate
ingombranti
anime compassate nella sintonia del dire
nemiche giurate oltre le strade
le vie
i suggerimenti del capire
Immobile guardando un semaforo
la coda dell'occhio li coglie
irrispettosi dei colori
attraversare una folla di gambe e braccia
per quel non avere affetti
il loro impegno
per quel non sentir dolori
evitango il loro segno
paion volare
sgomitano
d'isteria scalfiti
da nevrosi sostenuti
manipolo di sconvolti
nidiata d'affamati
indolenziti dalle velocità
credute giuste
nella direzione di un'orizzonte
senso dell'esistenza
Rifatte
sdoppiate
ingombranti
anime compassate nella sintonia del dire
nemiche giurate oltre le strade
le vie
i suggerimenti del capire
Immobile guardando un semaforo
la coda dell'occhio li coglie
irrispettosi dei colori
attraversare una folla di gambe e braccia
per quel non avere affetti
il loro impegno
per quel non sentir dolori
evitango il loro segno
Sei partita col veliero a farfalle
la tua meta è Calcutta, gli elefanti
sono a dieta, c’è già una colletta
sul web per comprare noccioline.
Non ci sono più le ballerine
in città, andavano di fretta
quando sono arrivati i cantanti
di grido, si sono messe a pulire le stalle.
Mi piace il tuo vestito rosso
con i colori di un tramonto infuocato
qualcuno t’indica con un dito
la città da ammirare, tu sei nuda
e di spalle, hai perso la testa per Neruda
le sue poesie su quel sito
ti hanno mostrato la bellezza allo stato
puro. Il tuo amante ride a più non posso.
Ti sono rimasti solo due tozzi di pane
non sai decidere se tenerli per te
o se darli al cane. Il pesce tigre
vaga nell’azzurro, tu non fai il bagno
perché non hai il bikini, il sogno
è finito, sei nuda ma il re
non ha bussato, c’è invece l’oste
a offrirti whisky e marzapane.
L’uovo si sta schiudendo, il male
è su questa terra, le sfumature del cielo
sono brunite, l’angelo abbandona
il paradiso, la salvezza è morta.
Già senti i cingolati alla porta
il cuore è pesante e la voce afona
i fiori non hanno lo stelo
vedi un dirupo, ma ci sono le scale.
la tua meta è Calcutta, gli elefanti
sono a dieta, c’è già una colletta
sul web per comprare noccioline.
Non ci sono più le ballerine
in città, andavano di fretta
quando sono arrivati i cantanti
di grido, si sono messe a pulire le stalle.
Mi piace il tuo vestito rosso
con i colori di un tramonto infuocato
qualcuno t’indica con un dito
la città da ammirare, tu sei nuda
e di spalle, hai perso la testa per Neruda
le sue poesie su quel sito
ti hanno mostrato la bellezza allo stato
puro. Il tuo amante ride a più non posso.
Ti sono rimasti solo due tozzi di pane
non sai decidere se tenerli per te
o se darli al cane. Il pesce tigre
vaga nell’azzurro, tu non fai il bagno
perché non hai il bikini, il sogno
è finito, sei nuda ma il re
non ha bussato, c’è invece l’oste
a offrirti whisky e marzapane.
L’uovo si sta schiudendo, il male
è su questa terra, le sfumature del cielo
sono brunite, l’angelo abbandona
il paradiso, la salvezza è morta.
Già senti i cingolati alla porta
il cuore è pesante e la voce afona
i fiori non hanno lo stelo
vedi un dirupo, ma ci sono le scale.
La carrozza e il cavallo
s’inerpicavano su quella stradina di montagna
alberi maestosi erano a coprire la vista,
i rovi si facevano osservare coi grandi cespugli.
La nebbia vestiva gli occhi, le nuvole erano basse,
il biancore tappezzava l’aria con piccole gocce di rugiada
e sbuffi di vapore dalle narici del puledro
s’avvedevano al salire verso la piazza del paese
Nei silenzi un ruscello si faceva notare
scendeva a valle frusciando sotto i ponti
nel regalo meraviglioso della natura, l’amore
con la preziosa e cristallina acqua che discendeva
Il rumore degli zoccoli rompeva il tacitare
mentre si accingeva a raggiungere l’antica piazza
ed era lì che impetuoso attendeva il castello
con la sua magnifica torre simbolo di forza
e la splendida sua visione di quel tempo
che lì da molto s’è fermato
s’inerpicavano su quella stradina di montagna
alberi maestosi erano a coprire la vista,
i rovi si facevano osservare coi grandi cespugli.
La nebbia vestiva gli occhi, le nuvole erano basse,
il biancore tappezzava l’aria con piccole gocce di rugiada
e sbuffi di vapore dalle narici del puledro
s’avvedevano al salire verso la piazza del paese
Nei silenzi un ruscello si faceva notare
scendeva a valle frusciando sotto i ponti
nel regalo meraviglioso della natura, l’amore
con la preziosa e cristallina acqua che discendeva
Il rumore degli zoccoli rompeva il tacitare
mentre si accingeva a raggiungere l’antica piazza
ed era lì che impetuoso attendeva il castello
con la sua magnifica torre simbolo di forza
e la splendida sua visione di quel tempo
che lì da molto s’è fermato
Ne ho fumati sigari, a bizzeffe
pe scrive poesie alquanto buffe,
roba che poi trovà ar supermercato
e nun pe farne certo un sublimato.
Scrivevo pè strapparte 'nsorisetto
co tutto quello che c’avevo in petto.
E pe mostratte tutta 'a maestria
ce misi tutta l’ironia.
Er risurtato fu un po’ bislacco
ne ricevetti già un granne smacco,
l’artri rideveno tutti a crepapelle
a te facea girà solo le palle !
Cambio registro e più nun scriverò
pe fatte ride ma pe innamoratte
e l’ironia più nun userò
si nun pe ditte de desideratte.
Vedremo poi si son le mie parole,
a famme passà per solito rompiscatole,
sinnò, te devo di, amore imbronciato,
che, alla lunga, mi hai proprio scassato !
pe scrive poesie alquanto buffe,
roba che poi trovà ar supermercato
e nun pe farne certo un sublimato.
Scrivevo pè strapparte 'nsorisetto
co tutto quello che c’avevo in petto.
E pe mostratte tutta 'a maestria
ce misi tutta l’ironia.
Er risurtato fu un po’ bislacco
ne ricevetti già un granne smacco,
l’artri rideveno tutti a crepapelle
a te facea girà solo le palle !
Cambio registro e più nun scriverò
pe fatte ride ma pe innamoratte
e l’ironia più nun userò
si nun pe ditte de desideratte.
Vedremo poi si son le mie parole,
a famme passà per solito rompiscatole,
sinnò, te devo di, amore imbronciato,
che, alla lunga, mi hai proprio scassato !
Fuori dagli schemi,
ai margini di un rigo,
ai bordi di una strada,
alberga la semplicità.
Campa di poco,
non viene quasi mai sfamata.
È spesso costretta
a vivere in angusti spazi,
dove si nutre di piccoli germogli.
Si espande, cresce e prolifera
in quelle menti che sorridono,
piangono, gioiscono, patiscono,
si spengono, si riaccendono,
si alimentano e come piante crescono:
senza un fine, né un particolare motivo,
così, semplicemente...
ai margini di un rigo,
ai bordi di una strada,
alberga la semplicità.
Campa di poco,
non viene quasi mai sfamata.
È spesso costretta
a vivere in angusti spazi,
dove si nutre di piccoli germogli.
Si espande, cresce e prolifera
in quelle menti che sorridono,
piangono, gioiscono, patiscono,
si spengono, si riaccendono,
si alimentano e come piante crescono:
senza un fine, né un particolare motivo,
così, semplicemente...
E’ qui, che dobbiam durare,
qui dobbiam cercare
poiché il mondo è ombra di Dio.
Eppure, ci siam concessi
la più estrema esitazione,
il più crudele dubbio,
la facile bestemmia.
Il breve tempo, sprecato,
a stabilire e immaginare
un possibile altro mondo;
oltre la terra è ormai il pensiero,
oltre la terra è ormai il pensiero,
su altro suolo e altri pianeti!
...Come hai fatto presto, uomo,
a dimenticare lo sbocciar
del giglio e della rosa,
del giglio e della rosa,
il dono raro, degli odorosi frutti,
il suolo forte che ti sostiene i passi .
Che se non fosse
per il fruttato paradiso,
e per il giglio e per la rosa,
e l’abito prezioso
e l’abito prezioso
che ti accarezza il corpo...
...potrebbe dirsi quasi,
che, la dolce madre,
terra amena, asilo infranto
terra amena, asilo infranto
è dimora unica
a mortali ed immortali.


Correva veloce il treno ma a ritroso
i passeggeri erano allarmati
non era a casa che volevano tornare.
Dall’altoparlante fu diffuso un messaggio
non era più giugno ma maggio
c’era l’orologio da sistemare
il gps aveva confermato che i dati
erano giusti e che il viaggio era tedioso.
Dai finestrini si vedevano cose strane.
Iene col vestito da sposa
giganti con tre occhi e una mano
giraffe in bicicletta da corsa
e attori che recitano una farsa.
C’era un cantante rap sul deltaplano
una prostituta molto prosperosa
e dei fantasmi nudi con le collane.
Qualcosa stava succedendo.
Il treno fu costretto a fermarsi
non c’erano più i binari
o non erano stati costruiti.
I passeggeri scesero ordinati
non c’era campo, i cellulari
erano spenti, quattro passi
nel bosco? Meglio un girotondo.
Poi si svegliarono uno alla volta
erano arrivati a destinazione.
Non c’era più nulla, tutto
era stato rubato di notte
da una squadra di metronotte
con la casa sotto sfratto
e un guasto da riparare alla frizione.
Il pranzo fu servito alla carta.
i passeggeri erano allarmati
non era a casa che volevano tornare.
Dall’altoparlante fu diffuso un messaggio
non era più giugno ma maggio
c’era l’orologio da sistemare
il gps aveva confermato che i dati
erano giusti e che il viaggio era tedioso.
Dai finestrini si vedevano cose strane.
Iene col vestito da sposa
giganti con tre occhi e una mano
giraffe in bicicletta da corsa
e attori che recitano una farsa.
C’era un cantante rap sul deltaplano
una prostituta molto prosperosa
e dei fantasmi nudi con le collane.
Qualcosa stava succedendo.
Il treno fu costretto a fermarsi
non c’erano più i binari
o non erano stati costruiti.
I passeggeri scesero ordinati
non c’era campo, i cellulari
erano spenti, quattro passi
nel bosco? Meglio un girotondo.
Poi si svegliarono uno alla volta
erano arrivati a destinazione.
Non c’era più nulla, tutto
era stato rubato di notte
da una squadra di metronotte
con la casa sotto sfratto
e un guasto da riparare alla frizione.
Il pranzo fu servito alla carta.
Striature di vita frusciano l’aria,
s’avvinghiano tra i pensieri affannosi respiri
e si trasportano al carezzo del vento in bonaria
verso quel viaggio alle mormorate porte dell’anima.
Nuvole accompagnano profumi d’esistenza,
dallo scrigno dell’anima è a fuoriuscire, impazza
del proprio “io” la luce, l’incanto
e come passeggero nel tempo che svolazza,
sull’altare un dolce sibilo a condurre la speranza
nell’alito pellegrino che tinge il volto.
Una flebile voce scorta il cammino,
la guida avvolgendo di nebbia il corpo
e dondolando tra i versi cesellati nelle albe
carpita le sensazioni, le emozioni al suo albore
al bussare… alle aperte porte dell’anima
nel fruscio che investe il cuore.
Riflette lo specchio il vestito sguardo
induce, nel segreto del petto e segna l’attesa,
fissa tra le pareti d’uno scalzo sogno,
l’entrare e nel serbo di quel traguardo
alle porte di quella sussurrata anima… pensa
di quell’amor l’eterno bisogno.
“Pronto ? Ciao, sono io, sono qui nella tua, nella nostra città. Che ne dici se prendessimo quel caffè che ci siamo promessi tanto tempo fa ? Così ci si conosce di persona, finalmente.” Parole dette tutte d’un fiato, che attraversano i miei canali uditivi e scendono dentro me, nei luoghi canonici di residenza delle emozioni, delle mie emozioni che, a dire il vero, non hanno bisogno di sollecitazioni. Inutile dire che non mi sarei mai aspettato che una donna mi proponesse un appuntamento in un modo così diretto e schietto, ma da lei me lo sarei dovuto aspettare, perché tutto in lei è semplicità e naturalezza. Questo, però, non basta a sedare l’orgoglio maschile e senile, ahimè, che non riesco a soffocare. Potrò dire che una donna mi ha chiesto un appuntamento e quindi è rimasto in me qualcosa, ma solo qualcosa, della mia gioventù, per niente banale o inconcludente che, vivendo, mi ha fatto apprezzare nella dovuta misura dall’altro sesso. Vecchi fasti e ricordi mai sopiti di un passato rampante. Ma allora perché restai in silenzio di fronte alle tue parole ? E la mia risposta ? Breve, concisa, perentoria ma solo per abbreviare i tempi della discussione che mi aveva trovato sorpreso, spiazzato e incredulo. “ Dove e quando” ti risposi, nemmeno un ciao, un benvenuto, niente. Ero andato completamente in bambola. Chissà se lo hai capito o pensavi stessi già festeggiando per l’ennesimo appuntamento ricevuto. Non avrei mai potuto, né dovuto. Ho avuto il piacere di conoscerti in primis per la tua attività di poetessa sul nostro sito e per questo di ammirarti per le tue capacità anche se è facile poetare avendo la sensibilità e i grandi sentimenti che fanno parte del tuo corredo umano. E per questo sono emozionato. Ma per gli stessi motivi e per la stima presso me che ti sei creata, sei diventata un’amica troppo speciale.
All’ora convenuta, mi spruzzo addosso il profumo delle grandi occasioni, indosso qualcosa di più ricercato, afferro il bastone, regalo del mio amico Diabete ed eccomi per strada. Non nascondo che, nel camminare, un po’ di subbuglio si era creato nel mio cuore. Ti conoscevo tramite foto di quelle che viaggiano sui network e scrutavo tra la folla alla ricerca di quel viso che molte volte mi aveva incuriosito per la serenità che esprimeva, per la calma rilassante che sapeva offrire ma l’impatto fra noi fu comunque rilevante. Mi abbracciasti mentre ancora io non avevo ancora preso coscienza di quanto stava accadendo. Dio come ero emozionato. Io, un tombeur des femmes…in pensione ! Forte l’imbarazzo tra noi però, nel frattempo, mi ero ripreso e riuscii a dominarlo. Ci ritrovammo sotto la veranda di un bar a proteggerci dal sole. Mi sedetti di fronte a te perché volevo osservarti bene. A volte somiglio ad una vecchia comare di ruga che annota tutto in mente per poter poi sciorinare il frutto del suo osservare. Sei come in foto, sei bella e serena. Scusate se userò spesso il vocabolo “serena” ma non c’è aggettivo migliore per descriverti. In effetti eri emozionata pure tu, me ne accorsi per quanto stringevi nervosamente le mani. Parlammo e ti mostrasti per quello che avevo immaginato di te. Ne fui felice perchè io ti avevo immaginato poesia e quello avevo trovato. Se sono fortunato ? Diciamo che so ben valutare chi mi interessa. Tu hai accentrato totalmente la mia attenzione e, finalmente, sei qui, vicino a me e posso sentir pulsare la tua anima. Al salutarci, dopo due ore di dialogo incessante, un velo di tristezza fece capolino nei tuoi occhi, ma anche nei miei. E’ antipatico lasciare andar via una persona con cui hai stabilito un così bel feeling e non sapere quando la si rivedrà, se la si rivedrà. Questo voleva dire quel bacio sulla guancia che ti diedi. Tornato a casa, mi precipitai al pc, e ti scrissi qualche parola di convenienza sul nostro incontro. Quello che non ti ho potuto dire, all’indomani di questo è che “ è passato solo un giorno eppure sento che ho vissuto un anno intero senza te .”
All’ora convenuta, mi spruzzo addosso il profumo delle grandi occasioni, indosso qualcosa di più ricercato, afferro il bastone, regalo del mio amico Diabete ed eccomi per strada. Non nascondo che, nel camminare, un po’ di subbuglio si era creato nel mio cuore. Ti conoscevo tramite foto di quelle che viaggiano sui network e scrutavo tra la folla alla ricerca di quel viso che molte volte mi aveva incuriosito per la serenità che esprimeva, per la calma rilassante che sapeva offrire ma l’impatto fra noi fu comunque rilevante. Mi abbracciasti mentre ancora io non avevo ancora preso coscienza di quanto stava accadendo. Dio come ero emozionato. Io, un tombeur des femmes…in pensione ! Forte l’imbarazzo tra noi però, nel frattempo, mi ero ripreso e riuscii a dominarlo. Ci ritrovammo sotto la veranda di un bar a proteggerci dal sole. Mi sedetti di fronte a te perché volevo osservarti bene. A volte somiglio ad una vecchia comare di ruga che annota tutto in mente per poter poi sciorinare il frutto del suo osservare. Sei come in foto, sei bella e serena. Scusate se userò spesso il vocabolo “serena” ma non c’è aggettivo migliore per descriverti. In effetti eri emozionata pure tu, me ne accorsi per quanto stringevi nervosamente le mani. Parlammo e ti mostrasti per quello che avevo immaginato di te. Ne fui felice perchè io ti avevo immaginato poesia e quello avevo trovato. Se sono fortunato ? Diciamo che so ben valutare chi mi interessa. Tu hai accentrato totalmente la mia attenzione e, finalmente, sei qui, vicino a me e posso sentir pulsare la tua anima. Al salutarci, dopo due ore di dialogo incessante, un velo di tristezza fece capolino nei tuoi occhi, ma anche nei miei. E’ antipatico lasciare andar via una persona con cui hai stabilito un così bel feeling e non sapere quando la si rivedrà, se la si rivedrà. Questo voleva dire quel bacio sulla guancia che ti diedi. Tornato a casa, mi precipitai al pc, e ti scrissi qualche parola di convenienza sul nostro incontro. Quello che non ti ho potuto dire, all’indomani di questo è che “ è passato solo un giorno eppure sento che ho vissuto un anno intero senza te .”
Cielo offuscato di vento e tempesta
alberi scossi sbalzano nidi
paure che in pianti disperati
avvolgono piccole vite smarrite.
Uccellini all'albore
sospesi nell'abisso del terrore
sballottati nella fortezza del vento
che li precipita in un vortice stregato
hanno spento il loro gioioso pigolio.
Maltrattamenti e vessazioni
di chi con amore curarli doveva
hanno impresso paura
oltraggiando l'innocenza
e il loro incanto offuscato.
ERA BELLO E ORDINATO IL MIO MONDO INTERIORE
ERA BELLO SI .
ORA MI PERDO NELLA NEBBIA DI UNA CONFUSIONE
CHE VEDO QUI
DI FRONTE A ME
IO CHE ORMAI
MI REGGO NEI GUAI .
SPARPAGLIATO
DAL DUBBIO DOMINATO
ANCORA ILLUMINATO
FORSE INGANNATO
DAL TUO PROFONDO SGUARDO
CHE GIOCA O NON SO ,
DA LEI CHE MI SORRIDE
E NON MI DICE NO .
ERA CALMO E DOLCE IL SUONO DEL MIO MARE
ERA TENERA OASI.
ORA FREME ED OGNI ONDA IRREGOLARE
CERCA UN SI
AUDACE QUANTO IMPOSSIBILE
IMPENSABILE , INCREDIBILE.
SPARPAGLIATO
UOMO AGITATO
NAUFRAGO DISORIENTATO
FORSE ESTASIATO
DI FRONTE AGLI OCCHI TUOI
CHE NON SO CHI SEI,
E A QUEL PORTO SICURO
DEI SORRISI DI LEI.
ERA BELLO SI .
ORA MI PERDO NELLA NEBBIA DI UNA CONFUSIONE
CHE VEDO QUI
DI FRONTE A ME
IO CHE ORMAI
MI REGGO NEI GUAI .
SPARPAGLIATO
DAL DUBBIO DOMINATO
ANCORA ILLUMINATO
FORSE INGANNATO
DAL TUO PROFONDO SGUARDO
CHE GIOCA O NON SO ,
DA LEI CHE MI SORRIDE
E NON MI DICE NO .
ERA CALMO E DOLCE IL SUONO DEL MIO MARE
ERA TENERA OASI.
ORA FREME ED OGNI ONDA IRREGOLARE
CERCA UN SI
AUDACE QUANTO IMPOSSIBILE
IMPENSABILE , INCREDIBILE.
SPARPAGLIATO
UOMO AGITATO
NAUFRAGO DISORIENTATO
FORSE ESTASIATO
DI FRONTE AGLI OCCHI TUOI
CHE NON SO CHI SEI,
E A QUEL PORTO SICURO
DEI SORRISI DI LEI.










