Non ho paura della solitudine
del vuoto, voragini dell’anima
e dello Spirito
Non ho paura perché mi nascondo
dalla luce del cielo
che vuole illuminarmi
che vuole eliminarmi
e mi conosce nell’intrinseche debolezze
tentazioni, dubbi e incertezze
di un uomo che vaga nella corrente
per abbeverarsi, cercarsi inutilmente
E allora chiamatemi vigliacco
quando mi vedete scappare
davanti a una montagna di ghiaccio
a un amore o all’immenso
da quello che non tocco
da quello che sogno e che penso
Chiamatemi bastardo
quando mi vedete sniffare calore
e con la lingua tra le cosce di lei
assaporare la vita
che mi pugnala alle spalle
Chiamatemi verme
carogna o codardo
quando mi vedete rotolare inerme
sulla sabbia di mille maree
Quando mi accorgo di essere niente
e mi travolge la luna di questa notte infinita
vi si trova un castelletto di vite rossa
dove hanno avuto un cuore il fattore,
il pozzo,
il coltello morbido dei funghi
e la salamandra pezzata.
Tentarono le mie nuvole un compromesso,
ma a volare furono soltanto becchi arcuati
all'insù nei rami a cocci punteggiati di sangue,
e il seme
alla sera
del coriandolo.
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i primi freddi
e le piogge,
ma il paesaggio non rinverdisce
e rimane identico
nel suo squallore bianco-grigiastro.
Nuvoloni generaleschi
effettuano grandi manovre
attorno al monte Crocella
e pattugliano il cielo del Molise,
bombardando i villaggi
con gavettoni meteorologici.
Il cielo si fende
e rovescia cateratte di luce
sulla campagna appesantita dall’acqua,
trasformando, in uno specchio,
ogni pozzanghera.
La luce netta e improvvisa
smalta di riflessi cerulei
l’erba delle prode
e i fili piegati dalla sferza del temporale
pettinano l’acqua fangosa
dei fossi gonfi.
La sera poi,
come un pezzo di pane,
il borgo viene divorato
dalla nebbia.
E il campanile della chiesa,
come una matita di pietra,
disegna nuvole con la sua punta.
E tra i suoi sassi smagriti,
di tanto in tanto,
s’ avvolge la sciarpa scura
del crepuscolo,
punteggiata del nero
volo di corvi.
La corsa della vita porta all’agonia
La lotta per capirsi allontana dalla dolcezza
Come si fa a reggere un fardello così grande
Incompresa nel vortice del tempo
Sento il cuore battere solo per l’affanno
Sento le mani sudare solo per la fatica
Sento lui così lontanamente vicino
Incompresa dalle persone normali
Incomprensibili pensieri
Chiudo gli occhi
derisi, cosi ci si sente.
Voglia di essere come gli altri
forse meglio.
Cosi si sprofonda
nell’abisso.
Alla ricerca della personalità
che non è nostra non ci appartiene.
Cosi si muore dentro
giorno dopo giorno.
Piano piano il cervello smette di pensare
di ragionare.
L’impulso di correre a svuotare lo stomaco
sempre più spesso fino allo sfinimento.
La devastazione
prende il sopravvento.
Il disagio sembra attenuato
forse non ci si sente più diversi.
Non siamo più grassi
ci vediamo più belli.
Ma...
morti dentro.
TRATTA DA UNA STORIA VERA, PER UNA RAGAZZA CHE STA LOTTANDO PER USCIRE DA QUESTO TERRIBILE INCUBO.
Aneli stretti in un'oasi fra le braccia.
Segue un'idea sempre più impronunciabile
che sputa aria condensata:
la veloce transizione trasversale di Randy
che non intralcia l'incrocio.
Scorrono cieli e prati
ai fianchi grassi dell'uomo
che non sa più dove cercare.
Qualcuno è rimasto fermo sulla seggiovia.
Tribbolio di un radar nel deserto;
la speranza, quella blatta,
occupa sfuggente ogni angolo della casa
e la signora, quasi sconsolata, resta seduta al centro
ruotando solo le pupille immacolate.
Il dolce svanire altrove.
In un incontro tenuto segreto
con la miserabilità.
Sfiorata la barba, solleticata,
il vento fa la spia al padrone.
E Randy non si sta nascondendo:
voleva vedere per l'ultima volta
il luogo dove molto tempo fa mi salvò.
Parlami ancora di te
dei tuoi sogni nascosti e
e del deserto che avanza.
Ora vai,
ora ritorni
come i bulbi dei fiori,
come l'essenza dell'aria,
come le nuvole del cielo.
Profumi nell'Autunno
stilli rugiada,
avvolgi di bruma,
profumi la bocca
non più il cuore.
Arrivederci, o magari addio!
Mi libro ora nel vasto cielo
della dimenticanza.
Cosa scrive chi scrive?
Dove scrive?
Sulla terra
avida di ricordi
e colma di fantasmi?
Sulle acque ondose
di sensazioni indescrivibili?
Sulla sabbia
vuota di memoria?
Sulle distese immobili
dei dubbi?
Bacerò il vento
con labbra di fuoco
e ti raggiungerò
nelle orbite stanche
dei tuoi giorni morti.
Impassibile davanti a un vulcano colossale, tu, natura,
e alla sottilissima pioggia della notte,
alle mie lampade malate in una pozza di strada.
Ai tre nessuno nel gomitolo di un crocchio,
a una bicicletta cometa
con un ombrellino rosso.

Se l'antipatia fosse stata un telegramma del generale
avresti spedito per errore la battuta del giorno
Il diario di bordo
La dolcezza smisurata di una rivoluzione cotta al forno
Se il generale ti avesse promesso una promozione
Chi avresti maledetto
fra la gabbia aperta dell'odio
ed un restare evolvente in se stesso?
Ora riposi su quell'insano applauso
Sulle vibrazioni di un pianeta sconosciuto
che non è il momento di scoprire
e sui monti caucasici
reggendo il moccolo al primo appuntamento di Prometeo
Se l'Universo avesse un po' d'amor proprio
metterebbe la camera in ordine
e forse non ritroverebbe più niente
avvolta dal buio.
Il posto accanto a me
è ancora caldo.
Sento ancora
il profumo dell’amore.
Pensavo te ne fossi andato
insieme alla notte d’amore.
Un odore improvviso
corro in cucina.
Sul tavolo un vaso
con una rosa rossa.
Sei tu che prepari il caffè
ti giri mi guardi.
Quegli occhi...
castano lucido.
Buon giorno amore
buon giorno mondo.
Quanno che me metto a rimà
e vorebbe propo fà er serio
scrivenno co'n certo criterio
obbriganno sta pora mano
a scrive 'n perfetto itajano
pe' cercà de 'nseguì la meta
de scrive come 'n vero poeta,
che vòi, gnente, ciccia,
la rima me se 'mpiccia,
me se blocca su le dita
me sento la testa svampita.
Ma nun sò mica barzellette
quelle che 'r còre mio dannato
a 'n artro còre disgrazziato
ciavrebbe voja de trasmette.
Oggnuno cià la lingua che je s'addice,
nu 'mme rinfaccià perciò pe' quarche erore,
è solo che la rima mia drent' ar còre
cià 'n'artra musa ispiratrice.






