che non sa mentire.
ogni seme traboccava
dello scrivere di notte
di sogni spavaldi, dietro finestre sommesse;
Triste,
senza un presente alato
arriva imminente l'ira spossata del passato
con il suo piano inclinato.
Chissà come sono ora le tue carezze,
Codici,

perché lui abbraccia la luna di notte
e dorme quando c’è il sole.
Non t’innamorare mai di uno
che scrive romanzi e poesie,
perché le sa usare per conquistare il cuore.
Non t’innamorare mai di un poeta,
pensando che sia una persona qualunque,
perché lui si lascia dal profumo della carta e dell’inchiostro inebriare,
per rincorrere l’infinito che tiene stretto nei suoi sogni
e regala solo a chi ha occhi pieni d’amore.
Non t’innamorare di un poeta per gioco,
perché dentro di lui arde la fiamma che brucia di passione e d’amore,
ma ti lascerà piangere quando se ne andrà via con il tuo cuore.
Non t’innamorare mai di quest’uomo
che ha l’anima che vive tra le stelle e si nutre di fantasia,
non lo potrai mai imbrigliare e legare alla materia perché,
come il vento, vorrà essere libero di volare e, se un giorno si fermerà,
tu tienilo ben stretto dentro, nel tuo cuore
e per l’eternità avrai il suo amore.
Risento ancora dei giochi,
ma ancora ... io non ci credo
E’ nel rifare il letto un’ansia sporca
Una velocità che non sa dire il mazzo delle mani
o forse scorre sulla chitarra che ripassa il tuono
ma tu serena tigre mi guardi indifferente
la pancia piena del mio sangue
mi frantumi in ogni convinzione
Esiste un tempo, il tuo
e questo masturbare ogni pensiero
Oh!
È il mio tempo in un dna di nuvole a soqquadro
una passione casuale che mi rovina il naso
mi fa crudele il tuo volare
agli angeli nascosti in un grattacielo
Pulisci i vetri con le labbra pure
Scopri adulteri in un letto d’ospedale
Sollevare i pantaloni serrare la cinghia
dopo
non sa d’amore
e gode ancora la perlina del coltello
nelle valve aperte
anche il ricordo le cola da un lato
sarà Poesia.
Nella bolla di un tramonto, il tempo che s’è fermato
a cena da un vecchio amico, quattro chiacchiere
davanti a un bicchiere di vino rosso, ricordi
che tornano a galla deformati dalla nostalgia.
E tutti ad aspettare la notte, gli amanti col colbacco
il tabacco nella pipa dello scrittore senza ispirazione
la prostituta bambina che non può andare al lavoro
senza il passaggio al lato buio della sua giornata
la data che non può essere aggiornata, la fata
che attende mezzanotte per rifarsi il trucco.
Tutti collegati a Facebook dove danno la diretta
della cena, il tempo è ormai brillo e la fretta
della luna è pari alla stanchezza del sole, il tarocco
consultato dal mago parla di una sceneggiata
ma se è sfocata la sua vista e se non è tornata
la sua compagna dall’ultima visita al foro
delle locandiere, allora ogni possibile spiegazione
è affondata nell’argilla. La spilla da balia è nel sacco
di farina, se la trova la figlia del cuoco dell’Abbazia
si sposerà entro un anno. Scappa, fuggi e mordi
se incontri la donna albina del cocchiere
celeste. La cena è finita e il tempo si è addormentato.
destinata ad andare a fuoco
negli occhi dei re del nulla
nella stanza dei bottoni
Bruciate bambine le bambole
Giocate bambini ai soldatini
le prove innocenti prima di un olocausto
ma non ci sarà tempo
nemmeno per la prossima guerra
Dita tamburellano nervose,
l'ultimo gesto eclatante, fatale
Luce immensa, l'illusione di un sole
Un attimo, poi il buio
Assaggio la tua bocca
sa' di menta e amore
sa' di cose buone
leggo il tuo sorriso leggero
e divento velo
guardo i tuoi occhi
sono isole piene d'affetto
sostengo il tuo abbraccio
che nido diventa.
cosa voglio di più?
nulla davvero
sono ricca di tutto
mi basti tu
mi basta sentire il tuo sguardo
che accompagna
mentre vado lontano
senza il calore della tua mano
per poi ritornare
come onda del mare
ancora una volta a riscaldarmi di te.
Quando scende il sole i cani, realisti
Dalla finestra, ritagli di cielo,
sempre gli stessi.
Diversi colori,
ma eguali distanze.
Bianche traiettorie
che lentamente svaniscono.
L'uomo...
Albero rigoglioso,
poi albero spoglio,
stesso albero.
L'albero...
Stanza buia,
luce nella stanza,
uomo alla finestra.

Quella sera caro padre
c'incoraggiasti a non disperare
pur non avendo certezze
sull'evolversi dell'imminente
sentenza ricevuta
come ad esorcizzare il male
che latente all'aura preziosa
dell'ignara ed amata sposa
in un tintinnio sordo progrediva.
Amaro calice
da noi tutti bevuto all'improvviso
senza averne avuto
il benché minimo preavviso.
Nel tempo
dei tuoi giorni solitari
non avesti più certezze,
in un limbo sconfinato
vivevsti il tuo presente,
e sentore non avesti del futuro
che gravido presentava ancora
dolori ed incertezze.
Dei tuoi giorni più belli vissuti
nei sussurri della giovinezza
quando il divenire
cominciava a prendere forma
[ormai dietro le spalle]
avevi qualche flash
qualche fotogramma
e in quei momenti t'immergevi
come fosse il tuo presente
nelle dolci primavere,
che ti addolcivano come in sogno
la coscienza addormentata...
Naufraghi, pensieri nella acerba notte acidula di luglio
Si schiantano cavalcando lampadine verso le finestre
Anelano il cielo
Ma si riversano torrenziali tra fiumi di asfalto
E di anime
Carnali desideri ansiosi nell'oasi metropolitana
Popolati da gigli dal soave urlo
Imprigionati tra cemento e stoffa alla moda
La moda del suicidio, della disperazione furiosa rivoluzionaria
Della autodistruzione senza motivazione
La moda del non essere alla moda
La moda di essere se stessi
Ma chi vorrebbe esser mai chi siamo
Scorre il sangue del fiore di nostra giovinezza
Passata a soffrire per la moda
Di non essere felici
E di far finta di esserlo
Viviamo per gli altri, diceva qualcuno
Gli altri non esistono
Gli altri sono solo boccheggianti occhi giudici
Io seguirò la moda di sputare versi addosso alle finestre
Io seguirò la moda di essere tutti
Io seguirò la moda di non essere nessuno
Io seguirò la moda di essere una parola, un nome, una poesia
Io seguirò la moda di vivere
Io seguirò la moda di sorridere mentre affogo
entrasti in quel convento
Dove ti sedussero le brave suore.
Il tuo cuore semplice ed ignaro,
non si avvale del grave inganno.
Ti dissero: sei nata per amare.
E tutti amasti, ma non te stessa.
Io in te trovai il faro
che guidò la mia notte buia,
la melodia che uccise i miei silenzi,
il Michelangelo
che dipinse il mio sorriso.
Come la sua
ha sfidato il tempo la tua maestria
e ancor non ha perduto.
Ti ho sempre amata per tutto questo.
Ma tu perché hai amato me?
Solo tu asciugati le mie lacrime,
io per te non lo feci mai.
E quando me ne andai
non più un cenno,
mai più un saluto.
Come hai potuto amare ancora?
Per il tuo bene, io ti prego!
Non svegliarti dal sogno assurdo
in cui entrasti ancor piccina.
Vivi in esso è con esso vola via.
Tra gli iperborei ti ho trovato un posto.
È lì che ti saprò felice eternamente
Amica mia.
« Anche un orologio fermo segna l'ora giusta due volte al giorno. »
(Hermann Hesse)
Poco dopo la mezzanotte,
quando la traiettoria scomposta
del volo delle farfalle si è fatta meno,
il cercatore bruscamente si ravvede
mentre fatica a tornar sé stesso.
Che già è il tempo del risveglio,
del peccato originale,
del primo passo
sulla via
di Damasco.
Anche io, vedi,
come l'occhio
del lupo
brillo
soltanto
quando
è
.buio.
.
.
.
Nell'aria irrompono
le note di un boogie
sta nel corpo con linfa.
piccoli saltelli
gonne svolazzanti
sorrisi, passi strusciati
ritmi caldi e demodé
sotto le luci di un lontano giorno
dove gioia era danzare.
mossettine, una presa
e nell'aria la dama va'
vola e nel suo semplice andare
c'era la complicità
di due corpi in un sol passo.
or la musica in calza
per finire essa sta
ancor una piroetta
che perfetta tra le braccia
lei sarà....









