Non c ‘è cosa
che artisti, poeti e scrittori
temano di più,
di quell’occhio
di quell’occhio
che vede la loro piccola frode;
che rivela loro, quanto
avessero dovuto deviarla, meglio,
verso l’innocente piacere di se stessi.
Quell’occhio…
che attraverso la loro arte
vede,
come quell’attimo di debolezza
come quell’attimo di debolezza
sia simile ad un furto
consumato a danno dell’intero mondo
e dei quotidiani pensieri,
che forse avrebbero potuto
essere ampliati,
colorati, reinventati...aromatizzati!
Quell'occhio...
che individua, che spia, che brama,
quell’andare oltre il semplice imitare.
Che chiede, pretende,
Che chiede, pretende,
che sia solo l'interpretare...
... l'estemo, unico, rituale.
Perché, guai Poeti!
Quale sorta di crudele terribilità:
non essere abbastanza,
facilmente… riconoscibili!


9 commenti
La città splende d'una luce nuova quando il sole decide di scuoterne il sonno offrendole una luce così nitida.
Dorme. Il suo respiro impercettibile viene mozzato da scie di rumori di motori lontani che ne turbano la veglia.
I palazzi, voluminosi ammassi squadrati fatti di ferro e vetro, sembrano dimenticarsi del loro peso e volgere il viso alla carezza dei raggi.
Il fiume, quieto, scorre ossequioso nel suo mezzo, accertandosi di non avvolgersi in vortici tumultuosi soltanto per non svegliare una creatura assopita in tal guisa.
Non udii un singolo flutto o scroscio che potesse distogliere la mia attenzione dall'ammirare questa città che oggi, bagascia, decide di concedersi alle mie voluttà in una nuova veste.
Bellezza selvaggia, pura e vera.
Occhi da cerbiatta su d'un viso da bambina che mi guarda con degnazione,lasciandosi ammirare per pura vanità. Facendosi beffa di me, così come l'uccellino che, con sfacciataggine, si posa sulla bindella dello schioppo un istante prima che il cacciatore esploda il colpo.
È una città dormiente che lascia solcare il proprio cielo soltanto ad enormi gabbiani che con voli decisi ne squarciano l'aria.
Ascolto i suoi rumori, calco le sue strade e mi lascio trasportare dalle sua maschera di quest'oggi.
Le luce progredisce verso ponente e si innalza da sé.
Con prontezza prende il proprio posto sul suo scranno torreggiante, facendomi intendere che ancora una volta è riuscita ad avere la meglio sulle tenebre, imponendosi su di esse.
Rinfrancato da questo vigore mi faccio forza e mi congratulo con me stesso per essere stato suo accondiscendente gregario,ed avere condotto,tenendolo per mano, il despota al patibolo.
Il mio dovere è stato compiuto. Chiudo gli occhi con un sorriso sulle labbra auspicando in un leggero riposo, pascendo l'animo di rosee illusioni.
Dorme. Il suo respiro impercettibile viene mozzato da scie di rumori di motori lontani che ne turbano la veglia.
I palazzi, voluminosi ammassi squadrati fatti di ferro e vetro, sembrano dimenticarsi del loro peso e volgere il viso alla carezza dei raggi.
Il fiume, quieto, scorre ossequioso nel suo mezzo, accertandosi di non avvolgersi in vortici tumultuosi soltanto per non svegliare una creatura assopita in tal guisa.
Non udii un singolo flutto o scroscio che potesse distogliere la mia attenzione dall'ammirare questa città che oggi, bagascia, decide di concedersi alle mie voluttà in una nuova veste.
Bellezza selvaggia, pura e vera.
Occhi da cerbiatta su d'un viso da bambina che mi guarda con degnazione,lasciandosi ammirare per pura vanità. Facendosi beffa di me, così come l'uccellino che, con sfacciataggine, si posa sulla bindella dello schioppo un istante prima che il cacciatore esploda il colpo.
È una città dormiente che lascia solcare il proprio cielo soltanto ad enormi gabbiani che con voli decisi ne squarciano l'aria.
Ascolto i suoi rumori, calco le sue strade e mi lascio trasportare dalle sua maschera di quest'oggi.
Le luce progredisce verso ponente e si innalza da sé.
Con prontezza prende il proprio posto sul suo scranno torreggiante, facendomi intendere che ancora una volta è riuscita ad avere la meglio sulle tenebre, imponendosi su di esse.
Rinfrancato da questo vigore mi faccio forza e mi congratulo con me stesso per essere stato suo accondiscendente gregario,ed avere condotto,tenendolo per mano, il despota al patibolo.
Il mio dovere è stato compiuto. Chiudo gli occhi con un sorriso sulle labbra auspicando in un leggero riposo, pascendo l'animo di rosee illusioni.
M’aggrappo alla tua onda calda Armonia
a tratti abbandonata all’immagine riflessa
sbiancata dalle latitudini perforanti erose
stravolta talvolta, suicida spesso in multiformi angosce
malinconica scheggia di ghiaccio sulla carne viva.
Stordita alle lusinghe della morente notte
s’avvicina l’alba sistemandosi i capelli
specchio di giorno rovesciato nella dolce morte
di tutte le cose lasciate ad asciugare al tempo e alla sorte.
Persa a riflettere all’amore , stella infranta
e alle mille solitudini d’odio nel crollar consorte
affondo nell’illusione che tutto trama e trema
disposta al muro con l’anima pronta ad esser piuma.
Memoria sua stella con i suoi sì sulla ferita
a rimescolar compiaciuta in putrescenti cadaveri
la dismessa, asfittica dimenticanza della vita
immagini, attimi, epitaffi d’un fiore reciso al cuore .
Lapilli d’anima ricamati ai bordi della notte
disegnano l’ultimo respiro privo della vita
e due ali lasciate galleggiare nella brezza
della mia sola amata superstite poesia.
Cu 'nu lenzuolo 'e raso mm'aggio cusuto 'sta cammisa.
Porto 'na maschera nera ca 'mme cummoglja 'o viso.
'O naso è chillo 'e n'aquila e 'mme serve p'annusa',
pe quanno faccio 'mbruoglje e cerco d'arraffa'.
Pe mm'abbusca' 'nu piatto cucenato a dduvere,
m'arrangio a fa 'o servo, 'o falegname e 'o salummiere.
Che dicite? Sò 'ncazzuso. 'Mme fete 'o naso. Embè!
Chella è 'a capa cà 'mme volle e nunn'a pozzo fa patè.
Comme a San Gennaro tengo 'o sanghe scarfato.
Cu 'a differenza ca 'o mjo è già bello e squagljato.
Mm'addeverto a sfrugulià 'a ggente d''e palazze.
Sì me 'nquietano 'me 'ncazzo e 'mme metto a fa 'o pazzo.
'Nciucio e chiacchiareo cu uommene 'e cummare.
Quanno veco 'a cunvenienza 'mme vaco a fjutà l' affare.
'Me piace e 'mme 'ntrigà e si coccosa nun me torna,
ll'avoto a tarantella o faccio peste e corna.
Quanno 'mme contano 'nu fatto o 'na sturiella,
nun ne faccio maje segrete. Sò 'nnu Pullecenella.
Tengo 'a lengua longa, tagljente e bifurcuta,
ma ve rimango servitore! Me 'nchino e vve saluto...
Porto 'na maschera nera ca 'mme cummoglja 'o viso.
'O naso è chillo 'e n'aquila e 'mme serve p'annusa',
pe quanno faccio 'mbruoglje e cerco d'arraffa'.
Pe mm'abbusca' 'nu piatto cucenato a dduvere,
m'arrangio a fa 'o servo, 'o falegname e 'o salummiere.
Che dicite? Sò 'ncazzuso. 'Mme fete 'o naso. Embè!
Chella è 'a capa cà 'mme volle e nunn'a pozzo fa patè.
Comme a San Gennaro tengo 'o sanghe scarfato.
Cu 'a differenza ca 'o mjo è già bello e squagljato.
Mm'addeverto a sfrugulià 'a ggente d''e palazze.
Sì me 'nquietano 'me 'ncazzo e 'mme metto a fa 'o pazzo.
'Nciucio e chiacchiareo cu uommene 'e cummare.
Quanno veco 'a cunvenienza 'mme vaco a fjutà l' affare.
'Me piace e 'mme 'ntrigà e si coccosa nun me torna,
ll'avoto a tarantella o faccio peste e corna.
Quanno 'mme contano 'nu fatto o 'na sturiella,
nun ne faccio maje segrete. Sò 'nnu Pullecenella.
Tengo 'a lengua longa, tagljente e bifurcuta,
ma ve rimango servitore! Me 'nchino e vve saluto...
Come marea d’un raggio di cuore,
piuma di violino
è abbecedaria scintilla di cielo,
volteggia fra lacrime di sole
come sillabe di foglie serafiche
ed un cromosoma d’azzurro
squarcia le ciglia d’infinito profumo.
Il mirto s’apostrofa di luce,
corteccia d’asfalto respira il mio sguardo,
l’anima s’impregna d’un pistillo di luna
ed un tramonto di primavera s’annida
fra alluvioni scheggiati dal calice della sera.
piuma di violino
è abbecedaria scintilla di cielo,
volteggia fra lacrime di sole
come sillabe di foglie serafiche
ed un cromosoma d’azzurro
squarcia le ciglia d’infinito profumo.
Il mirto s’apostrofa di luce,
corteccia d’asfalto respira il mio sguardo,
l’anima s’impregna d’un pistillo di luna
ed un tramonto di primavera s’annida
fra alluvioni scheggiati dal calice della sera.
Gaudio
di una sofferenza.
Da ogni colpa si sgombra la coscienza.
Sovrastrutture di adulto
prevaricate
dall'innocenza dell'infanzia.
Il carrettino e' alsuo posto
in campagna;
la mano lo spinge avanti
e chilometri su chilometri
guadagna;
tra le note confuse
di una fisarmonica
estesa ristretta,
vien voglia
di azionare le gambette
e salire in alto la scaletta.
Adesso puoi anche
spirare in pace;
la campana annunci
gli ultimi tocchi;
e riconciliarti con Gesu'.
di una sofferenza.
Da ogni colpa si sgombra la coscienza.
Sovrastrutture di adulto
prevaricate
dall'innocenza dell'infanzia.
Il carrettino e' alsuo posto
in campagna;
la mano lo spinge avanti
e chilometri su chilometri
guadagna;
tra le note confuse
di una fisarmonica
estesa ristretta,
vien voglia
di azionare le gambette
e salire in alto la scaletta.
Adesso puoi anche
spirare in pace;
la campana annunci
gli ultimi tocchi;
e riconciliarti con Gesu'.
HO VISSUTO NEL SILENZIO DEI BOSCHI
NELLE MURA DI UN ALBERGO
HO TOCCATO IL FONDO DELLA SOLITUDINE,
DELL'ANGOSCIA
ALL'IMBRUNIRE TORNANDO A CASA
HO RESPIRATO L'ARIA OPPRIMENTE
DELLA MIA CITTA'
HO RITROVATO IL SOLE E LA GIOIA
SOLO NEI TUOI OCCHI AMORE
NELLE MURA DI UN ALBERGO
HO TOCCATO IL FONDO DELLA SOLITUDINE,
DELL'ANGOSCIA
ALL'IMBRUNIRE TORNANDO A CASA
HO RESPIRATO L'ARIA OPPRIMENTE
DELLA MIA CITTA'
HO RITROVATO IL SOLE E LA GIOIA
SOLO NEI TUOI OCCHI AMORE
È la magia di quell’unica perla
al tuo orecchio
riflessi che incantano e
conducono agli occhi bambini
alle tenere labbra dischiuse
a celare passione e timore.
Nelle fredde ore in soffitta
sfregavi dita affusolate
macchiate per lui
di ocra e oltremare,
così tra le tele e il corpetto
schiavo era l’amore atteso
sofferente di sguardi
nei colori di luce
macinati in penombre di silenzi.
Ora sei eterna ammirata bellezza
unica e consapevole che
la sua più grande opera
a Lui non costò nulla.
al tuo orecchio
riflessi che incantano e
conducono agli occhi bambini
alle tenere labbra dischiuse
a celare passione e timore.
Nelle fredde ore in soffitta
sfregavi dita affusolate
macchiate per lui
di ocra e oltremare,
così tra le tele e il corpetto
schiavo era l’amore atteso
sofferente di sguardi
nei colori di luce
macinati in penombre di silenzi.
Ora sei eterna ammirata bellezza
unica e consapevole che
la sua più grande opera
a Lui non costò nulla.
Matita spuntata
per spuntati appunti
impregnati, bisunti
poco scrivibili, poco servibili
delineanti
svogliati segni
righe pentite
emozioni svuotate, parole smagrite
Appunti per un ritorno
di qualche minuto
della notte
aspettando il giorno
A parlar di ferite
di quelle guarite, di passaggi a sorpresa
di qualche resa
d'anime ed amori
pochi partecipanti
molti spettatori
per spuntati appunti
impregnati, bisunti
poco scrivibili, poco servibili
delineanti
svogliati segni
righe pentite
emozioni svuotate, parole smagrite
Appunti per un ritorno
di qualche minuto
della notte
aspettando il giorno
A parlar di ferite
di quelle guarite, di passaggi a sorpresa
di qualche resa
d'anime ed amori
pochi partecipanti
molti spettatori
Amore…amare
andare, tornare,
chiarire, capire.
Sentire!
Eros ,carezze, sussulti,
grida, orgasmi,
vivere, morire.
Cedere! Impazzire!
Gioire…
prendere, lasciare,
vincere, perdere…
…Anche questo mese è ormai passato
finito, perduto,
caduto nell’abisso.
Dimenticato…
…Addio!

Pensavo che mi sarei abituato alla mia angusta cella
ma non è così.
Il soffitto ogni giorno che passa
mi sembra che si abbassi
sempre di più.
Le pareti mi sembra che ogni giorno
si avvicinino a me di una spanna
e sono pronte a schiacciarmi
senza pietà alcuna!
Sono ormai un lucignolo fumante,
non mi spegnere.
Sono come una canna da zucchero
rotta e piegata su se stessa,
non mi schiacciare sotto i piedi.
Non ho più un nome da difendere.
Non ho più una reputazione,
la macchiai con inchiostro nero
e indelebile.
Sono qui per un errore fatto
molto tempo fa
ma me lo ricordo bene,
come se fosse ieri….
ogni mattina è davanti a me
e ogni sera mi viene a trovare.
Non mi lascia in pace.
A volte mi sembra di impazzire.
Vorrei cancellare il mio vissuto.
Vorrei non essere mai nato.
Così non avrei recato danno
né a me
né a nessun altro.
Cosa darei per respirare solo un attimo
l’aria di fuori!
Casa darei per uscire un sol giorno,
per vedere se il mondo sia cambiato
da quando la mia assenza è divenuta
più presente.
Non ho più una famiglia
ma tu
almeno tu
abbi pietà di me
da qui fino alla mia fine.
______________________________________
N.B.: Noi, che abbiamo la libertà,
apprezziamola e non prendiamola per
scontata!
Buona serata a tutti.
______________________________________
ma non è così.
Il soffitto ogni giorno che passa
mi sembra che si abbassi
sempre di più.
Le pareti mi sembra che ogni giorno
si avvicinino a me di una spanna
e sono pronte a schiacciarmi
senza pietà alcuna!
Sono ormai un lucignolo fumante,
non mi spegnere.
Sono come una canna da zucchero
rotta e piegata su se stessa,
non mi schiacciare sotto i piedi.
Non ho più un nome da difendere.
Non ho più una reputazione,
la macchiai con inchiostro nero
e indelebile.
Sono qui per un errore fatto
molto tempo fa
ma me lo ricordo bene,
come se fosse ieri….
ogni mattina è davanti a me
e ogni sera mi viene a trovare.
Non mi lascia in pace.
A volte mi sembra di impazzire.
Vorrei cancellare il mio vissuto.
Vorrei non essere mai nato.
Così non avrei recato danno
né a me
né a nessun altro.
Cosa darei per respirare solo un attimo
l’aria di fuori!
Casa darei per uscire un sol giorno,
per vedere se il mondo sia cambiato
da quando la mia assenza è divenuta
più presente.
Non ho più una famiglia
ma tu
almeno tu
abbi pietà di me
da qui fino alla mia fine.
______________________________________
N.B.: Noi, che abbiamo la libertà,
apprezziamola e non prendiamola per
scontata!
Buona serata a tutti.
______________________________________
Timide ragnatele d’asfalto
schiudevano i passi della sera,
le scarpe s’annuvolavano di sogni,
le labbra saggiavano bramosia di tramonti.
Una rondine giocherellava coi miei capelli,
quei riccioli scuri le parevan piccolo nido intricato
tessendo brulicanti geometrici intrecci di fiori
come un’ape danzerina dal dolce miele sospinta.
Un solstizio di primavera
ribellava austere corolle di luce sanguigna,
timide ragnatele d’asfalto tremavano
ed il calice del mio cuore nel vento cullavano.
schiudevano i passi della sera,
le scarpe s’annuvolavano di sogni,
le labbra saggiavano bramosia di tramonti.
Una rondine giocherellava coi miei capelli,
quei riccioli scuri le parevan piccolo nido intricato
tessendo brulicanti geometrici intrecci di fiori
come un’ape danzerina dal dolce miele sospinta.
Un solstizio di primavera
ribellava austere corolle di luce sanguigna,
timide ragnatele d’asfalto tremavano
ed il calice del mio cuore nel vento cullavano.
Veleggia con circospezione
sulle coste dell'anima.
Intenso si insinua subdolo
come un virus
nel sistema immunitario.
Zampa di elefante che schiaccia
il corpo e l'anima.
Insetto repellente,
punge ogni abbozzo
di normalità;
ostile e refrattario si mostra
al tentativo di rimozione.
sulle coste dell'anima.
Intenso si insinua subdolo
come un virus
nel sistema immunitario.
Zampa di elefante che schiaccia
il corpo e l'anima.
Insetto repellente,
punge ogni abbozzo
di normalità;
ostile e refrattario si mostra
al tentativo di rimozione.
"Chi ha deciso di fare qualcosa, e non pensa ad altro, supera tutti gli ostacoli"
(Giacomo Casanova)
La tua
fama pia
ti precede,
oh cavaliere,
e le tue donne
arrossiscono
quando il tuo
verbo saggio
erra instancabile:
prima un po' di qua,
e poi un po' più in là.
Ma bisogna flettere
come le cime del
lauro selvatico,
e poi saper
aspettare
che anche
il vento
pian
piano
si plachi,
se si vuole
imparare
a capire,
e poi
a cantare,
nell'equanime
e mai ingiusto
linguaggio
del grillo.
Se le strade
di questo mondo
accolgono ancora
il tuo sputo sottile,
credendo che possa
dissetare i suoi fiori,
è perché in realtà
non lo sanno
che è solo
uno strato
di colla
vinilica.
"La nostra intelligenza spesso commette l'errore di supporre negli altri la nostra stessa disinvoltura"
(Giacomo Casanova)
e poi
a cantare,
nell'equanime
e mai ingiusto
linguaggio
del grillo.
Se le strade
di questo mondo
accolgono ancora
il tuo sputo sottile,
credendo che possa
dissetare i suoi fiori,
è perché in realtà
non lo sanno
che è solo
uno strato
di colla
vinilica.
"La nostra intelligenza spesso commette l'errore di supporre negli altri la nostra stessa disinvoltura"
(Giacomo Casanova)










