Sulle ali di un vecchi autunno
ha dipinto occhi castani
e capelli chiari
terzo dolce sorriso
in pochi anni
cavalcando nuove stagioni
ha piano piano
scontornato immagine leale
in cammino verso il mondo
e attraverso nuove strade
passando da semplici
numeri e lettere
ha costruito grandi momenti
tenendo sempre accanto
la fantasia della giovinezza
ed ora che a quello stesso autunno
ad anni di distanza
è stato capace di regalare
nuova linfa nuova vita
a quel bambino
continua il viaggio
di quel bambino
che mai si è fermato
e mai fermerà
il suo cammino
ha dipinto occhi castani
e capelli chiari
terzo dolce sorriso
in pochi anni
cavalcando nuove stagioni
ha piano piano
scontornato immagine leale
in cammino verso il mondo
e attraverso nuove strade
passando da semplici
numeri e lettere
ha costruito grandi momenti
tenendo sempre accanto
la fantasia della giovinezza
ed ora che a quello stesso autunno
ad anni di distanza
è stato capace di regalare
nuova linfa nuova vita
a quel bambino
continua il viaggio
di quel bambino
che mai si è fermato
e mai fermerà
il suo cammino
1 commento
La fila di punti graffe lungo la ferita
assomiglia al dorso di un dinosauro
affondato nelle sabbie mobili.
La protesi al ginocchio manda segnali dolenti,
s'annoia, vuole attivarsi,
sentirsi partecipe dei miei passi,
delle direzioni da intraprendere.
Mi sono reso conto che
sono smontabile, riparabile,
che il corpo è solo un insieme di pezzi
che si consumano inesorabilmente
ai comandi della mente.
Nasce allora la speranza
che forse anche il cuore possa ripararsi,
che il crudele morso che gli desti
possa trovare una toppa durevole
fissata con cento punti di seta
a disegnare una sottile cicatrice,
eterno ricordo della tua passione
antropofaga.
assomiglia al dorso di un dinosauro
affondato nelle sabbie mobili.
La protesi al ginocchio manda segnali dolenti,
s'annoia, vuole attivarsi,
sentirsi partecipe dei miei passi,
delle direzioni da intraprendere.
Mi sono reso conto che
sono smontabile, riparabile,
che il corpo è solo un insieme di pezzi
che si consumano inesorabilmente
ai comandi della mente.
Nasce allora la speranza
che forse anche il cuore possa ripararsi,
che il crudele morso che gli desti
possa trovare una toppa durevole
fissata con cento punti di seta
a disegnare una sottile cicatrice,
eterno ricordo della tua passione
antropofaga.
« Trovarono tra tutte quelle orribili carcasse due scheletri, uno dei quali abbracciava singolarmente l'altro. Uno di quegli scheletri, che era quello di una donna, era ancora coperto di qualche lembo di una veste di una stoffa che era stata bianca. L'altro, abbracciava stretto questo, era lo scheletro di un uomo. Notarono che aveva la colonna vertebrale deviata, la testa incassata tra le scapole e una gamba più corta dell'altra. Quando fecero per staccarlo dallo scheletro che abbracciava, cadde in polvere. » Cit. Notre-Dame de Paris (Victor Hugo)
Io
ti amo
da sempre,
persino da prima
che mi portassi da bere,
persino quando il mio stupor
non era sonno profondo
e di già irreversibile,
ma era soltanto
un deforme
e piccolo
sogno.
E
così
ti amo
anche oggi
che sono lo sposo
che torna ad essere
un pugno di polvere:
la soave materia
di una vita
che si fa
eterna
e che
non
potrà
mai più
separare
ciò che Dio
ha voluto
unire-
Me sto a morì dar ride
m’hai fatto scompisciare,
hai la battuta pronta,
sai bene cazzeggiare.
Co te nun ce s’annoia,
‘n te viè la paranoia,
basta statte a sentì
pe fatte divertì.
Dicheno che così inizia
er gioco dell’amore,
un po’ de bonumore
e er core cederà !
Che so tutte le storie
d’amore contrastato
dar pianto ognor condito,
dar duolo inusitato ?
Er cielo nottetempo,
‘a luna se se arza,
‘e stelle, er mare immenso,
me par tutt’una farsa !
E puro ‘a poesia…
a vorte te ‘ncupisce
se piena de dolor
me pare a stelle e strisce !
Che amore è allegria,
voja d’esse felici,
nun mette radici
inder l’opacità !
Pe questo tu me piaci
quanno che me fai ride,
sono parol vivaci,
che con l’amor non stride.
m’hai fatto scompisciare,
hai la battuta pronta,
sai bene cazzeggiare.
Co te nun ce s’annoia,
‘n te viè la paranoia,
basta statte a sentì
pe fatte divertì.
Dicheno che così inizia
er gioco dell’amore,
un po’ de bonumore
e er core cederà !
Che so tutte le storie
d’amore contrastato
dar pianto ognor condito,
dar duolo inusitato ?
Er cielo nottetempo,
‘a luna se se arza,
‘e stelle, er mare immenso,
me par tutt’una farsa !
E puro ‘a poesia…
a vorte te ‘ncupisce
se piena de dolor
me pare a stelle e strisce !
Che amore è allegria,
voja d’esse felici,
nun mette radici
inder l’opacità !
Pe questo tu me piaci
quanno che me fai ride,
sono parol vivaci,
che con l’amor non stride.
Alla linea del monte s’infiora memoria
depone rose a specchio il mare sulla spiaggia
lacera riverenze d’orme distratte
e perde il ricordo di corpi nudi e caldi
dall’incedere stanco sul dorso del vento.
Il mozzo solleva un uomo in ginocchio
sua la carcassa d’ignavia ad ala sul fondo.
E piove pianto la furia al dolore
opaco addio amniotico, narcotico amore .
Lesa deriva di grida, la rabbia s’arrende
nella dimenticanza acconsente l’assenza
dell’altro amato oltre l’alare murato.
Vola il pensiero sull’isola in sogno
piovono incanti al colmo incendiati
alianti filari di cielo viola all’appello.
Un grappolo a te che nel cuore apri l’ombrello
un po’ d’infinito a me che vivo e delirio distillo.
depone rose a specchio il mare sulla spiaggia
lacera riverenze d’orme distratte
e perde il ricordo di corpi nudi e caldi
dall’incedere stanco sul dorso del vento.
Il mozzo solleva un uomo in ginocchio
sua la carcassa d’ignavia ad ala sul fondo.
E piove pianto la furia al dolore
opaco addio amniotico, narcotico amore .
Lesa deriva di grida, la rabbia s’arrende
nella dimenticanza acconsente l’assenza
dell’altro amato oltre l’alare murato.
Vola il pensiero sull’isola in sogno
piovono incanti al colmo incendiati
alianti filari di cielo viola all’appello.
Un grappolo a te che nel cuore apri l’ombrello
un po’ d’infinito a me che vivo e delirio distillo.
Felicità sono le tue mani sul mio corpo,
si muovono frrenetiche e morbide,
felicità la tua bocca immensa e le tua labbra ovunque su di me,
sorridi dolce amante e i tuoi occhi brillano festosi,
finalmente liberi, incoscientemente liberi,
l'amore non ha fine per noi,
anche la mia pelle arde nella tua e gli sguardi complici si perdono nel sogno e nell'estasi.
Finalmente l'unione del corpo si intreccia nell'unione dello spirito,
il tuo profumo mi avvolge e mi inebria, come ambrosia,
ti cerco ancora e ancora, mai sazia del piacere e di te.
Si riaccende la fiamma al suono melodioso della tua voce,
al ritmo del tuo respiro e all'arguzia della tua mente,
ogni tua parola accoglie un mio gemito di piacere e una necessità brutale di ricevere ogni carezza, ogni piacere più audace.
Canto questa meravigliosa giornata figlia del sole, mio gentile amante,
affinchè l'attimo fermarsi possa e indelebilmente ,
il ricordo a noi caro di due anime finalmente libere,
si dipinga nell'estasi di corpi che ora sono una sola carne fremente e terribilmente viva.
si muovono frrenetiche e morbide,
felicità la tua bocca immensa e le tua labbra ovunque su di me,
sorridi dolce amante e i tuoi occhi brillano festosi,
finalmente liberi, incoscientemente liberi,
l'amore non ha fine per noi,
anche la mia pelle arde nella tua e gli sguardi complici si perdono nel sogno e nell'estasi.
Finalmente l'unione del corpo si intreccia nell'unione dello spirito,
il tuo profumo mi avvolge e mi inebria, come ambrosia,
ti cerco ancora e ancora, mai sazia del piacere e di te.
Si riaccende la fiamma al suono melodioso della tua voce,
al ritmo del tuo respiro e all'arguzia della tua mente,
ogni tua parola accoglie un mio gemito di piacere e una necessità brutale di ricevere ogni carezza, ogni piacere più audace.
Canto questa meravigliosa giornata figlia del sole, mio gentile amante,
affinchè l'attimo fermarsi possa e indelebilmente ,
il ricordo a noi caro di due anime finalmente libere,
si dipinga nell'estasi di corpi che ora sono una sola carne fremente e terribilmente viva.
Una mano asciuga
le lacrime che scendono.
Da un pò mi manca il coraggio
di guardare quegli occhi.
Forse per paura
di quello che potrebbero dirmi.
Mi manca il coraggio di affrontare
le paure le difficoltà.
Inaspettatamente
arriva una mano.
Mi asciuga le lacrime
dicendomi.
Sono qua...per aiutarti
per incoraggiarti.
Sussurrandomi...
io camminerò con te.


Sono o non sono
Ci sono o non ci sono
Sono qui tra felce boschive
Così fitte da imprigionare
Eppure, è la che devo andare
La scorgo, La fisso, m'allungo
Tepida e ruvida è la terra
Inciampo rotolando sulle gambe
Come un giocoliere intrepido
Che sfida la riuscita
Sono e ci sono
Osservo in muta reverenza
La dimora che calpesto
E non basta il tormento
Che serve al fine Nostro?
Morbida e liscia la mano
Così tesa e aperta da raccogliere
La carne o le ossa o solo
Il pensiero compresso.
Ci sono o non ci sono
Sono qui tra felce boschive
Così fitte da imprigionare
Eppure, è la che devo andare
La scorgo, La fisso, m'allungo
Tepida e ruvida è la terra
Inciampo rotolando sulle gambe
Come un giocoliere intrepido
Che sfida la riuscita
Sono e ci sono
Osservo in muta reverenza
La dimora che calpesto
E non basta il tormento
Che serve al fine Nostro?
Morbida e liscia la mano
Così tesa e aperta da raccogliere
La carne o le ossa o solo
Il pensiero compresso.
Ma dimmi a cosa hai pensato
quando il grido è rimasto muto
nell'ultimo istante
in cui sei caduto nel fondo
quando anche il vento
ha avuto timore
di quel funesto
lontano rintocco
hai forse chiuso gli occhi
o ti sei specchiato nel cielo
ed hai esitato
E tu che guardi oltre
- non dire!
Perché sai
sta in penombra
l’altra faccia della medaglia.
Nota: Inspiegabile è il suicidio, per tanto tempo mi sono arrabbiata pensando a chi lotta con le unghie e con i denti contro la malattia, ma poi ho riflettuto e ho capito che il male di chi compie un gesto così funesto si cela dentro e divora l’anima fino a gesti così estremi
quando il grido è rimasto muto
nell'ultimo istante
in cui sei caduto nel fondo
quando anche il vento
ha avuto timore
di quel funesto
lontano rintocco
hai forse chiuso gli occhi
o ti sei specchiato nel cielo
ed hai esitato
E tu che guardi oltre
- non dire!
Perché sai
sta in penombra
l’altra faccia della medaglia.
Nota: Inspiegabile è il suicidio, per tanto tempo mi sono arrabbiata pensando a chi lotta con le unghie e con i denti contro la malattia, ma poi ho riflettuto e ho capito che il male di chi compie un gesto così funesto si cela dentro e divora l’anima fino a gesti così estremi
Ritorna la sera con la sua ombra vaga
e sfuma lentamente
un altro giorno consumato.
Scorre veloce il tempo,
e seduto davanti allo schermo
cerco oblio in un diverso mondo.
Gli occhi stanchi scavano ansiosi
fra bit ondivaghi, cercano bramosi
parole ed immagini distraenti,
che cancellino le realtà stridenti
che mi soffocano il respiro.
Poi m'alzo dalla sedia ergonomica,
m'affaccio alla finestra spalancata
e guardo ammirato i lontani bagliori delle stelle.
M'arrendo infine al mistero cosmico
che sovrasta la mia esistenza
e torno, rasserenato, a voltare le pagine
della mia insignificante e fugace storia.
e sfuma lentamente
un altro giorno consumato.
Scorre veloce il tempo,
e seduto davanti allo schermo
cerco oblio in un diverso mondo.
Gli occhi stanchi scavano ansiosi
fra bit ondivaghi, cercano bramosi
parole ed immagini distraenti,
che cancellino le realtà stridenti
che mi soffocano il respiro.
Poi m'alzo dalla sedia ergonomica,
m'affaccio alla finestra spalancata
e guardo ammirato i lontani bagliori delle stelle.
M'arrendo infine al mistero cosmico
che sovrasta la mia esistenza
e torno, rasserenato, a voltare le pagine
della mia insignificante e fugace storia.
Prossime son l’orme
a le soglie de l’ultima stagione
e il vecchierello stanco
più non volge lo sguardo innanzi
ma a quel che fu;
e gli tornano i pensieri a torme
de la bella età, de la gioventù,
e de le chiare sere e di vento
quand’egli, seduto in solitaria parte,
solo compagno le murmuri fronde,
gli occhi volgendo all’immenso cielo,
de l’infinito cercava le sponde:
oh, mia cara luna,
oh, mie care stelle,
forse son quelle?
Fugge intanto il reo tempo
e guardandosi in volto
il vecchierello in petto si strugge:
perché ancor mi chiama questo nome,
ch’io non sono
né mai ogni dì più lo stesso,
ch’io non sono quel che fui?
Come? Forse ch’io ti porto dentro?
E per l’ultima volta al ciel si volse:
oh, mia cara luna.
oh, mie care stelle.
a le soglie de l’ultima stagione
e il vecchierello stanco
più non volge lo sguardo innanzi
ma a quel che fu;
e gli tornano i pensieri a torme
de la bella età, de la gioventù,
e de le chiare sere e di vento
quand’egli, seduto in solitaria parte,
solo compagno le murmuri fronde,
gli occhi volgendo all’immenso cielo,
de l’infinito cercava le sponde:
oh, mia cara luna,
oh, mie care stelle,
forse son quelle?
Fugge intanto il reo tempo
e guardandosi in volto
il vecchierello in petto si strugge:
perché ancor mi chiama questo nome,
ch’io non sono
né mai ogni dì più lo stesso,
ch’io non sono quel che fui?
Come? Forse ch’io ti porto dentro?
E per l’ultima volta al ciel si volse:
oh, mia cara luna.
oh, mie care stelle.
Cammino lungo un viale
reso spumeggiante
direi brioso,
nel fondersi di foglie appena nate
e fiori nei prati pronti a sbocciare
ed aspettare l'arrivo del vento
a impollinare di natura nuova.
Cammino e pare un sogno,
ma di sognare non è,
non ne ho voglia
son sveglio a ricordare
com'era qualche giorno fa
i rami ancora spogli
e il freddo che prendeva le spalle.
Sorrido... E canticchio una canzone.
So di primavera...
“La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta, e della luce che ne è venuta fuori.”
Cit. Alda Merini
Quando la poesia del bosco
schiude il suo occhio umido
e lo sporge verso il mare,
l’amore si insinua
fra le ombre
della mia mente
come i raggi di sole
attraverso la nebbia:
ed è qui, per questa
vaga esplorazione
intellettuale,
che puoi
trovare
il mio io:
la mirabilia.
“Illumino spesso gli altri ma io rimango sempre al buio.”
Cit. Alda Merini
Oasi lacrimale del silenzio
son merletti di strade impolverate,
morsi di frenetiche città albergate
fra spade incurvate d’aiuole adornate.
Pozzanghere di nuvole stanche
son coralli d’azzurri grattacieli,
giacigli di cometa le piazze addormentate,
sciarpe d’un canto di quiete l’immobile viale.
Gomitoli di mimosa son metastasi di lampioni,
un auto sfreccia graffiando la brina,
un gatto rapisce nei suoi occhi la luna
ed il mondo è orizzonte d’un nuovo mattino.
son merletti di strade impolverate,
morsi di frenetiche città albergate
fra spade incurvate d’aiuole adornate.
Pozzanghere di nuvole stanche
son coralli d’azzurri grattacieli,
giacigli di cometa le piazze addormentate,
sciarpe d’un canto di quiete l’immobile viale.
Gomitoli di mimosa son metastasi di lampioni,
un auto sfreccia graffiando la brina,
un gatto rapisce nei suoi occhi la luna
ed il mondo è orizzonte d’un nuovo mattino.










